Belmoro è un romanzo fantascientifico«ascrivibile certamente al genere fantascientifico» ; «topoi del genere fantascientifico» di Corrado Alvaro pubblicato postumo e incompiuto nel 1957, un anno dopo la scomparsa dell'autore; è ambientato in un mondo distopico post apocalittico.

La critica novecentesca ha definito Belmoro «il romanzo più originale di Alvaro, per argomento e per struttura narrativa».

Storia editoriale Nel marzo del 1954 Corrado Alvaro annunciò in un'intervista radiofonica al «Terzo Programma» di avere in lavorazione Belmoro, presentandolo come «libro intermedio», «fantasia sugli anni del dopoguerra», destinato a uscire in autunno. La malattia che ne provocò la morte nel 1956 impedì allo scrittore di completare l'opera. Il romanzo fu pubblicato postumo nel 1957 per Bompiani, a cura di Arnaldo Frateili; l'edizione reca un'«Avvertenza» che precisa l'incompletezza del testo (mancano parte della prima e della seconda parte).

Trama Un nuovo mondo è sorto dalla catastrofe atomica e dagli orrori della terza guerra mondiale, retto da un ordine tecnocratico in grado di plasmare le idee e i sentimenti degli uomini. Il suo nome è Opera Mundi e la capitale mondiale è Energheiton: una realtà disumanizzata nella quale la vita è scandita dai diktat della tecnocrazia.

In Opera mundi anche le pulsioni dell'anima sono osteggiate. Tutto è governato dalle leggi della tecnocrazia e del mercato. Anche la riproduzione è amministrata da politiche eugenetiche. I più ricchi si affidano alla fecondazione artificiale. Le debolezze umane, l'infelicità e la miseria appartengono esclusivamente a coloro che, fuori da questo sistema, vivono ai margini della società, disprezzati e perseguitati. Solo Magnitudo (una città in bilico tra un glorioso passato e un'incalzante e sempre più feroce modernità) e la regione di Lipona provano a resistere ai diktat dell'Ordine Mondiale, perpetuando passioni, virtù e vizi del passato.

Belmoro (questo il nome che gli viene dato dalla famiglia contadina che per prima lo accoglie sulla Terra) è una creatura extraterrestre, scaraventata tra gli uomini da un altro mondo. Un diciottenne senza sentimenti, senza storia, senza memoria: ricorda solo di provenire dal cielo. Quanto basta per scatenare l'incredulità fra i detentori del sapere e della tecnica, l'ottusità della gente, lo sberleffo dei vertici della polizia di Magnitudo. Ma anche i loro sospetti. Per i tutori dell'ordine, gli uomini dispongono naturalmente di una memoria. E rimuoverla dal loro vissuto è compito del potere. A ribadirlo a Belmoro è un tecnocrate di Energheiton:

A Belmoro sono ignoti non solo i concetti di bene e di male, di colpa e di peccato, ma anche la speranza e la paura. Inizierà a sperimentare la paura solo quando incontrerà per la prima volta un altro essere umano, una donna. Il suo nome è Irmene.

Per un insondabile paradosso, sarà proprio l'extraterrestre Belmoro a incarnare, nel corso della storia, la forza e i valori dell'umanità, sfidando con coraggio un mondo dominato dal mercato e nel quale anche la natura è oramai divenuta asettica, mondata, artificiale:

Una vita irenica e artificiale, regolata da una beata atarassia e nella quale «si potrà avere un cuore di cellophane, le donne saranno fecondate artificialmente, nasceranno gli omoteri senz'anima, cioè ibridi di uomini e animali. Sarà estirpato ogni sentimento».

Per sfuggire all'omologazione dell'umanità programmata da Jupiter, la centrale atomica che regola e alimenta l'ordine globale, Belmoro si troverà, così, costretto a rifugiarsi, «fuori dal mondo», in una città popolata da dissidenti, poveri ed emigrati, «i quali costituiscono l'ultimo residuo di vera umanità». Tra questi uomini anche Belmoro si farà uomo.

Accoglienza e critica La valutazione critica coeva e successiva converge sull'eccezionalità del testo nell'itinerario dell'autore: Belmoro è stato definito «il romanzo più originale di Alvaro, per argomento e per struttura narrativa». Balduino, nel quadro di una mappa dell'ultimo Alvaro, ne sottolinea l'estraneità al «dilettantismo» di certa narrativa di consumo e l'innesto in una tradizione satirico-allegorica alta (Swift, Voltaire; poi Wells, Huxley, Orwell).

Sul piano tematico e morfologico, studi recenti hanno messo in rilievo la costruzione distopica: l'assetto mondiale dell'«Ordine Mondiale Igiene e Bellezza» detto anche Opera Mundi e l'impianto tecnocratico che include politiche eugenetiche e controllo dei sentimenti. Nello stesso quadro esegetico, Magnitudo è letta come trasfigurazione di Roma e Lipona come anagramma di Napoli, residui di umanità che oppongono una resistenza imperfetta al sistema globale.

In un'intervista radiofonica del marzo 1954, l'autore definiva Belmoro «libro intermedio», «fantasia sugli anni del dopoguerra»: indicazioni che orientano la lettura del romanzo tra allegoria politica e proiezione futuribile. L'opera è stata inserita tra le opere della fantascienza italiana del dopoguerra. A differenza dell'altro romanzo distopico di Alvaro, L'uomo è forte, Belmoro non ha visto successo editoriale e ristampe.

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Note

Bibliografia

Voci correlate Distopia Storia della fantascienza italiana Tecnocrazia L'uomo è forte

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