Biografia Dopo il diploma del 1947 nel Liceo Manuel de Salas, inizia l'università nel 1948, studiando medicina e chirurgia all'Università del Cile presso la cattedra del prof. Gabriel Gasiç. Successivamente, a partire dal 1954, passa a studiare anatomia e neurofisiologia in Inghilterra, nell'University College di Londra, presso la cattedra del prof. John Zachary Young, con una borsa di studio della fondazione Rockefeller. Durante questo periodo e sotto la direzione di questo professore, inizia a considerare l'essere vivente non come un conglomerato di proprietà o componenti con valore funzionale, ma come entità dinamica autonoma in continua trasformazione in coerenza con le sue circostanze di vita. Considera suoi maestri Gustavo Hoecker in Cile e J. Z. Young in Inghilterra, che è uno dei pensatori che hanno influenzato anche il pensiero di Gregory Bateson. Nel 1956 è accettato all'Harvard University di Boston (USA) come candidato al Ph.D. in biologia. Consegue il PhD. nel 1958 con una tesi sulla struttura del nervo ottico della rana.

I suoi interessi principali riguardano in un primo momento la neuroanatomia e la fisiologia della visione. A questo interesse, per il quale pubblica numerosi lavori sperimentali, egli affianca un interesse biologico più generale relativo alla comprensione del modo di operare sistemico del sistema nervoso e l'organizzazione sistemica degli esseri viventi. Continua il suo lavoro sull'anatomia e la neurofisiologia della visione animale al Massachusetts Institute of Technology (MIT), insieme a Warren McCulloch, Walter Pitts e Jerome Lettvin, fino al 1960.

Nel 1960 torna in Cile, a Santiago, come secondo assistente per la Cattedra di Biologia della scuola di Medicina dell'Università del Cile, spostando i suoi interessi scientifici nel campo delle scienze del cervello, indagando il sistema biologico percettivo di alcuni animali e il modo in cui il cervello elabora l'informazione.

Nel 1965 fonda l'Istituto di Scienze e la Facoltà di Scienze dell'Università del Cile.

A Santiago organizza il Laboratorio di Epistemologia Sperimentale. Fonda l'Istituto de Formación Matríztica, dove lavora con Ximena Davila (cofondatrice e insegnante), sviluppando le dinamiche della matrice biologico-culturale dell'esistenza umana.

L'istituto tiene corsi di formazione in biologia-culturale per coloro che sono interessati ad approfondire le riflessioni dei professionisti che vi lavorano. L'istituto si propone di spiegare le esperienze dall'interno delle esperienze stesse, come una caratteristica propria del modo della vita umana (cultura) in un flusso e nell'intreccio di lingua e di emozione (conversare), che è il luogo umano dove tutto accade.

Il riscatto delle emozioni all'interno di una deriva culturale che le ha nascoste, per andare contro la ragione, è una delle aperture originali proposte da Maturana e dai suoi colleghi. Egli a un certo punto si rende conto che la deriva naturale degli esseri umani come esseri viventi è determinata da un fondamento emotivo. L'amore è l'emozione che sostiene e fonda l'umano, come fondamento della ricorrenza di incontri nell'accettazione dell'altro, gli altri come legittima alterità che dà luogo alla convivenza sociale e quindi alla possibilità di produrre linguaggi, elementi costitutivi della vita umana e solo di essa. Nel 2008 viene avviato un accordo di collaborazione tra l'Istituto Matriztico e la Facoltà di Scienze umane e sociali presso l'Università Externado de Colombia (Bogotà) per realizzare una specializzazione in biologia sociale.

Dal 1969-70 è “visiting professor” all'università dell'Illinois, Urbana-Champaign, nel “Biological Computer Lab”, dove lavora a fianco di Heinz von Foerster e Francisco Varela.

Discutendo quotidianamente nel proprio laboratorio con un amico biologo, osserva che «il DNA partecipa alla sintesi delle proteine e le proteine a loro volta partecipano, come gli enzimi, alla sintesi del DNA»Maturana, H. & Pörksen, B. (2010). Del ser al hacer. Los orígenes de la biología del conocer. Buenos Aires: Granica., p.113, schematizza l'intuizione in un disegno circolare e da quel momento in poi descrive i sistemi viventi come sistemi circolari, autonomi e definiti. Nel '70 riprende questa idea con l'amico José María Bulnes e arriva coniare la parola "autopoiesi", la quale segna il passaggio ad una caratterizzazione dell'essere vivente come sistema complesso che crea e produce sé stesso, organizzandosi come un'unità olistica, cioè come "risultato di un'azione sistemica autopoietica".

Nel periodo 1968-1970 pubblica i primi tre articoli importanti: "A biological theory of relativistic colour coding in the primate retina" (1968), "Neurophysiology of Cognition" (1970), e "Biology of Cognition" (1970). Da questi prende poi spunto la pubblicazione più famosa e discussa, scritta insieme a un vecchio studente e discepolo, anch'esso cileno, Francisco Varela, “Autopoiesi e Cognizione” (1980), apparsa inizialmente nel 1972 in Cile col titolo De Maquinas y Seres Vivos, nella quale viene sviluppato e divulgato il concetto di “autopoiesi”. Questa diventerà il fulcro teoretico di Maturana e Varela, sviluppato in “L'albero della conoscenza, le radici biologiche dell'esperienza umana” (1984).

Nel 1990 è nominato illustre figlio comune di Ñuñoa (Santiago, Cile). È anche nominato Dottore Honoris Causa presso la Libera Università di Bruxelles.

Nel 1992, insieme al biologo Jorge Mpodozis, propone l'idea innovativa di evoluzione della specie per deriva naturale, basata su un concetto neutralista. In tale visione l'evoluzione è conseguenza necessaria del modo in cui i membri di un lignaggio realizzano la propria autopoiesi e la conservano in modo transgenerazionale, il che dipende dalla loro storia di interazioni, le cui innovazioni portano alla diversificazione delle linee filetiche.

Nel 1994 ottiene in Cile il Premio Nazionale della Scienza, grazie alla sua ricerca nel campo della percezione visiva dei vertebrati e dei loro approcci sulla teoria della conoscenza.

Nel 2006 un incendio distrugge il suo laboratorio, presso la Facoltà di Scienze dell'Università del Cile, gestito da lui stesso insieme ai biologi e Jorge Mpodozis e Juan Carlos Letelier. Nonostante il grande dispiacere per i notevoli danni subiti dal suo laboratorio - che è stato anche il luogo di lavoro di Francisco Varela - afferma: "Le cose importanti stanno nei cuori e nelle menti. Che non sono bruciate". In seguito è professore di fisiologia presso l'Università del Cile, l'Università “Andres Bello”.

Influenzato anche da una riflessione della prima moglie María Montañez, ha sostenuto che nell'educazione occidentale «ai bambini viene insegnato a limitare la loro attenzione a un argomento alla volta; alle ragazze viene insegnato ad espandere la loro attenzione simultaneamente su molti argomenti». Inoltre, il maschio è educato a una vita rigida, dogmatica, frammentata e lineare.

Ringraziando la madre dell'educazione ricevuta, ha affermato di non avere la difficoltà tipicamente maschile a riconoscere le simultaneità e le interconnessioni causali dei fenomeni sensibili, e di riuscire a vedere il mondo circostante come sistema e come rete., e traduzione in italiano.

Teoria autopoietica Macchine viventi e conoscenza Humberto Maturana ha elaborato le sue teorie proseguendo il percorso già battuto da Gregory Bateson, Ludwig Wittgenstein col concetto di “concordanza delle forme di vita”, e significato come uso sociale, G.B. Vico con la sua teoria dei Corsi e Ricorsi, Paul Weiss con la nozione di Autoproduzione, e di molti altri. Ha trascorso la sua carriera affinando queste teorie attraverso un programma di ricerca biologica nel suo laboratorio di Santiago del Cile (sulla cui entrata è scritto “Laboratorio sperimentale di epistemologia”).

Intorno al 1970-71, nel saggio “De Máquinas y Seres Vivos”, sviluppa il concetto biologico di Autopoiesi (il termine autopoiesi fu inventato da Maturana parlando con suo amico del dilemma di don Chisciotte che consisteva nello scegliere tra il sentiero delle armi praxis e quello delle lettere poiesis). Gli esseri viventi sono considerati sistemi (operativamente) chiusi, ossia reti circolari di produzione di componenti, che sono processi prodotti attraverso le loro interazioni con la stessa rete che li ha prodotti e che specifica i loro limiti, mantenendo al contempo aperto e regolato lo scambio di materia e di energia con l'esterno. Così gli esseri viventi sono un particolare tipo di macchine (auto-poietiche), che si distinguono da altre (etero-poietiche) per la loro capacità non tanto di autoregolazione, quanto di autoproduzione dei componenti che le specifica, e i componenti non sono parti ma processi.

Dunque, insieme a Varela, elabora l'idea che gli esseri viventi possano essere classificati come “macchine autopoietiche”, ovvero una particolare classe di macchina che “...produce continuamente se stessa, per mezzo di produzione continua e ricambio dei suoi componenti, quello che caratterizza gli esseri viventi è quello che si perde nel fenomeno della morte”. L'impostazione rimane in questo senso “meccanicista” (quindi fondamentalmente deterministica), nel senso che rinuncia ad una spiegazione di tipo teleologico dei sistemi viventi, i quali vengono ora spiegati in termini di relazioni e non in termini di finalità, né delle proprietà dei loro componenti. L'altro punto importante è che i componenti di una macchina autopoietica non sono oggetti o elementi fisici statici o individuali, ma processi (es. le reti metaboliche della cellula).

Da questa definizione di “essere vivente”, si estrinseca il concetto più ampio di “cognizione”. La cognizione non è più una “funzione” del vivente, purchessia complessa, ma è il vivente stesso. Questo concetto verrà sintetizzato nella formula “vivere è conoscere”. A questo punto si crea un cortocircuito inevitabile tra teoria della conoscenza, teoria della scienza (epistemologia) e la scienza biologica stessa. Tanto che Maturana arriverà a parlare di “Biologia della conoscenza”.

Nella seconda opera “El Árbol del Conocimiento”, di nuovo insieme a Varela, punta a rivelare le basi del processo di apprendimento umano da una prospettiva biologica. La risposta traguardata in questo lavoro viene dalla cibernetica del secondo ordine (in cui un sistema è considerato non in sé stesso, ma come facente parte di un sistema di ordine superiore), cioè la scienza che si occupa dello studio delle relazioni dell'organizzazione che devono mantenere i componenti di un sistema, per esistere autonomamente entro un sistema superiore in cui l'osservatore è un elemento costitutivo. E fu la conseguenza del "... sorgere del problema della conoscenza, non dal punto di vista del sistema nervoso come lo avevamo posto, ma secondo la prospettiva di un operare biologico complessivo dell'essere vivente."cap. III El Árbol del Conocimiento, "decisi – scrive Maturana - di prendere in considerazione quali procedimenti dovevano avvenire entro l'organismo durante la cognizione, considerando in questo modo la stessa cognizione come un fenomeno biologico".cap. IV Introducción a Biology of Cognition citato in El Árbol del Conocimiento. Nello stesso lavoro comincia a sviluppare le implicazioni che questo approccio comporta nei fenomeni sociali, nella coscienza e nella lingua.

Il risultato di tutte queste idee si condensa in una conclusione decisamente innovativa, per cui vita e cognizione sono la stessa cosa: vivere è conoscere.

Evoluzione per deriva naturale