Il rugby a 15 è presente in Italia fino dal secondo decennio del XX secolo; importatovi dalla Francia per subdiffusione, si strutturò alla fine degli anni venti con la nascita della Federazione e, a seguire, del campionato e della nazionale; partecipante alle competizioni internazionali dal 1936 (l'edizione inaugurale della Coppa Europa, vinta per la prima e unica volta nel 1997), il rugby italiano è presente alla Coppa del Mondo fin dalla sua prima edizione nel 1987, nel Sei Nazioni dal 2000 e, a livello di club, nelle competizioni continentali European Rugby Champions Cup ed European Rugby Challenge Cup fin dalla loro istituzione (1996).
A livello femminile, inoltre, oltre a organizzare un proprio campionato nazionale e una Coppa Italia, compete altresì internazionalmente nel Sei Nazioni e nel Campionato europeo di categoria, competizione che l'Italia si aggiudicò nel 2005 per la prima e unica volta; al 2022 la squadra nazionale femminile vanta cinque presenze alla Coppa del Mondo nel 1991, 1998, 2002, 2017 e 2021, nella più recente delle quali raggiunse i quarti di finale, traguardo mai riuscito in precedenza a qualsivoglia formazione seniores o juniores rappresentante l'Italia.
L'attività rugbistica, sia maschile che femminile, è governata dalla Federazione Italiana Rugby (il cui acronimo è FIR), nata nel 1928 e fin d'allora associata al Comitato Olimpico Nazionale Italiano, organismo di gestione dello sport nazionale. Dal 1987 la FIR è affiliata a World Rugby, la federazione internazionale di governo del rugby a 15 in tutto il mondo all'epoca nota come International Rugby Football Board (IRFB); già dal 1934 tuttavia la FIR era socia e membro fondatrice della FIRA, acronimo di Fédération Internationale Rugby Amateur, alternativo alla IRFB, ma della quale divenne filiale europea nel 1999 con il nome di FIRA — Associazione Europea di Rugby e, dal 2014, Rugby Europe, al quale l'Italia è tuttora affiliata.
Storia La fase pionieristica
Benché il rugby, così come il calcio, fosse noto in Italia fin dal periodo a cavallo dei secoli XIX e XX per via dei marinai e dei viaggiatori britannici che facevano scalo a Genova (tanto che ivi, nel 1893, nacque la prima squadra di calcio del Paese, il ), la vera diffusione su larga scala del gioco fu dovuta a Pietro Mariani, il quale, emigrato in Francia alla fine dell'Ottocento, apprese il gioco e, rientrato in Italia per il servizio militare., costituì il primo consorzio rugbistico del Paese a Milano grazie all'aiuto di un suo amico, Stefano Bellandi. Nacque così la sezione rugbistica dell’Unione Sportiva Milanese, all’epoca società calcistica di primo piano che vent’anni più tardi si fuse con l’Inter; tuttavia fu Torino nel 1910 il teatro del primo incontro di rugby in Italia; il 2 aprile di quell'anno al Motovelodromo si incontrarono il parigino Sporting Club Universitaire de France e il ginevrino Club Servette (incontro terminato 42-3) cui fece seguito un match tra un’estemporanea Rugby Club Torino, scioltosi dopo un solo incontro, e una squadra di rugby associata alla , club calcistico che all’epoca dominava il campionato. Il 2 aprile 1911 il rugby esordì anche nel capoluogo lombardo, all’Arena Civica, quando una formazione francese batté l’U.S. Milanese per 15-0. cionondimeno — come riporta la stampa dell'epoca — entusiasmando il pubblico, tanto da indurre la squadra meneghina a organizzare un nuovo incontro, che si tenne agli inizi del 1912 a Vercelli, contro l’U.S. Chambéry, risoltosi in un 12-3 per i francesi.
La Grande guerra, di fatto, fermò qualsiasi attività e si dovettero attendere quasi dieci anni per poter parlare di nuovo di rugby in Italia.
Ancora Bellandi, nell’Italia tra le due guerre, si adoperò per rilanciare il rugby: grazie all’amicizia con i vertici societari dello Sport Club Italia, ne ottenne strutture per allenamento e campo di gioco, riuscendo a ricostituire una squadra che guadagnò seguito mediatico e, sulla scorta di questo, anche di pubblico.; il 26 luglio 1927 si fece promotore, assieme a Mariani, di un autoproclamato comitato di propaganda, prodromo della costituzione di una federazione nazionale: la disciplina si era infatti diffusa nelle maggiori città (Roma, Napoli, Torino, ma anche in provincia come Udine e altre città)..
Bellandi si rivolse al giornalista francese Henri Desgrange, organizzatore di gare ciclistiche in patria, direttore di una testata parigina, il quale incaricò un suo collaboratore, l'allenatore di rugby Gaston Bénac, di occuparsi della questione: Bénac organizzò quindi due incontri in Italia tra una formazione interna e una transalpina; il primo incontro si tenne il 1º novembre 1927 al Velodromo di Bologna con la vittoria francese per 27-18, e il giorno dopo al Velodromo Sempione (poi Vigorelli) di Milano ancora la squadra francese vinse per 46-35. A seguire, sotto Natale una squadra parigina disputò incontri a Milano, Torino e Brescia (mentre nella primavera del 1928 una selezione milanese restituì la visita e si esibì al Parco dei Principi di Parigi).
Il regime fascista intuì il valore di propaganda della disciplina e ne cavalcò il crescente interesse; il segretario del PNF Augusto Turati promosse la nascita di una formazione associata alla Milizia di Brescia, il XV Legione Leonessa d’Italia., che il 13 maggio 1928 si esibì allo Stadio Nazionale del PNF contro la neonata Lazio nel primo incontro di rugby nella Capitale.. Una settimana più tardi, a Torino, si tenne un'amichevole tra i due club francesi del e del .
Il comitato promotore, riunito a Roma il 26 luglio 1928, diede quindi vita alla Federazione Italiana Rugby.
Tra i primi atti della neonata Federazione vi fu l'organizzazione del campionato e l'istituzione della squadra nazionale; il primo vide la luce nel febbraio 1929 e si concluse con la sfida di finale tra l' e la Lazio, vinta dalla squadra milanese; la seconda invece debuttò a Barcellona nel maggio successivo, contro la parimenti esordiente formazione spagnola, in realtà di fatto una selezione catalana ufficialmente rivestita con i colori della Spagna.; sotto la direzione dell'arbitro francese Brutus gli spagnoli si imposero 9-0; un anno più tardi, all'Arena di Milano, la Spagna restituì la visita e l'Italia conseguì la sua prima vittoria di sempre, 3-0 con una meta di Vinci II.
L'attività proseguì nonostante lo scioglimento della federazione a causa di motivi verosimilmente politici, con la gestione che fu presa in carico direttamente dalla FIGC, della quale il generale della Milizia Giorgio Vaccaro era presidente così come della FIR. Il CONI tentò di introdurre uno sport ibrido italianizzato, la volata, mix di calcio e pallacanestro, ma la cosa non ebbe mai seguito, e nel 1932 fu ripristinata la FIPO — Federazione Italiana della Palla Ovale ribattezzata, nel 1933, Federazione Italiana Rugbi, nome che tenne fino al dopoguerra.
Nel 1934 l’Italia fu, insieme alla Francia, tra le capofila della nascita di una federazione internazionale alternativa all’International Rugby Football Board, che vedeva associate solo le squadre del Regno Unito più parti consistenti dell’Impero britannico e del Commonwealth (Australia, Nuova Zelanda, Sudafrica): a Parigi nacque infatti la FIRA (Fédération Internationale de Rugby Amateur), che istituì nel 1936 il primo Campionato europeo di rugby, che per molti anni, anche nel dopoguerra, fu l'unica vetrina internazionale del rugby italiano.
Il dopoguerra
L'attività rugbistica interna riprese a buon ritmo dopo la guerra, quella internazionale più a rilento; spiccò in quel periodo la convocazione di Paolo Rosi, futuro cronista sportivo e, all'epoca, considerato il miglior rugbista italiano, in una formazione mista europea che affrontò nel 1953 l' a Twickenham.
Nel 1952 e nel 1954 l’Italia arrivò alla finale di Coppa Europa, in entrambi i casi perdendo dalla (rispettivamente 8-17 a Milano e 12-39 a Roma).
Nel 1955 una selezione di giocatori internazionali sudafricani, ufficialmente in visita come universitari di Città del Capo e Stellenbosch, effettuarono un tour in Veneto, vincendo tutti gli incontri meno uno, contro il capitanato da Mario Battaglini che si impose per 15-8.
Negli anni sessanta una selezione di giocatori romani si recò in Inghilterra e Galles con buoni risultati: nel 1963 la squadra perse 14-16 contro i londinesi , 0-12 dallo , 3-6 dallo Stafford ma pareggiò 8-8 contro il ; nel 1965 il ripeté il tour e perse 3-14 contro il , ancora contro gli Harlequins 3-16 e contro il 3-9.
Negli anni settanta il rugby nazionale intensificò gli appuntamenti internazionali: iniziarono i tour ufficiali, dapprima in Madagascar, poi in Africa subequatoriale (Rhodesia e Sudafrica, poi in Inghilterra); nel 1976 l', alla fine del suo tour in Francia, fu in Italia e all'Arena Civica di Milano disputò un match non ufficiale contro gli Azzurri vinto 16-15.. Nel 1977 fu la a venire in Italia e fu organizzato un incontro a Padova tra gli All Blacks e una selezione di campionato, denominata XV del Presidente, integrata da alcuni tra i migliori stranieri che giocavano in serie A; i Tuttineri vinsero 17-9, con tre mete contro una.
Ancora, nel 1979, una formazione di giocatori internazionali neozelandesi capitanati da Sid Going giunsero in Europa in forma non ufficiale; la squadra, chiamata Cantabrians, incontrò la selezione dei Dogi a Montebelluna, incontro rimasto negli annali per la qualità tecnica e vinto 23-6 dai viaggiatori; a fine anno fu di nuovo il turno della ufficiale che, di ritorno dalle Isole Britanniche dove aveva incontrato le quattro Home Union , , e , si fermò a Rovigo per il primo incontro assoluto con la Nazionale italiana, ai cui giocatori tuttavia la federazione neozelandese non assegnò la presenza internazionale; allo stadio Battaglini vi fu il sold out con 14 000 spettatori assiepati ai cancelli dell'impianto, tanto che la polizia autorizzò l’ingresso anche senza biglietto, e le persone in sovrannumero si sedettero sul terreno a bordo campo dietro ai cartelloni pubblicitari; l'incontro fu vinto 18-12 dai neozelandesi e la stampa sottolineò il coraggio e la determinazione messa in campo dall'; a titolo statistico, quella segnata da Rino Francescato in tale incontro fu l’unica meta subita dalla squadra oceaniana in tutta la spedizione, ivi compreso il prologo contro l’.
Negli anni ottanta l’ iniziò ad assommare test match contro le formazioni dell’International Rugby Football Board diverse dalla : nel 1983 fu l’, vittoriosa a Rovigo 29-7, la prima a riconoscere la presenza internazionale ai suoi giocatori. Nel marzo 1987 Stefano Bettarello, mediano d'apertura rodigino, divenne il primo italiano a essere invitato a giocare nei Barbarians, formazione britannica il cui scopo è solo quello di propagandare il gioco del rugby nella doppia declinazione di classe individuale e di sportività dei propri associati. Più tardi, in maggio, Italia e disputarono il primo match ufficiale della storia, l'apertura della I Coppa del Mondo di rugby. Iniziava l'era della competizione mondiale, alla quale l' fu sempre presente.
Nel 1991 giunse il primo test match contro l', ancora in Coppa del Mondo; nel 1994, in occasione delle qualificazioni alla Coppa del 1995, e si incontrarono per la prima volta e prevalsero i britannici per 29-19. Nel 1995, primo anno del professionismo, vi fu l'esordio ufficiale delle squadre di club in una competizione europea, la Heineken Cup, con il sconfitto in casa dal per 21-24 e il vittorioso per 86-8 sui rumeni del Farul Costanza. A metà novembre il neocampione del mondo in tour in Europa effettuò una tappa allo Stadio Olimpico di Roma e vinse 40-21 una partita che vedeva a metà ripresa gli Springbok sorpassati nel punteggio dagli Azzurri (17-21) prima del recupero finale. Nel 1996 fu la a concedere il test match all'Italia, sconfitta 22-29 a Edimburgo.