È riconosciuto come uno dei più importanti esponenti della cinematografia italiana degli anni trenta e quaranta e come storico del cinema internazionale. Ha condotto una vasta attività di divulgazione sulla tematica dello spettacolo cinematografico in quanto autore di alcune importanti opere, promotore di mostre e convegni, collaboratore di numerose testate ed insegnante al Centro sperimentale di cinematografia, di cui fu anche Direttore. Ha realizzato numerosi documentari, dedicati soprattutto alla sua città natale. Si è occupato inoltre di attività teatrale, scrivendo o dirigendo opere in prosa e musicali, nonché di fotografia e pittura. Tuttavia, nonostante l'intensità del suo impegno nel campo del cinema, non è mai riuscito, a parte una sola pellicola giovanile, a coronare i suoi progetti di diventare anche regista di film a soggetto.

__TOC__ Biografia Formazione Nasce a Venezia in una famiglia benestante (il padre, Carlo, è uno stimato primario ospedaliero) ed attenta all'arte, dato che il nonno materno Guglielmo Ciardi è stato uno dei più importanti pittori paesaggisti veneti della seconda metà dell'Ottocento; anche la zia Emma Ciardi è pittrice ed ha una forte influenza affettiva ed artistica sul giovane Francesco, che si rafforza quando nel 1928 egli resta orfano della madre. Sin da adolescente condivide con il fratello Pier Maria, di due anni più giovane, l'interesse per attività teatrali e culturali. Ha solo 15 anni quando sale sul palcoscenico della Fenice per una rappresentazione di beneficenza de La bella addormentata. Due anni dopo scrive una tragedia La vergine di Tiro, che viene allestita e rappresentata a casa Pasinetti dove, negli anni del Liceo, raggruppa in un "Cenacolo della fiamma" suoi amici e compagni egualmente interessati a promuovere attività artistiche e culturali.Pagnacco, cit. in bibliografia, p.24 -29.

Nel 1929 pubblica sul Gazzettino di VeneziaGlauco Pellegrini, prefazione alla riedizione della Storia del cinema, 1980 il suo primo articolo di argomento cinematografico, che costituisce l'inizio di una lunghissima serie di collaborazioni a decine di testate. Iscritto alla Facoltà di Lettere dell'Università di Padova, porta a termine gli studi, convincendo il suo docente di Storia dell'Arte, il professor Giuseppe Fiocco, ad affidargli una tesi su Realtà artistica del cinema. Storia e critica, con la quale si laurea nel luglio del 1933: era «la prima volta che in una Università italiana si parlava del cinema e se ne parlava in sede di Storia dell'Arte, non più come divertimento domenicale di folle incolte».Antonio Petrucci, L'eredità di Francesco Pasinetti in Bianco e nero, giugno 1959. Da universitario, nel 1932, fonda e dirige a Venezia, in ambito GUF, il periodico Il Ventuno, che dedicherà un ampio spazio al cinema con la pubblicazione di numerosi saggi ed articoli sulla cinematografia sia italiana, che internazionale (americana, russa, francese e tedesca)L'arte del cinematografo, cit. in Bibliografia, p. 91 e seg. e sulle cui pagine proporrà la costituzione in ogni GUF di sezioni cinematografiche.Luca La Rovere, Cineguf e Littoriali del cinema, in Storia del cinema italiano, vol. V, cit. in bibliografia, p.85.

L'ingresso nel mondo del cinema Intanto, nel 1932, si tiene a Venezia la prima Mostra del cinema, rispetto alla quale Pasinetti, dopo un iniziale plauso,Pasinetti, articolo su Il ventuno, 5 giugno 1932. assumerà poi una posizione critica, per aver essa annullato nella mondanità dell'evento il valore del cinema come fatto artistico.Francesco Bono, Nascita del festival del cinema in Storia del cinema italiano, vol.IV, cit. in bibliografia, p.407.Sul Ventuno del 28 agosto 1932, Pasinetti scrive che «di tutte le pellicole presentate al Festival una commissione competente ne avrebbe scelto al massimo 7 o 8» Tuttavia egli segue con attenzione la manifestazione e le sue corrispondenze compaiono su diverse testate, dalla Gazzetta di Venezia a l'Italia letteraria, dal Popolo di Trieste a Il giornale di Genova, oltre al Ventuno.Venezia 1932, il cinema diventa arte, cit. in bibliografia, p.29. Collabora nello stesso periodo con le riviste pubblicate da Alessandro Blasetti, attorno alle quali all'inizio degli anni trenta si raggruppano coloro che auspicano una rinascita del cinema italiano.Roy Menarini, Le riviste cinematografiche in Storia del cinema italiano, vol.IV, p.516.

Le posizioni critiche non si limitano alla sola contestazione: nel novembre 1932 egli fonda, con sede a casa sua, un "Cineclub", che diventerà uno dei più vivaci d'Italia, attivando collaborazioni con iniziative simili nate in altre città (Milano, Genova, Torino) e tessendo contatti, tramite l'Istituto Cineamatori italiani, anche con analoghe associazioni all'estero, in Europa e Stati Uniti.Chiara Augliera, Pasinetti e il cineclub di Venezia, in Pasinetti illusioni e passioni, cit. in bibliografia, p. 9 e seg. L'esperienza dei Cineclub, nei quali si usa quel "passo ridotto", di cui egli sosterrà sempre il valore quale strumento di formazione dei futuri cineasti,Pasinetti, Rassegna dei giovani italiani in Lo schermo, giugno 1936. è vissuta da Pasinetti e da alcuni altri aderenti come momento non solo di studio, ma di diretto impegno nella realizzazione cinematografica.

Nasce così Entusiasmo, che racconta, a metà tra documentario e film a soggetto, le esili vicende comico-sentimentali di un gruppo di universitari veneziani in vacanza sulla neve. Pasinetti ne è il regista e l'operatore è Mino Damicelli, che poi entrerà all'Istituto LUCE.Lo schermo, n. 9, settembre 1936. Il film, commissionato al "Cineclub" dal GUF veneziano, viene girato nell'inverno del 1932 in due settimane di riprese tra Campolongo e Bardonecchia, utilizzando pellicola da 16 mm; dura circa 80 minuti (oggi ne sono sopravvissuti solo 26). Per la scelta della protagonista il "Cineclub" bandisce un concorso cui partecipano 271 aspiranti attrici, tra le quali viene scelta Nina Simonetti, mentre gli interpreti maschili sono gli stessi studenti.Mario Liani in Cinema Illustrazione, n. 22 del 31 maggio 1933.

Entusiasmo viene presentato in diverse occasioni: dapprima alla "Settimana artistica", organizzata dallo stesso GUF veneziano, dove è lodato, nonostante i difetti, per «l'armonia dell'insieme e la bellezza del lavoro».Ugo Bassan in Eco del cinema, n. 115, giugno 1933. Va poi al Concorso nazionale del film a passo ridotto, dove riceve una segnalazione assieme a Ritmi di una grande città di Damicelli.Ugo Bassan in Eco del cinema, n. 121, dicembre 1933. A luglio viene anche proiettato in "Cines", alla presenza di Blasetti, Cecchi e D'Errico. Ma la presentazione più importante avviene in occasione dei Littoriali, che si svolgono a Firenze nell'aprile 1934, dove tuttavia riceve da parte del pubblico un'accoglienza tutt'altro che positiva, anche se i commentatori sono «costretti ad ammirare lo sforzo ed il respiro manifestati dai creatori del film (che) hanno certo i numeri messi ben in evidenza nonostante i contrasti».Renato Orlando, La Tribuna, 27 aprile 1934.

L'esperienza della "Venezia Film" Dopo Entusiasmo Pasinetti, assieme al gruppo formatosi nel Cineclub, decide di passare dal cinema sperimentale o amatoriale a quello ufficiale. Fonda assieme al fratello la società di produzione "Venezia Film", anch'essa con sede a casa sua, con la quale si propone di realizzare, oltre a un documentario sullo sviluppo industriale di Marghera (titolo: Venezia, anno XII), il film a soggetto Sud, da girare in parte a Venezia ed in parte in Libia, al tempo colonia italiana, protagonista ancora Nina Simonetti.

Questo progetto ottiene il plauso del PNF veneziano,Eco del cinema, n. 123, febbraio 1934. poi il titolo cambia e diventa Libia - film coloniale e sembra riceva anche il patrocinio del Ministero delle colonie, mentre Pasinetti, assieme a Belisario Randone e a Mino Damicelli, progetta di recarsi a Kussabath, nel deserto libico, per organizzare le riprese.Eco del cinema, n. 124 del marzo 1934. Ma nei mesi successivi le notizie su questa produzione scompaiono dalle cronache cinematografiche del tempo, costituendo il primo di un lungo elenco di progetti di regia su cui Pasinetti lavorerà invano.

Riesce invece, sempre nel 1934, la produzione de Il canale degli angeli, in cui Pasinetti, partendo da un soggetto del fratello che aveva vinto al concorso "Gino Mazzucchi", un premio con cui fu finanziato il costo del film,Boscariol, cit. in bibliografia, p.85 e seg. dava un'immagine non convenzionale della città e dei suoi abitanti. Sarà l'unico film a soggetto che egli dirigerà, ancora con la Simonetti quale interprete. Programmato inizialmente per essere presentato alla Commissione selezionatrice della 2ª Mostra di Venezia,Eco del cinema, n. 128, luglio - agosto 1934. esso non sarà ammesso, restando così un lavoro «completamente dimenticato dalla critica»Gian Piero Brunetta, Storia del cinema italiano, 1895 - 1945, Roma, Editori Riuniti, 1979, p. 483. senza arrivare mai neppure nelle sale, benché ne fosse stata annunciata nel febbraio 1935 la sua imminente distribuzione.Cfr. Eco del cinema, n. 135, febbraio 1935.

Il tema di una Venezia come città abitata e vissuta, diversa dall'immagine oleografica o turistica, è nel 1934 anche al centro di alcuni documentari realizzati da Pasinetti: oltre a quello su Marghera, Estuario, Venezia numero 2 e Una città che vive, tutti incentrati sulle periferie e sulla vita reale degli abitanti, «liberati dalle ragnatele di una pericolosa tradizione che vorrebbe far assomigliare la bella città ad un freddo museo di cose morte».Gastone Toschi, Le avanguardie della cinematografia in Eco del cinema, n. 127, giugno 1934. Sono tutte opere oggi perdute, che costituiscono le premesse di una seconda serie di filmati che Pasinetti, ammiratore dei grandi documentaristi come Ivens o FlaherthyMiriam Botter, I documentari veneziani in Venezia nel cinema di Pasinetti, cit. in bibliografia, p.227 - 237. e sostenitore del valore dei documentari quale forma non secondaria di espressione cinematografica,Pasinetti, Il valore del documentario articolo pubblicato ne La Gazzetta di Venezia del 15 aprile 1934. dedicherà poi negli anni quaranta alla sua città. Tornerà spesso a spiegare come Venezia sia stata presentata nel cinema con superficiale approssimazione in quanto «il cattivo gusto di produttori e registi è stato il suo peggior nemico».Articolo di Pasinetti in Cinema, n. 26, 25 luglio 1937.

Nella seconda edizione della Mostra del cinema (1934), le critiche di Pasinetti ottengono un primo riconoscimento:Francesco Bono, La mostra di Venezia in Storia del cinema italiano, vol. V, cit. in bibliografia, p.183. gli viene affidata - come poi accadrà anche nel 1935 e 1936 - l'organizzazione di una manifestazione collaterale della Mostra dedicata al cinema in formato ridotto. Riesce ad assicurare all'iniziativa la presenza di 40 opere di 8 nazioni, il che rafforza i suoi legami internazionali, che danno poi luogo, alla fine del 1934, ad un viaggio negli Stati Uniti nel quale ha modo di studiare il mondo del cinema di quel paese.Notizie in Eco del cinema, n. 133, dicembre 1934.

Le difficoltà incontrate nell'attività produttiva (la "Venezia Film" non farà più nulla e sarà chiusa nel 1937) e nella gestione del "Cineclub", che verrà assorbito dal GUF, indurrà i suoi fondatori a sviluppare altrove la loro l'attività professionale.

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