Adnan Pachachi, o ʿAdnān al-Pāchachī (per esteso ʿAdnān Muzāḥim Amīn al-Pāchachī) fu un diplomatico e una personalità politica irachena attiva durante il periodo monarchico e repubblicano, ritornato in posti di responsabilità nella politica irachena, come segno di continuità istituzionale dopo la parentesi del regime autoritario del Baʿth e a seguito dell'intervento degli Stati Uniti e dei suoi alleati contro il regime dittatoriale di Saddam Hussein nel 2003. Pāchachī è stato Rappresentante Permanente dell'Iraq alle Nazioni Unite dal 1959 al 1965 e ministro degli Esteri d'Iraq dal 1965 al 1967, durante la Guerra dei Sei Giorni con Israele. Ha servito ancora il suo Paese come Rappresentante Permanente alle Nazioni Unite dal 1967 al 1969. Dopo il 1971 ha trascorso lunghi anni in esilio ma dopo l'invasione USA dell'Iraq nel 2003, Pāchachī ha avuto nuovo spazio nella politica irachena, pur rifiutando la carica di Presidente del Governo ad interim iracheno.

Carriera diplomatica e politica

Pāchachī è originario della branca ʿAbda della tribù dei Shammar. In quanto figlio di Muzāḥim al-Pāchachī, nipote a sua volta di Ḥamdī al-Pāchachī e cugino di Nadīm al-Pāchachī,(1914-1976), fu Segretario Generale dell'OPEC dal gennaio 1971 al dicembre 1972. è stato una delle personalità più in vista e autorevoli del Nazionalismo arabo iracheno sunnita, con una lunga tradizione familiare di coinvolgimento a importanti livelli nella storia politica dell'Iraq.

Studiò nel Victoria College di Alessandria d'Egitto. Sostenne il colpo di Stato patriottico del 1941 in Iraq, guidato politicamente da Rashid Ali al-Kaylani e militarmente dal cosiddetto Quadrato d'oro,Composto dal gen. Ṣalāḥ al-Dīn al-Ṣabbāgh (comandante della III Divisione), dal gen. Kāmil Shabībī (Comandante della I Divisione), dal gen. Fahmī Saʿīd (comandante delle Forze meccanizzate) e dal gen. Maḥmūd Salmān (comandante dell'Aeronautica). come componente delle Katāʾib al-Shabāb (Falangi dei Giovani).

Pāchachī completò i suoi studi nel 1943 nell'Università Americana di Beirut, laureandosi in Scienze Politiche, confermando le proprie idee ispirate al Nazionalismo arabo e al Movimento Nazionalista Arabo. Dopo il suo ritorno in Iraq, la sua ambizione di trovare un posto nel Ministero degli Esteri iracheno fu frustrata dal rifiuto oppostogli dal Dipartimento d'Indagine Criminale, a causa della sua partecipazione al movimento patriottico del 1941, considerato filo-Asse più che anti-britannico dal Regno Unito, che manteneva - a dispetto della formale indipendenza irachena "elargita" nel 1932 - un peso preponderante nella politica interna ed estera dell'Iraq.

Nel 1950 fu però nominato vice Direttore del Dipartimento Politico del Ministero degli Esteri iracheno e continuò a operare in quel settore per i successivi otto anni. Nel 1958 ebbe luogo l'unione tra Egitto e Siria, guidata da Gamāl ʿAbd al-Nāṣer (Nasser), che dette vita all'effimera Repubblica Araba Unita. Pāchachī sosteneva gli ideali di Nasser, a partire dalla crisi di Suez del 1956, sebbene la politica ufficiale del governo iracheno fosse ostile agli ideali del Presidente egiziano. Fu per questa ragione che Pāchachī non godeva della fiducia del filo-britannico Primo ministro iracheno dell'epoca, Nūrī al-Saʿīd e di chi lo bollava come un "nasseriano". Il 13 luglio 1958, il giorno prima del colpo di Stato militare repubblicano di ʿAbd al-Karīm Qāssem (Kassem), fu allontanato dal Servizio Estero iracheno, proprio per le sue posizioni filo-Nasser.

Il 14 luglio il potere fu assunto dai militari e la dinastia reale hascemita fu sterminata, assieme al filo-britannico Nūrī al-Saʿīd, che di essa era stata il più fedele interprete. Pāchachī fu immediatamente nominato Rappresentante Permanente iracheno presso le nazioni Unite e, durante il suo mandato, egli operò per un sostanzioso avvicinamento all'Unione Sovietica, non certo per affinità ideologiche ma perché l'URSS rappresentava l'unica alternativa concreta al mondo occidentale, tutt'altro che disposto a metter fine al colonialismo di cui s'era fatto tanto a lungo interprete ai danni del mondo arabo. La politica del nuovo regime iracheno era infatti proiettata verso quel Movimento dei paesi non allineati che era diventato noto, già nel 1955, come Conferenza di Bandung. Dal 1961 Pāchachī ebbe modo d'incontrare e dialogare con i principali leader fondatori del Movimento, da Josep Broz Tito a Kwame Nkrumah, da Jawaharlal Nehru a Fidel Castro, da Sukarno a Gamāl ʿAbd al-Nāṣer, mentre non gli fu possibile dialogare in quella sede con il Primo ministro cinese Zhou Enlai, dal momento che i Paesi occidentali consideravano rappresentante ufficiale della Cina la cosiddetta "Cina nazionalista" (Taiwan). Durante il suo mandato Pāchachī incontrò anche altre figure di assoluto rilievo nel panorama dei movimenti di liberazione nel mondo, dal congolese Patrice Lumumba al leader statunitense dei diritti civili della componente afro-americana, Malcolm X. Il regime di ʿAbd al-Karīm Qāssem riconobbe comunque per parte sua la Repubblica Popolare di Cina e Pāchachī agì, ma inutilmente, per il suo riconoscimento anche in sede ONU. Sebbene il colpo di Stato militare del 1963 del gen. ʿAbd al-Salām ʿĀrif (vecchio compagno di ʿAbd al-Karīm Qāssem) rimuovesse brutalmente dal potere il Presidente iracheno e i suoi tanti sostenitori, Pāchachī rimase Rappresentante Permanente alle Nazioni Unite del suo Paese.

Nel dicembre 1965, Pāchachī fu insignito con un riconoscimento dell'Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) "in riconoscimento e apprezzamento per la sua dedizione e i suoi apprezzati servigi alla Palestina nelle Nazioni Unite". L'OLP era considerata dagli USA e da Israele un'organizzazione terroristica e tale rimase fino alla Conferenza di Madrid del 1991 e fruiva dello status di "Osservatore" all'ONU dal 1974.

Pāchachī fu quindi nominato ministro degli Esteri iracheno nel 1965 dal Presidente della Repubblica dell'Iraq, ʿAbd al-Salām ʿĀrif. Pāchachī servì in tale veste durante la Guerra dei Sei Giorni con Israele.

In seguito allo scoppio del conflitto con Israele il 5 giugno, l'Iraq ruppe le relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti, sospese le forniture di petrolio, rifiutò il permesso agli aerei statunitensi di sorvolare il territorio iracheno e annunciò un boicottaggio dei prodotti USA. Pāchachī più tardi denunciò il cessate il fuoco che aveva posto fine alla Guerra dei Sei Giorni, denunciandolo come una "resa incondizionata a Israele"., April 22nd 2011 (su YouTube). Pāchachī servì una seconda volta l'Iraq come Rappresentante Permanente all'ONU nel periodo 1967-1969. Il partito Ba'th giunse al potere nel luglio del 1968, con un colpo di Stato che Pāchachī denunciò come sostenuto dalla CIA, nel tentativo di creare difficoltà a Gamāl ʿAbd al-Nāṣer.Witness the Times al jazeera, 2010 Pāchachī si dimise dalle sue funzioni nel gennaio del 1969 perché, disse, "Credo che sia moralmente errato rappresentare un regime i cui valori non condivido". Alle Nazioni Unite fu ricordato per la sua ripulsa nei confronti del pensiero del Sionismo, su cui si basava Israele,Arab Slanders Israel at U.N debate on South Africa's Apartheid Policy The Global Jewish News Source, November 7, 1961 e il suo rifiuto di riconoscere il Kuwait, considerato diffusamente in Iraq, a torto o a ragione, come una porzione separata della patria irachena. Lasciò l'Iraq nel 1971.A Free liberal Iraq Al-Ahram Weekly, May 2003

Trascorse la maggior parte degli anni in cui il Ba'th fu al potere in patria in volontario esilio ad Abu Dhabi. Mentre soggiornava negli Emirati Arabi Uniti (EAU), agì come consigliere dell'Emiro, malgrado perdesse questa posizione nel 1991, quando si oppose al coinvolgimento dell'EAU nella Guerra del Golfo tra Iraq e Iran. Descrive se stesso come un fervente nazionalista arabo e nelle sue Memorie scrisse di non poter accettare l'esistenza di Israele e che l'Iraq e la Siria si sarebbero dovute unire in un unico Stato arabo. Pāchachī si oppose pubblicamente all'Iraq Liberation Act del 1998 e solo nel 1999 rinunciò alla sua quarantennale opposizione all'esistenza di un Kuwait indipendente e sovrano.Iraqi Dissident Pachachi Rejects Israel The New York Sun, February 12, 2003

Eventi del 2003–2004 Nel febbraio del 2003 si dice che avesse descritto la politica estera "da falco" di George W. Bush come dettata dalle "lobbies sioniste". Pāchachī respinse il progetto degli Stati Uniti di ridisegnare la carta geografica del Vicino Oriente a vantaggio di Washington e d'impiantare un'amministrazione militare statunitense a Baghdad. Egli disse: A differenza di Chalabī, che aveva cercato l'appoggio del AIPAC(American Israel Public Affairs Committee) israelo-statunitense, Pāchachī affermò che non vi sarebbero state relazioni di sorta tra Iraq e Israele, in quanto ciò sarebbe stato antitetico rispetto agli interessi iracheni."Mutual wariness: AIPAC and the Iraqi opposition" . Haaretz. Nathan Guttman. July 4, 2003

Pāchachī si oppose strenuamente all'invasione americana e all'occupazione dell'Iraq e fu coinvolto (mentre era in esilio) nel tentativo di agevolare l'accordo che gli Emirati Arabi Uniti proponevano all'ultimo minuto a Ṣaddām Ḥusayin per impedire la guerra e le sofferenze della popolazione irachena. Si dice che il dittatore iracheno accettò l'offerta, impegnandosi a far svolgere elezioni in Iraq nel giro di sei mesi, stando alle dichiarazioni dell'Emiro Mohammed bin Zayed Al Nahyan;Figlio dell'Emiro di Abu Dhabi e Presidente degli Emirati Arabi Uniti, Khalifa bin Zayed Al Nahyan. tuttavia l'invasione andò avanti lo stesso.UAE official: Saddam was open to exile CNN.com, November 2nd, 2005 Nel febbraio del 2003, Pāchachī rifiutò di partecipare ai lavori di un gruppo di 6 persone nominate dagli USA in un incontro dei maggiori gruppi di opposizione nel Kurdistan iracheno.Iraq's former foreign minister insists he will only play role in interim government if he is elected Middle East Online, 2003-05-07

Pāchachī si oppose al processo di assegnazione di contratti a imprese statunitensi dopo la messa al bando del regime del Ba'th e criticò Washington circa i suoi progetti di dar vita a un'autorità civile guidata dagli Stati Uniti per assegnare contratti per la ricostruzione senza l'approvazione di un governo iracheno eletto. Nell'aprile del 2003, il governo USA riconobbe alla Bechtel Corporation un contratto di 680 milioni di dollari per aiutare a ricostruire i sistemi di alimentazione, idrici e di fognature in Iraq, così come per la riparazione degli aeroporti e dei porti marittimi. Pāchachī criticò tale decisione dicendo: "Nessuno ha il diritto di costringere l'Iraq ad addossarsi obblighi e spese che solo un governo iracheno potrebbe addossarsi. anche un parlamento potrebbe approvare simili accordi".