Il derby di Roma è la stracittadina calcistica che mette di fronte la e la , le due principali società della capitale d'Italia. La sfida, colloquialmente detta anche derby della Capitale, derby del Campidoglio o derby del Cupolone, in riferimento alla cupola di San Pietro, costituisce uno dei derby più accesi d'Italia, a causa della forte rivalità che intercorre tra le rispettive tifoserie. Il derby ha acquisito maggiore prestigio internazionale alla fine degli anni 1990, grazie all'ottimo andamento delle contendenti che in quegli anni disponevano di due formazioni altamente competitive e dalla metà degli anni 2000 rimane una delle partite di calcio più seguite al mondo, tanto da essere trasmessa in oltre 170 nazioni di ogni continente.
La sfida tra le due squadre rappresentò, almeno inizialmente, la contrapposizione di due diversi schieramenti: la Lazio fu fondata, come società podistica, nel 1900 sotto quella che sarebbe diventata, tre anni dopo, piazza della Libertà, in quello che si sarebbe poi trasformato nel rione Prati, dove abitavano gli impiegati del nuovo stato unitario. La società, che costituì ufficialmente il suo settore calcistico nel 1910,La data precisa è riportata in un articolo del 29 settembre 1910 sul quotidiano Il Messaggero. sebbene avesse iniziato a praticare la disciplina ufficiosamente fin dal 1901, scelse come campo di gioco Piazza d'Armi nel Rione Prati (dal 1901 al 1905), poi il Parco dei Daini all'interno di Villa Borghese (1906-1913), e successivamente lo stadio della Rondinella al Flaminio, quartiere della medio-alta borghesia cittadina. La Roma, invece, nacque nel 1927 da una fusione di tre società per mano di Italo Foschi, seguendo le direttive della Carta di Viareggio. La Roma giocò per tre campionati, dal 1927 al 1930, al motovelodromo Appio sito nel quartiere Tuscolano, disputando la prima gara il 17 luglio 1927, vinta contro gli ungheresi dell'; nel frattempo la società giallorossa aveva provveduto alla costruzione di un nuovo impianto, il campo Testaccio sito nell'omonimo rione popolare, nel quale si trasferì nel novembre del 1929.
Colori sociali e stemmi marcarono subito la distinzione fra i due club: per i biancazzurri le tinte furono quelle della bandiera della Grecia, patria dei primi Giochi olimpici, scegliendo come stemma l'aquila imperiale, uno dei simboli delle legioni romane.Come la Lupa capitolina (RIC V 329; MIR 36, 993j; RSC 474a), il cinghiale e il toro (; RIC, Septimius Severus, IV, 3; BMCRE p. 21; RSC 256), Minerva e l'ariete (Göbl MIR 988r) e così via. Di segno opposto la scelta della Roma, che attinse i colori giallorossi da quelli della città (il rosso porpora e il giallo oro del gonfalone del Campidoglio) con il simbolo della Lupa capitolina.
Storia Dal primo derby all'abbattimento del Campo Testaccio (1929-1940)
Sebbene, agli albori del calcio romano, la Città Eterna sia stata teatro del "1º Campionato di Calcio del Lazio", con la partecipazione di squadre ormai scomparse, come la Ginnastica Roma, il primo derby della Capitale, che vedeva contrapposte la Lazio e la Roma, si disputò l'8 dicembre del 1929 alla Rondinella. Lo scontro tra le due squadre si rivelò fin dall'inizio carico di rivalità e tensioni. L'astio tra le compagini era dovuto anche al fatto che in precedenza, nel 1927, la Lazio non confluì nella fusione che avrebbe portato alla nascita dell'Associazione Sportiva Roma. La tifoseria romanista, infatti, vantava anche la presenza di tifosi appartenuti alle tre squadre di Alba, Roman e Fortitudo, che avevano appunto costituito la Roma, e anche in virtù di questo, si rivelò nettamente più numerosa di quella laziale, tanto da far sembrare i biancazzurri quasi degli ospiti nel proprio stadio. Alla prevalenza numerica romanista in quel primo incontro tra le due compagini cittadine dovette contribuire anche il timore nutrito dai supporter laziali, per lo più di estrazione borghese, nei confronti della tifoseria avversaria, dal profilo sociale più popolare. e ritenuta forse portatrice della tradizionale turbolenza attribuita agli abitanti dell'Urbe.Cfr. M. C. Wickham, Roma medievale. Crisi e stabilità di una città 900-1150, Roma 2013, p. 38 nt. 31, che cita un passo di s. Bernardo di Clairvaux (De consideratione, IV 2): «Quid de populo loquar? Populus Romanus est [...]. Quid tam notum saeculis, quam protervia et cervicositas Romanorum? Gens insueta paci, tumultu assueta, gens immiti et intractabilis» (Di che popolo parlo? Del popolo romano […] famoso per la sfrontata protervia e caparbietà. Gente non avvezza alla pace, abituata alla ribellione, gente aspra e rude […]). Un altro motivo della passione e dell'immediato e popolare seguito suscitati dai giallorossi è dovuto all'esplicito richiamo del club alla romanità, espresso anche dal nome, dal simbolo e dai colori sociali. La Lazio, invece, che all'epoca contava circa un quinto dei sostenitori giallorossi,. manifestava certi atteggiamenti percepiti come snobistici e sentiti estranei alla tradizione romana, contribuendo ad alienarle la simpatia di molti sportivi capitolini.«La nascita della Roma, avvenuta nel 1927, aveva infatti dato la stura a una rivalità eccezionale con la Lazio, società che, nata nel 1900, si era sempre caratterizzata per un certo snobismo che le aveva alienato la simpatia degli strati popolari i quali avevano diviso le loro simpatie tra le altre squadre capitoline come la Fortitudo, l'Alba e il Roman», cfr. A causa delle tensioni e degli scontri avvenuti nei derby precedenti la fondazione della Roma, si era persino pensato di non far disputare l'incontro. La partita si giocò ugualmente, e fu vinta dalla Roma grazie a una rete a metà del secondo tempo di Rodolfo Volk, che insaccò la palla nella rete laziale davanti ai spettatori.«Una gara giocata fuori casa, ma solo sulla carta. Una cronaca del “Littoriale” del giorno dopo raccontò che la maggior parte dei quindicimila spettatori di parte romanista [...]», cfr. Nel girone di ritorno si giocò il primo derby al Campo Testaccio, conclusosi nuovamente con una vittoria dei giallorossi (3-1) che si imposero nettamente sui concittadini, i quali, dopo essere andati in vantaggio all'8' con Pastore, subirono i gol di Bernardini e Volk nel primo tempo, e di Chini nel secondo. Nel finale di stagione la Roma, battendo all'ultima giornata il Padova per 8-0, evitò alla Lazio di dover affrontare lo spareggio salvezza contro la Triestina: al termine della partita, insieme ai romanisti, furono molti i laziali presenti allo stadio, tra cui la dirigenza biancoceleste, che festeggiarono la vittoria della Roma..
Nella stagione 1930-1931 si ebbe il primo pareggio tra le due squadre, quando nella partita di andata, giocata sotto gli occhi di Mussolini, il risultato venne fissato sull'1-1, nonostante un dominio di gioco da parte dei laziali. Dopo la partita di beneficenza giocata il 22 febbraio 1931, in cui la Roma sconfisse per 4-1 la Lazio allo Stadio del Partito Nazionale Fascista, la partita di ritorno di campionato si chiuse nuovamente in pareggio, questa volta sul risultato di 2-2. I tifosi di ambedue le squadre rimasero scontenti, e dopo uno screzio in campo tra un dirigente laziale e De Micheli, il confronto fra le tifoserie sfociò in una vera e propria rissa con tanto di invasione di campo. Il comportamento di giocatori e tifosi costò alle due squadre la squalifica del campo per una giornata: la stessa sorte toccò ad alcuni giocatori ai quali furono inflitte le relative ammende.
Nella stagione 1931-1932 la Roma vinse il derby sia all'andata (2-0) che al ritorno (1-4). Ma è in questa stagione che la Lazio ottenne il suo primo successo, seppur al di fuori di una gara ufficiale, il 26 giugno 1932 nella finale della Coppa Fornari. La stagione successiva il confronto stracittadino vide il prevalere dei biancocelesti, che conquistarono la loro prima vittoria in gare ufficiali; la partita terminò 2-1, e per la Roma andò a segno Volk, che stabilì il record, tuttora imbattuto, di reti consecutive nei derby di campionato, essendo andato a segno per ben sette volte. La stagione si chiuse con un nuovo incontro, nel girone di ritorno, il 26 marzo 1933, che terminò 3-1 per i giallorossi.
La stagione 1933-1934 vide affrontarsi le due squadre in una partita storica che rimarrà impressa nella mente dei tifosi per molto tempo: al Campo Testaccio nel girone di andata i padroni di casa travolgono la Lazio per 5-0, grazie a una tripletta di Tomasi e a una doppietta di Bernardini, rimanendo a oggi la partita con il maggior scarto di gol tra le due squadre. Il risultato schiacciante tuttavia non condizionò giocatori e pubblico, che questa volta si dimostrarono estremamente corretti, specialmente nell'occasione dell'infortunio di Del Debbio. Nella partita di ritorno, la Roma segnò tre gol nel primo quarto d'ora, e sicura della vittoria rallentò il gioco; ma la Lazio reagì e, nonostante l'inferiorità numerica, grazie alla tripletta di Demaría, agguantò il pareggio con una rimonta incredibile. Solo dopo il terzo gol dei biancocelesti la Roma ricominciò ad attaccare, senza riuscire ad andare a segno, scontrandosi per tre volte con il palo della porta avversaria. In pareggio (1-1 e 0-0), terminarono anche i due incontri della stagione successiva; in entrambi fu forte la contestazione per l'ex capitano della Roma Attilio Ferraris che, voluto fortemente dal presidente laziale Gualdi, passò a vestire la maglia biancoceleste; il contratto tra le due squadre prevedeva che il giocatore non giocasse nessuno dei due derby, pena la multa di lire, ma Ferraris fu schierato ugualmente tra le file laziali, scatenando le contestazioni dei tifosi romanisti..
I derby del campionato 1935-1936, vinti dalla Roma, furono entrambi decisi con un gol nel finale da parte di Renato Cattaneo, che segnò all'89' all'andata e all'82' al ritorno, regalando ai giallorossi due vittorie consecutive. Tra le due partite, il 19 gennaio 1936, venne giocato il primo derby romano di Coppa Italia, vinto dalla Lazio, che con il risultato di 2-1 guadagnò l'accesso ai quarti di finale. Nella stagione seguente prevalsero sempre i giallorossi: all'andata con un netto 3-1, mentre al ritorno bissarono il successo con un gol realizzato da Alfredo Mazzoni. Il gol di Mazzoni scaturì da una punizione dubbia, in una partita in cui la Lazio, comunque, aveva dominato e che continuò a controllare anche dopo la rete romanista. Al termine della partita il malcontento tra i laziali crebbe, e quando Subinaghi e Viani vennero alle mani, si scatenò una rissa che costrinse le forze dell'ordine a intervenire per separare i giocatori.
Nella stagione 1937-1938 il primo incontro finì in pareggio, con la Roma che segnò nuovamente verso lo scadere, grazie alla rete di Frisoni che rispose al gol di Piola. Nel ritorno furono nuovamente i giallorossi ad aggiudicarsi il derby con il gol all'85' di Borsetti che fissò il risultato sul 2-1. I derby capitolini della stagione successiva si giocarono entrambi nel 1939: il primo vide finalmente l'affermazione della Lazio (alla seconda vittoria in campionato dopo il lontano derby del 1932), con un completo dominio dei biancocelesti che portò a un risultato di 2-0; il secondo vide il ritorno alla vittoria dei romanisti, che si imposero con un netto 3-1 sui concittadini. Il 7 gennaio 1940, nella stagione successiva, si giocò l'ultimo derby disputato al Campo Testaccio, che a causa delle sue ridotte dimensioni costrinse duemila tifosi a non poter assistere alla partita. Il match fu molto scorretto e terminò con due espulsioni; alla fine prevalse la Roma, grazie alla rete nel primo tempo di Campilongo. Nella partita di ritorno fu invece la Lazio a vincere di misura, con il gol nel primo tempo di Flamini, pur giocando con numerose riserve. A guerra iniziata, il Campo Testaccio, che già in precedenza aveva dato segni di cedimento, venne considerato inidoneo. Così, in data 21 ottobre 1940, il campo venne definitivamente abbattuto.