Per molto tempo membro della Lega dei Comunisti di Jugoslavia, Mladić iniziò la carriera nell'Armata Popolare Jugoslava nel 1965. Durante le guerre jugoslave ricoprì dapprima l'incarico di ufficiale di alto livello dell'Armata Popolare Jugoslava, poi di capo di stato maggiore delle forze armate dell'esercito della Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina durante la guerra in Bosnia, tra il 1992 ed il 1995. Nel 1995 venne accusato dal Tribunale Penale Internazionale per la Ex Jugoslavia di genocidio, crimini di guerra e crimini contro l'umanità. Come capo militare con responsabilità di comando, Mladić fu accusato dall'ICTY di essere responsabile dell'assedio di Sarajevo (5 aprile 1992 - 29 febbraio 1996) e del genocidio di Srebrenica, il più grande genocidio in Europa dalla seconda guerra mondiale. È stato spesso chiamato dalla stampa internazionale "Il macellaio della Bosnia" oppure "Il boia di Srebrenica" o "Il carnefice di Srebrenica"; un titolo riferito anche a Radovan Karadžić, all'epoca presidente della Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina.

Nel luglio 1996 il tribunale penale internazionale per l'ex-Jugoslavia (ICTY) confermò tutte le accuse iscritte in precedenza, dichiarando che c'erano ragionevoli motivi per credere che avesse compiuto i crimini per cui era accusato ed emanò un mandato di cattura internazionale. Il governo serbo e statunitense offrirono una taglia di 5 milioni di dollari a chiunque avesse offerto delle informazioni per la cattura e l'arresto di Mladić. Nell'ottobre 2010 la Serbia intensificò la caccia alzando la ricompensa per la cattura di Mladić da 5 a 10 milioni. Mladić riuscì comunque a restare in libertà per 16 anni, protetto dalle forze di sicurezza serbe e serbo-bosniache e successivamente dalla sua famiglia.

Il 26 maggio 2011 fu arrestato a Lazarevo, in Serbia: la sua cattura era considerata una delle condizioni affinché la Serbia potesse candidarsi a diventare membro dell'UE. Accusato di aver commesso crimini di guerra, crimini contro l'umanità e genocidio, il 31 maggio 2011, dopo 16 anni di latitanza, Mladić fu estradato all'Aja e processato nel centro di detenzione che ospita gli accusati del Tribunale penale internazionale per l'ex-Jugoslavia (ICTY). Il processo, iniziato il 12 maggio 2012, si concluse il 22 novembre 2017 con la condanna all'ergastolo. La condanna fu confermata anche in appello l'8 giugno 2021, con un inasprimento ed estensione delle motivazioni sull'uso del genocidio.

Primi anni Ratko Mladić nacque il 12 marzo 1942 a Božinovići, villaggio del comune bosniaco di Kalinovik, a sud di Sarajevo, e aveva due fratelli, Milica (nata nel 1940) e Milivoj (1944). La regione faceva parte dello Stato Indipendente di Croazia, o NDH, uno stato fantoccio creato dalla Germania nazista e dall'Italia fascista in seguito all'invasione e allo smembramento del Regno di Jugoslavia nella seconda guerra mondiale. Per questo motivo, Ratko (nato con il nome Ratimir),Rogel, pág. 129 è cresciuto in un ambiente di guerra e in un sentimento nazionalista. Book Rags. Ratko Mladic Biography. Consultado el 9 de octubre de 2009. Sua madre era Stana Lalatović (1919-2003), e suo padre, Neđo Mladić (1909-1945), un leader militare dei partigiani bosniaci, fu assassinato dagli "Ustaša croati alleati con i nazisti, durante una scaramuccia a Bradina (a sud-ovest di Sarajevo), quando lui aveva solo due anni. Questo fatto ha lasciato un segno indelebile nella sua personalità. Motivato da questo ricordo, il giovane Mladić lasciò il suo villaggio all'età di quindici anni e si arruolò nell'esercito.O'Shea, pág. 19

Prima carriera militare Nel 1961, aiutato dal fatto di essere orfano, entrò alla Scuola militare di Zemun e successivamente all'Accademia Militare KOV e alla Scuola ufficiali, diplomandosi con il massimo dei voti. Nel 1965 ottenne a Skopje il primo incarico, trovandosi a comandare un'unità composta da militari tutti più anziani di lui. Cominciando la scalata come sottotenente, si dimostrò capace, arrivando a guidare prima un plotone, poi un battaglione e infine una brigata. Nel 1989 fu promosso alla guida del Dipartimento Educazione del Terzo Distretto Militare di Skopje.

Durante le guerre jugoslave

Nel 1991 si trovava in Kosovo a comando del "Corpo Pristina", che aveva il compito di controllare la frontiera con l'Albania. Dopo lo scoppio della guerra in Croazia ottenne il grado di colonnello e gli venne conferito il comando del IX Corpo dell'Armata Popolare di Jugoslavia; successivamente fu inviato a Tenin, in Dalmazia, per guidare le forze contro i secessionisti croati. Il 4 novembre 1991 fu promosso a maggior generale. In questo periodo le forze sotto il suo comando partecipano alla guerra in Croazia e sostennero le formazioni paramilitari serbo-bosniache, tra cui la "polizia" di Milan Martić.

Il 24 aprile 1992 Mladić fu promosso a tenente colonnello generale. Il 2 maggio dello stesso anno, un mese dopo la dichiarazione di indipendenza della Repubblica di Bosnia ed Erzegovina, Mladić e i suoi ufficiali bloccarono la città di Sarajevo, sparando sul traffico che entrava e usciva dalla capitale bosniaca e tagliando le forniture di acqua e di elettricità: iniziava così l'assedio di Sarajevo, considerato il più lungo assedio della storia moderna.

Nei quattro anni che seguirono, la città fu sottoposta a brutali bombardamenti e la popolazione dovette subire i numerosi attacchi da parte dei cecchini. Il 9 maggio 1992 Mladić divenne vice-comandante del distretto militare dell'JNA con sede a Sarajevo e, appena il giorno dopo, assunse il titolo di comandante del distretto.

Il 12 maggio 1992 il Parlamento serbo-bosniaco, per rispondere alla secessione proclamata della Bosnia, istituì l'esercito della Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina; Mladić fu promosso capo di stato maggiore dell'esercito, posizione che mantenne fino al 1996. Il 24 giugno 1994 fu promosso al rango di colonnello generale con 80.000 uomini sotto il suo comando.

Nei tre anni di guerra che seguirono, le truppe di Mladić commisero diversi massacri contro i civili, stuprando migliaia di donne musulmane (stupro etnico) e istituendo campi di concentramento. La stagione di violenze culminò col massacro di Srebrenica, compiuto insieme alle forze paramilitari comandate da Arkan (le "Tigri di Arkan"), e riconosciuto poi come un atto di genocidio dal Tribunale penale internazionale per l'ex-Jugoslavia.

Il 4 agosto 1995, in seguito a un massiccio attacco dei croati contro la Repubblica Serba di Krajina, Radovan Karadžić decise di destituire Mladić dal comando dell'esercito e di assumerne lui stesso il comando: Karadžić motivò la decisione con la perdita di due zone chiave nell'ovest della Bosnia, accusando il generale per queste sconfitte. Mladić si rifiutò di lasciare il comando e il grande sostegno popolare di cui godeva costrinse Karadžić a ritornare sulla sua decisione l'11 agosto.

Mladić lasciò il comando dell'esercito a guerra finita, l'8 novembre 1996, su decisione del presidente della Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina Biljana Plavšić.

Famiglia Ratko Mladić era sposato con Bosa Mladić, dalla quale ha avuto due figli: Darko e Ana. Darko ha una figlia nata nel 2001, Anastasija, e un figlio nato nel 2006, Stefan.

Ana venne ritrovata morta suicida il 24 marzo 1994, con una pistola regalata dal padre; una delle teorie riconduce il suicidio alla vergogna provata per i crimini di guerra commessi dal padre, mentre un'altra lo collega alla morte del fidanzato Dragan, un giovane serbo che sarebbe stato mandato a combattere in Bosnia e successivamente ucciso. Secondo questa ricostruzione, Mladić avrebbe osteggiato la relazione tra i due e avrebbe disposto il trasferimento del giovane al fronte, senza informare la figlia della sua morte. Lo storico Jože Pirjevec ha sostenuto che Ana potrebbe essersi suicidata anche come forma di protesta nei confronti del padre, ritenendolo indirettamente responsabile della morte del fidanzato.

Il fatto fu un duro shock per Mladić. Qualche settimana dopo la morte di Ana, che lui chiamava Stella, Mladic radeva al suolo Goražde: in codice, operazione Stella.https://www.corriere.it/sette/26_agosto_27/ana-figlia-prediletta-mladic-suicidio-a8075849-7523-4663-933f-e9595bb42xlk.shtml?refresh_ce La sua storia è stata raccontata dalla scrittrice spagnola Clara Usón nel suo romanzo intitolato La figlia.

Accusa, latitanza e arresto

Il 24 luglio 1995 Ratko Mladić fu accusato dal Tribunale penale internazionale per l'ex-Jugoslavia (ICTY), insieme a Radovan Karadžić, di genocidio, crimini di guerra e crimini contro l'umanità. Il 16 novembre dello stesso anno a queste accuse si aggiunse quella di aver attaccato la zona di sicurezza vicino a Srebrenica.

Il primo atto d'accusa ufficiale dell'Ufficio del Procuratore ICTY contro Ratko Mladić e Radovan Karadžić, confermato il 25 luglio 1995, accusava formalmente i due imputati di essere presumibilmente colpevoli di genocidio e crimini contro la popolazione civile sul territorio della Bosnia Erzegovina (caso numero IT-95-5). Un secondo atto d'accusa fu confermato il 16 novembre 1995 per gli eventi accaduti a Srebrenica nel luglio dello stesso anno (caso numero IT-95-18). I due atti d'accusa vennero riuniti nel luglio 1996 in un unico atto d'accusa (caso numero IT-95-5/18), mentre il 15 ottobre 2009 i casi Mladić e Karadžić furono scissi (Mladić caso numero IT-09-92). L'articolo 21 dello Statuto del Tribunale Internazionale decretava l'impossibilità dello svolgimento del processo in absentia, ovvero in assenza dell'imputato, ma ammetteva la possibilità per l'ICTY di confermare le accuse e l'impianto accusatorio nel caso di una ragionevole certezza della loro fondatezza e delle responsabilità effettive.

Il governo statunitense offrì una taglia di 5 milioni di dollari per la cattura di Mladić, mentre la Serbia offrì la cifra di 1 milione di dollari.

Luogo della latitanza Per molto tempo il luogo dove si era rifugiato Mladić, protetto da pochi fedelissimi e dalla sua famiglia, rimase sconosciuto. Nel 1997 venne segnalato sulle spiagge del Montenegro, mentre nel 2000 assistette ad una partita di calcio tra Cina e Jugoslavia a Belgrado. Altri lo segnalarono a Mosca, a Salonicco e ad Atene. Qualcuno afferma che abbia utilizzato come nascondiglio il suo bunker di guerra situato a Han Pijesak vicino a Sarajevo.

Il 14 aprile 2010 il giornale serbo Kurir riprese la notizia di un giornale bosniaco secondo cui Mladić viveva in un'azienda agricola in compagnia di Zoran Obrenovic Maljic, capo della sua sicurezza in Voivodina, a circa ottanta chilometri a nord di Belgrado, per cercare di curare una forma depressiva tramite il lavoro.

2005 Nel 2005 la cattura di Mladić sembrava imminente; un sottufficiale disertore dell'esercito serbo-montenegrino affermò che una caserma militare nella periferia di Belgrado aveva ospitato l'ex generale, e che alcuni di quelli che si riteneva fossero suicidi erano in realtà una copertura per eliminare testimoni scomodi. Voci affermavano che il governo serbo stesse trattando con Mladić in persona la sua consegna al Tribunale Internazionale, ma la questione si risolse in un nulla di fatto.

2006 Nel 2006 vi fu uno scontro diplomatico molto intenso fra l'Unione europea e la Serbia, a causa della mancata cattura del generale serbo bosniaco: l'UE aveva posto come termine la data del 10 maggio, ma la sua cattura non si realizzò. Secondo fonti serbe di quel periodo Mladić si nascondeva in Serbia: questa informazione fu pubblicata più volte senza che si arrivasse però ad un'effettiva cattura che, secondo le medesime fonti, doveva essere ormai molto vicina.

2008