La storia di san Sebastiano nelle arti (visive e non) è una tra le più lunghe e ricche, forse può essere considerato uno dei santi più rappresentati della Chiesa cattolica.

Riconoscibile a colpo d'occhio, per via dell'iconografia che lo riguarda, costituita dalle frecce che gli penetrano il corpo, questa immagine è venuta a subire nel corso del tempo una quantomai notevole evoluzione; passando dall'originaria figura di uomo barbuto di mezza età che indossa l'armatura a quella di adolescente muscoloso con un corpo intatto seminudo ed inerme, fino a trasfigurarsi in una vera e propria icona gay.

Nelle rappresentazioni del primo millennio lo si vede indossare la clamide militare come si conveniva alla sua professione di soldato, e sempre senza barba: un guerriero armato di scudo e spada. Durante l'epoca dell'arte gotica appare con un'armatura di maglie metalliche alla moda del tempo, ma presto anche con un ricco abito da nobile romano e di solito con la barba. Da allora in poi si è cominciato inoltre a rappresentarlo nudo al momento di essere colpito dalle frecce; soprattutto i gotici olandesi e tedeschi lo raffigurano ricoperto di ferite e col corpo magro ben evidenziato. Il primo attributo personale di riconoscimento è la corona di fiori in mano; a partire dall'alto Medioevo una freccia e un arco tra le mani.

Dal tardo XV secolo gli artisti hanno scelto sempre più spesso di presentare la figura del santo come un giovinetto denudato, ancora completamente imberbe, con le mani strettamente legate al tronco di un albero o alla cima di una colonna mentre offre del tutto indifeso il petto alle frecce del carnefice.

Evoluzione dell'immagine nelle arti

Origini Il ritratto più antico conosciuto del santo nelle arti visive è quello che si trova in un mosaico situato all'interno della Basilica di Sant'Apollinare Nuovo a Ravenna, datato tra il 527 e il 565; la parete laterale destra della basilica contiene una serie di grandi mosaici che raffigurano una lunga processione di ventisei santi martirizzati, guidati da San Martino.

Tra di essi è compreso anche Sebastiano, senza alcuna traccia di arco e frecce a ricordare la sofferenza a cui è sopravvissutoCox, 2012, pag.6 ma bensì con l'aureola e una corona di alloro tra le mani simboleggiante la vittoria attraverso il martirio. Qui i martiri sono rappresentati nel classico stile bizantino, quindi quasi privi d'individualità e tutti con la stessa identica espressione.

Un'altra sua rappresentazione precoce si può trovare in un altro mosaico., questa volta posizionato nella Basilica di San Pietro in Vincoli a Roma e probabilmente realizzato nell'anno 682: esso mostra un uomo adulto con la barba lunga e in abito di corte, senza alcuna traccia di frecce che lo trapassano nella carne.

Alto Medioevo Gli arcieri e le frecce che lo colpiscono cominciano ad apparire solo intorno all'XI secolo, poco dopo l'anno Mille, e solo da allora in poi esse sono state indicate come esser la causa di gran lunga più probabile di martirio e/o morte; da quel momento la percezione popolare si è fissata definitivamente nel vedere Sebastiano come un giovane uomo legato ad una colonna e trafitto da una scarica di dardi appuntitiBarker, 94–95.

Come protettore delle potenziali vittime della peste (connessione popolare questa derivante dalla Legenda AureaBarker, 96–97) e intercessore dei militari, Sebastiano ha occupato un posto importante nel culto durante tutto l'alto Medioevo. Fu tra i santi più frequentemente raffigurati dagli artisti, prima da quelli appartenenti al tardo periodo gotico (soprattutto nel periodo successivo al passaggio della Morte Nera. del 1348) e poi - con un'esplosione di rinnovato interesse - da quelli del Rinascimento.

In un momento in cui la popolazione credeva che la peste e le altre malattie contagiose si diffondessero attraverso l'aria alla velocità i frecce letali, la connessione con Sebastiano non risulta essere sorprendenteCox, 2012, pag.4. Come dimostra l'iscrizione apposta sull'affresco di Benozzo Gozzoli, "Sancte Sebastiane Intercede Pro Devoto Populo Tuo" (San Sebastiano interceda per i vostri devoti) il martire appare innanzi tutto quale intercessore tra Dio e gli uomini durante le epidemieCox, 2012, pag.5-6, annoverato quindi come salvatore da questo tipo di morte.

L'occasione e l'opportunità di poter mostrare un uomo seminudo, spesso in una posa contorta, ne ha fatto viepiù uno dei soggetti preferiti dell'arte sacra di quel periodoBarker, Sheila, The Making of a Plague Saint, ch. 4 (pp. 114–7 especially) in Piety and Plague: from Byzantium to the Baroque, Ed. Franco Mormando, Thomas Worcester Truman State University, 2007, ISBN 1-931112-73-8, ISBN 978-1-931112-73-4, Google books.. La sua morte, colpito dalle frecce, è stata oggetto tra l'altro di un'incisione del 1430 attribuita al "Maestro delle carte da gioco", un autore tedesco (o più probabilmente svizzero) rimasto anonimo. Epoca questa in cui vi erano davvero molti pochi altri soggetti ricorrenti, oltre a Cristo, in cui si potesse presentare il nudo maschile. Nel Rinascimento

Sebastiano appare in un'ampia serie di stampe e dipinti, fatto questo causato dalla sempre maggior popolarità tra i fedeli; ma la stessa frequente rappresentazione artistica è stata causa a sua volta di più ampia fama in mezzo alla massa dei credenti.

Tra gli artisti che hanno dipinto nel corso dei secoli a venire San Sebastiano col petto forato ci sono: Sandro Botticelli, Domenichino e Perugino, Tiziano Vecellio, Piero del Pollaiolo, Vittore Carpaccio e Amico Aspertini, Giovanni Cariani, Giovanni Bellini e Guido Reni (preso da un'autentica smania ossessiva, ha dipinto il soggetto - in maniera sempre differente - per ben otto volte), Andrea Mantegna (in tre versioni), e poi ancora Hans Memling e Matthias Grünewald, Gerrit van Honthorst, Luca Signorelli, El Greco, Honoré Daumier, John Singer Sargent e Louise Bourgeois. Anche una delle opere giovanili di Gianlorenzo Bernini è dedicata al santo martirizzato dai dardi appuntiti.

A partire dal Rinascimento la sua figura evolve considerevolmente cominciando a subire un sempre più deciso spostamento in direzione di un ringiovanimento ed abbellimento estetico, fino al punto da farlo diventare un efebo appena adolescente il quale subisce passivamente e con uno sguardo virgineo la sofferenza che gli viene inflitta. Ed è proprio una tale interpretazione che acquisterà velocemente sempre più il favore degli artisti, quella cioè di un giovane attraente che indossa soltanto un perizoma il quale gli copre appena il pube e col petto costellato di frecce.

Normalmente raffigurato come un bel giovanotto, gli artisti scelgono in questo periodo di mostrare il giovane martire sotto tratti quasi da effeminato e col corpo scolpito dolcemente. Per molti critici d'arte i quali leggono in senso omoerotico la maggior parte dei Sebastiani cinque-seicenteschi, le frecce irte sul suo corpo sono un chiaro simbolismo fallico oltre che allusione ad un ideale di sadomasochismo estetico, piuttosto che come semplici strumenti d'armeCox, 2012, pag.11-19.

Per quanto riguarda il panno che ricopre i genitali in posa precaria, sarebbe stato utilizzato talvolta per suggerire all'osservatore, più che per nascondere, la presenza d'un pene correttamente proporzionatoCox, 2012, pag.19-20.

Ora, secondo la storica dell'arte Janet Cox-Rearick la lettura omoerotica della figura di Sebastiano è già comune in questo periodo; per lei vi è anche, proprio a cavallo tra il XVI-XVII secolo una tradizione letteraria che lega il martire all'omosessualità, come suggerito dal suo utilizzo da parte di William Shakespeare in La dodicesima notte e ne I due gentiluomini di Verona.

Non v'è quindi da stupirsi oltremodo che lo storico dell'arte Louis Réau nel 1958 concluda dicendo: "[dal XV secolo] il ne reste plus [a san Sebastiano] que le patronage compromettant et inavouable des sodomites ou homosexuels, séduits par sa nudité d' éphèbe apollinien, glorifié par Le Sodoma". Il cerchio si chiude, la connessione tra i sodomiti, sedotti dalla nudità e dall'apollinea bellezza (quasi mitica) dell'efebo, ed il santo-martire che viene glorificato da un artista non a caso soprannominato Il Sodoma, è compiuta.

In alcuni casi si preferisce mostrarlo al momento dell'arresto o durante il confronto subito con l'imperatore romano che ne ha ordinato la cattura, a volte con una versione alternativa del momento della morte che in certi casi avviene per decapitazione. Questo potrebbe essere stato un tentativo deliberato da parte della Chiesa d'allontanarsi dal soggetto singolo veduto nudo, se è vero quanto ne dice Giorgio Vasari. In merito al pittore Fra Bartolomeo già nel '400 la testimonianza delle Le vite de' più eccellenti pittori, scultori e architettori registra il fatto che guardare questo giovane uomo seminudo sofferente tra i tormenti dell'agonia poteva in certi casi suscitare pensieri inadeguati tra i fedeli di sesso femminileBarker, 117.

Tra il 1464-70 è databile il Trittico di San Sebastiano di Giovanni Bellini in collaborazione con altri pittori.

Del 1473 è il San Sebastiano di Sandro Botticelli. Dello stesso anno all'incirca è il Battesimo di Cristo e Madonna col Bambino in trono tra i santi Sebastiano e Giuliano di Domenico Ghirlandaio.

Del 1475 è il Martirio di san Sebastiano di Piero del Pollaiolo.

Del 1478 è San Sebastiano tra i santi Rocco e Pietro di Pietro Perugino. Dello stesso anno all'incirca è anche il San Sebastiano di Antonello da Messina.

Degli anni attorno al 1470-80 è il San Sebastiano DI Francesco Botticini.

Del 1489 è il San Sebastiano di Vincenzo Foppa.

Del 1490 è il San Sebastiano di Lorenzo Costa.

Del 1491 è la Madonna col Bambino in trono tra i santi Francesco e Sebastiano di Carlo Crivelli.

Del 1493 è la Madonna col Bambino in trono tra i santi Giovanni Battista e Sebastiano di Pietro Perugino.

Del 1498 è il Martirio di san Sebastiano di Luca Signorelli.

Del 1501 è il San Sebastiano di Raffaello Sanzio. Nel 1516 è una versione di Hans Holbein; vi è inoltre una statua di Claude Dejoux.

Attorno al 1500 si situa il San Sebastiano di Cima da Conegliano.

Del primo decennio del '500 è il Martirio di san Sebastiano di Girolamo Genga.

Del 1505 è il Martirio di san Sebastiano di Pietro Perugino.

Del 1518 è la Madonna col Bambino tra i santi Rocco e Sebastiano di Lorenzo Lotto.

Una delle versioni più celebri del periodo è quella datane dal pittore italiano "Giovanni Antonio Bazzi" detto Il Sodoma nel 1523 e conservata a Palazzo Pitti a Firenze.

Del 1524 è la Madonna di San Sebastiano del Correggio (pittore), seguito tre anni più tardi dal Matrimonio mistico di santa Caterina d'Alessandria alla presenza di san Sebastiano.

Del 1525 è la Madonna col Bambino in gloria con i santi Rocco, Martino e Sebastiano de Il Moretto, mentre di tre anni dopo è la Madonna col Bambino con i santi Rocco e Sebastiano .

XVII secolo

Sebastiano si trova come detto in scene parziali appartenenti ad una predella già a partire dal XV secoloBoeckl, p. 77, ma rimane uno dei soggetti principali anche per tutto il '600, con un ritorno parziale ad un'immagine più classica e meno ambigua. Georges de La Tour mostra un san Sebastiano completamente vestito curato dalla pia Irene, la moglie devota di San Castulo, subito dopo il calvario cui è sopravvissuto; poi Trophime Bigot (che lo dipinge per quattro volte), Jusepe de Ribera. e Hendrick ter Brugghen sono solo alcuni dei pittori che hanno voluto dare una propria interpretazione visiva al tema divenuto oramai un autentico classico.