Per unità militare navale si intende sia la singola nave sia un gruppo di navi, omogenee, come ad esempio una squadriglia di cacciatorpediniere, o disomogenee come una task force, al comando di un ufficiale superiore o ammiraglio. Le unità militari navali hanno avuto un'evoluzione organica più lenta delle unità militari terrestri, tuttavia le linee di sviluppo sono state analoghe, dettate principalmente dai progressi della tecnologia militare.

Questa tecnologia si è evoluta al passo con i materiali e la cultura della navigazione, che ha fornito all'uomo il mezzo per spostarsi velocemente ed economicamente sulle lunghe distanze e, come avviene ancor oggi, molte delle evoluzioni tecniche furono create in funzione delle esigenze militari. Di riflesso si è evoluta l'organizzazione, sia all'interno del singolo natante sia nella messa in relazione in modo efficace di gruppi di imbarcazioni, omogenei o meno, attraverso la creazione di squadre, flotte e specializzazioni di uomini e mezzi.

All'uso della forza muscolare come mezzo propulsivo si è sostituita poi la forza del vento, per la quale sono state create macchine assai complesse, nelle quali le esigenze della navigazione dovevano sposarsi con il potenziale offensivo. Infine, il motore meccanico ha permesso di svincolarsi dalla forza del vento e di creare mezzi che potessero andare anche sotto la superficie, anche con l'uso dell'energia nucleare.

Propulsione a remi Le navi a remi furono le prime unità navali utilizzate. In generale, la caratteristica delle navi con questo tipo di propulsione era quella di essere piuttosto veloci ed estremamente manovrabili. In questa fase storica, le navi usavano come mezzo di propulsione principale la forza umana, ossia i remi. Le vele, quadrate, pur essendo presenti, avevano solo una funzione ausiliaria e non erano di fatto utilizzate per le fasi di scontro, non essendo in grado per la loro geometria di garantire la manovrabilità necessaria a un'azione bellica efficace.

Si trattava di navi che avevano però una lunga serie di limitazioni operative: a causa della loro forma, lunga e sottile, erano poco stabili e potevano facilmente rimanere vittime delle tempeste. Quindi, il loro utilizzo era possibile, in linea di massima, solo durante la bella stagione, e prevalentemente in una navigazione di cabotaggio. Un altro limite era che non erano adatte alle lunghe navigazioni, a causa delle ridotte dimensioni della stiva: infatti, una grossa parte dello spazio era occupato dai rematori. Vi era quindi la necessità di approdi frequenti per l'approvvigionamento. Anche l'armamento imbarcabile, in genere, non era molto numeroso.

Dunque, le navi a remi erano sostanzialmente inadatte alla navigazione oceanica, e furono rapidamente soppiantate dalle navi a vela, quando il centro dei commerci si spostò dal mar Mediterraneo all'oceano Atlantico. L'utilizzo delle navi a remi continuò soprattutto nel Mediterraneo, che per le sue caratteristiche di mare chiuso con le coste ricche di insenature risultava più adatto a questo tipo di unità. La Serenissima fu l'ultimo Paese ad avere in servizio navi di questo tipo: una squadra di galee, che vennero utilizzate anche da Napoleone per invadere l'Egitto.

Origini delle flotte L'unità militare base è stata, da sempre, la nave sotto il comando di un "comandante", figura che si è presumibilmente formata assai rapidamente man mano che le imbarcazioni aumentavano in complessità, anche se esistono civiltà marinare, anche notevolmente complesse, in cui il comando di un'unità navale è condiviso tra più persone, per esempio un timoniere-comandante delle operazioni marittime e un comandante per il combattimento.

Ancora nell'epoca protostorica, come indicato già dallOdissea, le navi avevano una persona che era responsabile per le azioni di tutto l'equipaggio, su cui quindi aveva un potere estremamente elevato. Tutto questo dovette necessariamente avere un'evoluzione quando le navi cominciarono ad operare non più isolatamente ma come gruppi più o meno omogenei, per cui nacque la flotta.

Non è chiaro chi furono i primi grandi navigatori.. Comunque, sappiamo grazie ai ritrovamenti archeologici, che gli egizi avevano acquisito una notevole perizia nelle costruzioni navali (come nel caso delle “navi solari”, scoperte nel 1955, una delle quali era lunga 40 metri). Comunque, grandi navigatori d'altura furono senz'altro i cretesi ed i fenici. In particolare, pare che sia dovuta proprio a questi ultimi la prima nave da guerra vera e propria: la bireme, da cui poi derivò la trireme. Questi popoli, molto probabilmente, avevano delle notevoli formazioni navali, anche se non abbiamo alcuna notizia di eventuali forme di organizzazione interne.

L'inizio delle operazioni navali è successivo allo sviluppo delle flotte, che inizialmente sotto il profilo militare avevano solo la funzione di trasportare i fanti attraverso gli ostacoli posti dall'acqua. Quando fu inventato il rostro le navi cominciarono ad avere funzioni belliche contro le navi nemiche e, dato che l'armamento era esclusivamente in cacciaSi definisce che "dà caccia" la nave all'attacco che si sta dirigendo verso il bersaglio. Quindi l'armamento è "in caccia" quando è rivolto verso i quadranti di prora, mentre si definisce "in ritirata" quando i cannoni vengono rivolti verso i quadranti di poppa per rispondere al fuoco nemico mentre ci si disimpegna (o si "prende caccia"). (Da: Luigi Castagna. Che cosa sono e come operano le navi da guerra. Roma, Ufficio Storico Regia Marina, 1938), una flotta doveva operare in linea di rilevamento. A questo punto, per permettere alle navi di operare in modo coordinato, la flotta dovette essere suddivisa in squadre, dato che il comandante della flotta non era in grado di trasmettere i suoi ordini a navi che in alcuni casi erano distanti oltre un chilometro.

I Greci antichi

La divisione in squadre avvenne inizialmente su base etnica..

Erodoto descrive la flotta greca di Salamina sulla base delle città-Stato che avevano fornito navi, anche se si può supporre che gli Ateniesi, che avevano 180 navi, presentassero diverse squadre. Tuttavia all'atto dello scontro vero e proprio le squadre, una volta entrate in battaglia, non erano più gestibili tatticamente. Non appena arrivate a contatto con la flotta nemica le squadre perdevano coesione, come dimostra, per esempio, l'episodio della regina Artemisia I, che, nel corso della battaglia di Salamina del 480 a.C., serrata sotto da una triremi ateniese, si gettò su un'altra nave persiana, affondandola. In seguito a questa azione la nave attica cessò l'inseguimento (ritenendola una nave greca) e Serse le tributò alte lodi (ritenendo greca la nave affondata).. La conclusione che si può trarre è che, per avere una tale serie di cattive comprensioni della situazione reale, l'ordine di battaglia in quel momento era stato completamente perso. D'altra parte Erodoto stesso, appena prima di indicare l'episodio di Artemisia, osserva che i greci combattevano «in bell'ordine e disposti per squadre».

Nel corso della guerra del Peloponneso Atene mise in acqua una flotta che, all'epoca della spedizione in Sicilia, contava più di 100 navi: 60 da battaglia e 40 per il trasporto degli opliti, più 34 alleate, e due pentecontera. e successivamente 73 di rinforzo. Tuttavia, dopo il disastro di Sircusa e soprattutto dopo l'escuziione dei comandanti della flotta dopo la battaglia delle Arginuse (406 aC), la catena di comando aveva sensibilmente peggiorato le sue prestazioni: basti pensare all'episodio degli Egospotami (405 a.C.), in cui la flotta ateniese - che aveva la tradizione navale più consolidata della Grecia - fu completamente distrutta dalla flotta spartana senza neppure riuscire a prendere il mareSenofonte, Elleniche, l. II, § 23 e segg. con un numero significativo di navi.

L'impero romano e il declino della flotta militare

I primi tentativi di Roma di assurgere al ruolo di potenza navale (malgrado la vittoriosa impresa di Gaio Duilio alla battaglia di Milazzo del 260 a.C. contro la potente flotta cartaginese) si conclusero in disastri, con la perdita in alcuni casi di centinaia di navi e decine di migliaia di uomini. La flotta romana però crebbe in esperienza, anche grazie all'attento studio della tecnologia cartaginese, approfittando delle navi catturate o naufragate e, dopo la sconfitta di Cartagine, Roma divenne la dominatrice incontrastata del Mediterraneo.

Le operazioni più impegnative divennero le campagne contro i pirati, nonché la battaglia della Manica nell'ambito della Conquista della Gallia da parte di Cesare, combattuta e vinta dai Romani contro la flotta dei Veneti, e le azioni condotte nel corso delle guerre civili. In particolare, ricordiamo la vittoria nella battaglia di Azio, considerata l'ultima vera battaglia navale dell'antichità.

In epoca imperiale (quindi tra il I secolo a.C. e il IV secolo) la flotta romana era organizzata su due flotte principali e nove provinciali. Le flotte principali erano basate a Miseno e Ravenna, ed avevano il compito di controllare tutto il mar Mediterraneo. Nello specifico, la flotta con base a Miseno era quella principale ed aveva la responsabilità del Mediterraneo occidentale, mentre quella con base a Ravenna aveva il compito di controllare il Mediterraneo orientale. Ognuna era comandata da un prefetto di ordine equestre (il prefetto di Miseno era di grado superiore rispetto a quello di Ravenna). In ogni base era presente una legione addestrata ad operare congiuntamente con le navi, con la funzione di svolgere le operazioni a terra una volta trasferita nel punto di crisi.. Sempre dalla stessa fonte sappiamo che le due flotte avevano due comandi indipendenti e che ognuna era composta da sei squadre (una per ogni coorte della legione) da cui dipendevano direttamente i comandanti delle singole navi.. Le flotte provinciali, invece, avevano più che altro compiti di controllo dei litorali e dei fiumi posti ai confini dell'impero.

Dopo la fine dell'Impero Romano d'Occidente, nel 476 d.C., la flotta venne lasciata in abbandono, e le potenti basi (prima fra tutte quella di Miseno) andarono in rovina insieme all'arte cantieristica accumulata.

I Sassoni e i Vichinghi

I Vichinghi, dall'VIII secolo, iniziarono le loro scorrerie per mare, che si protrassero fino all'XI secolo. Le loro navi da guerra, i drakkar, apparivano all'improvviso sulle coste per fare razzie e solo in alcuni casi per creare insediamenti stanziali. Per quanto fossero capaci di navigazione a lungo raggio, le loro flotte non erano organiche, e non dovettero mai affrontare altre minacce sul mare.

La conquista dell'Inghilterra, culminata nella battaglia di Hastings, fu effettuata dai Normanni - che combatterono però dopo essere semplicemente sbarcati dalla loro flotta, contro i Sassoni, ma non vide manovre navali decisive. In realtà la flotta sassone non era assolutamente uno strumento di dominio del mare.

Gli Arabi La marineria araba si pensa sia stata per lo più attenta al commercio e alla guerra di corsa più che all'uso delle navi e delle flotte come strumenti di potere militare. In realtà già all'epoca in cui era wali della Siria, il futuro primo califfo omayyade Mu'awiya ibn Abi Sufyan organizzò una spedizione navale contro i Bizantini del basileus Costante, affidandone il comando a Mu‘āwiya b. Abī Sarḥ che inflisse nel 652 all'orgogliosa marineria bizantina (che fino ad allora aveva espresso una indiscussa talassocrazia nei settori occidentale, centrale e orientale del Mar Mediterraneo) una netta sconfitta nella cosiddetta battaglia di Dhāt al-ṣawārī (lett. "Quella degli alberi (delle navi)", a causa del gran numero di scafi presenti, che nella storia bizantina viene ricordata però come battaglia di PhoenixA. N. Stratos, «The naval engagement at Phoenix»..