La condizione femminile nell'antico Egitto consentiva alle donne di partecipare alla vita economica della società e riconosceva loro una posizione molto simile a quella degli uomini davanti alla legge; nella famiglia, nella religione e nella vita pubblica, tuttavia, i loro compiti differivano spesso da quelli maschili. L'unione di diritti legali simili e ruoli sociali distinti differenziava l'Egitto da altre società del Vicino Oriente antico, ma le notizie conservate riguardano soprattutto gli ambienti più ricchi: racconti, contratti, lettere e immagini furono prodotti in larga parte da uomini dei gruppi sociali più elevati e per uomini dello stesso ambiente; le informazioni sulle famiglie contadine, invece, scarseggiano.

Le testimonianze conservate mostrano esperienze femminili diverse per ricchezza, periodo, luogo e fascia d'età. Nelle famiglie più ricche gli uomini ricoprivano incarichi nel governo e nei templi, mentre le donne compaiono soprattutto nella gestione della casa e nella crescita dei figli; per quelle meno ricche sono documentati anche lavori come tessitura, produzione del cibo, scambi di mercato e servizi legati al culto.

Status giuridico ed economico

Capacità legale e proprietà

Sul piano giuridico uomini e donne occupavano una posizione molto simile: entrambi potevano agire come persone libere, senza dipendere da un'istituzione o da un'altra persona. Donne e uomini rispondevano delle proprie azioni nel diritto civile e nel diritto penale; potevano quindi essere interrogati, accusati in processi e condannati per furto. La stessa capacità valeva per gli atti scritti: entrambi potevano avviare una causa, essere citati in giudizio e presentarsi come testimoni in tribunale. Le donne figurano meno spesso tra i testimoni perché si sceglievano persone presenti nel luogo dell'atto o del processo, luoghi frequentati soprattutto da uomini.

Una donna poteva possedere, comprare e gestire a proprio nome beni mobili e immobili, senza dover passare attraverso un parente maschio. L'archivio di Tsenhor, donna di una famiglia di choachytes vissuta in età persiana, conserva atti di vendita e affitto di terre, oltre a documenti su terre, schiavi, animali ed eredità; nel papiro Wilbour, testo del Nuovo Regno sulle tasse agricole, i proprietari sono indicati per 2110 appezzamenti, 228 dei quali, poco più del 10%, appartengono a donne; anche la stele di Apanage registra il passaggio di sedici appezzamenti di terra, due dei quali comprati da donne.

Matrimonio e beni familiari

Nel matrimonio sia l'uomo sia la donna potevano portare beni propri: abiti, oggetti da toeletta, gioielli, arredi domestici e anche beni immobili. Ciò che apparteneva alla moglie e ciò che apparteneva al marito restava distinto dai beni acquistati dalla coppia durante il matrimonio. Una donna conservava ciò che ereditava o comprava e poteva lasciarlo al figlio o alla figlia che preferiva. Il marito trattava i beni familiari nei rapporti con altre persone, ma non poteva disporre senza conseguenze dei beni portati dalla moglie: vendendoli per conto della famiglia, doveva sostituirli con beni dello stesso valore.

Durante il periodo faraonico il futuro marito si rivolgeva al padre della sposa o, in sua mancanza, alla madre o allo zio; dal 536 a.C. i contratti conservati recano direttamente la firma degli sposi e stabiliscono i diritti della moglie e dei figli durante il matrimonio e in caso di divorzio. Una coppia poteva vivere in una casa propria oppure con i genitori di uno dei coniugi; testi letterari, liste di parenti, il titolo "signora della casa" e la dimensione delle abitazioni indicano però che la soluzione più comune consisteva in una famiglia formata da genitori e figli. Gli atti di rendita, cioè documenti che fissavano il mantenimento dovuto alla moglie, garantivano alla donna forniture annuali di grano e denaro per abiti e altri bisogni per tutto il periodo in cui ella lo desiderava, proteggendo anche i figli della donna e stabilendo che ereditassero i beni del marito e quelli acquistati in seguito. In caso di divorzio, che poteva essere avviato dal marito o dalla moglie, ciascun coniuge conservava i propri beni personali, compresi gli immobili; i beni acquistati insieme si dividevano di norma per due terzi al marito e un terzo alla moglie, mentre le parti degli atti di rendita dedicate all'eredità dei figli restavano valide; dopo il divorzio entrambi gli ex coniugi potevano risposarsi liberamente.

Donne lavoratrici

La documentazione riguarda soprattutto le donne legate a famiglie ricche, templi e corte; quelle più povere compaiono più raramente. Le notizie provengono in gran parte da scene tombali dipinte o scolpite e da documenti privati, come lettere, ricevute e atti legali. Le tombe mostrano i lavori secondo le convenzioni dell'arte funeraria e le preferenze del proprietario; i documenti privati riflettono invece soprattutto i luoghi e i periodi dai quali provengono le testimonianze conservate. Le cariche dello Stato e dei templi spettavano soprattutto agli uomini; per le donne sono documentate soprattutto la tessitura, la produzione del cibo e della birra, gli scambi di mercato, la musica e il servizio religioso. Le fonti relative alle donne di rango elevato insistono soprattutto su casa, figli e titoli religiosi o musicali; per gli strati meno ricchi documentano anche attività manuali e commerciali, dalla tessitura al mercato. Nel Nuovo Regno ricorreva soprattutto il titolo femminile nbt pr, "signora della casa": non indicava semplicemente una casalinga nel senso moderno, ma una donna riconosciuta come responsabile della casa.

Il settore tessile impiegava donne già nell'Antico Regno, benché le prime immagini di lavoratrici dei tessuti risalgano al Medio Regno. Nell'Antico Regno alcune donne portavano il titolo di sovrintendente della casa dei tessitori; anche il geroglifico antico per "tessitore" raffigura una donna seduta con un bastone in mano. Nel Medio Regno le scene conservate seguono molte fasi della lavorazione del lino, compresa la raccolta della fibra; nella tomba di Khnumhotep a Beni Hasan, per esempio, alcune donne filano e tessono. Una lettera proveniente da Kahun e datata alla fine della XII dinastia descrive uno sciopero di tessitrici che non avevano ricevuto il pagamento per il loro lavoro. Nel Nuovo Regno diminuiscono le testimonianze sulla produzione tessile e le immagini danno maggiore spazio agli uomini, senza far scomparire il lavoro femminile. Nella tomba di Neferrenpet, capo dei tessitori nel tempio funerario di Ramses II, fra le cinque persone ritratte nel laboratorio tessile compare una donna; alcuni testi di Deir el-Medina ricordano inoltre mogli di operai che aumentavano il proprio reddito tessendo e scambiando stoffe.

La preparazione di cibo e bevande, soprattutto pane e birra, rientrava fra i lavori femminili più visibili; entrambi costituivano alimenti fondamentali nell'alimentazione egizia. Fra queste attività, la macinazione del grano spettava soprattutto alle donne. Per l'Antico Regno, le immagini attribuiscono alle donne la vagliatura e la setacciatura del grano, mentre mancano prove chiare di una partecipazione attiva delle donne ad altri momenti del raccolto; un frammento da Saqqara mostra tuttavia una spigolatrice. Nel Nuovo Regno la produzione di cibo e birra restò un lavoro femminile, sia per uso personale sia al servizio di parenti o datori di lavoro. Le donne partecipavano anche agli scambi di mercato, in un'economia basata soprattutto su baratto, scambio e redistribuzione dei beni. Le prime testimonianze note di donne coinvolte nel baratto in un mercato risalgono alla V e alla VI dinastia: alcuni rilievi frammentari da Saqqara mostrano venditrici e compratrici. Dell'Antico Regno si conservano poche scene e pochi testi, sufficienti però a documentare scambi fra donne e con uomini: in una scena una donna compra cibo da un'altra donna, mentre in un'altra una venditrice si rivolge a un cliente maschio; alcune lettere dal villaggio di Deir el-Medina mostrano poi donne incaricate di fare acquisti per altre persone.

Musica, danza e culto offrivano altre occasioni di lavoro: nell'Antico Regno gruppi femminili chiamati khener partecipavano a vari culti e praticavano soprattutto canto e danza; lo stesso termine poteva indicare anche donne che cantavano e danzavano nella casa raffigurata nelle cappelle funerarie. Nel Nuovo Regno, soprattutto nel Terzo periodo intermedio, si incontrano cantatrici del tempio di Amon, spesso appartenenti a famiglie di rango elevato. Alcune donne dirigevano inoltre servizi nella casa di altre donne di alto rango: nell'Antico Regno compaiono sovrintendenti al servizio di regine e principesse, insieme a titoli come "ispettore del tesoro", "sovrintendente degli ornamenti" e "sovrintendente dei tessuti".

Salute, gravidanza e parto

I testi medici egizi, dal periodo faraonico fino all'età romana, trattano fertilità, sessualità, parto e salute dei bambini. Comprendono formule, rimedi e prescrizioni per disturbi femminili e infantili, in particolare dell'utero, della vulva, della vescica e dello stomaco, oltre a passi sul travaglio, sull'accelerazione della nascita, sulla fertilità e sulla contraccezione. I testi insistono soprattutto sulla protezione della donna prima, durante e dopo il parto, del feto, del neonato e del bambino piccolo; non descrivono invece lo svolgimento del parto passo per passo. Il parto rappresentava uno dei momenti più rischiosi per le donne e per i neonati: le stime indicano che il 20% delle gravidanze non arrivava al termine, che il 20% dei bambini moriva entro il primo anno di vita e che il 30% dei sopravvissuti non raggiungeva i cinque anni; di fronte a questi pericoli si ricorreva a rimedi medici, formule pronunciate nei riti e oggetti protettivi.

Il papiro ginecologico di Kahun, il papiro medico di Berlino e il Papiro Carlsberg contengono prove per stabilire se una donna fosse fertile, incinta o in attesa di un maschio o di una femmina; nel Papiro Ebers si trova anche un testo per prevedere la sopravvivenza del neonato. Alcune ricette miravano a impedire il concepimento: una del Papiro Ebers prescrive una miscela di acacia, carrubo, datteri e miele posta su lino e applicata alla donna. Un'altra ricetta del papiro di Kahun prevede miele applicato alla vagina su un letto di natron. Un metodo descritto nel papiro medico di Berlino chiedeva alla donna di bagnare ogni giorno con la propria urina alcuni semi, identificati come grano e spelta oppure come grano e orzo: se i semi crescevano, si considerava la donna incinta; se germinava solo uno dei due cereali, il risultato veniva interpretato come indicazione del sesso del bambino. Una prova moderna condotta su urine di donne incinte, donne non incinte e uomini indicò che la crescita di uno o entrambi i cereali poteva essere un indizio positivo di gravidanza, ma l'assenza di crescita non bastava a escluderla; la previsione del sesso del nascituro risultò invece inattendibile. Studi più recenti hanno ricollegato la sensibilità del test alle alte concentrazioni di estrogeni nell'urina delle donne incinte, in grado di accelerare la germinazione dei cereali, mentre la determinazione del sesso del nascituro manca di fondamento fisiologico.