Bojano (Buiàne in molisano) è un comune italiano di abitanti della provincia di Campobasso in Molise. Fa parte dell'Unione dei comuni delle Sorgenti del Biferno insieme a Spinete, San Massimo, Campochiaro, Colle d'Anchise, Guardiaregia e San Polo Matese. Importante città dei Sanniti, capitale del territorio dei Pentri, fu conquistata dai Romani nel III secolo a.C. a seguito della battaglia di Boviano. Colonia poi municipio romano, nel 500 era già diocesi cristiana. Facente parte del Ducato di Benevento, nel periodo longobardo, fu sede di un gastaldato, e nel secolo XI divenne capoluogo della contea normanna dei De Moulins, infine Comitatus Molisii Contado di Molise. Divenuta feudo quotato entrò in possesso di varie famiglie nobiliari, come i Pandone, i Carafa e i De Lannoy. Conobbe un certo declino a seguito del terremoto del 1805 e visse duramente la seconda guerra mondiale.
Geografia fisica
Sorge ai piedi del Monte La Gallinola (1.923 m), seconda cima del Matese, massiccio che segna il confine tra la Campania e il Molise, a poca distanza dalla cima del Monte Miletto (2.050 m).
L'abitato principale si trova a circa 480 metri sul livello del mare, al centro della piana omonima, dominato dalle alture di Civita (850 m) e del Monte Crocella (1.040 m). Numerose sono le frazioni per cui la popolazione di circa 8 000 abitanti risulta solo parzialmente concentrata nell'abitato principale, il quale raggiunge le 6 000 unità. Tra le frazioni segnalate tre hanno dimensione notevole: Monteverde, centro prevalentemente agricolo, costruito dagli abitanti di Bojano a seguito del terremoto del Molise del 1805 che rase al suolo la città (la chiesa parrocchiale è dedicata a Sant'Emidio, protettore dai terremoti; nei pressi anche il monastero di Santa Maria di Monteverde) nella piana in posizione più discosta dalle pendici del Matese, a nord di Bojano; Civita Superiore (già Rocca Bojano e Civita di Bojano), borgo normanno che si trova in montagna in posizione dominante rispetto all'abitato cittadino; Castellone, borgata anch'essa prevalentemente agricola a circa 4 km in direzione ovest rispetto a Bojano.
Il territorio comunale è ricchissimo di sorgenti, fra cui vanno segnalate in località Pietre Cadute quelle del fiume Biferno, il più lungo tra quelli con corso interamente in Molise, e di alcuni suoi affluenti, tra cui la Callora (torrente, con sorgenti in alta montagna) e il Calderari (sorgente in località Santa Maria dei Rivoli) che attraversa per un lungo tratto l'abitato prima di congiungersi appena al di fuori di esso con il Biferno. In località Alifana sono presenti piccoli laghi artificiali per la pesca sportiva.
Il territorio propriamente montuoso è coperto di vasti boschi, prevalentemente di castagno, faggio, quercia, cerro.
Storia
Origini e la fondazione dei Sanniti (I millennio a.C.)
Il Matese è una delle zone europee di prima popolazione umana, come testimoniano gli importanti rinvenimenti paleolitici di Isernia. In epoca storica la prima popolazione stanziata nel Sannio di cui si abbia notizia certa è quella degli Opici (o Osci), di stirpe indoeuropea. Successivamente, intorno al VII secolo a.C., queste popolazioni vennero travolte dalle migrazioni di genti di stirpe italica con cui si fusero. La migrazione in questione, che dette origine al popolo sannita trova posto in diverse fonti dell'antichità, in particolare nell'opera del geografo greco Strabone.
Strabone: colonizzazione dei Sanniti del Molise e teatro di Pietrabbondante
Questi narra come, a seguito di una guerra tra Umbri e Sabini (genti di stirpe italica, strettamente apparentate per stirpe e lingua) questi ultimi, risultati vincitori, promulgarono un Ver Sacrum (Primavera Sacra)La rievocazione del Ver Sacrum è stata reintrodotta a Bojano in epoca contemporanea in onore del dio Mamerte (corrispondente al Mars latino e l'Ares greco). Nella primavera successiva i frutti della terra e gli animali nativi furono offerti al dio, mentre i fanciulli vennero inviati, una volta cresciuti, a colonizzare nuove terre guidati dall'animale sacro al dio a cui erano stati consacrati, il bue; capo della spedizione era Como (o Comino) Castronio. Strabone racconta che l'animale si fermò ai piedi di un colle chiamato SamniumStrabone, Geografia, V 4, 12 e da lì il popolo prese nome. Altre versioni fanno risalire la fondazione di Bojano a quell'evento, facendo fermare l'animale alle fonti del Biferno per dissetarsi. Lì sarebbe stata fondata la città di Bovaianum (il nome osco della città è noto da iscrizioni recuperate nel santuario sannita di Pietrabbondante) il cui nome chiaramente rimanda al bove. Il punto di partenza della migrazione è il laghetto di Cutilia, nel territorio di Rieti, ritenuto nell'antichità l'ombelico d'Italia. Da notare come in lingua osca tanto il Sannio quanto la Sabina, per sottolinearne lo stretto legame, sono indicati come Safinim. La distinzione del tradurre distintamente i due termini risale alla lingua latina.
Leggenda di fondazione La leggenda viene ritenuta molto attendibile, perché l'usanza storica del Ver Sacrum è documentata in tutte le tribù italiche da riscontri storici, archeologici, linguistici e genetici.
Altra leggenda, questa volta assolutamente non attendibile, è quella che vede i Sanniti discendenti degli spartiati. Questa leggenda fu creata dai greci di Taranto (colonia di Sparta) per adulare il potente vicino in ottica anti-latina, come contraltare alla leggenda che vede Roma fondata dai troiani. Dell'insediamento di epoca sannita non si conoscono molti dati, l'abitato si sviluppava tra l'area di Civita Superiore posta a 756 metri e la parte pianeggiante, dove sorse il nucleo centrale romano. La porzione più elevata doveva costituire l'arx, anche se la costruzione successiva del Castello Pandone ne ha cancellato le tracce, in quest'area comunque è emerso molto materiale che documenterebbe il circuito murario in opera poligonale dei Sanniti.
Altra parte fortificata doveva essere il monte Crocella a difesa dell'insediamento che vi sorgeva, a 1040 metri, di cui si conserva una piccola cinta difensiva a pianta poligonale, con perimetro di 110 metri, e uno di 900 metri, dove è stato rinvenuto materiale riferibile al III-II sec. a.C., più una cisterna.G. De Benedictis, La piana di Bojano dall'Età del Ferro alle Guerre Sannitiche, Sannio 1991, pp. 99-100
Epoca del IV secolo a.C. e sviluppo di Bovianum Nel IV secolo a.C. il Sannio era organizzato come una federazione di quattro tribù (Pentri, Caudini, Irpini e Carricini). La tribù dei Pentri, che popolavano la zona compresa tra il Matese e le Mainarde e la cui capitale fu dapprima Aquilonia, città di cui ancora oggi non è certa l'ubicazione, poi Bojano. La Lega Sannitica si trovò presto a cozzare contro l'espansionismo romano verso i Campani, tribù italica che condivideva con i Sanniti origine, razza e lingua (la conquista della Campania da parte dei Sanniti avvenne tra il VI e il V secolo a.C.).
Epoca romana e le guerre sannitiche
Da qui scaturirono le tre guerre sannitiche. La prima in realtà si sospetta che si sia limitata a una serie di scaramucce di poco conto. Nel 354 a.C. i due popoli avevano negoziato un trattato che vedeva nel basso corso del fiume Liri il confine tra le zone di influenza dell'una e l'altra parte. Entrambi i popoli aggredirono le popolazioni che li separavano dal raggiungere questo confine ma senza superare il confine stabilito, fin quando i Romani contravvennero all'accordo inviando truppe a Capua per contrastare la conquista sannita della Campania e scatenando la guerra, che durò poco e si concluse con la cacciata dei Romani nelle loro zone di influenza e in un nuovo trattato, tanto che nella guerra latina fu proprio grazie ai Sanniti che i Romani ebbero la meglio sugli Arunci.
Ruolo di Bovianum nella guerra secondo Tito Livio
Tito Livio descrive la BovianumT. Livio, Ab Urbe condita libri, IX, 31, 4, nome latino di Bojano, di quel periodo come di gran lunga la più forte tra le città del Sannio per uomini e mezzi. Avrebbe avuto, secondo AppianoAppiano Alessandrino, Storia Romana: "seu Bobianum omnium Civitatum Samnii primaria, ac opulantior", tre cittadelle fortificate a guardia dell'abitato. In effetti di due di queste sono state rinvenute testimonianze archeologiche sul Monte Crocella e a Civita.
Roma disattese nuovamente il trattato nel 328 a.C. fondando una colonia, Fregellae, sulla sponda sinistra del Liri e trattando alleanze con Napoli e Taranto, scatenando la seconda Guerra Sannitica. Dopo qualche anno di scaramucce non decisive il senato Romano decise di sfidare i Sanniti in una battaglia decisiva, inviando i due eserciti consolari in territorio nemico per penetrare in terra pentra. Il meddix tuticus (la più alta magistratura italica) sannita Gaio Ponzio, tuttavia sbaragliò con abile manovra l'esercito avversario alle Forche Caudine. Contrariamente a quanto consigliava Erennio PonzioTito Livio, Ab Urbe condita libri, IX 3, padre di Gaio e studioso famoso per i suoi contatti con Platone e ArchitaMarco Tullio Cicerone, XII 39-41, però l'esercito non fu massacrato, ma fu concesso ai soldati di tornare in patria dopo aver subito l'umiliazione del giogo. Ne risultarono un trattato di pace molto favorevole ai Sanniti che prevedeva cinque anni di pace. Durante questo periodo però i Romani fecero tesoro dalla sconfitta e proprie le tecniche belliche dei Sanniti, adottandone la forma degli scudi e l'uso della lancia (il pilum)(Ineditum Vaticanum, H. Von Arnim (1892), Hermes 27: 118.). Nel 316 a.C. i Romani stabilirono alleanze con gli Apuli e riaprirono le ostilità su un fronte molto ampio. Se prevalsero in Apulia e nella valle del Liri, in Campania dovettero soccombe ai Sanniti guidati da Gaio Ponzio, che puntò su Roma, che dovette dichiarare la dittatura. Solo l'arrivo di armate spartane nella Magna Graecia nel 313 a.C. impedì l'avanzata, salvando Roma e consentendo ai Latini di riguadagnare il controllo del basso Lazio. Le successive disfatte romane convinsero gli Etruschi a scendere in armi contro di loro, aprendo un altro fronte, che però i Romani chiusero vittoriosi già nel 310 a.C.
Battaglia del Liri e di Boviano
Riorganizzatisi, i Sanniti assegnarono il comando delle operazioni belliche nella valle del Liri a Stazio Gellio, che riuscì ad avere più volte ragione dei Romani arrivando fino a Frosinone e Anagni. Dopo alcune scaramucce fu però bloccato e rientrò con il grosso dell'esercito a Bojano. La controffensiva romana si mosse su due direzioni: cercarono di penetrare nel Sannio dal Matese (battaglia in cui morì Stazio Gellio come il console romano) e da Isernia. Livio riporta che in questa occasione Bojano fu presa d'assedio e saccheggiata. La minaccia congiunta degli eserciti romani e dell'ennesimo esercito mercenario proveniente da Sparta, costrinse alla fine Bojano ad accettare nel 304 a.C. una pace che vedeva i Sanniti rinunciare all'influenza sulla valle del Liri e la Campania.
La battaglia di Sentino e il trattato di alleanza con Roma