La lingua italiana in Argentina ha sempre avuto nel Paese un ruolo particolare, dato che l'Argentina per decenni fu la meta di emigrazione italiana per eccellenza.

Storia Dal XVI al XVIII secolo la dominazione spagnola in Argentina proibì lo stanziamento di stranieri nei suoi territori. Nel 1816, in seguito all'indipendenza, questa proibizione venne cancellata ma l'immigrazione fu molto scarsa a causa del e della dittatura xenofoba di De Rosas, dal 1835 al 1852. Fecero eccezione solo poche persone come i religiosi desiderosi di propagare la propria fede o gli intellettuali che, dopo il fallimento dei moti rivoluzionari italiani, provarono a proporre i propri ideali politici in una nuova terra. Solo a partire dal 1853, con la sanzione della CostituzioneArt. 25 della Costituzione. ancora in vigore, ci fu un significativo fenomeno di emigrazione, che divenne di massa (la cosiddetta “inmigración aluvión”) dopo il 1876, grazie alla legge di colonizzazione e agricolturaLegge n. 817, emanata sotto il governo di Nicolas Avellaneda. Sarà abolita nel 1981, sotto il governo militare del generale Videla (D. Petriella - Società Dante Alighieri, Situazione generale della presenza della lingua e cultura italiana in Argentina)..

La lingua italiana in Argentina ha conosciuto una notevole diffusione negli ultimi decenni soprattutto grazie a quei discendenti di emigrati italiani che sentono un forte desiderio di riscoperta delle proprie origini e a quelli che sperano di trovare in Italia condizioni economiche migliori.

Emigrazione italiana in Argentina Già a partire dall'inizio del Seicento cominciavano ad emigrare i primi italiani in Argentina: nel 1607 tra i 600 abitanti di Buenos Aires furono censiti più di 50 italiani, provenienti principalmente da Genova e Venezia (erano naviganti, commercianti ed esploratori). Due secoli più tardi nella stessa città i nativi italiani censiti arrivarono a 96, di cui 54 genovesi e i restanti provenienti dal Piemonte, dal Regno di Napoli, da Roma, da Venezia, dall'Emilia-Romagna e dalla SiciliaNei censimenti compaiono nomi ispanizzati - come Juan da Giovanni o Esteban da Stefano - ma non si sa se è opera degli stessi emigrati o degli addetti alla trascrizione dei nomi negli uffici argentini (Paola Giunchi, Il destino della lingua italiana in Argentina e i risultati della sua fusione con lo spagnolo).. A partire dal 1870, cominciò la vera e propria emigrazione di massa, che si divide principalmente in due ondate: la prima, tra la fine dell'Ottocento e gli inizi del Novecento, e la seconda, a partire dalla fine della seconda guerra mondiale. I flussi migratori raggiunsero il loro picco durante la prima ondata migratoria, con persone provenienti perlopiù dal nord Italia (piemontesi, liguri, lombardi, veneti e friulani); diminuirono nel periodo tra le due guerre per poi aumentare nuovamente tra il 1945 e il 1990 (anche se il numero dei rientrati superava i 511.641 espatriati) grazie a molti emigrati meridionali (campani, siciliani, calabresi, abruzzesi e molisani). In totale risale a circa 3.000.000 il numero di espatri in ArgentinaC. Bagna, America Latina, in Storia Linguistica dell'Emigrazione Italiana nel Mondo, p. 313.. Il motivo principale per cui si scelse l'Argentina era il bisogno di forza lavoro, sia nei grandi territori da colonizzare che nei centri urbaniC. Bagna, America Latina, in Storia Linguistica dell'Emigrazione Italiana nel Mondo, p. 314., dove molti italiani riuscirono a diventare veri e propri imprenditoriAncora oggi abbiamo testimonianza dell’importanza dell’imprenditoria italiana grazie a numerose imprese di proprietà di italo-argentini: secondo il documento Gli italiani in argentina: analisi dell’imprenditoria in Argentina, curato da ITENETS nel 2002, su 1313 imprese di italo-argentini i proprietari sono per il 40% figli di emigranti nati in Italia e per il 30% sono nipoti o pronipoti (C. Bagna, America Latina, in Storia Linguistica dell'Emigrazione Italiana nel Mondo, p. 326)..

Secondo il rapporto della Fondazione Migrantes sugli italiani nel mondo nel 2010Quinto rapporto Fondazione Migrantes., su 4.028.370 di italiani residenti all'estero, 627.460 si trovavano in ArgentinaI dati del rapporto Migrantes si basano su elaborazioni di dati AIRE.: è il Paese con il più alto numero di italianiCarla Bagna, America Latina, in Storia Linguistica dell'Emigrazione Italiana nel Mondo, p. 307.. L'affidabilità dei suddetti dati non è però certa, poiché iscriversi all'anagrafe degli italiani residenti all'estero è facoltativo.

Contatto linguistico Nonostante l'altissimo numero di italofoni in Argentina, l'italiano non ha mai prevalso sullo spagnolo. Quel che accade nella “protoimmigrazione”Meo Zilio suggerisce che bisogna distinguere la “protoimmigrazione” (fino al 1930), caratterizzata dall’analfabetismo o una scarsa coscienza della propria lingua, dalla “neoimmigrazione” (dal 1930), più istruita e cosciente della lingua nazionale. La prima, costituita soprattutto da meridionali, non fa fatica a dimenticare quel poco che sa di italiano per adottare, anche se in modo imperfetto, lo spagnolo; la seconda, soprattutto di provenienza settentrionale, è più resistente alla fusione delle due lingue (Antonella Cancellier - Università di Milano, Italiano e spagnolo a contatto nel Rio de La Plata). fu un contatto tra spagnolo, italiano standard e sue varietà dialettali e gerghi favorito sia da fattori linguistici (gli italiani che giungono in territorio argentino in questo periodo sono poco colti e ciascuno è portatore del proprio dialetto) che da fattori extra-linguistici (come l'alto tasso di urbanizzazione e la proliferazione di case popolari, dette conventillosLa mancanza di infrastrutture che permettessero di accogliere le numerose persone emigrate durante 40 anni ha permesso la creazione di queste case popolari, dove convivono emigrati, provenienti da diverse zone d’Italia, e nativi (M. B. Fontanella De Weinberg, M. I. Blanco De Margo, E. Rigatuso, S. Suardiaz De Antollini, Mantenimiento y cambio de lingua en distintos subgrupos de la Comunidad italiana del partido de Bahia Blanca, in L'Italiano in America Latina di V. Lo Cascio).). Si originano forme di “contaminatio linguistica”L. H. Correa, Situazione dell'italiano nella provincia di Buenos Aires: problemi e aspetti di una "contaminatio linguistica", in L'Italiano in America Latina di V. Lo Cascio., veri e propri miscugli come il cocoliche (lingua mista di transizione che coinvolge tutti i livelli creando un impasto incomprensibile) e linguaggi gergali ricchi di termini presi da altre lingue, tra cui gli italianismi, come il lunfardoA. Cancellier - Università di Milano, Italiano e spagnolo a contatto nel Rio de La Plata. (gergo dei bassi ceti, basato su prestiti lessicali, che permane tutt'oggi, seppure con un uso molto più marginale e ridotto, anche nel vocabolario, rispetto a epoche passate, come una lingua gergale rioplatense non più collegata alla malavita). Diversamente da quel che accade nelle colonie linguistiche del Brasile, in cui si conserva il dialetto noto come “taliàn”, queste forme ibride tendono a scomparire nelle generazioni successive o a permanere soltanto in certi generi letterari specifici.

Fanno eccezione poche colonie linguistiche, in cui la lingua madre si conserva fino alle terze generazioni. Ne sono esempi la colonia di Aldea RomanaFondata intorno al 1900 da coloni marchigiani., nel partidoBahia Blanca è una delle 135 parti in cui è divisa Buenos Aires. di Bahia BlancaM. B. Fontanella De Weinberg, M. I. Blanco De Margo, E. Rigatuso, S. Suardiaz De Antollini, Mantenimiento y cambio de lingua en distintos subgrupos de la Comunidad italiana del partido de Bahia Blanca, in L'Italiano in America Latina di V. Lo Cascio., e quella di CaroyaColonia fondata nel 1878 da 60 famiglie italiane che giungono durante il periodo di “colonizzazione ufficiale”: a ciascuna di esse lo stato concede, a basso prezzo, 25 ettari di terra con l'obbligo di coltivazione. Essendo lontani dalla linea ferroviaria (a circa 15 km di distanza), i gruppi tendono a conservare la lingua e cultura d’origine e a fortificare la propria unità (N. L. Prevedello, A. M. De Rodriquez Rojas, La lengua de los inmigrantes italianos en Cordoba y sus discendientes. Una cuestión de prestigio, in L'Italiano in America Latina di V. Lo Cascio)., nella provincia di Cordoba. In entrambi i casi fattori come l'isolamento della vita rurale e la provenienza dalla stessa zona d'Italia favoriscono il mantenimento della lingua e cultura d'origine. È una resistenza al cambiamento che, insieme allo scarso livello di istruzione, si proietta anche sulle successive generazioni in cui le tradizioni restano vive, il lavoro resta quello dei campi e l'educazione quella di livello primario.

Vi sono anche molti argentini della zona compresa tra le province di Cordoba e Santa Fè, discendenti di piemontesi, emigrati prima del 1930, che hanno tramandato il dialetto piemontese, rinsaldando negli ultimi decenni, anche attraverso diversi gemellaggi, i contatti con l'area di origine.

Mutamenti linguistici Negli anni ottanta L. H. Correa, dell'Università di La PlataL. H. Correa, Situazione dell'italiano nella provincia di Buenos Aires: problemi e aspetti di una "contaminatio linguistica", in L'italiano in America Latina di V. Lo Cascio., parla di una “contaminatio linguistica” in cui, tra i cambiamenti avvenuti nella lingua madre degli emigrati, risultano prestiti linguistici e mutamenti fonetici, morfologici e semantici.

Mutamenti fonetici: spostamenti di accento (parole piane di uso ridotto in italiano - come “autopsìa" - diventano sdrucciole come avviene nei rispettivi vocaboli castigliani; viceversa, parole sdrucciole in italiano - come “ateo” - vengono pronunciate come piane, secondo il modello castigliano); diversa pronuncia del fonema /r/ (in vocaboli come “Roma”, “riso”, “ridere”, ecc., si pronuncia come se fosse una doppia “rr” spagnola); dissimilazione consonantica (“alunno”, “attore” diventano alumno, actor, secondo l'uso castigliano); assimilazione fonetica dei fonemi /b/ e /v/ italiani (la /v/ in parole come “vaso”, “veloce”, “volubile”, viene pronunciata in un'articolazione intermedia tra /b/ e /v/ ; in spagnolo alle lettere b e v dell'ortografia tradizionale corrisponde lo stesso valore fonetico). Prestiti linguistici: asado per dire "cena a base di carne grigliata"Si evita l’espressione italiana, troppo lunga, preferendo l’unica parola castigliana, più ricca a livello connotativo.; casaquinta per dire "casa in campagna" (nello spagnolo d'Argentina questa parola indica una casa grande con giardino situata comunemente fuori città o in campagna; in Spagna questo termine non viene usato, deriva dall'unione di casa e quinta, casa di campagna); interventore (traduzione del castigliano interventorQuesto termine acquista pienamente senso solo nel contesto argentino, dove molte volte sono “intervenuti” governi militari per risolvere i problemi del governo precedente.) per indicare una persona incaricata di controllare e risolvere determinate operazioni commerciali o di vigilare durante le elezioni. Mutamenti morfologici: tiraggio del giornale invece di "tiratura" (deriva dal castigliano tirajeIl parlante pensa sia corretto perché lo è per molte altre parole come “viaggio” da viaje, “coraggio” da coraje, ecc.); accusazione invece di "accusa" (dal castigliano acusaciòn; lo stesso accade per pronunciazione, da pronunciación); lodabile invece di "lodevole" (dal castigliano loable; lo stesso accade per molti altri aggettivi che terminano in -vole). Mutamenti semantici: annegata invece di "allagata" (dal castigliano anegada, che vuol dire allagata, inondata, riferito a una terra); chiosco inteso come "tabaccheria" (piuttosto che piccola costruzione all'aperto). Questo uso è quello ufficiale nell'italiano della Svizzera. In Argentina è dovuto all'influsso dello spagnolo, in Svizzera del tedesco (quiosco e kiosk).