L'Italia è ricca di maschere regionali di Carnevale, di origine diversa: sono nate dal teatro dei burattini, dalla Commedia dell'arte, da tradizioni arcaiche, oppure sono state ideate appositamente come simboli dei festeggiamenti carnevaleschi di varie città.

È generalmente accettato che le maschere, il rumore, il colore e il clamore avessero avuto in origine lo scopo di scacciare le forze delle tenebre e l'inverno, e di aprire la strada per l'arrivo della primavera.

Regioni e maschere di Carnevale Abruzzo In Abruzzo la maschera ufficiale della regione è Frappiglia, che riuscì ad ingannare persino il diavolo, ma che ancora porta i segni del suo viaggio all'inferno; . Si deve ricordare anche Patanello, di Francavilla al mare. A Castiglione Messer Marino vi è inoltre la coloratissima maschera del Pulcinella abruzzese; .

Basilicata La Basilicata ha maschere legate alle tradizioni arcaiche e contadine, a volte legate al personaggio dell'uomo selvatico.

Il Carnevale di Satriano è considerato come uno degli ultimi riti arborei e ancestrali sopravvissuti nella loro integrità; maschere tipiche sono l'Urs, la Quares'm e i particolarissimi Rumit, sorta di alberi semoventi che provengono dai boschi e invadono il paese.

Le zoomorfe maschere del Toro e della Mucca compaiono durante il Carnevale di Tricarico. I Campanacci caratterizzano invece il carnevale di San Mauro Forte e il carnevale di Montescaglioso. In quest'ultimo centro fra le tante maschere si ricordano anche la quaremma, il cucibocca, u' zembr, u' fus’ (o "la parca") e ’u zit’ e ’a zita. Il carnevale di LavelloIl Carnevale Lavellese, nell’ambito delle Linee di Intervento del PO FESR 2007/2013, è stato riconosciuto tra i Beni del Patrimonio Culturale Intangibile della Basilicata da tutelare e valorizzare. si veda: è caratterizzato da festini detti Pett’la ‘ngôule e da un costume tipico: il DominoDal sito Melandronews, di colore preferibilmente nero come vuole la tradizione e come testimoniano antichi testi scritti, ma usato anche di colore rosso o blu. I "festini" sono feste di ballo che si svolgono in locali situati in vari luoghi del paese; gruppi di giovani mascherati, a turno, si spostano tra un festino e l'altro, invitando i convenuti a ballare insieme.

La maschera ufficiale della città di Potenza è "Sarachella", un ragazzo povero ma che affronta la vita con allegria, è magro come una sarda (da qui il nome). Va in giro con le pantofole al posto delle scarpe, abiti consumati e l'immancabile treccia di peperoncini piccanti per i vicoli di Potenza. Irriverente, sempre con la risposta pronta, conosce i fatti di tutti ed è innamorato della bella Rusinella.

Calabria In Calabria la maschera è GiangurgoloVittorio Sorrenti, Giangurgolo maschera di Calabria, Casa editrice Pubblisfera, 1993, che da una parte mette in ridicolo le persone che imitavano i cavalieri siciliani "spagnoleggianti", ma che ha anche tratti diversi, legati a una leggenda catanzarese. In essa lotta coraggiosamente contro l'occupazione spagnola e viaggia con un carrozzone da teatro col quale, insieme ad alcuni suoi amici, propone spettacoli satirici incitando il popolo alla rivolta. È una maschera della Commedia dell'arte.

Un'altra pittoresca maschera calabrese è "U Zupinu" (o Zupini plur.) La maschera du Zupinu è allocata nell'Alto Tirreno Cosentino, precisamente nella cittadina di Cetraro e paesi limitrofi, in particolare nelle aree rurali. U Zupinu è una maschera molto popolare, infatti non ha vestito di ricorrenza, ma si veste di panni di fortuna, roba vecchia e larga, spesso lenzuola o coperte, berretti, passamontagna o foulard per coprire il viso. U Zupinu è la vera essenza del Carnevale; ama fare festa, ha un appetito pantagruelico e adora il buon vino, difatti u Zupino è sempre brillo. È un personaggio dispettoso e irriverente. Quando un gruppo di persone si riunisce per andare a fare i Zupini si organizza in modo ben preciso; nel gruppo è necessaria la presenza di un suonatore di organetto spesso coadiuvato da un suonatore di tamburello (in assenza, il tamburello può essere sostituito da due cucchiai, suonati come le nacchere tra mani e coscia, oppure da una bottiglia di vetro vuota sulla quale si lascia tintinnare una chiave lunga scheletrata). Altre figure importanti del gruppo dei Zupini sono gli stornellatori. Gli stornelli calabresi, cantati al ritmo di tarantella, sono anche detti "canzoni di dispetto" in quanto lo scopo è quello di vincere una gara a chi riesce a mettere in rima più offese degli altri (antesignani dei rapper americani). Nell'Alto Tirreno Cosentino il periodo di Carnevale coincide con la prima stagionatura dei salumi (salsiccia e soppressata) ecco perché ad un membro del gruppo viene affidato lo "spito", ovvero uno spiedo di ferro o di legno di circa un metro di lunghezza, ad un altro membro del gruppo viene affidato un cestino (panaro) per raccogliere le uova e ad un altro ancora un'anfora (gummulu) o, in tempi più moderni una bottiglia o un bidone di plastica. Ad ogni stazione della processione di Carnevale si aggiunge un pezzo di salsiccia allo spito, un uovo al panaro e un po' di vino al gummulo, ma contestualmente, in ogni casa visitata, si beve e si mangia. Le case sono scelte, normalmente, tra un ristretto gruppo di persone amiche o conoscenti, infatti durate la prima parte della visita il padrone di casa (spesso in vestaglia) cerca di individuare i componenti del gruppo travestiti da Zupini nonostante le voci abilmente camuffate. Difatti, tutta l'allegra spedizione ha due scopi fondamentali; il primo è quello di girovagare per le case a notte fonda portando in processione il pupazzo di carnevale cantando e suonando in modo da svegliare le persone, il secondo scopo è quello di raggranellare cibo e vino in modo da farne scorta per poi consumare il bottino tutti insieme in una casa prescelta. Alla fine del corteo funebre il fantoccio viene bruciato, dopodiché si inizia la parte conviviale durante la quale si cucina la frittata con la salsiccia e si beve il vino fino all'alba.

Campania In Campania c'è la maschera napoletana di Pulcinella che è uno dei simboli del carnevale italiano, insieme ad Arlecchino. Impersona il carattere napoletano in tutti i suoi aspetti, positivi e negativi. Dalla Commedia dell'arte Pulcinella è passato al teatro dei burattini, di cui è diventato uno dei personaggi più importanti, archetipo di vitalità, anti-eroe ribelle e irriverente, alle prese con le contrarietà del quotidiano. Alcuni fanno risalire le sue origini all'Atellana, genere di commedia della Campania preromana poi diffusasi anche a RomaAutori vari, Maschere italiane, Giunti Editore, 2002. ISBN 9788844026066. Consultabile su Google Libri a pag. 58.

Sono campane anche le maschere di Tartaglia, di ScaramucciaPer le maschere napoletane: Leo Valeriano, La tradizione delle maschere, Rai-ERI, 2004, p. 145., Coviello e Don Annibale della Farsa Carnevalesca di Eboli, anch'esse maschere della Commedia dell'arte, e la maschera del Carnevale di Sarno, Alesio. Tipici del carnevale di Teora sono gli squacqualacchiunCorriere dell'Irpinia, articolo Lo Squacqualacchiun arriva in volo, del 17 gennaio 2014; consultabile a questa pagina .

Emilia-Romagna La maschera più celebre dell'Emilia-Romagna, che ha preso forma nella Commedia dell'arte, è quella bolognese del dottor Balanzone, dottore in legge saccente e presuntuoso. Sono del capoluogo regionale anche maschere originarie del teatro dei burattini: Fagiolino, servitore arguto e intraprendenteRomano Danielli, Fagiolino c'è: 50 anni di burattini bolognesi, A. Perdisa, 2004., sua moglie Brisabella, il suo amico Sganapino, pavido e ingenuo, e Flemma. Della provincia di Bologna sono invece Bertoldo, capace di rispondere solo per le rime e di salvarsi dagli impicci con imbrogli e buffonate, suo figlio Bertoldino e sua moglie la MarcolfaPer le Maschere di San Giovanni in Persiceto: R. Renzi, Guida alla provincia di Bologna, Edizioni Pendragon, 2003, p. 134, provenienti da San Giovanni in Persiceto, oltre a Barbaspèn di Pieve di Cento.

A Cento, nel Ferrarese, è nato Tasi.

A Bondeno di Ferrara la maschera è: Al Capirissim (tuttologo ogniscente)

Di Modena sono Sandrone con la moglie Pulonia e il figlio Sgorghìguelo, di Mirandola (MO) è Mirandolina, (protagonista della commedia La locandiera di Carlo Goldoni) accompagnata dalla corte del Principato di Franciacorta.

A Piacenza le maschere erano quattro: Vigion, caricatura dei piacentini dell'Appennino, Tulein Cücalla, ciabattino della città, e le rispettive mogli, Cesira e Lureinsa. Le sfilate carnevalesche dell'Appennino piacentino erano guidate da una maschera dalle sembianze disarmoniche e sgraziate, detta U brüttu (Il Brutto) o A Bestra (La Bestia)Tradizioni popolari piacentine - Vol. I - La ruota del tempo, Carmen Artocchini, Tep, Piacenza, 1999, pagg. 67-75

La maschera tipica di Parma è Al Dsèvod (L'Insipido): vestito con un abito a quadri gialli e blu, rappresenta un servitore della signoria locale..

Di Castelnuovo di Sotto (RE) il Cstlein.

Friuli-Venezia Giulia In Friuli-Venezia Giulia sono tipici della regione i carnevali alpini, con le maschere dei Blumari (a Pulfero)Ignazio Buttitta, I morti e il grano. Tempi del lavoro e ritmi della festa, Meltemi Editore srl, 2006, p. 113., i Maschkar e gli Jutalan (a Timau), te lipe bile maškire (“belle maschere”, a Resia); di Sauris sono i demoniaci babaci o kukaci, le Scheintena schembln e le Scheana schembln. Diffusa in tutto il Friuli è la figura del pust. Passando alla zona giuliana si ricorda la maschera tipica di Monfalcone: il Sior Anzoleto Postier.

Lazio Maschera romanesca nota in tutta Italia che è Rugantino, che ha avuto varie evoluzioni e che impersona il romano tipico; originariamente era un burattinoEnciclopedia Treccani, edizione 1936, voce Rugantino. Ha ispirato una notissima commedia musicale; a lui si affiancano Nina e Meo Patacca, originari del teatro popolarePer le tre maschere: Autori vari, Maschere italiane, Giunti Editore, 2002, pp. 98-102.. Tutte e tre le maschere, ma anche il napoletano Pulcinella e il generale Mannaggia La Rocca sono maschere tipiche del carnevale di Roma, un tempo evento irrinunciabile del Grand Tour che i giovani viaggiatori europei effettuavano in Italia. Una maschera ciociara è quella del Bravante, un brigante spavaldo, spaccone e furbo ideato dall'artista Gian Carlo Riccardi.

Liguria In genere si riferisce alla Liguria la maschera di Capitan Spaventa, della Commedia dell'arteWalter Gautschi, Carnevale, Vimercate, La Spiga Meravigli, 1992., ma sono tipiche anche le maschere genovesi di Baciccia della Radiccia e del suo fidato amico Barudda, nati come burattiniLeo Valeriano, La tradizione delle maschere, Rai-ERI, 2004, p. 285.. Altre importanti maschere regionali sono CicciolinLeo Valeriano, La tradizione delle maschere, Rai-ERI, 2004, p. 325. (di Savona), Becciancìn (di Loano), Nuvarìn (di Cairo Montenotte) e Bacì l'Inciaštru (di Pieve di Teco).

Lombardia Meneghino, maschera della Commedia dell'arte, è il simbolo notissimo di Milano; è accompagnato da sua moglie Cecca di BerlinghittAutori vari, Maschere italiane, Giunti Editore, 2002, p. 116.. Beltrame è un'altra maschera milanese, di origine più antica.

La Lombardia è inoltre patria del celebre Arlecchino, uno dei simboli del carnevale italiano, insieme al napoletano Pulcinella; come BrighellaAutori vari, Maschere italiane, Giunti Editore, 2002, pp. 52 e 48., è una maschera proveniente dalla Commedia dell'arte e originario di Bergamo.