La Società Romana Tramways Omnibus è stata un'impresa esercente servizi di trasporto pubblico a cavalli e a trazione meccanica, attiva a Roma dal 1881 al 1929.

L'Impresa Romana Omnibus Quando Roma diventa capitale del Regno d'Italia la situazione della città è quella riassunta nei dati dell'ultimo censimento del 1868, i cui dati erano sostanzialmente analoghi a quello del 1855..

A diventare capitale è una città ben lontana dal possedere le qualità di una moderna metropoli europea. Storia, arte, ruderi e tradizioni sono presenti a volontà, ma non vi è traccia di una borghesia liberale che possa svolgere il ruolo di classe dirigente. La nobiltà, orfana dei propri possedimenti feudali, è bigotta ed ignorante, il clero vive delle rendite dei beni ecclesiastici, il popolo è abbandonato alla propria miseria e i briganti spadroneggiano appena fuori dalla cinta delle mura, su terreni in gran parte infestati dalle paludi. L'economia è ancora quella di tipo feudale (le banche sono solo casseforti, il danaro è custodito senza contropartita di interessi), non esiste la rendita fondiaria e nessun'industria nel senso moderno del termine. La forte concentrazione della proprietà terriera in poco più di 400 soggetti (perlopiù famiglie feudali dell'ex Stato Pontificio), limita l'azione del governo italiano, a corto di risorse per il riassetto della città, a una totale soggezione a quella che da subito inizia a costituirsi come una vera e propria lobby, chiamata in tempi più recenti finanza cattolica.. Un tipico esempio è la figura di mons. François Xavier de Merode, ex ministro delle armi di Pio IX. Le sue principali operazioni immobiliari furono condotte nell'area tra le Terme di Diocleziano e la vallata di San Vitale. Alle Terme di Diocleziano il cardinale ottenne – ancora regnante Pio IX – di far attestare la nuova stazione centrale di Roma (aperta nel 1863) e acquistò Villa Strozzi, sui cui terreni sorse poi il Teatro dell'Opera. Lungo la valle di San Vitale fu tracciato il collegamento tra la stazione ferroviaria e il centro direzionale dell'epoca (via del Corso). Le prime strade urbanizzate in questa zona furono Via Torino, Via Firenze, Via Napoli e Via Modena, e per quest'area il nuovo Comune di Roma fece propria, nel marzo 1871, la convenzione edilizia già stipulata con il Merode. L'urbanizzazione di questa zona fu quindi l'oggetto della prima convenzione urbanistica approvata a Roma dal nuovo Stato sabaudo. L'arteria (oggi via Nazionale), fino all'altezza di via dei Serpenti sulla sinistra e di via della Consulta sulla destra, si chiamò per i primi anni, appunto, via de Merode, come tutto il quartiere intensivo costruito attorno.

I servizi di trasporto, esercitati con carrozze a noleggio (antenate dei moderni taxi), e omnibus (antenati dei moderni autobus), sono suddivisi in una miriade di piccole realtà a gestione familiare o quasi, la cui ricchezza sono uno o due veicoli e, in media, quattro cavalli. Gli omnibus, in particolare, non hanno orari, ma partono solo quando c'è a bordo un conveniente numero di viaggiatori tra le 7 del mattino e le 8, raramente le 9, di sera.. Come le carrozze pubbliche hanno una serie di stazionamenti individuati nelle maggiori piazze, ma al contrario di queste ultime effettuano itinerari fissi, stabiliti dall'Autorità di pubblica sicurezza come la tariffa unica del biglietto,. diretti verso le stazioni della ferrovia, gli alberghi, le locande e piazza San Pietro. Tutti i veicoli ippotrainati, sia pubblici che privati, devono procedere al passo nella maggior parte delle strette strade dell'epoca, i soli veicoli pubblici possono procedere al piccolo trotto nelle strade autorizzate e devono obbligatoriamente tornare alla stazione di appartenenza a servizio espletato, con la sola facoltà di raccogliere eventuali utenti lungo tale percorso..

Il nuovo consiglio comunale, su indicazione del consigliere (e futuro senatore), Vincenzo Tittoni affida il riassetto del settore a Francesco Marini, un possidente di AlfonsineNato nel 1826 ad Alfonsine (RA), discendente di una dinastia di proprietari terrieri imparentati con la famiglia Massaroli di Bagnacavallo, è un ricchissimo imprenditore agrario che a Roma si è trasferito più per gli interessi di Vincenzo Tittoni (che ne sposa la figlia Geltrude), che suoi, e che dalla capitale continua a controllare i suoi affari. Nel 1892, lasciata la presidenza della SRTO, torna ad Alfonsine, dove muore nel 1898. È sepolto con la moglie a Roma, al cimitero del Verano Biografia che in previsione dei mutamenti politici è sceso a Roma con la famiglia nel 1866 per avviare l'attività di negoziante di vetture. Il Marini esercita la linea omnibus San Pietro-San Giovanni, l'unica al momento ad orario fisso,. e promuove una sorta di associazione temporanea di imprese dell'epoca, unendo la gran parte degli esercenti sotto la sigla dell'Impresa Romana degli Omnibus. Al progetto prendono parte le imprese più importanti del settore (Gaspare Ciocca, Francesco e Gaspare Fedeli, Giovanni Muzi), al punto che a restarne fuori è solo un pugno di ostinati, che fanno comunque comodo per invocare il rispetto della normativa sulla libertà delle industrie..

Le prime linee tranviarie

L'impresa di Marini assume entro il 1876 il quasi totale controllo della rete degli omnibus..

L'anno successivo fa la sua prima apparizione l'omnibus su rotaia, detto modello-tram, la cui prima linea è attivata sulla via Flaminia da piazza del Popolo a Ponte Milvio.. Concessionario è Ernesto Emanuele Oblieght, ricco imprenditore dei giornali che ha acquistato oltre dei terreni circostanti il tratto urbano della Flaminia. L'esercizio è affidato alla Società Anonima dei Tramways e delle Ferrovie Economiche di Roma, Milano e Bologna (STFE), detta Belga, fondata nel 1877 e che nel 1889 cambia nome in Società per le tramvie e le ferrovie economiche di Roma, Milano e Bologna (TFE), e che ha in costruzione la tranvia Roma-Tivoli e la ferrovia Milano-Saronno.. Questa società fa capo alla Nouvelle Banque d'Union di Bruxelles (il cui amministratore delegato, Maurice Le Tellier, la presiede), e di li a tre anni partecipa ad . Mentre a Liegi viene fondata la Société Anonyme d'Entreprise Generale de Travaux (la quale acquista la maggioranza della società e destina due dei cinque milioni di franchi del suo capitale agli investimenti italiani),. a Roma la nobiltà papalina, con in testa i principi Sigismondo Giustiniano Bandini e Francesco Borghese, fonda su disposizione di Leone XIII il Banco di Roma.. Il Banco di Roma è stato costituito dalla nobiltà romana con il beneplacito del Papa in persona (Leone XIII apre il primo conto corrente), per il controllo delle attività economiche e industriali, di cui Roma è di fatto priva, affiancandosi alla Banca Romana per le imprese speculative ed al Banco di Santo Spirito per l'edilizia e le attività fondiarie. Nel suo primo anno di attività assume il controllo di Società Generale Immobiliare, Condotte d'Acqua, Molini e Magazzini Generali di Roma, Pastificio Pantanella e Società Anglo-Romana Gas. Per tutte le sue attività ferrotranviarie il Banco stringe un accordo con la Societé d'Enterprise, spianando quindi la strada a un'esclusiva di fatto dei capitali belgi nelle attività del settore a Roma; promuove inoltre la Società Generale per Costruzione di Ferrovie Complementari, che dà vita a due sussidiarie per le ferrovie e tranvie assunte o da assumersi nelle regioni dell’Appennino centrale e del Ticino.

Nel campo delle linee tranviarie Oblieght fonda nello stesso anno l'Impresa Tramways con un finanziamento della Societé d'Entreprise e ottiene la concessione delle due linee dalla stazione Termini per via Nazionale e piazza Venezia e per via Merulana fino a San Giovanni. Un'ulteriore società, denominata Impresa dei Trasporti di San Paolo, è invece fondata da Giovanbattista Marotti, titolare della concessione per la costruzione del quartiere industriale di Testaccio e presidente della Società anonima Marotti-Frontini finanziariamente garantita dal banchiere torinese Ulrich Geisser: al Marotti, sceso a Roma per attuare le mire speculative di Banca Tiberina e Banco di Sconto e Sete è concessa la linea Bocca della Verità, via Marmorata, via Ostiense, Basilica di San Paolo e l'esclusiva per tutti i servizi su rotaia necessari al Mattatoio di Testaccio e ad altre realtà industriali poi non costruite...

Con il controllo quasi totale degli omnibus e totale dei tram Francesco Marini dà il via alla fondazione della Società Romana Omnibus, dalla quale le linee tranviarie sono tenute al momento fuori per alcune manifestazioni contrarie della lobby dei vetturini romani. Non è qui chiaro se venga fondata ex novo o tramite il riscatto di una società legalmente costituita nel 1871 da quattro imprenditori dei trasporti, denominata "Società Anonima Romana degli Omnibus", di cui non era mai stato versato il capitale sociale ed alla quale fu invece preferita l'impresa di Marini. Certo è che la neonata società deve fronteggiare numerose istanze contrarie per il predominio che intende esercitare, istanze che si basano sulla legge del 1865 sui lavori pubblici che garantisce la libertà totale delle industrie contro i monopoli. Il capitale sociale della SRO è stabilito in lire aumentabile, come poi si farà, fino a , del quale il 52% diviso in pari quota tra Banco di Roma e Engetra, il 38% in quote di vario valore tra gli altri azionisti (SFR, Thomson-Houston, Santa Sede), il 10% riservato ai piccoli risparmiatori. Azionista assoluto di maggioranza è la Santa Sede, che assomma la quota del banco e la propria..

La rifondazione segue di qualche mese il rinnovo della convenzione per gli omnibus all'Impresa, accordata per venti anni nel 1876 e prorogata fino al 1895,. e seppure con qualche resistenza, anche per le proteste dei concessionari non associati, la superiore autorità non può che riconoscere il subentro, consentendo anzi al Comune di accordare un'ulteriore proroga al 1900 per il servizio degli omnibus. La costituzione della SRO non è comunque un'operazione semplice. Più o meno contemporaneamente, infatti, la Giunta Comunale ha avviato una trattativa coi rappresentanti della categoria dei vetturini (gli esercenti di vetture pubbliche da piazza e delle linee omnibus rimaste in esercizio ai singoli privati), che però non recedono dalle loro posizioni, ed anzi si appellano ai principi liberali dell'ordinamento del Regno contro il costituendo regime di monopolio.