I temi LGBT nella mitologia induista si riferiscono a tutte quelle narrazioni e miti riguardanti divinità ed eroi dell'Induismo le cui caratteristiche o comportamenti possono più facilmente essere interpretati come riguardanti la comunità gay, lesbica, bisessuale o transgender, od azioni divine che si traducono in variazioni o mutamenti dell'identità di genere di non conformità di genere; in definitiva un orientamento sessuale non eterosessuale.

Le fonti letterarie della tradizione indù non parlano dell'omosessualità direttamente, ma i cambiamenti di sesso, compresi gli incontri sentimentali a carattere omoerotico riguardanti personaggi intersessuali o in ogni caso appartenenti ad un terzo genere separato e distinto rispetto al dualismo maschile-femminile, si incontrano abbastanza spesso sia nei racconti religiosi tradizionali come i Veda, il Mahābhārata, il Rāmāyaṇa e i Purāṇa, sia nel folclore regionale.

La mitologia nata e sviluppatasi nel subcontinente indiano contiene un numero considerevole di esempi di divinità che cambiano identità sessuale, o che si manifestano in differenti generi in tempi diversi, od infine che combinano i due sessi per formare nuove tipologie di esseri affetti da Ermafroditismo e Androginia. Gli dèi possono inoltre cambiare sesso o manifestarsi attraverso un Avatāra del sesso opposto al fine di agevolare il rapporto sessuale.

Gli esseri non-divini possono infine venire sottoposti e subire cambiamenti sessuali tramite certe azioni rivolte loro da varie divinità, come risultato ad esempio di una maledizione o alternativamente di una benedizione, ma anche come risultato naturale del fenomeno della reincarnazione. Certi racconti descrivono "incidenti" in cui gli incontri, che includono storie di affetto romantico (amicizia romantica e amore romantico) o erotico, vengono a servire ad uno scopo finale sacro che è eminentemente non sessuale; in alcuni di questi casi le interazioni sono di tipo chiaramente omosessuale. A volte gli dèi condannano tali accadimenti, molte altre invece le approvano con la loro decisiva benedizioneVanita & Kidwai (2001), pp. 100–102..

Oltre agli episodi mitologici più apertamente sessuali e a quelli di varianza di genere, che sono solitamente accettate dall'induismo tradizionale, gli studiosi moderni ed attivisti queer hanno cominciato a mettere sempre più in evidenza gli eventuali temi LGBT anche in testi meno noti al grande pubblico, deducendoli da storie le quali tradizionalmente sono considerate non avere alcun tipo di sottotesto omoerotico. Tali analisi portate all'estremo sono giunte a causare disaccordi anche forti sul vero significato da attribuire alle antiche storieGreenberg, p. 307.Vanita & Kidwai (2001)..

Varianza sessuale nelle divinità

Molte tra le divinità dell'induismo e delle mitologia indiana in genere sono rappresentate sia come maschi sia come femmine, questo in tempi differenti e in diverse incarnazioni; oppure possono anche manifestarsi con caratteristiche di entrambi i sessi in una sola volta, com'è il caso di Ardhanarishvara, creato dalla fusione del dio Shiva con la sua consorte ParvatiConner & Sparks (1998), p. 305, "Shiva".. Il nome Ardhanarishvara significa "Il Signore la cui metà è una donna"; questa forma di Shiva rappresenta la "totalità che si trova oltre la dualità", ed è associata con la comunicazione tra i mortali e gli dei e tra uomini e donneConner & Sparks (1998), p. 67, "Ardhanarishvara"..

Lo studioso francese Alain Daniélou ci dice che "l'ermafrodito, l'omosessuale e il travestito hanno un valore simbolico e sono pertanto considerati degli esseri privilegiati, immagini del sommo dio Ardhararishvara". Una fusione simile si verifica tra la Dea della bellezza e della prosperità Lakshmi e suo marito Visnù, i quali vengono così a formare l'ermafrodito o androgino "Lakshmi-Narayana" (Vaikuntha-Kamalaja)Conner & Sparks (1998), p. 211, "Lakshmi"..

Nel Bhāgavata Purāṇa Vishnu prende la forma della maga Mohini al fine di ingannare i demoni a rinunciare all'Amrita, l'elisir di lunga vita. Shiva in seguito viene attratto proprio da Mohini e i due hanno un rapporto che si traduce nella nascita di un figlio. Nel Brahmanda Purana la moglie di Shiva Parvati "blocca la testa per la vergogna" quando vede il marito nell'assidua ricerca di Mohini; in alcune storie Shiva chiede espressamente a Vishnu di assumere nuovamente la forma femminile di Mohini, così da poter vedere la trasformazione reale dell'essenza divina esclusivamente per séVanita & Kidwai (2001), p. 69.. Altre narrazioni in cui Shiva sa della vera natura di Mohini sono state interpretate come atte a "suggerire la fluidità di genere nell'attrazione sessuale" provata dal dioVanita & Kidwai (2001), p. 70..

L'esperto contemporaneo di indologia Pattanik scrive però che concentrandosi solo sull'omoerotismo si viene a perdere il significato più profondamente metafisico del racconto: la femminilità di Mohini rappresenta difatti l'aspetto materiale della realtà e la sua opera di seduzione è un altro tentativo di indurre Shiva a prendere un interesse attivo per le cose del mondo. Egli cita un'altra storia per dimostrare che solo Vishnu ha il potere di "incantare" in tal maniera Shiva: un demone cerca di uccidere Shiva prendendo la forma di una donna e mettendo denti aguzzi nella sua vagina; ma Shiva riconosce l'impostore ed uccide il demone emettendo un "colpo di fulmine" dalla sua "virilità" durante il loro atto amorosoPattanaik (2001), pp. 73–74..

In seguito la stessa storia puranica narra dell'origine del dio Ayyappa (chiamato anche Shasta); egli è figlio di Harihara o fusione delle due divinità maschili Vishnu e Shiva: Vishnu come Mohini rimane incinta di Shiva e dà alla luce Ayyappa. Pattanaik scrive che, piuttosto che dalla gravidanza di Mohini Ayyappa scaturiva dal seme di Shiva, che ha avuto un'eiaculazione abbracciando strettamente MohiniPattanaik (2001), p. 76.. In un'altra versione, il re Pandya Rajasekhara del Pantalam adotta il bambino; qui Ayyappa viene indicato come "Ayoni Jata"- colui che non è nato da una vagina e più tardi Hariharaputra, "il figlio di Vishnu e Shiva". Egli crescerà fino a diventare un grande eroeVanita & Kidwai (2001), p. 94.Smith, B.L., p. 5, Legitimation of Power in South Asia..

Secondo le versioni Tamil del "Mahabharata" anche il dio Krishna - una delle incarnazioni di Vishnu - prende la forma di Mohini per sposarsi con Aravan; ciò viene compiuto per dare ad Aravan la possibilità di sperimentare l'amore prima della sua morte, in quanto aveva offerto di essere sacrificato. Krishna rimase poi in lutto in forma di Mohini per qualche tempo dopo la morte del "marito", proprio come se fosse una vedova.

Questo matrimonio tra il dio e l'essere umano con la successiva morte di quest'ultimo vengono ancora oggi commemorati ogni anno in un rito conosciuto come "Thali", durante il quale gli Hijra (la subcultura indiana del "terzo sesso") prendono il ruolo di Krishna-Mohini e "sposano" Aravan in un autentico matrimonio di massa seguito da diciotto giorni di festa. Essa si conclude con una sepoltura rituale di Aravan, mentre gli Hirjas piangono in stile Tamil: battendosi cioè il petto e compiendo specifiche danze rituali, rompendo i loro braccialetti e vestendosi di bianco per significare un lutto strettoCanner & Sparks, p. 66, "Aravan"..

Varianza sessuale nelle figure eroiche I cambiamenti di sesso e il crossdressing si verificano anche in miti riguardanti figure non divine; un esempio è dato dall'esempio rappresentato da Shikhandi, un personaggio presente nel Mahābhārata: originariamente nato come ragazza, una principessa di nome 'Shikhandini', figlia di Drupada re di Panchala.

In una vita precedente, Shikandini era stata anche una donna di nome Amba la quale divenne nemica acerrima dell'eroe Bhishma in quanto gli aveva impedito di contrarre matrimonio. Umiliata, Amba - figlia maggiore del sovrano di Varanasi, allora chiamata Kashi - intraprese tutta una serie di grandi austerità e meditazioni ascetiche ritirata nel bel mezzo della foresta, fino a quando gli dèi non gli concessero di realizzare il suo più alto desiderio, quello cioè di essere la causa della morte dell'odiato Bhishma. Amba è dunque colei che in seguito rinasce come Shikhandini.

Una voce divina ebbe a dire a Drupada di allevare Shikhandini come fosse un figlio maschio; così fece il re Drupada, che la crebbe esattamente come un uomo, educandola all'arte della guerra e dandole una formazione da principe ereditario, ed infine organizzando anche per lei il matrimonio facendole sposare un'altra femmina. Durante la notte di nozze, la moglie di Shikhandini giunse però a scoprire che il suo novello "marito" era di sesso femminile, cominciò pertanto ad insultata. Shikhandini dovette fuggire lontano da lei, finché non ebbe ad incontrare uno spirito Yakṣa che scambiò volentieri il proprio sesso maschile con quello femminile di lei.

Shikhandini venne pertanto restituita alla vita civile come un uomo con il nome di 'Shikhandi' il quale arrivò a condurre una felice vita coniugale assieme alla moglie e ai figli successivamente avuti da lei. Durante la guerra di Kurukshetra, Bhishma lo riconobbe essere Amba rinata e si rifiutò perciò di combattere contro 'una donna'. Di conseguenza l'eroe Arjuna si nascose dietro Shikhandi per poter sconfiggere il quasi invincibile Bhishma. Nella versione giavanese del racconto, Srikandini non diventa mai un autentico uomo, ma rimane una donna la quale conserva in sé tutti gli attributi degli uomini che la rendono uguale a loro, ed è infine la moglie di ArjunaConner & Sparks (1998), p. 68, "Arjuna".. Dopo la sua morte, la mascolinità di Shikhandi venne trasferita nuovamente allo Yaksha che gliel'aveva concessa in precedenza.

Arjuna stesso, compagno fedele del Signore Krishna, è un esempio della varianza genere presente negli antichi testi dell'Induismo. Quando Arjuna ebbe sdegnosamente rifiutato le sue avances amorose, la nnfa-Apsaras Urvashi lo maledisse; sarebbe diventato un "Kliba," un membro del terzo genere, ossia un transgender. Krishna assicurò il carissimo amico Arjuna che questa cosiddetta "maledizione" si sarebbe in realtà rivelata benigna e positiva, servendo come travestimento perfetto per Arjuna durante il suo ultimo anno di esilio.

Arjuna prese così il nome di Brihannala e cominciò a vestire con abiti femminili, in attesa che la maledizione terminasse il proprio effetto. In tali sembianze muliebri l'eroe si guadagnò l'ingresso nella città governata dal re Virata, dove trascorse il tempo ad insegnare l'arte della musica, il canti e il ballo alla principessa Uttara ed al suo seguito di ancellePattanaik (2001), p. 80.. Wendy Doniger descrive il travestimento di Arjuna come una sorgente di comicità all'interno della storia, con i riferimenti ad esempio alle "braccia pelose"Doniger, p. 281. dell'uomo travestito da donna. Nel Padma Purana Arjuna viene anche fisicamente trasformato in una femmina quando chiese il permesso di poter prendere parte alla danza mistica di Krishna, a cui solo le donne possono liberamente partecipare.

La storia di Ila, un re maledetto da Shiva e Parvati condannato ad essere un uomo per un mese ed una donna durante il mese successivo, appare in diversi testi tradizionali indù. Dopo aver cambiato sesso, proprio come accade a Tiresia nella mitologia greca, Ila perde il ricordo di essere in realtà un appartenente all'altro genere. Durante uno dei periodi in cui aveva assunto sembianze femminili, Ila sposa Budha (il dio del pianeta Mercurio).