Condannato nel processo di primo grado per la strage di piazza Fontana del 1969, fu assolto, con formula dubitativa, in due successivi processi d'appello e per gli attentati esplosivi del 25 aprile 1969 e quelli ai treni dell'estate 1969, compiuti nell'ambito della cosiddetta strategia della tensione e individuato quale responsabile dell'associazione sovversiva riconducibile al Gruppo di Ar, formato da sostenitori della casa editrice di ispirazione tradizionalista e neonazista Edizioni di Ar, da lui stesso fondata nel 1963 e poi diretta (attività che gli valse il suddetto soprannome de l'Editore). Fu in seguito condannato per istigazione all'odio razziale in relazione alle vicende del Fronte Nazionale. Una successiva sentenza della Cassazione nel 2005 ha affermato che la strage di Piazza Fontana fu realizzata da «un gruppo eversivo costituito a Padova nell'alveo di Ordine Nuovo» e «capitanato da Franco Freda e Giovanni Ventura», dichiarandoli però non più processabili in quanto «irrevocabilmente assolti dalla Corte d'assise d'appello di Bari».

Autodefinitosi politicamente "nazi-maoista", per le sue teorie a metà strada tra nazismo e maoismo e apertamente ispirato al pensiero e alle teorie di Julius Evola, Freda è ancora attivo politicamente e collabora con diverse testate giornalistiche (tra cui il quotidiano Libero per il quale ha curato la rubrica culturale L'inattuale durante la direzione di Maurizio Belpietro) e gestisce le Edizioni di Arhttp://www.edizionidiar.it/franco-freda/.

Nel novembre 2022 la libreria di sua proprietà ad Avellino è stata oggetto di una perquisizione, a seguito del sospetto che potesse essere frequentata da una cellula neonazista. Dalle operazioni svolte non è emerso materiale rilevante ai fini investigativi.

Biografia Infanzia e studi Nato a Padova da padre irpino, Michelangelo e madre veneta, Nella Silvestrin, si avvicinò alla politica fin da giovanissimo. Dopo la maturità classica al liceo "Tito Livio", ha presieduto la sezione San Marco del Fronte universitario d'azione nazionale di Padova, il movimento universitario del Movimento Sociale Italiano.

Laureato in giurisprudenza presso l'Università di PadovaCon tesi intitolata Lo Stato secondo giustizia nella concezione platonica (Relatore ch.mo prof. Enrico Opocher, A.A. 1964-1965), v. Postfazione a Platone. Lo Stato secondo giustizia", Edizioni di Ar, 1996, pag. 111 n. 2, già nel 1963 abbandona l'MSI dopo meno di un anno dalla sua iscrizione per dar vita ad un "gruppo di studio" denominato "Gruppo di Ar", con le Edizioni di Ar, casa editrice militante nella destra neofascista sulla scia del pensiero di Julius Evola. Tra i volumi pubblicati troviamo tutti gli scritti di Adolf Hitler, incluso il Mein Kampf, numerosi volumi negazionisti dell'Olocausto tra cui Auschwitz: fine di una leggenda di Carlo Mattogno, alcuni testi di Friedrich Nietzsche con l'originale tedesco a fronte, ma anche autori come Nikolaj Roerich, l'artista russo candidato al premio Nobel per la pace, Riccardo Bacchelli, Nicolás Gómez Dávila, Georg Simmel, e altri.

Nel 1963, fortemente influenzato dal pensiero evoliano, scrisse per il periodico Tradizione una recensione di Cavalcare la tigre.La frase di Evola "Cavalcare la tigre" riprende un vecchio detto cinese, secondo il quale l'unico modo per sconfiggere la tigre è montarle in groppa e domarla, guidando a proprio piacimento gli istinti omicidi del felino. Si tratta di una allegoria che identifica la tigre con il mondo borghese, che secondo Evola è sempre più dominato dall'economia e del materialismo allontanandosi dalla tradizione.

Manifesto del Gruppo di Ar Nel 1963 Freda scrive il Manifesto del Gruppo di Ar, che fissa le coordinate del suo pensiero:

Il saggio La disintegrazione del sistema Nel 1969 pubblicò La disintegrazione del sistema (intervento di Freda nella riunione del comitato di reggenza del Fronte europeo rivoluzionario, avvenuto a Ratisbona il 17 agosto 1969), vero e proprio "libro-guida" per i nazimaoisti e neofascisti tradotto in diverse lingue in seguito più volte ristampato e divenuto (assieme ai testi di Julius Evola) il testo del radicalismo di destra italiano più conosciuto all'estero. Si tratta di un manifesto che avrà una grande influenza nell'ambiente neofascista degli anni a venire (come ad esempio il caso della rivista Quex, legata ai Nuclei Armati Rivoluzionari, fondata da Fabrizio Zani, Mario Tuti, Edgardo Bonazzi e Angelo Izzo e il mensile Orion di Maurizio Murelli, apertamente ispirate ad esso), costituendo un elemento di rottura con le ideologie ispirate al Ventennio e ai nazionalismi europei ed ordinovisti, proponendo un'unione con alcuni elementi dell'analisi marxista.

Nell'opera Freda teorizzò uno stato basato su un comunismo aristocratico, una via di mezzo tra la Repubblica di Platone, il Terzo Reich e la Cina di Mao.

Il sistema del quale Freda predica e intende perseguire la distruzione è quello borghese e capitalista, e, ne La disintegrazione del sistema, auspica un'alleanza tattica con certi settori della sinistra rivoluzionaria, al fine di creare un unico fronte comune antiborghese. Per fare ciò Freda respinge ogni tattica legalitaria o riformistica proponendo l'abbandono di ogni «colpevole esitazione dinanzi all'impiego di tutti quei mezzi drastici e risolutivi che solo la violenza possiede.»

Freda, richiamandosi a una aristocrazia ariana e sostenitore di teorie nazionalsocialiste, sin dagli anni sessanta iniziò a contestare la direzione dell'MSI, accusandola di 'tortuosità' e di compromesso con «la democrazia moribonda della Repubblica».

Nella sua casa editrice, oltre alla Disintegrazione del sistema, ha pubblicato i classici del pensiero antimoderno, antiumanistico e antidemocratico da Julius Evola a Johann Jakob Bachofen, ma anche alcune opere di Friedrich Nietzsche e di Oswald Spengler; un'antologia di pensieri di Mu'ammar Gheddafi (curata da Claudio Mutti) nonché tutti gli scritti di Adolf Hitler e di altre figure politiche come Joseph Goebbels, Corneliu Codreanu, Léon Degrelle e Benito Mussolini; una collana ("Paganitas") di opere di antichi polemisti anti-cristiani; una collana ("Visione e revisione storica") appositamente dedicata al revisionismo storico e al negazionismo della Shoah; persino una collana per bambini intitolata "I viaggi del Capitano Hamid" (dal nome dell'ipotetico agente dei servizi segreti algerini per il quale, a processo, Freda affermò di avere acquistato i timer che dovevano essere consegnati all'OLP, ma uno di essi fu riconosciuto come quello servito a far detonare la bomba di Piazza Fontana) nonché testi pseudoscientifici come il saggio sulla disuguaglianza delle razze umane di De Gobineau e il falso storico dei protocolli dei Savi Anziani di Sion. Definitosi uno "studioso dell'etnicità", propone i principi di un razzismo morfologico d'ispirazione evoliana.

L'esperienza del Fronte Nazionale Nel 1990 Franco Freda promuove la costituzione del Fronte Nazionale di cui, oltre che fondatore, sarà anche il reggente.

Freda ed il suo movimento sottolineeranno l'esigenza di difendere l'omogeneità etnica italiana ed europea, individuando nei crescenti flussi migratori non indoeuropei un pericoloso attacco alla stessa. La razza, per Freda, è un'arcaica «idea-forma», ossia un principio di differenziazione, in sé ulteriormente differenziato dalle etnie presenti al suo interno. La razza secondo la sintesi di Freda è «la forma a priori di una cultura», il suo specifico modo d'essere. Ecco spiegato perché «la varietà delle culture va dunque ricondotta alla varietà delle razze e delle etnie».

L'idea di razza - afferma Freda - riacquista, in tal modo, un significato originario, col rimando a una visione del mondo ordinata secondo la dottrina platonica del kosmos, ovvero un pluriverso razziale di contro all'universo del caos indifferenziato, un pluriverso di forme (le razze) conchiuse e compiute, tra loro non omologabili e nemmeno equivalenti.

Secondo la dottrina del Fronte Nazionale ogni razza vale di per sé ed è chiamata ad occupare il proprio posto - differenziato - nel mondo, andando così a comporre appunto il kosmos. I principi del razzismo morfologico tendono a escludere sia una visione meramente biologica che una esclusivamente spirituale e culturale, che non tenga conto della prima. Nelle parole dello stesso Freda, in una delle relazioni da reggente del Fronte Nazionale:

Vicende giudiziarie Processo per la strage di piazza Fontana Dal 1971 è coinvolto in diversi processi, tra cui il più famoso è quello per la strage di piazza Fontana.

Il processo viene sottratto dalla Corte di Cassazione al tribunale di Milano e spostato a Catanzaro e a Bari. Freda, condannato all'ergastolo in primo grado, venne assolto per mancanza di prove dall'accusa di strage dalle corti d'assise d'appello di Catanzaro e di Bari, sentenze poi confermate, nel 1987, dalla Corte di Cassazione.

Nel 1979, mentre era ancora sotto processo a Catanzaro, per la strage di piazza Fontana, passò un periodo di latitanza a Reggio Calabria e successivamente in Costa Rica. Nella sua latitanza venne aiutato dall'avvocato e membro del MSI Paolo Romeo (successivamente parlamentare della Camera dei deputati per il Partito Socialista Democratico Italiano durante la XI legislatura), dal consigliere regionale del MSI Renato Meduri (successivamente senatore dal 1992), da amici come Marco Barnabò che da anni si era rifugiato in Costarica e da altri membri del partito nonché da esponenti della 'ndrangheta tra cui Paolo Martino, boss del clan De Stefano. Lo stesso Franco Freda conferma alla giornalista Raffaella Fanelli di essere stato aiutato durante la sua latitanza dalle cosche della 'ndrangheta .

Freda venne intercettato e arrestato il 23 agosto del 1979 ed estradato in Italia.

Nel giugno 2005 la Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità di Freda e Ventura in ordine alla strage. Secondo la Corte, l'eccidio del 12 dicembre 1969 fu organizzato da "un gruppo eversivo costituito a Padova nell'alveo di Ordine Nuovo" e "capitanato da Franco Freda e Giovanni Ventura". Il giudizio ha valore di sola condanna morale e storica, in quanto i due imputati non possono essere messi sotto processo essendo già stati assolti irrevocabilmente dalla corte d'assise d'appello di Bari, che li ha condannati solo per le bombe sui treni. Freda comunque ha sempre negato questa accusa, giudicando la strage come "immorale".

Diversi elementi hanno portato gli investigatori ad accusare il gruppo neofascista di Freda e Ventura:

la composizione delle bombe usate in Piazza Fontana era identica a quella degli esplosivi che Ventura, pochi giorni dopo gli attacchi, aveva nascosto a casa di un amico; i timer erano provenienti da uno stock di 50 timer a deviazione, della marca tedesca Junghans-Diehl, prodotti per il mercato italiano dalla ditta milanese GPU Gavotti, comprati il 22 settembre 1969 da Franco Freda in un negozio di Bologna; egli ha successivamente spiegato che comprò i timer per Mohamed Selin Hamid, un supposto agente dei servizi segreti algerini (la cui esistenza è stata negata dalle autorità algerine) per la resistenza palestinese; i servizi segreti di Israele hanno dichiarato che nessun timer del genere è mai stato usato dai palestinesi; le borse in cui erano nascoste le bombe erano state acquistate in un negozio padovano (la stessa città in cui viveva Freda), un paio di giorni prima degli attentati.. pag. 17.