Il test di Bechdel () è un metodo utilizzato per valutare l'impatto di personaggi femminili nelle trame delle opere di finzione.

Il test consiste nel verificare se un'opera contiene almeno due personaggi femminili che parlano tra loro di un qualsiasi argomento che non riguardi un uomo; il criterio può essere reso più stringente aggiungendovi la condizione che il nome dei due personaggi sia noto..

Il test prende il nome dalla fumettista statunitense Alison Bechdel che in una sua striscia del 1985 (in seguito ripubblicata nella serie Dykes to Watch Out For) ne fece enunciare i criteri a uno dei suoi personaggi. Inizialmente considerato dalla stessa Bechdel semplicemente come «una battutina lesbica in un giornale alternativo femminista», si è in seguito diffuso come metodo empirico di valutazione delle opere quali film e serie televisive in un'ottica di uguaglianza di genere. Studi commissionati dall'industria cinematografica hanno evidenziato come i film che hanno superato il test ottengano maggiori incassi rispetto ai film che non lo superano.

Il test non è un indice quantitativo, né è indicativo della qualità della rappresentazione femminile, limitandosi a misurare l'effettiva presenza attiva della figura della donna nell'opera di finzione; esso serve anche a sensibilizzare sulla diseguaglianza di genere in ambito narrativo.

Origine I criteri successivamente divenuti noti come test di Bechdel furono enunciati in una striscia del 1985 della serie Dykes to Watch Out For di Alison Bechdel, intitolata The Rule (inglese per La regola): due donne senza nome, una bianca e una nera, che nel prosieguo della serie Bechdel chiamò rispettivamente Mo e Ginger., valutano l'ipotesi di trascorrere la serata al cinema, e durante la discussione la donna nera premette all'amica che acconsentirà a vedere un film solo se soddisfa tre condizioni: devono esserci almeno due donne che parlino tra di loro di qualsiasi argomento che non riguardi un uomo. All'osservazione della sua interlocutrice sul fatto che si tratti di condizioni severe ma accettabili, lei prosegue aggiungendo che l'ultimo film capace di rispettare tali criteri era stato Alien poiché «le due donne parlano del mostro».

Nelle successive riedizioni della striscia Bechdel rende omaggio alla sua amica Liz Wallace per l'idea dei criteri cinematografici.

Nel 2013 Bechdel confermò in effetti di avere sfruttato l'idea di Liz Wallace, aggiungendo di presumere che quest'ultima, nell'enunciare tali principi, si fosse rifatta a uno scritto del 1929 di Virginia Woolf, Una stanza tutta per sé, relativamente al passo in cui la scrittrice inglese lamentava che nella letteratura del proprio tempo la figura femminile fosse rappresentata solo in quanto dipendente o comunque soggetta a quella maschile:

Tale metodo di valutazione ha diversi altri soprannomi tra i quali test di Bechdel-Wallace (nome che Bechdel stessa ritiene più appropriato) regola di Bechdel, legge di Bechdel, o anche indice cinematografico di Mo.

Versioni più restrittive del test richiedono che i due personaggi femminili abbiano un nome o che intrattengano conversazione per un periodo minimo di sessanta secondi. L'accademica Christa van Raalte, docente in massmediologia a Bournemouth, ha altresì popperianamente proposto un contro-test à rebours per certificare l'esistenza del problema che il test di Bechdel vuole evidenziare, ovvero che sia molto più difficile «trovare un film senza due uomini con un nome che parlano tra di loro di qualsiasi argomento tranne che di una donna»..

Il test ha anche suscitato interesse accademico dal punto di vista dell'analisi computazionale.. Da giugno 2018 il termine Bechdel test è un lemma dell'Oxford English Dictionary.

Il test nei media Cinema Nel 2013, in Svezia, quattro cinema e il canale scandinavo via cavo Viasat Film inclusero il test di Bechdel tra i loro criteri di classificazione dei film con l'approvazione dell'Istituto svedese di cinematografia.

Dal 2014 Eurimages, il fondo del Consiglio d'Europa per la produzione cinematografica, include i requisiti del test di Bechdel tra i criteri necessari alla valutazione di un copione in ottica di analisi sull'uguaglianza di genere nei progetti ad esso sottoposti (nel frangente, l'uguaglianza riguarda entrambi i generi.

Dal 2018 alcuni software di sceneggiatura includono funzioni che permettono agli autori di convalidare i loro copioni tramite il controllo di rispondenza ai criteri di rappresentanza dei generi.

Critica cinematografica Inizialmente concepito dalla stessa Bechdel come «una battutina lesbica in un giornale alternativo femminista», negli anni 2010 il test prese piede nel mainstream fino a esser considerato dalla critica femminista lo standard di valutazione di programmi televisivi, film, libri e altri mezzi di comunicazione..

Nel 2013 il Daily Dot, giornale di cultura internettiana, scrisse sul test di Bechdel in termini di «quasi un modo di dire, una scorciatoia comune per capire se un film è ben disposto verso le donne». La circostanza che alcune delle più note produzioni di Hollywood come per esempio Pacific Rim non superino il test fu oggetto di discussione nei media. Neda Ulaby, giornalista della statunitense National Public Radio, avanza l'ipotesi che il test di Bechdel sia rivelatore di una carenza nella cultura di massa non tanto per quanto riguarda il numero di donne rappresentato sullo schermo, quanto la profondità delle loro storie e la vastità dei loro interessi.

Dean Spade e Craig Willse, in un manuale di teoria femminista della Oxford University Press, definiscono il test «rivelatore di come la rappresentazione mediatica rafforzi dannose norme di genere» sovrarappresentando le relazioni uomo - donna più di altre interazioni e descrivendo le vite femminili come significanti solo in relazione alla figura maschile..

Rapporto tra film sopra e sotto la soglia di Bechdel Il sito web bechdeltest.com (non associato in alcun modo ad Alison Bechdel) ospita un database UCG con i risultati dei test applicati a circa 9187 titoli cinematografici. Il requisito aggiuntivo rispetto ai criteri di origine è che le due figure femminili devono avere un nome. Ad agosto 2019 il 57,6% dei film esaminati risultava rispettare ogni requisito; il 10,2% tutti meno uno, il 22,1% solo uno e il 10,1% nessuno.

Nel 2010 il critico Mark Harris argomentò dalle colonne di Entertainment Weekly che il problema non fosse tanto il fatto che molti film del passato avrebbero faticato a superare il test (citando titoli di grande successo come Platoon, Il buono, il brutto, il cattivo o I segreti di Brokeback Mountain) ma che se il test fosse stato imposto per legge anche metà dei titoli in lizza per gli Oscar del 2009 non avrebbero potuto essere presi in considerazione, concludendo che, ovviamente, non tutti i film possono superare il test di Bechdel ma che, essendo la popolazione femminile metà del totale, è lecito attendersi anche un'analoga rappresentazione nell'industria cinematografica: nel 2011 la critica canadese Anita Sarkeesian simulò il test sui titoli nominati all'Oscar di quell'anno scoprendo che solo due su nove lo avrebbero superato..

Un'analisi del 2013 condotta dal sito d'informazione Vocativ sui film di maggior incasso in quel periodo negli Stati Uniti rilevò che circa la metà di essi non avrebbero superato il test di Bechdel.

Il Washington Post rilevò nel 2014 che solo quattro dei nove titoli del 2013 superavano il test, benché tale anno fosse considerato molto favorevole ai ruoli femminili forti e convincenti nel cinema; tra di essi la commedia nera poliziesca American Hustle, pur con la premessa che il test fissa requisiti base e soglie relativamente basse da soddisfare.

Ancora nel 2014 Libération pubblicò in Francia i risultati dell'analogo test applicato ai diciotto titoli in gara al festival di Cannes di quell'anno, da cui emerse che tredici di essi soddisfacevano i criteri; nello stesso anno di riferimento, l'emittente radiofonica tedesca Deutschlandfunk Kultur rilevò che solo tre dei venti film in gara al Festival di Berlino 2014 rientravano nei requisiti del test di Bechdel.

A confermare la natura solo quantitativa e non qualitativa del risultato del test, lo scrittore Charles Stross argomentò che in circa la metà dei film che passano il test le donne parlano di matrimonio o di bambini., mentre tra le opere che non superano tale test ne figurano numerose che trattano di donne, sono rivolte alle donne o, ancora, hanno personaggi femminili in ruoli importanti come per esempio la serie televisiva Sex and the City.

Tra i possibili fattori alla base delle difficoltà a superare un test minimale come quello di Bechdel sono stati suggeriti quello della scarsa diversità di genere sia tra gli sceneggiatori (fenomeno chiamato soffitto di celluloide) che nel processo creativo in generale, nonché la convinzione diffusa a Hollywood che il pubblico non gradisca film con personaggi femminili forti, sia negli Stati Uniti che all'estero. Il produttore cinematografico Michael Shamberg affermò al riguardo che «è più facile che le donne vadano a vedere un "film di uomini" che non gli uomini facciano lo stesso con un "film di donne"».

Risvolti economici Da diverse analisi è emerso che superare il test di Bechdel è un indicatore del successo finanziario del film. Secondo il sito di informazione Vocativ, nel 2013 i film che superavano il test incassarono negli Stati Uniti miliardi di dollari, mentre quelli che non lo superavano incassarono miliardi. Nel 2014 uno studio di FiveThirtyEight, sito statunitense specializzato in statistica, basandosi su dati relativi a circa film usciti fra il 1990 e il 2013 ha dimostrato che il budget mediano dei film che passavano il test era del 35% più basso di quello degli altri, e che i film con il budget più alto erano quelli in cui c'era più di una donna ma non si parlavano fra loro; nonostante il budget più basso, i film con personaggi femminili forti non incassavano meno al botteghino. I film che superavano il test avevano un ritorno sugli investimenti più alto del 37% rispetto a quelli che non lo superavano, sia negli Stati Uniti che a livello internazionale. In generale, però, passare o meno il test non aveva alcun effetto sull'incasso lordo.

Nel 2018, la Creative Artists Agency e Shift7 hanno analizzato i dati sugli incassi e il budget dei 350 film con il maggior incasso negli Stati Uniti fra il 2014 e il 2017. I film con protagoniste femminili superavano gli altri dal punto di vista del guadagno, e quelli che superavano il test di Bechdel (il 60%) superavano in modo significativo gli altri. Tutti i film che dal 2012 avevano incassato più di un miliardo di dollari superavano il test.

Altri media Altri media, come i videogiochi.. e i fumetti, sono stati sottoposti al test di Bechdel.

In ambito teatrale l'attrice britannica Beth Watson nel 2015 lanciò Bechdel Theatre campagna nata con lo scopo di evidenziare quali opere superano il test Il test di Bechdel è stato inoltre utilizzato, in uno studio del 2014, per analizzare le interazioni nei social media..

Limiti Il test non è utile per determinare se un'opera ha contenuti sessisti né se è un film femminista, perché stabilisce soltanto fino a che punto le donne sono presenti in essa; inoltre, anche un'opera con personaggi principali femminili può non superare il test..