Guidò due importanti spedizioni (nel 1445 e nel 1446), che ampliarono i confini delle scoperte portoghesi sulla costa dell'Africa occidentale, probabilmente fino ai confini settentrionali dell'attuale Guinea-Bissau. Il più remoto raggiunto da Álvaro Fernandes (circa Capo Roxo) non sarebbe stato oltrepassato per altri dieci anni, fino al viaggio di Alvise Da Mosto del 1456.

Gioventù Álvaro Fernandes era il nipote di João Gonçalves Zarco, scopritore e capitano donatario di Machico (isola di Madera settentrionale). Fernandes fu portato (come paggio o possidente) alla corte del principe portoghese Enrico il Navigatore.

Spedizione del 1445 Nel 1443 uno dei capitani di Enrico, Nuno Tristão, scoprì la baia di Arguin (sull'attuale costa della Mauritania), cosparsa di piccoli villaggi di pescatori berberi Sanhaja, i primi insediamenti nativi che i capitani di Enrico videro doppiando capo Bojador dieci anni prima. Questa scoperta stuzzicò l'appetito dei mercanti portoghesi, che immediatamente intravidero la possibilità di un facile guadagno grazie al commercio degli schiavi. Tra il 1444 ed il 1446 numerose spedizioni portoghesi organizzate da consorzi privati ed armate su licenza di Enrico saccheggiarono le coste dell'Arguin, riportando in Europa come schiavi i poveri pescatori di Arguin.

Uno di questi consorzi fu organizzato dai capitani donatari privati delle isole Madera, i quali prepararono una piccola flotta composta da tre caravelle. Una delle navi di Madera fu attrezzata da João Gonçalves Zarco (donatario di Machico, Madeira settentrionale) il quale nominò il nipote Álvaro Fernandes come suo capitano. La seconda nave fu comandata da Tristão Vaz Teixeira (donatario di Funchal, Madeira meridionale) mentre la terza da Álvaro de Ornellas.João de Barros, Lib. I, Cap. 11 (p. 87).Faria e Sousa (p. 527).

Lo storico del XV secolo Gomes Eanes de Zurara afferma che Álvaro Fernandes partì da solo, istruito personalmente dal principe Enrico di 'evitare' qualsiasi razzia, puntando dritto alla "Terra dei Neri" (Africa subsahariana) per la gloria dell'esplorazione in solitaira.Zurara, (Cap. 65, p. 225). La cosa sembra però improbabile, data la partecipazione degli altri capitani e gli eventi che accaddero.Zurara cita a parte gli altri due capitani (Cap. 70, p. 213). Ma Barros (p. 87), Faria e Sousa (p. 527), ecc. danno l'impressione che le tre navi partirono insieme da Madera. Il capitano di Enrico Diogo Gomes non cita Fernandes o gli altri, ma fa riferimento a spedizioni dirette alla baia di Bezeguiche. Le disabitate isole di Madera stavano venendo colonizzate e necessitavano di schiavi da far lavorare, per cui il primo obiettivo della flotta di Madera fu proprio la cattura di schiavi.

La flotta di Madera non raggiunse le coste dell'Arguin, ma solo capo Blanc prima che due delle navi (Tristão Vaz Teixeira e Ornellas) decidessero di fare ritorno. Potrebbe essere stato dovuto al cattivo tempo,Come affermato da Zurara, Cap. 70 (p. 213), Quintella, p. 140 o forse perché trovarono un appunto (inchiodato su una croce di legno eretta a capo Blanc) lasciato poco prima dal mercante di schiavi Antão Gonçalves, il quale avvertiva i futuri mercanti di schiavi portoghesi che l'isola di Arguin era stata devastata, che le persone rimaste erano fuggite nell'entroterra e che avrebbero dovuto cercare schiavi da altre parti.Barros, p. 84 Si sa che Ornellas proseguì le razzie a La Palma, nelle isole Canarie, catturando alcuni schiavi Guanci.Zurara (p. 213, p. 249).Diffie e Winius (p. 86) Non si sa se lo fece anche Vaz Teixeira. Fu probabilmente a capo Blanc che Álvaro Fernandes decise di drigersi a sud da solo, cercando fortuna nella "Terra dei Guineus" (termine generico per indicare gli africani neri stanziati sotto il fiume Senegal), la cui scoperta era stata annunciata pochi mesi prima (1444/1445) da Nuno Tristão e Dinis Dias.

Oltrepassando Arguin, Álvaro Fernandes navigò diretto a sud, raggiungendo la foce del Senegal. Vi si fermò il tempo necessario per riempire due barili di acqua dolce.Zurara, p. 226 È probabile che Fernandes non abbia tentato razzie in Senegal dato che Dinis Dias vi aveva attaccato in precedenza una piroga locale, allertando quindi i locali Wolof rispetto alle caravelle portoghesi.

Álvaro Fernandes continuò a dirigersi a sud costeggiando la Grande Côte del Senegal fino a Capo Verde, il punto più estremo raggiunto da Dinis Dias. Non si sa se Dias abbia oltrepassato il capo. Se non lo fece, allora Álvaro Fernandes potrebbe essere stato il primo europeo a doppiare Capo Verde entrando nella Angra de Bezeguiche (baia di Dakar). Fernandes gettò l'ancora presso l'isola di Bezeguiche (Gorée), disabitata ma ricca di capre selvatiche che l'equipaggio uccise per procurarsi il cibo.Nelle sue memorie del 1490, il capitano Diogo Gomes (p. 276) afferma che la baia prese il nome di Bezeguiche da un locale re della terraferma. Non cita in alcun modo Álvaro Fernandes. Si dice che Fernandes abbia lasciato sull'isola, inciso in un tronco, il motto del principe Enrico il Navigatore, Talent de bien faire ("Affamati di buone azioni").Zurara (p. 226).Barros (p. 113).Quintella (p. 145).

Mentre era fermo al largo dell'isola, una coppia di curiose canoe di nativi (cinque uomini ognuna) provenienti dalla terraferma (Wolof o più probabilmente Lebou) raggiunsero la caravella. Il primo incontro fu abbastanza amichevole; si scambiarono gesti per indicare intenzioni pacifiche, e molti dei nativi furono invitati a bordo e gli fu offerto cibo e bevande dai portoghesi, prima che questi facessero ritorno alla terraferma. Incoraggiati da questo primo incontro amichevole, altre sei canoe decisero di raggiungere la caravella. Questa volta Álvaro Fernandes decise di organizzare un'imboscata e preparò una lancia con uomini armati nascosta dietro la caravella. Quando le canoe dei nativi arrivarono a portata, Fernandes diede il segnale e la lancia uscì allo scoperto. Le canoe cercarono di fuggire verso la costa, ma i portoghesi raggiunsero la più vicina. Tagliati fuori dal gruppo, questi nativi si lanciarono in acqua e cercarono di nuotare fino a riva. Due di loro furono catturati dai portoghesi, ma lottarono così tanto che quando il secondo fu catturato gli altri avevano già raggiunto la costa.Zurara (p. 228). Barros non fornisce dettagli dell'incidente, ma afferma in seguito (p. 113) che i nativi della costa erano stati provocati da Fernandes.

L'imboscata portò alla cattura di due soli nativi, e fece scattare l'allarme sulla costa. Senza l'elemento sorpresa, Álvaro Fernandes non aveva modo di restare nelle vicinanze e ripartì dalla baia di Bezeguiche.Zurara, p. 228 Proseguì a sud lungo la Petite Côte fino a raggiungere un'imponente scogliera che chiamò Cabo dos Mastos ("Capo degli alberi", in onore di un gruppo di tronchi secchi e spogli che sembravano un gruppo di alberi delle navi; oggi capo Naze, ).Barros (p. 113). Capo Naze si trova a sud di Popenguine ed a nord di Guerrero. Castilho (vol. 1, p. 117) afferma che 'Naze' è probabilmente una derivazione di 'Mastos'. Solo Cortesão (p. 10 n11) afferma che il Cabo dos Mastos potrebbe essere capo Rouge () pochi chilometri a nord di capo Naze. Fernandes ordinò ad una lancia di esplorare le vicinanze. Incontrarono un piccolo gruppo di cacciatori composto da quattro nativi (forse Sérèr) nelle vicinanze e cercarono di catturarli di sorpresa, ma gli spaventati cacciatori riuscirono a fuggire e seminarono i portoghesi.Zurara, pp. 228-29.

Alvaro Fernandes fece ritorno in Portogallo con due soli prigionieri nativi di Bezeguiche, i barili di acqua del fiume Senegal e le armi rubate ai cacciatori per dimostrare il proprio viaggio. Il suo comportamento ostile mise in allerta le popolazioni nei pressi della baia di Bezeguiche. Le navi portoghesi che in seguito raggiunsero la zona, la grande flotta schiavista di Lançarote de Freitas pochi mesi dopo, furono accolte con una pioggia di frecce dalla punta avvelenata e respinte.

Nonostante lo scarso guadagno in termini di schiavi, Álvaro Fernandes si era spinto più a sud di ogni altro capitano portoghese. Per questo, lui e lo zio João Gonçalves Zarco furono ricompensati dal principe Enrico.Zurara, p. 229

Spedizione del 1446 Álvaro Fernandes ripartì su una caravella nel 1446, stavolta in missione diretta per il principe Enrico.Zurara, Cap. 87 (p. 258) (Port: p. 406). Barros (Dec. I.1, Cap. 14, p. 121). Quintella (p. 149) e Diffie e Winius (pp. 86-87) affermano che la spedizione avvenne nel 1446. Secondo Faria e Sousa (p. 528) sarebbe stato il 1447. Fernandes si diresse direttamente fino a Cabo dos Mastos, e sbarcò con un piccolo gruppo esplorativo senza però trovare nessuno, risalì a bordo e riprese la navigazione. In un punto imprecisato più a sud, avvistarono un villaggio costiero e sbarcarono un piccolo gruppo che trovò un gruppo armato di nativi (probabilmente Sérèr) intenzionato a difendere il proprio villaggio. Álvaro Fernandes uccise quello che sembrava il capo all'inizio dello scontro, portando ad una veloce resa del resto dei locali. I portoghesi approfittarono della pausa per tornare di corsa alla nave.Zurara, p. 259.

Dopo aver ripreso la navigazione, il giorno dopo i portoghesi catturarono due giovani donne indigene che stavano raccogliendo molluschi sulla costa. La caravella riprese la navigazione e proseguì "per una certa distanza", fino a raggiungere un grande fiume che segnarono nei diari come "Rio Tabite" (la cui posizione è incerta). Nonostante fosse probabilmente consapevole del destino occorso a Nuno Tristão in un'avventura simile, Alvaro Fernandes decise di mandare una lancia ad esplorare il fiume. La prima nave esplorativa sbarcò sulla riva nei pressi di alcune capanne, dove catturarono subito una donna e la portarono a bordo della caravella. Dopo aver rifornito la lancia ripartirono nuovamente, stavolta decisi a risalire il fiume. Non andarono molto lontano prima di incrociare cinque canoe con uomini armati. Fernandes fece girare la nave ed iniziò la fuga verso la caravella, con le canoe alle calcagna. Una delle canoe fu abbastanza veloce da raggiungere quasi la barca di Fernandes, obbligandolo a girarsi preparandosi allo scontro. Ma la canoa di nativi, capendo di essere rimasta sola, rallentò per aspettare gli altri permettendo ai portoghesi di riprendere la fuga. I portoghesi fuggirono ma lo stesso Álvaro Fernandes fu gravemente ferito alla gamba da una freccia avvelenata. Una volta a bordo della caravella disinfettò la ferita con urina ed olio d'oliva. Ebbe la febbre per alcuni giorni, trovandosi in fin di vita, ma riuscì a riprendersi.Zurara, p. 260

Nonostante l'esperienza quasi fatale, la caravella procedette verso sud fino a raggiungere un capo sabbioso ed un'ampia baia di sabbia.Zurara, p. 261 Mandarono una piccola barca ad esplorare i pressi della spiaggia, trovandovi circa 120 nativi armati con scudi, zagaglie ed archi che marciavano verso di loro. Gli esploratori tornarono subito alla caravella. Nonostante questo il gruppo di nativi armati inscenò quella che sembrò una pacifica dimostrazione festosa dalla spiaggia, invitando a terra i portoghesi. A causa delle condizioni di salute di Fernandes, ed ancora scossi per la recente fuga, i portoghesi decisero di abbandonare la zona ripartendo per il Portogallo.

Durante il ritorno Fernandes fece tappa ad Arguin e ad un vicino capo nella baia, dove negoziarono l'acquisto di una schiava nera da alcuni mercanti berberi. All'arrivo in Portogallo Álvaro Fernandes fu ampiamente ricompensato dal principe Enrico il Navigatore il quale gli offrì 100 dobloni, e dal reggente Pietro d'Aviz il quale gliene diede altri 100 per essersi recato più a sud di qualsiasi altro portoghese.

Estensione delle esplorazioni