Megatherium è un genere appartenente all'estinta famiglia dei Megateriidi, un gruppo di bradipi che annovera anche forme di dimensioni enormi. In particolare, M. americanum, grande quanto un elefante, figura tra i più noti e studiati, ed è, insieme a Eremotherium, uno dei più grandi bradipi terricoli finora conosciuti. Il genere è attestato dal Pliocene inferiore, circa 5 milioni di anni fa, fino alla transizione fra il Pleistocene superiore e l'Olocene inferiore, intorno a 8000 (o forse solo 11.000) anni fa. Al suo interno si individuano due linee evolutive: la prima comprende M. americanum, diffuso nelle aree centrali e in parte meridionali del Sud America caratterizzate da clima temperato, in special modo nella Pampa dell'odierna Argentina; la seconda linea, invece, riunisce diverse specie tipiche delle zone montuose delle Ande. Le due forme si distinguono tra loro principalmente per particolari differenze riscontrabili nello scheletro.
In qualità di erbivoro, Megatherium si cibava prevalentemente di vegetali teneri. Per raggiungere la vegetazione più in alto, poteva sollevarsi sulle zampe posteriori, utilizzando l'imponente coda come sostegno; le potenti braccia servivano ad avvicinare rami e fronde. È stata tuttavia avanzata l'ipotesi che la dieta includesse una componente di carne più rilevante. Un ulteriore punto dibattuto è la possibilità che Megatherium non si alzasse su due zampe solo per nutrirsi, ma fosse addirittura capace di una locomozione bipede continua, il che lo renderebbe il più grande mammifero noto a spostarsi in tal modo. Entrambe le teorie – sia quella di un comportamento predatorio, sia quella di un'andatura costantemente bipede – risultano comunque controverse.
La scoperta dei primi resti fossili di Megatherium risale alla fine del XVIII secolo. Nel 1796, infatti, lo studio di uno scheletro rinvenuto a Luján, nell'odierna Argentina, consentì a Georges Cuvier di fornire la prima descrizione scientifica del genere. Ulteriori ritrovamenti di rilievo furono poi effettuati nel 1832 da Charles Darwin, durante la celebre spedizione del Beagle lungo le coste del Sud America, soprattutto nelle regioni pampeane. Megatherium contribuì in modo decisivo allo sviluppo e all'affermazione della paleontologia nel corso dell’Ottocento; la fase iniziale delle ricerche sul genere fu caratterizzata da numerose nuove scoperte, ma anche da alcuni clamorosi fraintendimenti.
Descrizione Dimensioni Megatherium comprende specie di bradipi terricoli di dimensioni variabili, da medie a molto grandi. La più piccola, M. altiplanicum, pesava probabilmente tra 1 e 1,7 tonnellate, mentre la più imponente, M. americanum, raggiungeva circa 6 metri di lunghezza totale e 2 metri di altezza alla spalla, con un peso stimato fra 3,8 e 6 tonnellate (a seconda dei metodi di calcolo). Queste misure erano simili a quelle di Eremotherium, un genere affine vissuto pressappoco nello stesso periodo. Le differenze di taglia all'interno di Megatherium emergono chiaramente osservando il femore: in M. altiplanicum misurava 39 cm, mentre in specie di taglia media come M. urbinai, M. sundti e M. tarijense variava da 46 a 53 cm. Al vertice opposto, quello di M. americanum poteva arrivare a 57-78 cm di lunghezza, collocando questa specie tra i più grandi bradipi giganti conosciuti, assieme a Eremotherium. In linea generale, Megatherium era leggermente meno massiccio rispetto a Eremotherium e presentava arti più corti in proporzione al corpo, ma un cranio più lungo. Come in tutti i bradipi terricoli, braccia e gambe risultavano molto più brevi rispetto al corpo se paragonate a quelle degli odierni bradipi arboricoli attuali; era però dotato, analogamente agli altri bradipi di terra, di una coda lunga e molto robusta.
Caratteristiche del cranio e della dentatura
Il cranio delle specie di maggiori dimensioni misurava 72-87 cm in lunghezza, raggiungendo 36-46 cm di larghezza a livello degli archi zigomatici e 27-31 cm nella zona occipitale. Nel complesso appariva affusolato e stretto, con una linea frontale che, vista di lato, disegnava un marcato profilo sinusoidale o lievemente a cupola. L'osso premascellare, di forma a Y o X (talvolta anche rettangolare), risultava composto da due parti saldate tra loro e fuse con la mascella; in alcune specie di taglia minore, tale connessione risultava invece meno stabile, e il premascellare può essere rinvenuto isolato o addirittura mancare. La mascella era molto alta per alloggiare denti estremamente ipsodonti (a corona elevata). Un tratto caratteristico era rappresentato dagli archi zigomatici, decisamente massicci e, a differenza di quelli dei bradipi odierni e di molte altre forme fossili, chiusi superiormente dall'unione tra zigomatico e squamoso. In prossimità dell'estremità anteriore dell'arco, un robusto processo rivolto verso il basso fungeva da punto di inserzione muscolare. Le ossa parietali presentavano una marcata cresta sagittale, la quale si sdoppiava anteriormente e proseguiva sullo squamoso come linea ben definita. L'osso occipitale, osservato lateralmente, aveva una forma pressoché rettangolare. Nelle specie andine di minori dimensioni, i condili occipitali – punti di articolazione con la colonna cervicale – risultavano fortemente allungati all'indietro, apparendo così assai prominenti.
La mandibola appariva estremamente robusta, con una lunghezza variabile fra 62 e 74 cm nelle specie di taglia maggiore. La sinfisi, piuttosto massiccia e appiattita, risultava completamente saldata e terminava in corrispondenza del primo o secondo dente postcanino. Sporgendosi in avanti, formava un esile sperone osseo talvolta più esteso dell'intera fila dentaria. Particolarmente evidente era il margine inferiore, ricurvo verso il basso, tipico dei Megateriidi: in alcuni casi raggiungeva fino a 25 cm d'altezza ed era quindi il più pronunciato in assoluto entro questo gruppo, con una protuberanza particolarmente accentuata in Megatherium. All'interno di tale espansione si trovavano gli alveoli dei denti inferiori, mentre i processi articolari si innalzavano notevolmente. Come in tutti i Megateriidi, il numero totale di denti era 18: cinque in ciascuna semiarcata superiore e quattro in quella inferiore, tutti omodonti, dalla forma quadrangolare e con due creste trasversali (bilofodonti). Tali denti, privi di smalto e disposti in fila continua, raggiungevano dimensioni variabili: nella specie più grande, M. americanum, la serie inferiore misurava 18,6-25,9 cm, mentre in forme di media grandezza come M. tarijense (15,2-20,4 cm) o M. medinae (13-17,2 cm) risultava più contenuta. Nel caso di M. altiplanicum, il più piccolo, la lunghezza si fermava a 14,4 cm.
Scheletro del corpo
Lo scheletro del corpo di Megatherium è noto in modo abbastanza completo grazie ai numerosi reperti scoperti. La colonna vertebrale contava 7 vertebre cervicali, 16 toraciche, 3 lombari, 3 sacrali e tra 17 e 18 caudali. A differenza di Eremotherium, in Megatherium le tre superfici articolari che collegano l'atlante con l'epistrofeo (prime due vertebre cervicali) non risultavano fuse tra loro. In generale, gli arti di Megatherium erano mediamente più corti di quelli di Eremotherium. L'omero, tubolare e lungo fino a 80 cm, presentava un'estremità distale particolarmente robusta e larga sino a 37 cm. Negli esemplari di Megateriidi, l'omero si distingueva per una forma più allungata, snella e appiattita rispetto a quella di altri bradipi terricoli. L'ulna, lunga 69 cm, appariva sottile con estremità articolari ridotte. La parte prossimale (olecrano) poteva essere stretta e allungata nelle specie più piccole, mentre risultava più ampia e massiccia in quelle di maggiori dimensioni. Il femore, come in tutti i Megateriidi, era largo e massiccio, pur restringendosi notevolmente sul versante anteriore e posteriore, tanto che la sua larghezza superava di quattro volte lo spessore. Il femore più grande conosciuto misurava 78 cm di lunghezza per 42 cm di larghezza, mentre quello più piccolo 39 cm di lunghezza per 20 cm di larghezza; in alcuni casi, il corpo dell'osso era sensibilmente ruotato. Come in tutti i Megateriidi, mancava il terzo trocantere, tipico invece di altri xenartri, e le superfici articolari piuttosto estese conferivano al femore un aspetto meno «squadrato» rispetto a quello di Eremotherium. Tibia e perone risultavano fusi a entrambe le estremità (in Eremotherium questa fusione avveniva solo da un lato) e la tibia misurava circa 54 cm.
La mano di Megatherium era composta da quattro dita (dal II al V), a differenza di quella di Eremotherium, che (nelle forme più tarde), ne possedeva tre. Come in Eremotherium, tuttavia, i metacarpi delle due dita esterne risultavano particolarmente sviluppati, con lunghezze di 25 e 23 cm, nettamente superiori a quelle delle dita interne. Il primo metacarpo e alcune ossa carpali, tra cui il trapezio, erano fusi a formare il cosiddetto Metacarpal Carpal Complex (MCC). In Eremotherium si saldavano anche il secondo metacarpo e alcune altre strutture. Soltanto le dita II, III e IV avevano tre falangi; nel terzo dito, però, le ultime due risultavano fuse, e le falangi terminali di tutte queste dita recavano artigli con sezione generalmente triangolare. Il terzo dito, in particolare, mostrava una falange terminale molto massiccia, dove probabilmente era ospitato l'artiglio più grande. Il quinto dito contava soltanto due falangi, mancando l'ultima. Analogamente ad altri Megateriidi, il piede di Megatherium presentava tre dita (III-V). Il metatarso del terzo dito era marcatamente più corto e, come nella mano, questo era l'unico dito con tre falangi (anche se le prime due erano fuse) e portava un artiglio. Le due dita esterne possedevano invece soltanto due falangi, ridottissime in lunghezza, e prive dunque di artigli.
Distribuzione e siti fossiliferi significativi