I di Rovasenda sono una famiglia nobile che ebbe dal XII secolo il dominio feudale su Rovasenda (provincia di Vercelli). È ancora oggi fiorente il ramo della famiglia che discende dai coniugi Emanuele di Rovasenda, conte di Ceresole e Palermo, nobile dei conti del Melle e Signore di Rovasenda (deceduto il 4 marzo 1957) e Maria Biandrate dei conti di S. Giorgio e Foglizzo, con Ciconio, Cortoreggio, Cuceglio, Luisigliè, Conio e Rocca di Corio (nata a Torino il 12 dicembre 1870 e deceduta il 14 marzo 1958). Il figlio di questi ultimi Giuseppe di Rovasenda del Melle di Ceresole e Palermo (Torino 8 maggio 1908 - Rovasenda 9 maggio 2000) nel 1965, con istanza diretta al Presidente della Repubblica italiana, chiese che i propri figli fossero autorizzati ad aggiungere al proprio il cognome materno Biandrate Andrea Borella, "Annuario della Nobiltà Italiana", Edizione XXXII, Teglio (SO), 2014, S.A.G.I. Casa Editrice, pag. 1796 e 1797Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana del 16 marzo 1966, foglio delle inserzioni n. 67, pag. 1205 .
Storia Già dal 965, come silva Rovaxinda, il feudo era stato assegnato dal vescovo di Vercelli, Ingone, al conte di Vercelli, AimoneStoria del comune di Rovasenda sul sito istituzionale del comune.. Nel XII secolo, i figli di Giovanni di BiandrateCitato anche come "Giovanni di Biandra", questi sarebbe forse stato un discendente del già citato conte Aimone di Vercelli, morto nel 977: Giuseppe Gabetti, voce "Rovasenda", in Enciclopedia italiana, Treccani, 1936., Alberto, Guglielmo, Guido e Risbardo, sono considerati i capostipiti della famiglia, avendo assunto come cognome il titolo del feudo, il quale doveva essere già in possesso della famiglia paterna con ampi poteri (ius gladii e facoltà di battere moneta)L'imperatore Federico II aveva confermato il possesso del feudo a Bonifacio e Giovanni "di Biandra" nel 1155: Giuseppe Gabetti, voce "Rovasenda", in Enciclopedia italiana, Treccani, 1936. Tra i nomi dei signori di Rovasenda questo autore elenca Alberto, Guglielmo, Albertino e Robaldo.. Nel 1170 Alberto di Rovasenda fece costruire una rocca fortificata, intorno al quale sarebbe successivamente sorto l'attuale borgo di Rovasenda.
Nel Trecento i di Rovasenda furono alleati dei Visconti e, dopo il 1355, con i marchesi di Monferrato. Nel 1413, in seguito all'assedio del loro castello, consegnarono il feudo ad Amedeo VIII di Savoia che di nuovo lo riassegnò a loro stessi. Giacomo di Rovasenda, fu in seguito primo segretario di Stato dei duchi di Savoia.
Nel 1460-61 il castello venne rinnovato con l'edificazione di una nuova torre. Successivamente alcuni dei membri della famiglia si distinsero al servizio dei Savoia, come militari e giuristiUn breve elenco di personaggi appartenenti alla famiglia è riportato sotto la voce "Rovasenda, conti di" nella Enciclopedia on line di Treccani.it. Esistono notizie contraddittorie per i personaggi cinquecenteschi e seicenteschi: G. De Gregory, Istoria della vercellese letteratura ed arti, parte II, Torino 1820, pp.191-193; idem, parte III, Torino 1821, p.192; Giuseppe Gabetti, voce "Rovasenda", in Enciclopedia italiana, Treccani, 1936..
Nell'Ottocento e nel Novecento sono ancora noti: il conte Giuseppe di Rovasenda (1824-1913) raccolse una collezione di vitigni e un archivio ampelografico, donati dopo la sua morte all'Università degli Studi di TorinoScheda sulla collezione di Giuseppe di Rovasenda sul sito dell'Università. Anche il fratello Luigi (1826-1917) donò una collezione di fossili dalla collina torinese al Museo di zoologia di Torino. Da Giuseppe discendono gli attuali rappresentanti della famigliaAndrea Borella, "Annuario della Nobiltà Italiana", Edizione XXXI, Teglio (SO), 2010, S.A.G.I. Casa Editrice, vol. 2, pag. 1671-1673; AA.VV., "Libro d'oro della nobiltà italiana", Roma, Collegio Araldico, 2010-2014, Edizione XXIV, vol. XXX, pag. 517-519.; il conte Alessandro Di Rovasenda (1858-1943) fu deputato del Regno d'ItaliaScheda di Alessandro di Rovasenda sul Portale storico della Camera dei deputati.; Carlo Baldovino di Rovasenda, figlio di Alessandro, divenne nel 1929 frate domenicano con il nome di Enrico (1906-2007).
Con regio decreto di motu proprio di rinnovazione del 24 marzo 1904 e Regie Lettere Patenti del 15 settembre dello stesso anno venne concesso a Carlo Amedeo di Rovasenda il titolo nobiliare di marchese di Gazelli e Chiossanico (trasmissibile al figlio maschio primogenito)Andrea Borella, "Annuario della Nobiltà Italiana", Edizione XXXI, Teglio (SO), 2010, S.A.G.I. Casa Editrice, vol. 2, pag. 1671 - 1673.
Con Regio Decreto di motu proprio del 15 aprile 1905 e Regie Lettere Patenti del 1° giugno 1905 venne concesso ad Alessandro di Rovasenda il titolo di conte (trasmissibile al figlio maschio primogenito).
A favore di Emanuele di Rovasenda venne concesso con Regie Lettere Patenti del 15 settembre 1922 il titolo nobiliare di conte di Ceresole e Palermo (trasmissibile al figlio maschio primogenito) e con decreto ministeriale del 2 ottobre 1939 vennero riconosciuti i titoli nobiliari di nobile dei conti del Melle (trasmissibile a tutti i figli maschi) e di signore di Rovasenda (trasmissibile a tutti i figli maschi).
Con decreto ministeriale del 2 ottobre 1939 vennero riconosciuti a Carlo Iberto Amedeo Baldovino di Rovasenda i titoli nobiliari di signore di Rovasenda (trasmissibile a tutti i figli maschi), signore di Nomaglio (trasmissibile al figlio maschio primogenito), signore di Tavagnasco (trasmissibile al figlio maschio primogenito) e conte del Melle (trasmissibile al figlio maschio primogenito).
I titoli nobiliari di marchese di Gazelli e Chiossanico, conte di Ceresole e Palermo e lo stemma "d'azzurro, a tre corone all'antica d'argento" pervennero ai di Rovasenda per successione nobiliare dalla famiglia Quadro, per estinzione di quest'ultima. L'ultimo esponente di tale famiglia, Alessina Quadro di Ceresole, nel 1861 sposò Giuseppe di Rovasenda dei conti del MelleAndrea Borella, "Annuario della Nobiltà Italiana", Edizione XXXI, Teglio (SO), 2010, S.A.G.I. Casa Editrice, vol. 2, pag. 1428 (Quadro).
Luoghi e architetture
Il castello detto "Castello Vecchio" a Rovasenda che risale al Duecento ed è caratterizzato da una torre a base quadrataEnrica Roddolo, "Guida ai castelli d'Italia", Asti 1996 pag. 87-88. Il castello detto "Castello nuovo" a Rovasenda che è un semplice rifacimento novecentesco.
Note
Voci correlate Rovasenda Castello di Rovasenda Alessandro Di Rovasenda Enrico di Rovasenda
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