Il sistema di sette arcangeli nasce da un'antica tradizione dell'angelologia giudaica, secondo la quale ci sono sette angeli che stanno costantemente di fronte al trono di Dio pronti a mettere in opera i suoi interventi nella storia umana. Il numero sette ricorre in tutte le culture mesopotamiche a indicare completezza.
Essi sono chiamati "angeli della presenza" o "angeli del volto" e solo successivamente, dopo lo sviluppo di gerarchie angeliche, vennero chiamati "arcangeli". Nella Bibbia essi sono citati esplicitamente solo nel Libro di Tobia, un'opera deuterocanonica, cioè ritenuta ispirata solo dalla Chiesa cattolica e da quella ortodossa, non dagli ebrei e dai protestanti. Nel libro, infatti, compare l'angelo Raffaele che afferma:
Riferimenti biblici
Nel resto della Sacra Scrittura compaiono solo i nomi di tre di essi: Michele, che è citato brevemente nel Libro di Daniele () e compare anche nel Nuovo Testamento nell'Apocalisse, in cui è considerato il capo degli angeli () e nella Lettera di Giuda, in cui viene riconosciuto come arcangelo (); il secondo è Gabriele, che compare nell'Annunciazione di Maria, in cui il titolo di arcangelo non è citato (); anche il terzo, Raffaele, viene chiamato soltanto angelo, nel libro di Tobia sopra citato.
Un quarto arcangelo, Uriele, compare nei libri apocrifi di Enoch e nel III e IV Libro di Esdra, opere autorevoli soprattutto in Oriente, dove il primo libro di Enoc entrò nel canone della Chiesa copta e i libri di Esdra in quello ortodosso.
fa riferimento a "sette lucerne [che sono] gli occhi del Signore che scrutano tutta la Terra". Gli angeli della presenza compaiono più volte nella letteratura giudaica intertestamentaria e, in particolare nel Libro di Enoch, un'opera ebraica post-biblica del I secolo a.C., ritenuta canonica solo dalla Chiesa copta e non dagli altri cristiani, né dagli ebrei.Enoc Etiopico 20,78. Anche i sette angeli, che nell'Apocalisse suonano le sette trombe ( (trasl.: angelous; lett. angeli), come in Ap 16,1: ) e successivamente versano i sette aspersori (), sono da interpretarsi come angeli della presenza. Inoltre, sette spiriti innanzi al trono di Dio, la cui identità non è meglio precisata, tengono accese le sette lampade di (trasl.: Pneumata, con l'iniziale maiuscola; lett. "Spiriti"): .
Differenti fonti successive sono in disaccordo sia sull'identificazione dei sette arcangeli (nome e funzione) sia sulla loro appartenenza alle diverse gerarchie angeliche.
L'elaborazione della dottrina dei sette arcangeli nella cabala e in altre dottrine esoteriche ha portato a cercare una corrispondenza con i giorni della settimana, cioè con i sette astri mobili ("pianeti") dell'astronomia antica: Sole, Luna, Marte, Mercurio, Giove, Venere e Saturno. Anche su questo punto, tuttavia, non c'è completo accordo fra le diverse proposte.
I sette arcangeli presiedono ciascuno uno dei sette cieli, sempre secondo la tradizione ebraica.
Diverse denominazioni
Vi è una grande variabilità nel nome degli arcangeli, anzitutto perché i nomi non sono perfettamente uguali nemmeno nei diversi antichi manoscritti di una stessa opera e inoltre perché i traduttori vocalizzano l'ebraico (che scrive solo le consonanti) in modo diverso e più adatto alla fonetica della propria lingua.
Il più antico riferimento al sistema dei sette arcangeli compare nel capitolo 20 del Libro di Enoch, dove vengono chiamati Michele, Gabriele, Raffaele, Uriele, Raguel, Zerachiel (o Saraqael) e Remiel. I primi quattro nomi sono invariati in tutte le elencazioni fatte in seguito da altri testi angelologici.
Gli ultimi tre, invece, hanno spesso nomi diversi. Secoli dopo, Pseudo-Dionigi li denomina Camael, Jofiele e Zadkiel (o Hesediel).
Nella cupola della Cappella Palatina di Palermo sono le immagini dei sette arcangeli, con i loro nomi, motti ed attributi, secondo la tradizione bizantina e poi cattolica. Mentre nella chiesa di San Michele Arcangelo a Vasto, in Abruzzo, sono presenti le uniche statue dei 7 arcangeli.
ArcangeloSignificatoMottoAttributiMicheleChi è come Dio?Paratus ad animas suscipiendasCalpesta il drago, impugna una spada fiammeggianteGabrieleDio è potenteSpiritus Sanctus superveniet in teFiaccola e specchio di diaspro (di solito è il giglio bianco)RaffaeleDio guarisceViatores comitor, infirmos medicoVasetto di medicinali (di solito è il pesce; accompagnato da Tobia)UrieleDio infiammaFlammescat igne caritasFiamma e spadaBarachieleBenedizione di DioAdiutor ne derelinquas nosRose (=grazie) da distribuireGeudieleLode di DioDeum laudantibus praemia retribuoCorona e flagelloSelatieleDio comunicaOro supplex et acclinisIn preghiera
Le diversità fra queste e altre proposte risalgono a tre fattori: Variazioni ortografiche Scelta di un diverso verbo ebraico per caratterizzare la funzione dell'arcangelo Diversa elaborazione sul significato del loro nome in ebraico per ampliare o modificare la caratterizzazione delle loro funzioni.
Per esempio Iehudiel coincide con Jehudiel o Geudiele; i suoi attributi, inoltre, mostrano che è un angelo giustiziere (la corona per premiare e la frusta per punire). Egli perciò potrebbe corrispondere a Samaele ("Dio punisce"), che Gregorio I chiama "Simiel", e a Camaele ("Dio vede" peccati e meriti), l'arcangelo che espulse Adamo ed Eva dall'Eden e che compare nello Pseudo-Dionigi. Interpretando, però, "Camaele" come il nome dell'arcangelo "che vede Dio", le sue funzioni possono essere considerevolmente modificate. Analogamente se "Samaele" è un "castigo di Dio", potrebbe anche essere un demonio: ecco perciò che alcuni autori esoterici ne hanno alterato notevolmente il profilo. Considerando, poi, il lato premiale, della giustizia divina, come presente in Jehudiel, sorge una corrispondenza con il Raguel ("Dio incoraggia") del Libro di Enoch. Raguel e Samael, così diversi fra loro, risultano essere le due facce della giustizia divina.
Asrael ("colui che Dio aiuta") è dipinto come arcangelo sotto il comando di Dio anziché come la figura della Morte personificata.
Analogamente la funzione di dispensare grazie divine è svolta da Barachiel, come da Zadkiel ("Dio favorisce"), detto anche "Takiel" e da Zerachiel, detto anche "Zachariel", che assegna ad ogni uomo il suo angelo custode.
Sealtiele, poi, è una deformazione di "Salathiel" o "Salaphiel" (="Dio comunica"). Egli insegna a pregare e intercede per gli uomini. Corrisponde, quindi all'angelo del Sabato (il giorno di preghiera) "Shabbataj" o Cassiel e a Jofiele, l'arcangelo che lo Pseudo-Dionigi associa alla bellezza della Tōrāh, la parola "comunicata" da Dio.
Raziel ("il segreto di Dio"), Remiel ("fulmine inviato da Dio"), Ariel ("leone di Dio"), Haniel ("allegria di Dio") ed Asariel ("colui che Dio ha legato") sono considerati angeli aggiuntivi a questi nella Kabbala; lo stesso vale per Asrael di cui reale identità si crede sia Esdra, Metatron ("piccolo YHWH") reincarnazione di Enoch dopo l'ascensione ed a Sandalphon, anch'esso una incarnazione angelica di Elia. Questi sono angeli meno conosciuti, però anch'essi ritenuti Arcangeli e collegati ai pianeti.
In conclusione gli arcangeli sono i ministri di Dio e la scelta del loro nome sembra determinata da riflessioni teologiche su come Dio interviene nella storia umana.
Il culto degli angeli nella chiesa delle origini
Il cristianesimo del periodo apostolico "ereditò un fiorente e in un certo senso problematico culto degli angeli...influenzato da certe pratiche ebraiche eterodosse, così come dalla fede pagana nei messaggeri divini".Glenn Peers, Gli angeli nella tradizione figurativa bizantina, in Angeli. Volti dell'invisibile, a cura di Serenella Castri, Umberto Allemandi & C, Torino 2010, p.39 Vi si oppose San Paolo: "Nessuno v'impedisca di conseguire il premio, compiacendosi in pratiche di poco conto e nell'adorazione di angeli, seguendo le proprie pretese, gonfio di vano orgoglio nella sua mente carnale" (Colossesi ). Ancora tre secoli dopo, al sinodo di Laodicea il canone 35 recita: "Non è bene che i cristiani lascino la chiesa di Dio e si abbandonino ad invocare gli angeli e si ritrovino in segrete conventicole, poiché queste cose sono vietate. Se dunque chiunque fosse sorpreso a dedicarsi a questa segreta idolatria, sia anatema, perché egli ha abbandonato Nostro Signore Gesù Cristo e ha abbracciato l'idolatria".P.P. Ioannaou, Discipline générale antique (IV-IX siècles). Tome I.2 Les Canons des synodes particuliers, Grottaferrata 1962, pp.144-145. Il pericolo di un culto idolatrico e di una sovrapposizione fra le figure dell'arcangelo Michele e di Gesù Cristo, forse particolarmente vivo solo in Frigia e Psidia, si attenuò col tempo e la Chiesa ortodossa trovò il modo di venerare i sette arcangeli senza ulteriori problemi.
Il culto in occidente nel medioevo e nell'età moderna
In Occidente, invece, nel corso del VIII secolo il culto dovette essere abbandonato per evitare abusi. Nel sinodo di Roma del 745, infatti, papa Zaccaria dovette intervenire contro Adalberto, vescovo di Magdeburgo, che aveva unito in un'unica preghiera il nome dell'arcangelo Michele con quelli di Uriel, Raguel, Semiel e con i completamente sconosciuti Tubuel, Adimis, Tubuas e Sabaoth, da alcuni considerati nomi di demoni. Egli, quindi, proibì ogni culto di angeli diverso dalla venerazione e invocazione dei soli arcangeli "biblici" Michele, Gabriele e Raffaele.Sinodo di Roma (745), cfr. Mansi XII, 382 Successivamente, essendosi diffusa l'invocazione di Uriel ("Fuoco di Dio" o "Luce di Dio") come quarto arcangelo, essa fu esplicitamente proibita nel Concilio di Aquisgrana del 798.Capitularia Regum Francorum,5,220,XVI
I nomi e il culto dei sette arcangeli ricomparvero in Occidente nel 1516, quando il sacerdote Antonio Lo Duca riscoprì le loro immagini nella volta della Cappella Palatina di Palermo, con i loro nomi, i loro motti e i loro attributi, come sopra riportati. Ciò determinò un ampio, ma temporaneo, interesse devozionale, che determinò nel 1523 la fondazione della confraternita dei Sette Arcangeli, a cui aderì anche l'imperatore Carlo V d'Asburgo.
Trasferitosi a Roma nel 1527 il Lo Duca continuò a proporre il culto dei sette arcangeli, per i quali sviluppò anche i testi liturgici. Nel 1561 riuscì a convincere il papa Pio IV ad avviare la costruzione della Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, realizzata sulle Terme di Diocleziano seguendo un progetto predisposto da Michelangelo Buonarroti. Pochi anni dopo anche ad Assisi e a Napoli fu avviata la realizzazione di due basiliche analoghe.
Il culto, destinato perlopiù a essere soppiantato dal culto per l'Angelo Custode, si diffuse anche in altre città e nazioni. Ad esempio nella Cappella Metropolita del Duomo di Siracusa, l'attuale Cappella del Crocefisso, ma che sino al XVII secolo era l'abside meridionale, i fedeli avevano l'usanza di offrire ai sette Arcangeli sette monete e collocare sette ceri mentre facevano le loro richieste; curiosamente Iehudiel era invocato affinché non mancasse mai il benessere. La preghiera ai "Sette Arcangeli" è incisa anche su una lapide presso l'altare della Cattedrale di Città del Messico. Il suo testo tradotto in italiano è: Papa Leone XII (1826–1828), Pio VIII (1830) e Gregorio XVI (1831-1832) respinsero una petizione di vescovi, cardinali e teologi per il riconoscimento definitivo del culto dei Sette Arcangeli nella cristianità.
Corrispondenza con i giorni della settimana La corrispondenza degli arcangeli con i giorni della settimana ed i pianeti classici è stata stabilita in modo contrastante dagli studiosi delle dottrine cabalistiche ed esoteriche; una soluzione possibile è: Michael = Sole; Gabriel = Luna; Semiel = Marte; Raphael = Mercurio; Takiel = Giove; Uriel = Venere; Cassiel = Saturno.
Quattro arcangeli e punti cardinali