Karadžić, latitante in Bosnia-Erzegovina e Serbia dal 1996 al 2008, è stato condannato nel marzo 2016 a quarant'anni di reclusione in primo grado dal tribunale penale internazionale per l'ex-Jugoslavia per genocidio (massacro di Srebrenica), crimini di guerra e crimini contro l'umanità durante l'assedio di Sarajevo e le altre campagne di pulizia etnica contro i civili non serbi durante la guerra in Bosnia ed Erzegovina.

In appello la condanna è stata commutata in ergastolo nel marzo 2019.

Biografia Infanzia e studi Karadžić è nato a Petnjica, vicino a Savnik, nel nord del Montenegro. Il padre Vuko era un calzolaio di Petnjica, mentre la madre Jovanka (nata Jakić) era una contadina di Pljevlja che si sposò all'età di vent'anni. Karadžić affermava di essere imparentato con Vuk Stefanović Karadžić (1787-1864), il principale riformatore della lingua serba, ma è stato dimostrato che questo non è vero. Il padre Vuko fece parte dei cetnici, il gruppo armato monarchico jugoslavo guidato da Draža Mihailović, che combatteva contro la resistenza iugoslava di Tito; il padre venne arrestato sotto il regime di Tito e rimase in carcere per gran parte dell'infanzia del figlio.

Nel 1960 Karadžić si trasferì a Sarajevo, in Bosnia ed Erzegovina, per intraprendere i suoi studi di psichiatria.. Studiò disturbi nevrotici e depressione presso l'ospedale di Næstved, in Danimarca, nel 1974-1975 e svolse un tirocinio presso la Columbia University di New York. Dopo il suo ritorno in Jugoslavia, lavorò presso l'ospedale del Koševo a Sarajevo. Fu anche un poeta, influenzato dallo scrittore serbo Dobrica Ćosić, che lo incoraggiò a entrare in politica. Karadžić entrò nel Partito dei Verdi. Durante il suo periodo ecologista disse: «Il bolscevismo è il male, ma il nazionalismo ancora peggio».

Lavoro in ospedale e malversazioni economiche Appena dopo la laurea, Karadžić cominciò a lavorare in un centro riabilitativo nella clinica psichiatrica nel principale ospedale di Sarajevo, il Koševo. Secondo alcune testimonianze, spesso, per aumentare le entrate, autorizzava delle finte valutazioni mediche e psicologiche a dipendenti del settore che volevano pensionarsi prima o a criminali che cercavano di evitare delle pene presentandosi come malati mentali. Nel 1983 Karadžić iniziò a lavorare in un ospedale di Belgrado nel quartiere di Voždovac.

Con il socio Momčilo Krajišnik, poi manager dell'azienda mineraria Energoinvest, riuscì a ottenere un prestito per un fondo di sviluppo agricolo e utilizzò i soldi per costruirsi casa a Pale, un villaggio serbo sopra Sarajevo trasformato in stazione sciistica dalla classe dirigente comunista. Il 1º novembre 1984 i due furono arrestati per frode e passarono 11 mesi in prigione prima che l'amico Nikola Koljević riuscisse a farli uscire. A causa della mancanza di prove, Karadžić fu rilasciato e il processo a suo carico fu sospeso. Il processo ricominciò il 26 settembre 1985 e Karadžić fu condannato a tre anni di prigione per appropriazione indebita e frode. Dato che aveva già passato un anno in carcere, Karadžić non scontò il resto della pena.

Secondo lo storico Robert Donia, biografo di Karadžić, prima del 1990 non si manifestò in Karadžić alcuna inclinazione alla violenza, al sadismo o al nazionalismo. Egli appariva stravagante e ambizioso, come dimostrato dalle poesie tormentate, dai maneggi economico-immobiliari e dai metodi eterodossi impiegati con i suoi pazienti. Eppure Karadžić aveva una famiglia stabile, era indifferente alla politica (tranne una breve partecipazione al movimento universitario nel 1968), ed era ben connesso nella società sarajevese. Karadžić era anche ben inserito negli usi civici sarajevesi, come il "komsiluk" (buon vicinato), per esempio telefonava per le feste ai colleghi di fede musulmana, come il suo supervisore Ismet Cerić, secondo il quale “persino dopo che è iniziata la guerra, ci ha chiamato per farci gli auguri per il bajram”.Alfredo Sasso, Sentenza Karadzic, un'importante eredità per il futuro dei Balcani, East Journal, 25 marzo 2016

Carriera politica

Spinto da Dobrica Ćosić, che sarà poi primo presidente della Repubblica Federale della Jugoslavia, e da Jovan Rašković, leader dei serbi di Croazia, Karadžić fu tra i fondatori del Partito Democratico Serbo (Srpska Demokratska Stranka) in Bosnia ed Erzegovina nel 1989. Il partito aveva l'obiettivo di unire i serbi di Bosnia e i serbi di Croazia alla Serbia in caso di secessione delle repubbliche di Croazia e Bosnia-Erzegovina dalla Federazione Jugoslava.

L'ingresso di Karadžić in politica avvenne, come per altri personaggi coevi, non tanto per coscienza nazionalista quanto per opportunismo. In primis, Karadžić si trovava la strada spianata dall'implosione ideologica del titoismo (e inizialmente infatti si aggregò agli ecologisti anziché ai nazionalisti). In secondo luogo, Karadžić seppe sfruttare le sue ottime relazioni con gli altri membri del vertice dei nazionalisti serbo-bosniaci, ritrovandosi in breve tempo leader a sorpresa del partito. Infine, in Karadžić risiedeva un certo risentimento anti-sistema e anti-comunista, legato al ricordo della prigionia del padre e della propria stessa incarcerazione per malversazioni immobiliari negli anni '80. In questo, egli era simile agli altri due leader dei partiti nazionalisti bosniaci, il bosgnacco Alija Izetbegović e il croato Mate Boban, che avevano anch'essi per ragioni diverse sperimentato le carceri titoiste negli anni '70 e '80, costruendosi così una credibilità da dissidenti e oppositori del regime.

Nel periodo che prelude alle prime elezioni libere del 1990 Karadžić cavalca il discorso della “rigenerazione nazionale”, facendosi difensore dei diritti dei serbo-bosniaci, presunti vittime dei soprusi e arbitrarietà del titoismo. Ma non attacca le altre comunità nazionali e gli altri partiti nazionalisti, con i quali instaura un dialogo. Rifiuta di candidarsi al parlamento e alla presidenza del Paese - forse per ritrosia caratteriale o forse perché più interessato a restare dietro le quinte per costruire una partitocrazia etnica costruita attorno al partito-nazione. I tre partiti nazionalisti (SDS, SDA, HDZ) trionfano alle elezioni, scalzando i post-comunisti per spartirsi il potere, ma la loro coalizione si rivela una tattica di breve periodo che cela visioni strategiche profondamente divergenti.

Nel corso del 1991, mentre si avvia la disgregazione della Jugoslavia e la Bosnia-Erzegovina è nel caos istituzionale, Karadžić si trasforma da nazionalista moderato in “pianificatore visionario” della guerra e della pulizia etnica, preludio dell'“architetto del genocidio” secondo Robert Donia. Karadžić può contare sul sostegno del serbo Milošević a Belgrado, senza tuttavia esserne succube, e modifica radicalmente il suo discorso pubblico per seguire il corso degli eventi e restarne a galla. Egli diventa drastico, apocalittico, minaccioso, ossessivamente legato a missioni identitarie e storiciste. Nell'ottobre 1991, in un famoso discorso al parlamento bosniaco-erzegovese Karadžić evoca la possibile “estinzione del popolo musulmano” lungo l'“autostrada della rovina e della morte”.

È proprio allora, come viene riconosciuto dalla sentenza di primo grado dell'ICTY, che prende forma tra Karadžić e il resto dei vertici del SDS il proposito di compiere pulizia etnica, deportazioni e crimini ai danni della popolazione non serba di Bosnia ed Erzegovina, ancora prima della creazione della Republika Srpska, entità politica che su tali obiettivi politici viene fondata.

Durante il mese di settembre del 1991 l'SDS aveva stabilito delle "Regioni Autonome Serbe" (SAO) in Bosnia Erzegovina. Dopo che il Parlamento bosniaco dichiarò l'indipendenza il 15 ottobre 1991, venne fondato a Banja Luka il 24 ottobre un parlamento serbo che rappresentava esclusivamente i serbi di Bosnia ed Erzegovina. Il mese successivo i serbo-bosniaci tennero un referendum da cui emerse che la stragrande maggioranza dei votanti desiderava unirsi in uno stato federale insieme alla Serbia e Montenegro, come membri della Jugoslavia. Nel dicembre del 1991, i leader dell'SDS stilarono un documento top secret intitolato "Per l'attività e l'organizzazione degli organi della popolazione serba in Bosnia Erzegovina in circostanze eccezionali". Non era altro che un programma centralizzato per la presa di potere in ogni municipalità del paese attraverso la creazione di un governo ombra e di strutture para-governative attraverso delle "crisi di governo" e nel preparare i lealisti serbi a coordinarsi con l'Armata Popolare Jugoslava (JNA).

Il 9 gennaio 1992 l'Assemblea serbo-bosniaca proclamò la Repubblica del Popolo Serbo di Bosnia Erzegovina (Република српског народа Босне и Херцеговине/Republika srpskog naroda Bosne i Hercegovine). Il 28 febbraio 1992 venne adottata la costituzione della Repubblica del Popolo Serbo di Bosnia Erzegovina e venne dichiarato che il territorio di tale stato includeva le regioni autonome serbe, municipalità e altre entità di etnia serba, così come "tutte le regioni in cui la popolazione serba rappresenta una minoranza a seguito del genocidio della seconda guerra mondiale" e che tale territorio era parte dello stato federale jugoslavo. Tra il 29 febbraio e il 1º marzo 1992 si tenne il referendum sull'indipendenza della Bosnia Erzegovina della Jugoslavia; molti serbi lo boicottarono mentre vi parteciparono i bosniaci e i croati che erano a favore dell'indipendenza.

Presidente della Republika Srpska

Il 6 e il 7 aprile 1992 la Bosnia venne riconosciuta Stato indipendente dalla Comunità economica europea e dagli Stati Uniti d'America. Il Paese fu ammesso all'ONU il 22 maggio dello stesso anno, mentre la Repubblica del Popolo Serbo, alcuni mesi più tardi, fu rinominata Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina (Republika Srpska Bosne i Hercegovine). Karadžić ne è stato eletto il presidente il 13 maggio 1992. Come tale aveva potere, secondo quanto stabilito dalla Costituzione serbo-bosniaca, sull'esercito sia in tempo di guerra che in quello di pace, aveva l'autorità di fare nomine, di promuovere e di congedare gli ufficiali dell'esercito.

Karadžić si presentò tre volte tra il febbraio e marzo 1993 presso la sede dell'ONU di New York per negoziare il futuro della Bosnia. Andò a Mosca nel 1994 per incontrare gli ufficiali russi e discutere con loro della situazione in Bosnia. Nel 1994 la Chiesa ortodossa greca descrisse Karadžić come "uno dei più illustri figli di nostro signore Gesù Cristo che lavora per la pace" e lo decorò con l'Ordine dei Cavalieri di San Dionisio di Zante. Il patriarca ecumenico Bartolomeo di Costantinopoli dichiarò che "il popolo serbo era stato scelto da Dio per proteggere le frontiere occidentali dell'Ortodossia".

Venerdi 4 agosto 1995, mentre l'esercito croato era pronto ad attaccare la regione della Krajina, controllata dai serbi di Croazia, Karadžić annunciò la rimozione del generale Ratko Mladić dal suo posto di comando. Sarebbe stato lui stesso ad assumere il ruolo di comandante dell'esercito serbo-bosniaco. Karadžić incolpò Mladić della perdita di due città chiave serbe nella Bosnia occidentale che erano cadute recentemente in mano ai croati. Karadžić utilizzò la perdita delle due città come scusa per giustificare i cambiamenti nella struttura di comando. Il generale Mladić fu retrocesso al grado di "consigliere". Mladić rifiutò di abbandonare la carica affermando di avere il sostegno dei militari dell'esercito e del popolo. Karadžić tentò di descrivere Mladić come "pazzo" ma il grande supporto popolare nei confronti di Mladić lo costrinse a ritirare la decisione l'11 agosto 1995.

Incriminazione da parte del tribunale penale internazionale per l'ex-Jugoslavia