Il Museo del Territorio Biellese, che ha sede a Biella nell'ex Convento di San Sebastiano, è stato inaugurato nel dicembre 2001. Esso ospita le collezioni civiche che, a partire dalla seconda metà dell'Ottocento, in piena epoca post unitaria, sotto la guida di personaggi illustri come Quintino Sella e Alessandro Roccavilla, sono andate arricchendosi fino ai giorni nostri, attraverso ritrovamenti sul territorio, donazioni, lasciti e depositi. L'eterogeneo patrimonio museale ha permesso di articolare il percorso di visita attraverso le sezioni Paleontologica, Archeologica, Egizia e Storico-Artistica.

Storia La costruzione del Complesso di San Sebastiano, della chiesa e dell'attiguo convento dei Canonici Lateranensi risale all'inizio del XVI secolo ed è strettamente legata alla famiglia Ferrero. Figura importante, al servizio della corte sabauda come consigliere di Stato, tesoriere generale e poi generale delle Finanze del re di Francia per il Ducato di Milano, Sebastiano Ferrero, nato a Biella nel 1438, nominato chiavaro della Città nel 1476, aveva presto acquisito cospicue fortune e numerose proprietà feudali nel Biellese, ma non solo.Ben inserito nell'ambiente di corte milanese, profondamente segnato dalle presenze di Bramante e Leonardo da Vinci, Sebastiano Ferrero si farà tramite per portare a Biella quegli aggiornamenti architettonici e artistici che ben emergono nella scelta delle maestranze per la realizzazione del complesso di San Sebastiano e della decorazione interna della chiesa. È grazie a lui se tanta modernità è giunta in date così precoci in un centro sostanzialmente periferico come Biella. Chiare sono le citazioni dell'edilizia lombarda bramantesca della fine del Quattrocento, caratterizzata da una forte integrazione fra architettura ed elementi decorativi a rilievo e ad affresco, che ne fanno un unicum su tutto il territorio piemontese: in particolare gli affreschi con motivi ‘a grottesca’ ( che si trovano anche negli spazi conventuali) e gli elementi decorativi in terracotta.

L'allestimento La sezione paleontologica Una ricca collezione di fossili di flora e fauna, frutto di donazioni di studiosi e di appassionati locali, oltre ad un apparato tridimensionale e interattivo , offre la ricostruzione scientifica della vita e del paleoambiente di 3 milioni di anni fa nel Biellese. Il visitatore ammirando denti di squalo Isurus o Galeocerdo, antenato dell’attuale squalo tigre, o il disco vertebrale di una balena o ancora i denti e le altre parti appartenute al pesce razza, si trova proiettato nel paesaggio marino che occupava il posto dell’attuale pianura biellese: un mare tropicale dove varie erano le specie vegetali e animali presenti.

La piroga di Bertignano Un naturale sviluppo della sezione paleontologica, che illustra il momento in cui "a Biella c'era il mare", per riproporre il tema dell'acqua nei vari momenti della storia locale, è costituito da un singolare rinvenimento subacqueo proveniente dal lago di Bertignano (BI). Un eccezionale manufatto realizzato in età romana in legno di castagno (Castanea sativa) e rinvenuto nel lago nel 1912 che attesta l’importanza delle vie d’acqua come principali vie di comunicazione antiche, una piroga lunga più di 4 metri, accompagnata da contenitori (giare e anfore) che dalla protostoria all’età medievale erano veicolo di materie prime e prodotti finiti nel territorio biellese.

La sezione archeologica La sezione Archeologica inizia dalla Preistoria ed i primi reperti esposti rimandano alle fasi più antiche della vita dell’uomo di Neanderthal nel territorio biellese a partire dal Paleolitico Medio e dell’Homo sapiens sapiens nel Paleolitico Superiore, fino alle attestazioni di vita del periodo Neolitico, tramite strumenti in pietra, asce e raschiatoi. Il popolamento nel territorio biellese nell’età del Bronzo è documentato dai reperti (ceramiche e metalli) dell’insediamento palafitticolo di Viverone, divenuto patrimonio dell'UNESCO nel 2011.

Si prosegue con le vetrine dedicate alle scoperte archeologiche nel Parco Naturale della Burcina che presentano un’efficace ricostruzione delle attività umane tra l’età del Bronzo e l’età del Ferro. L’esposizione di una rara pintadera in terracotta, strumento per decorare tessuti e pelli e la ricostruzione di telaio verticale permettono di cogliere, anche da parte del visitatore meno esperto, gli aspetti di queste attività domestiche. Sempre dalla Burcina è documentata la presenza umana nel Biellese nella media età del Ferro attraverso il corredo di una tomba a tumulo, tra cui spicca una pregiata brocca a becco (Schnabelkanne), appartenuta ad un personaggio maschile di rango, vissuto intorno alla metà del V secolo a.C.

Le tappe della Romanizzazione del territorio biellese sono documentate dai reperti provenienti dal terrazzo della Bessa, oggi “Riserva naturale speciale” e in antico importante comprensorio minerario, già sfruttato dai Salassi e in seguito dai Romani, mentre l'età romana vede nel Biellese una fitta occupazione a villaggi sparsi testimoniati dalle necropoli Biella-via Cavour e di Cerrione; quest'ultima in particolare costituisce, allo stato attuale delle conoscenze, un unicum nel panorama non solo dell’Italia settentrionale romana, grazie all’eccezionale numero di segnacoli tombali iscritti, in alfabeto leponzio prima e latino poi, associati a contesti funerari.

Segue la sezione medievale che evidenzia il passaggio dalla tarda età romana al medioevo con l’affermarsi del cristianesimo: le suggestive ricostruzioni tombali, i cambiamenti nel culto, esemplificati dallo scavo della chiesa paleocristiana di Dorzano, fanno percepire al visitatore l’impianto di un’articolazione cristiana stabile e articolata, evidente segno di cambiamenti profondi visibili anche nel passaggio.

La sezione egizia È un piccolo gioiello da scoprire in cui il mondo egizio si apre al visitatore attraverso i molteplici aspetti della vita quotidiana e ultraterrena trasmettendo il fascino di questo popolo e coinvolgendo un pubblico di ogni età.

Approfondisce il tema del collezionismo privato della seconda metà dell’Ottocento, con reperti - statuette del pantheon egizio ed amuleti - donati nel 1908 alla città da Corradino Sella. E’ intitolata all’ egittologo biellese Ernesto Schiaparelli ed espone numerosi oggetti, concessi in prestito dal Museo Egizio di Torino, provenienti dagli scavi da lui diretti. Tra questi la mummia e lo splendido sarcogafo dipinto con corredo di Taaset, proveniente da Assiut ed esposti in una suggestiva teca, la stele di Titeniset, ceramiche predinastiche e statuette di marinai in legno.

La sezione storico artistica Nel grande salone al primo piano, a partire dalle testimonianze pittoriche del XII secolo, è possibile seguire l’evoluzione della cultura figurativa e del gusto collezionistico locale: opere cinquecentesche provenienti dalle più illustri botteghe vercellesi, lasciano il posto a dipinti caravaggeschi e di scuola veneta settecentesca che testimoniano l’ambiente culturale entro cui lavorarono i fratelli Galliari, scenografi di fama internazionale, biellesi di origine. Le collezioni di Ottocento e Novecento, frutto di donazioni private, permettono di presentare la pittura piemontese di paesaggio con notevoli dipinti di Antonio Fontanesi, Marco Calderini, Giovanni Giani e Giovanni Piumati e inserire in un contesto culturale artistico più ampio la produzione di Lorenzo Delleani, nativo di Pollone e tra i maggiori esponenti della pittura di paesaggio della sua epoca.

Capolavoro divisionista è l’opera di Emilio Longoni, che apre il percorso alla suggestione di un contesto biellese di inizio Novecento di eccellenza, da cui provengono opere di Carlo Carrà e dei maggiori esponenti delle Avanguardie storiche della prima metà del Novecento, come Renè Magritte, Paul Klee, Max Ernst, Marc Chagall, Joan Mirò e dei connazionali Giacomo Balla e Lucio Fontana.

Arte e territorio A partire dagli affreschi di Santa Maria di Castelvecchio di Mongrando, eccezionale testimonianza figurativa del XII secolo, di cui oggi in situ si conservano soltanto i ruderi dell’antico edificio, l’itinerario di visita si articola presentando le collezioni storico-artistiche fino al XVIII secolo. Ogni opera esposta esprime un forte legame con il territorio: ne sono un esempio gli affreschi strappati provenienti dalla Chiesa dei SS. Fabiano e Sebastiano di Ponderano e i due leoni stilofori in pietra verde d’Oropa provenienti, come i capitelli e l’analogo frammento di archivolto scolpito, dall’antica Chiesa plebana di Santo Stefano. Tali materiali furono salvati dalla dispersione da Quintino Sella e da lui donati all’Istituto Professionale, per arricchirne le collezioni didattiche. Con la stessa finalità, il Sella donò la grande finestra in terracotta proveniente da Casa Mazzia di Crevacuore che risulta già murata nel 1879 lungo uno dei lati del Chiostro di San Sebastiano, all’epoca sede della Scuola e oggi esposta in pendant con quella proveniente dal Palazzo Cisterna al Piazzo.

Straordinario è il Polittico dell’Incoronazione, collocato in antiquo sull’altare maggiore della Chiesa di San Francesco di Biella, oggi distrutta.

Numerose sono poi le opere su tavola che palesano il legame fra l’antica destinazione del Complesso di San Sebastiano - luogo voluto da Sebastiano Ferrero per i Canonici Lateranensi – e il suo attuale utilizzo come sede museale: il prezioso pentittico di Defendente Ferrari, di Bernardino Lanino e la copia della Vergine delle Rocce di Leonardo, attribuita a Bernardino De’ Conti, provengono dalla Chiesa di San Sebastiano e celano attraverso la loro storia collezionistica il loro legame con la famiglia Ferrero. Le tavole uscite dalle botteghe cinquecentesche, di Giovenone, di Lanino e degli Oldoni, sono testimonianza della loro attività sul territorio biellese dove ancora si conservano importanti opere certe e attribuite.

La loro presenza e il perdurare di modelli e di stilemi ben noti sono legati al difficile e lento rinnovamento della produzione artistica locale che vede protagonista Anselmo Tognetti detto Allasina, valesesiano di origine ma molto attivo nel Biellese, di cui in Museo si conserva l’affresco votivo raffigurante con Bambino e i SS. Sebastiano e Rocco. Aggiornamenti e novità saranno affidati alle opere di quegli artisti che giungeranno nel Biellese grazie a illustri committenze e al legame con Casa Savoia: è questo il caso di Mario Zuccaro, la cui attività è ricordata in Museo da un frammento di una tela di maggiori dimensioni raffigurante due Cherubini.