I gosos o gòccius (nel sud Sardegna), sono dei canti devozionali e paraliturgici, di provenienza iberica, diffusi in Sardegna e composti in lingua sarda.
Etimologia La parola gosos e le sue varianti gotzos, cotzos (logudorese), gosi (gallurese) usate nella Sardegna centro-settentrionale derivano dal castigliano gozosRaimondo Turtas, Giancarlo ZICHI, Gosos. Poesia religiosa popolare della Sardegna centro-settentrionale, Edizioni della Torre, Cagliari, 2004 - ISBN 88-7343-384-7Per l'uso originale, si vedano: * An., Novena del glorioso principe y arcangel San Rafael, médico y medicina de los dolientes, guia y defensor de los caminantes, abogado y protector de los pretendientes, consuelo y alivio de los afligidos, Baeza, 1865 * Tomás Antonio Sánchez, Poetas castellanos anteriores al siglo XV, Ed. M. Rivadeneyra, Madrid, 1864, mentre al sud dell'isola le varianti goggius, goccius, coggius (campidanese) derivano dal catalano goigs (in algherese si chiamano allo stesso modo)Gian Paolo Mele, Il canto dei Gosos fra penisola iberica e Sardegna, in Roberto Caria (a cura di), I gosos - fattore unificante nelle tradizioni culturali e cultuali della Sardegna, Ed. Provincia di Oristano, 2004. E sia gozos che goigs derivano dal latino gaudium «gioia, allegrezza». Il Bullegas, per il quale i gosos costituiscono "un genere agiografico drammatico", sottolinea in più opere la "chiara influenza della cultura iberica" e lo "strettissimo rapporto linguistico concettuale con i goigs"Ad es., Sergio Bullegas, Il teatro in Sardegna fra Cinque e Seicento - Da Sigismondo Arquer ad Antioco del Arca, Edes, 1976.
Dal catalano cobla (strofaMax Leopold Wagner, Dizionario etimologico sardo, Ed. Carl Winter, Heidelberg, 1960) deriva una denominazione minore, gròbbes o cròbbes, che in alcune aree del Nuorese, in particolare ai confini fra i territori delle varianti del sardo logudorese e campidanese, individua anche altri generi di composizioni, segnatamente versi di poesia estemporaneaSi veda in proposito: Pier Gavino Sedda, Pasquale Maoddi, Crobbes - poesie del 700 dalla tradizione orale, per "Iniziative Culturali - Biblioteca Comunale di Gavoi", Edizioni Si, 1987.
I gosos in Sardegna I gosos comprendono componimenti poetici religiosi in lingua sarda, in tutte le sue varianti (compreso il sassarese) su schemi metrici (ottava, sestina, quintilla).
Secondo il ricercatore Giovanni Dore, i gosos cantati in Sardegna traggono origine dai modelli bizantini, infatti essi, nella struttura nella metrica e nelle strofe con ritornello alla fine, sono identici agli inni greci dei κοντάκιαG. Dore, cit., p.VII. Nel De caerimoniis aulae Byzantinae si racconta, del resto, come il protospatario Torchitorio I avesse inviato una rappresentanza di Sardi a Costantinopoli i quali, in onore dell'imperatore Costantino VII Porfirogenito, avevano cantano un inno in grecoG. Dore, cit, p.VIII. Altri pensano a una dipendenza dei gosos dalle italiane lauda, diffusesi per irradiazione della spiritualità francescana nelle regioni dell'Occidente; altri ancora, infine, ritengono che i gosos siano di matrice autoctona, affondando le proprie radici nella tradizione mediterraneaI gosos di San Costantino, Antonio Francesco Spada.
Dal XIV secolo i gosos sono segnalati come componente essenziale delle novene; dal XV secolo, nell'innologia sarda, pur permanendo l'uso del sardo prevalse però l'uso della lingua spagnolaibidem. Nel periodo dell'inquisizione spagnola ci fu un periodo di stasi, nel XVII secolo in Sardegna esplose il fenomeno della drammatica religiosa ed i gosos erano parte integrante di quei rituali.
Nel 1649 il teatro fu proibito da Filippo IV, tuttavia la tradizione continuò e dal XVIII secolo si registra la diffusione delle raccolte manoscritte dei gosos in sardo e nel secolo successivo i manoscritti erano presenti in tutte le comunitàG. Dore, cit, pp.VIII-IX. Sono tuttavia conservati anche dei componimenti in spagnolo, come nel componimento di Jaime Zonquelo Espada, che nel 1734 compose i Gosos de la Virgen de la Piedad, il cui manoscritto è conservato nella parrocchia di Sedilo.
Tuttavia questi furono oggetto di censura, infatti intorno al 1763, l'arcivescovo di Sassari Giulio Cesare Viancini proibì i gosos a favore di uno stile più severo nella liturgiaAngelo Stefano Bessone, Il giansenismo nel Biellese, Biella, 1976, p. 132 (il prelato nutriva simpatie gianseniste). Questi canti popolari religiosi conobbero una nuova battuta d'arresto in seguito, nel 1924, in occasione del Concilio plenario dei vescovi sardiTenutosi ad Oristano; in proposito, Lettera degli Arcivescovi e Vescovi di Sardegna al loro Clero e Popolo, 31 maggio 1924 “Monitore Ufficiale dell'Episcopato Sardo”, 1924, pp. 47–4 che aveva vietato questo tipo di canti. In quegli anni inoltre, in un clima di assimilazione culturale, erano state poste in atto una serie di divieti e disposizioni contro l'uso dei dialetti e lingue alloglotte, compreso il sardo.
Raccolte Il testo più antico di gosos tra quelli oggi conosciuti è la raccolta delle Laudes a sa Rejna de sa RosaDamiano Filia, Laudario lirico quattrocentista e la vita religiosa dei Disciplinati Bianchi di Sassari, Sassari 1935.
Grazia Deledda ha raccolto alcuni brani di gosos in un capitolo del suo Tradizioni popolari di Nuoro in SardegnaGrazia Deledda, Tradizioni popolari di Nuoro in Sardegna (edizione online di sintesi, ma comprendente spartito), in Rivista delle tradizioni popolari italiane, 1893-1895, così come le furono riportati oralmente e con riferimento alla Raccolta di canti popolari logudoresi del Ferraro, che dei gosos (ma anche di altri generi espressivi) era stato a sua volta ben più prolifico collettoreGiuseppe Ferraro, Raccolta di canti popolari logudoresi, Loescher, Torino, 1891 - edita anche come Canti popolari in dialetto logudorese, a cura di G. Ferraro, in D. Comparetti-A. d'Ancona, Canti e Racconti del popolo italiano, Torino, Firenze, Ermanno Loescher, 1891, vol. IX.. La detta raccolta del Ferraro contiene la trascrizione di 37 gosos, alcuni dei quali riportati in distinte varianti locali, tutti accompagnati dal nome di chi li ha di volta in volta raccolti.
Nel 2004 la diocesi di Nuoro ha pubblicato una raccolta curata dai sacerdoti Giovanni Carta e Pietro Muggianu che ha dichiarati scopi antologici e che riunisce circa un centinaio di gosos, alcuni dei quali inediti, sino ad allora dispersi su supporti eterogenei "nelle varie parrocchie" della fascia centrale dell'IsolaGiovanni Carta, Pietro Muggianu, Novenas e Gosos della Diocesi di Nuoro, Ed. L'Ortobene, Nuoro, 2004.
Nel 2005 è stata pubblicata una raccolta di gosos di Bitti"Raimondo Turtas, Giovanni Lupinu, Le chiese e i gosos di Bitti e Gorofai, Cagliari (Centro di Studi Filologici Sardi/CUEC)", 2005
Note
Bibliografia Auguste Boullier, L'île de Sardaigne. Dialecte et chants populaires, Paris 1865 (tradotto in italiano da Raffa Garzia, I canti popolari della Sardegna, Bologna 1916.) Francesco Alziator, Il folklore sardo, Bologna, 1957 Giovanni Dore, Gosos e ternuras, Nuoro, 1983 Giampaolo Mele, Una nota sulla musica di un goig del cod. 1 della Biblioteca del Monastero di Montserrat (Catalogna), Quaderni Bolotanesi, n. 12 Bolotana, 1986 Raimondo Turtas - Giancarlo Zichi, Gosos. Poesia religiosa popolare della Sardegna centro-settentrionale, Sassari 2001. Paolo Mercurio, Humanitas Musicale Sarda, presentazione di Roberto Leydi, Nuoro, 2005
Voci correlate Cantu a cuncordu Canto a tenore Mutu (musica) Cantu a chiterra Cantu in re Disisperada
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