Il fotografo di scena è il fotografo che si occupa di scattare immagini sul set del film o sul palcoscenico di uno spettacolo teatrale e delle sue prove.

Nel caso di un film l'attività del fotografo di scena ha di regola il fine principale di pubblicizzare, attraverso la pubblicazione e la circolazione delle foto realizzate, il film stesso. Le foto possono essere scattate durante le riprese di un film o di un videoclip, mentre gli attori recitano, oppure facendo posare gli attori esclusivamente per gli scatti. Le fotografie di quest'ultima tipologia sono dette "posati".

La fotografia di scena in teatro ha fini diversi da quelli della fotografia per il cinema: oltre agli scopi pubblicitari, che in questo caso spesso antecedono l'evento, è spesso presente lo scopo di conservare la memoria dello spettacolo. Tale documentazione può essere usata per la ricostruzione di vecchi allestimenti, utile anche come materia di studio per la creazione di nuovi, o per lo studio accademico, che nel teatro non sempre è supportato da materiali video.

In ambiente sia cinematografico che teatrale può spesso essere lasciato ampio spazio all'interpretazione del fotografo. Da questo deriva il fatto che in alcuni casi le fotografie vengono ritenute più interessanti del film o dello spettacolo stesso e hanno un autonomo contenuto artistico. I migliori fotografi di scena riescono talvolta a pubblicare libri o a vedere esposte le loro immagini in mostra.

Le fotografie di scena vengono anche usate per la realizzazione dei manifesti e delle locandine, usate come materiale pubblicitario per film e spettacoli. L'autorialità dei fotografi di scena viene però spesso sottovalutata e scavalcata dal marketing per il film o per lo spettacolo che si intende promuovere.

Storia Intorno al 1890 i miglioramenti della tecnica e le dimensioni più ridotte dei mezzi fotografici, come la Kodak N1, favorirono il diffondersi di nuove professioni legate alla fotografia come il fotogiornalismo, la street photography e la fotografia di scena. In particolare la diffusione di queste tecniche cambiò il modo di fotografare il teatro contemporaneo. Nacque il ritratto d'attore che rappresentava l'artista come un'icona della società borghese di questi anni. La figura della prima attrice venne posta al centro dell'attenzione come punto di riferimento di bellezza e intraprendenza. Era ritratta nel costume di scena e le fotografie venivano utilizzate come materiale promozionale per le tournée. Questo tipo di fotografia mostrò per la prima volta i dettagli del volto degli interpreti, che fino a quel momento erano stati visti solo attraverso i binocoli da teatro.

Inoltre, nei primi anni del Novecento il cinema stava diventando uno spettacolo sempre più popolare e quindi aveva bisogno di promuoversi al grande pubblico. Questo avvenne attraverso il mezzo fotografico, con scatti delle scene principali e locandine. La comunicazione visiva fu un’ottima strategia soprattutto dove erano presenti problemi di analfabetismo.

All'epoca, il fotografo di scena era visto come un semplice operaio che svolgeva un lavoro di routine, specialmente in ambito teatrale. Per questo diversi fotografi passarono alla realtà cinematografica considerata come la novità e il futuro tecnologico. Questa scelta comportava tempi di lavoro più serrati, perché le prove e le scene girate si svolgevano nel medesimo giorno. Inoltre le rigide regole stilistiche e i limiti tecnici costringevano i fotografi a scattare dalla stessa angolazione della macchina da presa, riproducendo una copia delle più emblematiche scene del film. Le immagini erano documentariste e prive di qualsiasi creatività. A volte era proprio il regista a dare indicazioni al fotografo. Questo era un chiaro segnale di una non ancora riconosciuta professionalità.

Nel cinema non esisteva ancora la possibilità di visionare immediatamente il lavoro svolto, come accade oggi. Nel 1947 fu di grande aiuto l'invenzione delle istantanee Polaroid, che vennero usate peraltro con parsimonia, visto l’alto costo. Questa nuova tecnologia fu utile per rendere immediato il controllo delle scene principali e della loro sequenzialità.

Insieme alle fotografie di scena erano previsti anche degli scatti in cui gli attori venivano richiamati sulla scena per riprodurre le pose del film. Le fotografie vennero chiamate "posati" e venivano impiegate per manifesti e locandine. Negli anni cinquanta questa tendenza diminuì, perché comparvero sui set cinematografici nuove figure di fotografi provenienti dalle agenzie di cronaca. Questi erano abituati a cogliere l’attimo, perciò non avevano bisogno dei "posati". Fotografavano a ritmi incalzanti, vendendo i loro servizi ai giornali. Fornivano quotidianamente il lavoro svolto anche al regista che sceglieva le immagini da trasformare in locandine per la promozione del film.

Intorno agli anni sessanta la fotografia di scena aumentò il proprio valore sociale grazie anche all’introduzione del fotoromanzo (con nuove tecniche di stampa) e del cineromanzo (utilizzando le foto di scena che, scorrendo in successione, raccontavano la pellicola). Questo utilizzo delle fotografie determinò un aumento significativo del loro valore. Non erano più semplici scatti documentaristici, ma vere opere di creatività supportate da nuove tecnologie. La conseguenza fu un aumento della domanda di immagini da parte del cinema e del teatro.

In seguito la figura del fotografo di scena è cresciuta di importanza. Non intende più rinunciare alla propria creatività, anche se rimane sempre un lavoro su commissione, pagato per saper trasmettere emozioni. Il fotografo instaura rapporti sociali e di complicità con gli attori, ottenendo maggiore collaborazione al momento dello scatto. Si confronta con il regista, il quale spesso lascia carta bianca nell’utilizzo del mezzo fotografico. Oggi il fotografo di scena può arrivare a ricoprire anche il ruolo di direttore della fotografia essendo ormai diventato un professionista del settore.

Metodologia di scatto Il fotografo di scena deve muoversi con abilità, senza disturbare la troupe, gli attori e il pubblico. Anche quando le condizioni di lavoro non sono delle migliori deve riuscire a cogliere i momenti più emblematici facendosi notare il meno possibile.

In teatro le inquadrature vengono stabilite durante le prove, sul set cinematografico prima di girare una scena. In questo modo il fotografo ha la possibilità di studiare le giuste angolazioni, valutando le luci e le impostazioni del proprio strumento fotografico.

Fino alla fine del Novecento, la maggior parte dei fotografi utilizzava fotocamere blimpate, rivestite per evitare il rumore di scatto. Oggi, tra le fotocamere digitali, esistono strumenti fotografici silenziati.

L'utilizzo del flash non è consentito. Nel buio di un teatro, il bagliore di un flash provocherebbe fastidio e perdita di concentrazione agli attori ed al pubblico. Ovviamente questa regola vale anche per la scena di un film. Il lampo del flash rovinerebbe sicuramente le riprese e distoglierebbe gli attori dall'interpretazione. In entrambi i casi l’utilizzo del flash modificherebbe l’atmosfera studiata a priori. Solamente la giusta regolazione della fotocamera deve valorizzare gli elementi di scena, senza ricorrere ad illuminazioni integrate.

Il fotografo, attraverso il suo lavoro, deve saper comunicare. Questo è possibile anche grazie all'utilizzo degli obiettivi giusti. Le ottiche con maggiore apertura di campo, come i grandangolari consentiranno di comprendere più elementi nell'inquadratura, facendo rimanere lo spettatore più esterno alla scena. Al contrario, scegliendo un'ottica con minor ampiezza di campo, come i teleobiettivi, ci saranno meno elementi nell'inquadratura, ma sarà possibile andare più in profondità, trasmettendo un maggior coinvolgimento nella scena.

Un buon risultato finale è garantito dal rispetto di queste regole, ma non solo. Contribuiscono anche il tipo di inquadratura, la composizione, la profondità di campo e non per ultimo l’occhio attento del fotografo capace di cogliere l'attimo. In questi casi la conoscenza della teoria è necessaria, ma sarà la pratica sul campo che costruirà la professionalità del fotografo di scena.

Posati La presenza del fotografo di scena è necessaria per scattare le fotografie che serviranno alla promozione della pellicola o della rappresentazione teatrale. Spesso però le immagini catturate sulla scena o durante il backstage non sono sufficienti a pubblicizzare il lavoro svolto. Altre volte è proprio la produzione a prevedere la presenza di ulteriori immagini statiche, cioè "i posati". Sarà il fotografo a guidare gli attori nelle pose da tenere. Il direttore della fotografia imposterà le luci di scena per rimanere fedeli al tema.

Nei posati, il fotografo di scena è il responsabile ed ha spesso l'ultima parola sul servizio fotografico. I professionisti comunque chiedono spesso il coinvolgimento di quanta più gente possibile: la produzione, il regista, l'ufficio marketing. In questo modo, il lavoro conclusivo può essere la somma di tanti punti vista.

Per questo tipo di attività è ritenuto importante che si crei una sintonia tra chi riprende e chi viene ripreso. La fiducia ottenuta durante le ore di lavoro in scena facilita la disponibilità dell'attore nei confronti del fotografo. Nell'interpretazione per le fotografie, le due parti si impegnano a trasmettere un'emozione in cui si devono riconoscere. In caso contrario, la mancanza di complicità può portare ad un risultato finale soddisfacente ma privo di coinvolgimento.

In ogni caso l'impiego dei "posati" consente di lavorare in un clima più rilassato. In situazioni del genere, gli attori non hanno battute da ricordare o tempi tecnici da rispettare e alcune situazioni le due parti, seppur seguendo le indicazioni della produzione, possono anche improvvisare, lasciando uscire parte della loro personalità.

Backstage Le foto di backstage vengono effettuate al di fuori delle riprese di un film o durante le prove in teatro. Sono gli scatti che catturano l'atmosfera di lavoro, le indicazioni del regista, il momento del trucco, le risate tra gli attori. La fotografia di backstage ha raggiunto l’apice negli anni sessanta e settanta, ma anche in seguito è rimasta un tipo di scatto apprezzato e oggetto anche di mostre.

Il backstage viene a volte definito come la testimonianza di "quello che non si dovrebbe vedere". Un buon risultato è garantito anche grazie al tipo di relazione che si instaura tra il fotografo e gli addetti ai lavori. Il fotografo deve guadagnarsi la fiducia degli attori mostrando quotidianamente il lavoro svolto. Questo garantisce che al momento dello scatto fuori copione possa instaurarsi complicità tra chi riprende e chi viene ripreso. L'attore deve sentirsi a suo agio, deve stare al gioco, magari improvvisando mimiche o gesticolazioni da regalare al fotografo. Anche tra una scena e l'altra o durante un cambio di costumi il fotografo deve essere attento a cogliere attimi preziosi. Può nascere un velo di malinconia sul volto dell'attrice o un momento di nervosismo per un fatto accaduto. Il fotografo deve essere attento a documentare questi attimi attraverso il mezzo fotografico.

Le fotografie di backstage spesso non includono solo gli interpreti e mostrano invece l'attività di tecnici, truccatori e sarti. Il fotografo può eseguire il servizio mantenendo l'atmosfera del film o dando un taglio personale. Proporre una linea personale alle scene di backstage è un privilegio affidato ai fotografi più esperti. Alcuni registi prima di iniziare a lavorare vogliono essere affiancati da professionisti che garantiscono una certa linea da anni e che sanno dare la loro impronta anche nelle scene di backstage.