La città di Sarno nasce da un castello longobardo costruito dal duca di Benevento nell'VIII secolo, ed è prima gastaldato, poi contea e infine ducato. Il territorio comunale presenta tuttavia tracce di insediamenti dal neolitico all'epoca romana, abbandonati probabilmente in seguito alla disastrosa eruzione del Vesuvio che aveva distrutto Pompei nel 79 d.C.

Le origini La leggenda Le fonti antiche (CononeCitato da Servio, Ad Aeneida, ad VII, 738) riferiscono il primo insediamento nella valle del Sarno ai mitici Pelasgi, originari del Peloponneso, che avrebbero dato il nome di Sarro al fiume, riprendendolo dal fiume "Saron" della loro terra di origine. I Pelasgi stanziati nella valle avrebbero preso il nome di Sarrasti e avrebbero in seguito fondato la città di Nocera.Servio, ad locum Secondo StraboneGeografia, V, 4, 8, 246-247, invece, i Pelasgi avrebbero occupato la zona dopo gli Osci, i quali, sempre secondo le fonti consultate da Strabone sarebbero succeduti agli Opici e agli Ausoni (già presenti in loco, secondo Polibio e Antioco di Siracusa;Geografia, V, 4, 3, 242 = Polibio, Storie, XXXIV, 11, 6-7 Antioco, tuttavia, mostra di considerare Opici e Ausoni un'unica popolazione; né l'uno né, l'altro, almeno nelle citazioni straboniane, parlano dei Pelasgi).

Nel VII libro dell'EneideEneide, v. 738 di Virgilio, nel quale si racconta della guerra fra Enea e Turno, tra gli eroi e i popoli che si erano uniti ai Rutuli viene citato Ebalo, re di molte genti, tra cui Sarrastes populos et quae rigat aequora Sarnus ("i Sarrasti e delle genti che Sarno irriga").

I dati archeologici Presso le sorgenti dei torrenti che danno origine al fiume Sarno, esistono tracce riferibili ad un villaggio neolitico, datato alla metà del IV millennio a.C.abbandonato nella prima età del bronzo (inizi del II millennio a.C.) e di una frequentazione nel XIV secolo a.C.

Nel IX secolo a.C. una serie di necropoli attestano la presenza di diversi insediamenti lungo la via naturale di comunicazione tra i territori nolano e nocerino. Le popolazioni locali entrarono quindi a contatto con i coloni greci e con gli Etruschi e . Nel VI secolo a.C. il popolamento della valle diminuì, probabilmente per l'attrazione esercitata dalle civilizzate città sorte verso la costa, tra cui Nocera e Pompei.

La valle fu tuttavia ancora abitata da Osci e Sanniti ed esistono indizi dell'esistenza di un centro indigeno e di un santuario, forse identificabile con l'antica "Urbula". L'antico culto delle sorgenti si sviluppò nel culto del dio Sarno, raffigurato su monete degli inizi del III secolo a.C. (con la legenda "Sarnsneis").

L'età romana Le genti del Sarno sono citate tra i partecipanti alla battaglia di Canne del 216 a.C., durante la seconda guerra punica, come alleati dei Romani contro i Cartaginesi. La notizia è riportata da Silio Italico nell'VIII libro del De bello punico ("Sarrastes etiam populos, totasque videres Sarni miti opes", ovvero "e inoltre si mostrarono i popoli sarrasti, armi del mite Sarno").

Al II secolo a.C. risalgono i resti di un teatro, scoperto sempre in prossimità delle sorgenti, indizio della presenza di un piccolo centro, forse identificabile con il sito di "ad Teglanum", citato sulla Tabula Peutingeriana.

Alla metà del I secolo d.C. si riferiscono i resti di un acquedotto, che captava le sorgenti del fiume Serino per portare l'acqua al porto di Miseno, dove era stanziata la flotta imperiale. Dai resti dell'acquedotto ha preso il nome la località di "Mura d'Arce".

La catastrofica eruzione del Vesuvio del 79 d.C., che distrusse Pompei, portò anche all'abbandono di parte della valle.

L'età medievale Per tutto il medioevo, il fiume Sarno assunse il nome di "Dragone", con numerose varianti e storpiature, dovuto probabilmente all'andamento serpeggiante delle sue acque. Nel 552 d.C. sulle rive del fiume, chiamato dallo storico bizantino Procopio "Dracone", il generale Narsete sconfisse in battaglia definitivamente i Goti e ne uccise l'ultimo re, Teia ponendo fine alla guerra greco-gotica.Procopio di Cesarea, Storia delle guerre, VIII, 8, 35, 7-8

I Longobardi Nel 601 il duca longobardo di Benevento, Arechi, si spinse fino a Sarno per imporre il proprio dominio e i primi nuclei di Longobardi si stanziarono nella valle. Nella seconda metà dell'VIII secolo venne costruito il castello di Sarno, sulle pendici del monte Saretto. Sotto il castello nacque un centro abitato, oggi conosciuto come "Terravecchia"-"Borgo San Matteo", che costituì il primo nucleo della città di Sarno. La città adottò come patrono san Michele Arcangelo, protettore dei Longobardi.

Quando nel 787 il Ducato di Benevento, sotto il duca Arechi II, assurse al rango di principato, Sarno fu uno dei 33 gastaldati in cui venne diviso il territorio, affidato ad un feudatario temporaneo (senza diritto di trasmissione ereditaria). La posizione, ai confini tra il principato di Benevento e i ducati di Salerno e di Napoli, era di grande importanza strategica. In località Fauces (l'odierna frazione di Foce di Sarno) il duca Bono di Napoli sconfisse in battaglia il principe Sicone di Benevento. Con un capitolare dell'847 fu sancita la divisione dei territori della cosiddetta Longobardia minor e il gastaldato di Sarno venne assegnato al principato di Salerno. Nell'866 il principe di Salerno Guaiferio giunse a Sarno e qui fece atto di sottomissione a Ludovico II il Germanico.

La contea e il vescovato di Sarno

Nel 970 il gastaldato di Sarno fu elevato al rango di contea dal principe Gisulfo I, che la assegnò al cugino Indolfo, nominato anche erede al trono di Salerno. A lui si deve la fondazione della chiesa di San Matteo, la più antica fra quelle tuttora conservate.

Al 1041 risale la prima attestazione di un'espansione dell'abitato verso la pianura e nel 1066 l'arcivescovo Alfano di Salerno, con bolla convalidata da papa Alessandro II, istituì il vescovato di Sarno. Primo vescovo fu un certo Riso, salernitano, che prese dimora nella zona allora detta Casamabile: diventata sede vescovile, la zona assunse presto la nuova denominazione di Episcopio, ossia "casa del vescovo", rimasta invariata fino ad oggi.

I Normanni

Durante la conquista normanna dell'Italia meridionale, nel 1077 Roberto il Guiscardo conquistò il principato di Salerno e stipulò a Sarno una pace provvisoria con Giordano, principe di Benevento, la cui capitolazione avvenne poco più tardi. Il principe longobardo Gisulfo II, cacciato da Salerno, si rifugiò presso papa Gregorio VII. A Sarno, presso il vescovo Riso, sostò anche poco dopo lo stesso papa, che aveva riconosciuto le conquiste normanne ed era stato per questo posto sotto assedio a Roma dall'imperatore Enrico IV. Gisulfo II rimase a Sarno, ospitato dalla sorella Gaitelgrima, e sembra vi sia morto e vi sia stato quindi sepolto intorno al 1091. Poco dopo, Sarno ospitò ancora un papa, Urbano II, impegnato nell'organizzazione della prima crociata.

La città venne depredata nel 1134, nelle ultime fasi dello scontro fra Ruggero II d'Altavilla e gli altri signori della regione coalizzati contro di lui. Ruggero si impadronì del ducato di Napoli, costringendo alla sottomissione l'ultimo duca Sergio VII.

Il periodo svevo e i conti d'Aquino La contea di Sarno passò nei domini diretti della corona e successivamente fu attribuita a Riccardo, figlio di Ruggero II. Con l'ascesa degli Svevi, assurti al trono di Sicilia grazie al matrimonio di Costanza d'Altavilla con l'imperatore Enrico VI, la contea fu affidata a Diopoldo von Hohenburg.

Il conte nel 1198 difese con le armi i diritti del re Federico, posto dalla madre sotto la tutela del papa Innocenzo III, contro il conte Gualtieri III di Brienne, fratello del re Giovanni di Gerusalemme e marito di Albina (o Elvira o Maria) figlia di Tancredi d'Altavilla che reclamava i feudi di Lecce e di Taranto. Messo sotto assedio nel castello di Sarno, il conte Diopoldo riuscì a ferire e imprigionare l'avversario, che morì all'interno della fortezza e fu sepolto nell'antica chiesa di Foce: il sepolcro tornò alla luce nel corso del ‘600, quando fu edificato l'attuale santuario della Madonna della Foce. Della spedizione del conte Gualtieri sembra avesse fatto inizialmente parte san Francesco, prima della sua conversione: il santo rimase colpito dalla disfatta e morte del conte, tanto da recarsi in seguito a rendere omaggio sulla sua tomba.

Durante l'epoca sveva la contea di Sarno passò ai conti d'Aquino della Ratta, della stessa famiglia di san Tommaso. Strenui sostenitori della causa sveva e di re Manfredi, più volte ospitato nel castello di Sarno, i d'Aquino combatterono al fianco del sovrano: Corrado morì nel 1260 nella battaglia di Montaperti, lasciando vedova la moglie Margherita di Sanseverino, mentre il figlio Landolfo, sopravvissuto alla battaglia di Benevento (1266) che costò la vita a Manfredi, morì nel 1268 nella battaglia di Tagliacozzo. Entrambi furono sepolti nel castello di Sarno.

Carlo d'Angiò assediò e saccheggiò il castello, ma il figlio di Landolfo, anch'egli di nome Corrado, fu fatto fuggire a Barcellona.

Il dominio angioino

La contea di Sarno rientrò nuovamente nei domini diretti della corona e il titolo comitale fu assunto dall'erede al trono di Napoli, il futuro Carlo II. Di fatto, a reggere le sorti della città e del castello, restava Margherita di Sanseverino, nonna di Corrado d'Aquino.

Quest'ultimo era cresciuto alla corte di Pietro III d'Aragona, dal quale fu nominato ambasciatore a Napoli. Qui fu molto apprezzato da Carlo d'Angiò, dal quale ottenne la possibilità di rientrare al castello di Sarno. Caduto in seguito nuovamente in disgrazia per aver ucciso Raoul de Villars, responsabile della morte di suo padre, Corrado fu costretto a rientrare in Aragona. Fece ritorno in Italia nel 1282, allo scoppio dei vespri siciliani. In battaglia si scontrò con Folco de Villars, figlio di Raoul, che lo ferì gravemente. Rinchiuso in Castel dell'Ovo, Corrado morì fra le braccia di Ricciarda Sanseverino, sua cugina e promessa sposa. Anch'egli fu sepolto nel castello di Sarno.

Nell'ultimo decennio del Duecento la terra di Sarno fu tenuta da Giovanni d'Eppe Gran Siniscalco del RegnoCamillo Minieri Riccio, Cenni storici intorno i Grandi Uffizii del Regno di Sicilia, p.207.

Estintasi la linea dei conti di Sarno, alla morte di Margherita Sanseverino la contea tornò alla corona e il re Carlo II, nel frattempo succeduto al padre, assegnò il feudo di Sarno al figlio Filippo, principe di Taranto e d'Acaia e Imperatore titolare di Costantinopoli. Si ignora quale linea ereditaria abbia seguito il titolo durante i regni di Roberto I e di Giovanna I, quest'ultima spesso ospite presso il castello di Sarno.

Nel 1382, al principio del regno di Carlo di Durazzo, la contea di Sarno fu affidata a Villanuzzo di Brunnfort, capitano generale della Compagnia dell'Uncino e maresciallo del Regno, che aveva combattuto per il re nel sacco di Arezzo del 1382 e nell'assedio di Barletta del 1384. Gli successe il figlio Antonio, detto Ungaro di Sant'Angelo, che sembra avesse rapito e sposato contro il volere della famiglia Francesca (o Citella) della Ratta, figlia del conte di Caserta.

Gli Orsini di Sarno e il periodo aragonese

Agli inizi del XV secolo il conte di Nola, Pirro Orsini, cedette al papa Martino V i castelli di Nettuno e Astura, ottenendo in cambio le contee di Sarno e di Palma dalla regina Giovanna II. Solo il figlio di Pirro, Raimondo Orsini, riuscì tuttavia a prendere effettivamente possesso del castello di Sarno nel 1426.

, morto nel 1459. A Raimondo successe il figlio naturale Daniele.A. Miranda, La presa di Sarno del 23 marzo 1462 e la fine della dominazione degli Orsini, in