Montemilone (Mundemelòne in dialetto locale) è un comune italiano di abitanti della provincia di Potenza in Basilicata.
Geografia fisica Territorio
Il paese sorge su un rialzo, che si spinge dai 320 m s.l.m. a 351 m s.l.m. Il territorio è compreso tra l'altopiano delle Murge a est, la depressione bradanica (Forra di Venosa) a sud, e il Tavoliere delle Puglie a nord.
Geologia Sono presenti nei fondovalle depositi alluvionali sabbiosi e ciottolosi dell'Olocene-Pleistocene. Il substrato roccioso è formato da rocce sedimentarie datate tra l'emersione pontica del Miocene superiore e il Quaternario. Conglomerati di Irsina: conglomerati poligenici rossastri e giallastri in cemento prevalentemente arenaceo, con orizzonte intercalato di argille sabbiose e siltose giallastre. Sabbie di Monte Marano: sabbie calcareo-quarzose gialle con livelli cementati di color marroncino e, in alto, con sottili lenti ciottolose, nidi di macrofossili generalmente verso la base. (Calabriano-Pliocene superiore) Argille subappennine: argille marnose, più o meno siltose, grigio-azzurre o giallastre per alterazione, con resti di Echinidi e Lamellibranchi. Microfaune con Ammonia beccarii, Cassidulina laevigata, Cancris Auriculus, Reussella spinulosa, Planorbulina mediterranensis, e argille sabbiose al passaggio con le sovrastanti Sabbie di Monte Marano.
Idrografia La vasta area attorno a Montemilone, in una zona di confine tra Puglia e Basilicata, è caratterizzata da una particolare carsificazione che ha consentito la formazione di un interessante reticolo idrografico che condivide con il vicino comune di Spinazzola, nei pressi del quale trova origine il Torrente Locone. Il Locone, affluente di destra dell'Ofanto, è il principale elemento idrografico, e segna il limite comunale a nordest. Il bacino del Loconcello, affluente di sinistra del Locone, occupa buona parte del territorio. È alimentato dal Vallone Melito, che drena la zona sudorientale del comune, e dal Vallone San Nicola, che drena la zona sudoccidentale. Il Vallone San Nicola, posto ai piedi del centro abitato, si divide in: Vallone Santa Maria (sud) e Valle Cornuta (ovest). La parte settentrionale del territorio comunale è afferente al bacino del corso d'acqua che attraversa il Vallone Occhiatello - Vallone dei Briganti. Il Loconcello e l'Occhiatello rappresentano i due più importanti affluenti di origine lucana del Locone e si trovano entrambi sulla sua sinistra orografica. In località Tre Fontane si divide in: Valle Cugno Lungo (sud) e Valle Castagna (ovest). La Valle dei Greci, una zona posta a sud-est dell'abitato, corrisponde al fondovalle di un affluente minore del torrente Locone; qui si trovano le sorgenti di Chiancone, e più a valle di Schiffone.
Origini del nome Presente già nel Catalogo dei Baroni del XII secolo, il toponimo è composto da Monte e il nome di persona latino Milo-milonis.
In un diploma greco del 983, di cui parla Racioppi nella sua storia, compare invece il nome di Monte-Melune come castello o castrum appartenente alla giurisdizione del vescovo di Trani, Rodostamo. Racioppi lo fa derivare da meulon, diminutivo di meule, cumuli di fieno o paglia o trifoglio ammontati nei campi: dalla loro forma il nome di Montemilone. Diversi storici lo fanno derivare dal latino mons, monte, e dal greco meros, pomo, frutta o gregge, quindi, un monte abbondante di pomi o pastori.
Altri documenti parlano di Mons-Melior o Mons-Meliorus, etimologia questa da ricercarsi nella scissione del casale San Lorenzo, che avviene quando i monaci ed i coloni, per motivi di sicurezza e calamità naturali, si stanziano in un luogo o su di un colle, migliore per lo svolgimento delle loro attività. Di qui il nome di Mons-Melior, monte migliore.
Tuttavia non ci è dato sapere con certezza quale sia la giusta etimologia, data la dibattuta e controversa ricostruzione storica sull'origine del toponimo, affrontata dai suddetti e da diversi altri storici.
Storia
Età antica
La data è incerta, ma Montemilone, secondo alcuni numismatici, viene fondata nel 291 a.C., quando il console Lucio Postumio Megello, dopo avere espugnato Venosa con altre città della Daunia, ottiene dal Senato Romano di spedire in questa regione una colonia di 20.000 uomini. È probabile che i primi insediamenti si siano formati nelle pianure limitrofe all'odierna Montemilone, pianure ricche di abbondanti pascoli. La presenza di un agglomerato urbano, seppure di modesta entità, è un'ipotesi avallata dai ritrovamenti di vasellame di vario tipo, di lucerne, di pesi da telaio, di monete, di resti di tegole e di mattoni e da altri oggetti coevi rinvenuti un po' ovunque nell'agro di Montemilone.
Una ricostruzione storica più dettagliata può essere formulata a partire dal II secolo d.C., grazie ai rinvenimenti di alcune lastre tombali e di altri reperti archeologici, che testimoniano come il paese fosse in quel periodo una tenuta imperiale. Le iscrizioni delle lastre ci parlano di schiavi e liberti che conducono fondi, tenute o fattorie. Non sappiamo, tuttavia, quando questi fundi divengono di proprietà imperiale né come fossero organizzati, né tanto meno è possibile determinare con esattezza dove essi fossero ubicati. Sempre a quest'epoca risale la costruzione di un acquedotto nella località chiamata "La Gloriosa" in Contrada San Nicola che, come afferma il Bozza, si vuole edificato da Erode Attico nel 143 d.C. per produrre acqua a Canosa. Di questa grandiosa opera di ingegneria che, secondo il Di Sanza si sviluppava per una lunghezza di 18 miglia, ancora oggi si possono ammirare gli ultimi resti.
Età medioevale
Verso il sec. VIII nella valle dei Greci vi si stanziano alcuni monaci basiliani, eremiti, probabilmente provenienti da Venosa. Danno origine al casale di San Lorenzo. Intorno ad esso si stabiliscono anche coloni e contadini, le cui abitazioni sono delle semplici grotte scavate nel terreno arenoso, ancora oggi visibili. Successivamente il casale si scinde in due: casale di San Lorenzo e casale Mons-Meliorus, località dove oggi sorge il paese. I due casali conoscono un periodo di floridezza e prosperità, testimoniate dal millenario Santuario della Gloriosa con la statua lignea della "Vergine col Bambino" per il Casale di San Lorenzo.
Durante il periodo feudale il paese appartiene a diversi signori. In un diploma greco del 972 (documento di dubbia provenienza), Montemilone figura come proprietà del conte Rambaldo, che ne fa dono all'abbazia della Santissima Trinità di Venosa. Nel 983 dipende dal vescovo di Trani che, dopo la distruzione avvenuta nel IX secolo di Canosa, da parte dei Saraceni, esercitava una vasta influenza anche su parte della Lucania. Il paese fu sede di un episcopato di origine bizantina nell'XI secolo, e l'elevazione della sua chiesa a sede vescovile avviene tra il 974 e il 1025. Del 1044 è una pergamena in cui si fa menzione di una donazione fatta dal sacerdote Savino, abitante del castello di Montemilone, a Giovanni, abate della vicina chiesa di S. Nicola de Fugardi.
Con l'arrivo dei Normanni, l'influsso della chiesa latina e la progressiva riduzione delle sedi vescovili di rito greco determinano la definitiva scomparsa di questa diocesi, soppressa tra il 1172 e il 1187. Parte del suo territorio e dei suoi beni - tra i quali la chiesa di Santa Maria della Gloriosa - appartennero all'abbazia di Banzi. Diviene feudo normanno sotto Riccardo del Guasto e Nicola de Brahi. Passò alla contea di Gravina in Puglia nel 1198 sotto la dinastia di Federico II, succeduto nel 1250 dal figlio Manfredi, al quale Montemilone è fedele. Pagata a caro prezzo: il 14 luglio del 1268 il paese verrà distrutto da Ruggero Sanseverino, braccio destro di Carlo d'Angiò, nuovo padrone del Regno di Napoli, che sconfigge Manfredi in una battaglia a Benevento nel 1266, segnando così la fine degli Svevi in Italia. Intorno al 1338, Montemilone diviene di proprietà di Gianfilippo di Santacroce, della casa Angioina.
Età moderna Nel 1454 diviene dominio di Maria Donata del Balzo Orsini, figlia del Duca Gabriele di Venosa, nel 1497 viene donato da re Federico al cardinale Ascanio Maria Sforza Visconti e nel 1505 è ceduto a Ferrante d'Andrada, valoroso capitano di Ferdinando III.
Sotto la dominazione spagnola, che intorno a quegli anni si sostituisce agli Angioini nel governo del Regno di Napoli, Montemilone continua a passare da un dominatore ad un altro. Tra il 1561 e il 1595 sotto Geronimo del Tufo, figlio di Giacomo, si registra un incremento economico dovuto ad uno sviluppo dell'agricoltura, della pastorizia e del commercio. Anche nella demografia: si passa dagli appena 15 abitanti registrati nel 1533 ai 275 del 1561, fino ad arrivare addirittura a 665 nel 1595.
Dopo essere stato occupato brevemente dagli austriaci passò ai Borbone di Napoli che ne detennero il potere sino all'unità d'Italia. Verso il 1730 passa a Vincenzo Tuttavilla, duca di Calabritto.
Età contemporanea L'agro di Montemilone è anche teatro di delitti e scontri durante il periodo post-unitario, caratterizzato dal passaggio del brigantaggio. Famoso è lo scontro dell'aprile 1861 alla Masseria Quinto, tra il maggiore Giuseppe d'Errico della Guardia nazionale e la banda dei briganti capeggiata dal sergente Pasquale Domenico Romano. Il maggiore d'Errico, con un'imboscata, riesce a sventare l'incontro tra la banda di Romano e quella di Carmine Crocco. Gli uomini che periscono in quell'agguato, noto come la "strage di Montemilone", vengono gettati in un pozzo, ancora oggi ricordato come il "Pozzo dei Briganti".
Dalla seconda metà dell'Ottocento, l'amministrazione comunale, pur affrontando difficoltà economiche, finanzia una serie di importanti opere pubbliche: strade per facilitare i collegamenti con i centri limitrofi, chiesa madre, cimitero, torre dell'Orologio, ufficio telegrafico-postale e asilo infantile.
Con l'avvento del fascismo, molti sono stati i volontari nelle camicie nere. Infatti, diverse sono le organizzazioni fasciste presenti in paese e molti partecipano alle varie campagne di guerra. In questi anni, dal 1934 al 1938, si colloca anche la costruzione dell'edificio della scuola elementare.
Negli anni della seconda guerra mondiale, tra il 1940 e il 1943, una famiglia ebrea milanese di origine turca, i Gallico (madre e due bambine) furono confinati a Montemilone, mentre il padre era in soggiorno coatto a Potenza. Furono tutti liberati con l'arrivo dell'esercito alleato nel settembre 1943. La famiglia poté così riunirsi a Montemilone dove attesero la fine della guerra.Ebrei stranieri internati in Basilicata.
Dopo la fine della guerra, nel referendum del 1946, i montemilonesi esprimono un voto a favore della Repubblica.
Come tutto il Mezzogiorno, anche Montemilone dovrà sostenere una pesante emigrazione con tutte le ovvie conseguenze che ne derivano.
Emigrazione Già nell'Ottocento iniziano flussi migratori, comuni a tutta l'area, soprattutto verso le Americhe. A partire dagli anni Sessanta del Novecento poi Montemilone come tutto il Meridione d'Italia vede concretizzarsi accanto ai flussi verso l'estero anche quelli d'emigrazione interna, soprattutto verso le regioni del Nord Italia e il triangolo industriale.
Simboli Stemma
Gonfalone Drappo blu ornato da fregi dorati e caricato dello stemma con l'iscrizione "Comune di Montemilone". Le parti che sorreggono il drappo sono in metallo, con asta a punta di lancia, sotto tale drappo è annodata la fascia tricolore.
Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose
Santuario della Gloriosa