Biografia La nascita e i dubbi sul luogo d'origine
La data di nascita di Andrea De Litio è ipoteticamente circoscritta, secondo Guglielmo Matthiae tra il 1415 e il 1420Guglielmo Matthiae, Andrea Delitio nel Duomo di Atri, Ass.ne Casse di Risparmio Italiane, A. Pizzi, Milano, 1965, pp. 1-32.. L'ipotesi più accreditata, oggi, è quella che il pittore sia nato nel piccolo borgo marsicano di Lecce nei Marsi, visto che il suo cognome De Litio, deriva dalla forma latina De Lictio che a sua volta è una deformazione del nome De Leccia, cioè "nativo di Lecce". Che il pittore sia nato nella città di Lecce in Puglia è improbabile (infatti, nei documenti cittadini non è mai menzionato e questi non ha mai lasciato una sua opera nella regione), e che la sua famiglia fosse originaria di lì è poco convincente, visto che i De Lictio sono documentati in Abruzzo fin dal XII secolo. Ma l'ipotesi che il pittore sia nato nella Marsica non convince tutti, anzi, solo recentemente è stata ipotizzata una nascita a Lecce nei Marsi. Infatti, molte città abruzzesi rivendicano l'onore di aver dato i natali a questo pittore, sostenute anche da alcuni studiosi che ritengono poco convincente la nascita del De Litio nel paese marsicano (che non avrebbe potuto offrirgli nemmeno una minima opportunità per la sua formazione). Al posto di Lecce nei Marsi molti studiosi propongono Guardiagrele, dove sono documentati dei Litio dal 1107: la famiglia, di origine veneziana, era una famiglia d'arte. Infatti, un tal Bartolomeo Litio esegue per la chiesa di Santa Maria del Riparo di quel borgo un sepolcro (distrutto) nel 1107; un altro Bartolomeo, nel 1258, per la chiesa di San Francesco esegue un monumento gotico in marmo (perduto), e nel 1312 un altro membro della famiglia esegue un affresco nel Duomo di Guardiagrele (scomparso). E Andrea De Litio, nel 1473, esegue un altro affresco per la stessa chiesa. Quest'ipotesi, sostenuta all'inizio del Novecento da storici locali come Giuseppe Iezzi, era accreditata dal solo fatto che, nel XV secolo, Guardiagrele era un piccolo centro del Rinascimento ed era battuto da noti artisti, come Nicola da Guardiagrele. Precedentemente, tra il XIX e il XX secolo altri studiosi avevano proposto altri probabili luoghi di nascita: L'Aquila, dove realizzerà molte opere tra il 1450 e il 1470; Atri, dove Andrea prenderà dimora e aprirà bottega dal 1445 al 1481, forse morendo anche in quella città; Chieti, dove della sua prolifica attività è rimasto solo un affresco frammentario; e Sulmona, dove fu attivo in vari cantieri. Tuttavia, nessuna delle ipotesi su luoghi d'origine del pittore diversi da Lecce nei Marsi sono supportate da documenti inconfutabili. Durante i lavori del convegno al museo Paludi di Celano, nel settembre del 2000, sono stati mostrati i contratti di allogagione originali con i quali si stipulava, tra Andrea Delitio e i vari committenti, la realizzazione di affreschi sia per la chiesa di San Francesco della Scarpa di Sulmona che per la chiesa di Sant'Agostino di Norcia, sui quali si rintracciano le prove della provenienza del pittoreR. Mastrostefano, Il Maestro dei tre Abruzzi (in Andrea Delitio: I luoghi e le opere, atti del convegno in memoria di Enzo Carli, settembre 2000. A cura di L. Lorenzi e R. Mastrostefano, Pescara, Zip editore, 2002. (cfr. Andreadelitio.com)
Formazione Ancora bambino, Andrea De Litio andò a bottega presso il Maestro del Trittico di Beffi, a L'Aquila, massimo pittore tardo gotico dell'Abruzzo. Successivamente, fece una brevissima sosta nella Marsica (e se si ritiene credibile l'ipotesi che Lecce nei Marsi sia la città natale, è da credere che si sia fermato sicuramente lì) e quindi, adolescente, se ne partì per Firenze, dove entrò per un breve periodo nella bottega di Masolino da Panicale e venne a conoscenza del linguaggio dei pittori fiorentini (specialmente Masaccio) e di quelli senesi. Successivamente fece ritorno in Abruzzo.
Gli esordi: La Madonna di Cese (1439 circa) In Abruzzo Andrea De Litio raggiunse nuovamente il territorio marsicano e qui dipinse la sua prima opera: una Vergine con Bambino per la chiesa di Santa Maria a Cese, frazione di AvezzanoMario Di Domenico, S. Maria di Cese, Giovanni De Cristofaro editore. Roma, 1999.. Di questa grande tavola, che doveva essere collocata sull'altare maggiore, ci è pervenuta a causa del terremoto della Marsica del 1915 solo la parte superiore con il busto della Vergine e parte del trono, la cosiddetta Madonna di Cese. Quest'opera, spostata al Museo di Palazzo Venezia e al Museo Nazionale d'Abruzzo e infine nel Museo d'arte sacra della Marsica di Celano, mostra reminiscenze gotiche unite alla novità della pittura fiorentina e senese, specialmente di Masolino da Panicale: il volto è leggermente piegato verso sinistra, lo sguardo è severo e malinconico allo stesso tempo; un prezioso manto blu le copre il capo; tutt'intorno all'aureola corre una scritta: AVE MARIA GRATIA PL(ENA) D (.....)ST. Il trono, o quello che è rimasto visibile, è decorato da varie pietre preziose rese con realismo. Da notare come la spalla destra della Vergine sia molto più grande di quella sinistra, frutto di un errore dovuto al fatto che il pittore era ancora alle prime armi. Genericamente si data l'opera al 1439.
A Celano, Val Padana e Venezia (1440- 1441) Subito dopo la realizzazione della Madonna di Cese, verso il 1440, si spostò nella vicina Celano dove collaborò con il Maestro del Trittico di Beffi alla realizzazione di un ciclo di affreschi nella chiesa di San Giovanni Battista. La presenza del De Litio accanto alla figura del Maestro di Beffi non vuol dire che dipendesse ancora in qualche maniera dal suo primo maestro, anzi, sembra che la fama di De Litio sia stata raggiunta velocemente, tanto che poco tempo dopo egli stesso apparirà con il titolo di "maestro". Molto probabilmente si trattò dunque solo di collaborazione, prassi tipica dell'epoca. Andrea De Litio realizzerà in quella chiesa di Celano solo una Madonna con Bambino, ancora permeata da influssi gotici, ma più "umanizzata" rispetto alle figure dipinte contemporaneamente dal Maestro del Trittico di Beffi. Successivamente andò in Val Padana (il cui paesaggio è riscontrabile in alcuni suoi dipinti), forse alle corti di Ferrara e Mantova, per conoscere lo stile artistico che vi si andava maturando. Alcuni critici degli inizi del Novecento hanno a lungo parlato di una sua opera lì andata perduta, ipotesi poi screditata. Non è certo che salisse fino a Venezia, dove abitavano alcuni parenti e dove avrebbe potuto osservare le opere di Jacopo Bellini.
Norcia: La Madonna del Riscatto (1442) Ormai la fama di Andrea De Litio era diffusa in tutto l'Abruzzo e nelle limitrofe Umbria e Marche, e sembra che il suo nome fosse arrivato anche alla Corte pontificia di Roma. Lungo la via del ritorno nella regione natìa, il De Litio si fermò nella città umbra di Norcia e qui gli venne dato l'incarico, assieme al maggior pittore locale, Nicola Ulisse da Siena, e al suo collaboratore Bartolomeo da Foligno, di affrescare la tribuna della chiesa di Sant'Agostino. Nel contratto di commissione Andrea De Litio viene citato come magister, cioè maestro, a evidente conferma non solo della sua notorietà, ma ci dà un sicuro indizio della sua origine: "29 aprile 1442: I maestri Bartolomeo di Tommaso da Foligno e Nicola d’Ulisse da Siena si associano con i maestri Luca di Lorenzo "de Alemania", Giambono di Corrado da Ragusa e "Andrea di Giovanni de Leccio", per dipingere a fresco il coro della chiesa di Sant'Agostino a Norcia."Cordella R., Un sodalizio tra Bartolomeo di Tommaso, Nicola da Siena, Andrea Delitio (in Paragone), 451, vol. XXXVIII (1987 – nuova serie), pp. 89-122. Degli affreschi che decoravano quella chiesa, ne è rimasto solo uno, proprio di De Litio: la Madonna del Riscatto; essa raffigura una donna anziana che intercede presso la Vergine per un innocente condannato a morte.
Ritorno in Abruzzo e contatti con Roma De Litio nel 1443 era già tornato in Abruzzo (si presume che si sia fermato ancora a Celano) e verso il 1445 eseguì per la città di Roma un San Pietro, successivamente andato perduto, che alcuni, senza fondamento, dicono si trovasse nella basilica di San Pietro in Vaticano.
Periodo atriano (1445- 1481) Nel 1445 Andrea De Litio giunse ad Atri, all'epoca un importante centro del Rinascimento grazie all'attività di mecenati dei duchi di Atri, gli Acquaviva (dal 1477 Acquaviva d'Aragona), e del Vescovo atriano, oltre alla ricca presenza di ordini religiosi, laici e di numerose famiglie nobili e mercantili. Ad Atri Andrea De Litio dimorò e aprì bottega per un lungo periodo che va dal 1445 al 1481; in questi anni non restò sempre in quella città ma si spostò in varie altre località.
Primo soggiorno atriano (1445- 1450)
Andrea De Litio arrivò ad Atri per motivi sconosciuti, ma molto probabilmente fu attratto dalla grande attività culturale che vi si svolgeva. Appena arrivato, gli giunse subito una commissione: la realizzazione di un affresco nella chiesa di San Nicola. L'affresco in questione, realizzato tra il 1445 e il 1450, è la Madonna di Loreto tra i santi Rocco e Sebastiano, un trittico murale presente in fondo alla navata sinistra della chiesa, dietro il battistero. L'opera fu alterata nel XVI secolo quando al di sopra vi fu aggiunto un altro affresco con due angeli che sorreggono un timpano, eseguito forse per rendere più completo l'affresco. Si presume che alla realizzazione di questo trittico murale abbia preso parte anche la bottega, che aveva appena aperto; un tempo, a causa del cattivo stato di conservazione in cui versava prima del restauro, si pensava che l'affresco fosse totalmente opera della bottega del De Litio. Dal Catasto del 1447 sappiamo che De Litio già era proprietario di un orto in contrada Porta Sant'Angelo e di una tenuta con vigna, che veniva coltivata da lavoratori stipendiati, presso Mutignano, all'epoca sotto la giurisdizione di Atri, successivamente divenuta frazione di PinetoAtri: una storia per immagini, Tip. Hatria, 2011.. Ciò testimonia che il pittore aveva già raggiunto una considerevole fortuna. Non si conosce, invece, l'ubicazione della sua abitazione, dove teneva anche bottega: forse si trovava nel quarto di Capo d'Atri, anche se l'unica prova a favore sono solo gli affreschi di San Nicola (che era la chiesa di riferimento del quartiere, anche se essa amministrativamente rientrava in un altro rione).
Sulmona (1450)