La battaglia di Arbuzovka (o Arbusovo, nei pressi di Malaja Lozovka) ebbe luogo il 21-25 dicembre 1942 durante la Seconda guerra mondiale sul fronte orientale, nella conca di Arbuzovka. Fu una delle fasi più drammatiche e sanguinose della seconda battaglia difensiva del Don.

Una parte dell'ARMIR italiano, costretto ad una disastrosa ritirata dopo il crollo del fronte sul Don a seguito della potente offensiva dell'Armata Rossa iniziata il 16 dicembre 1942, venne accerchiato ad Arbuzovka dalle truppe sovietiche; tre divisioni italiane e alcuni reparti tedeschi vennero distrutti mentre solo pochi resti riuscirono a sfuggire dalla trappola.

Per le perdite e la drammaticità degli scontri, la conca di Arbuzovka divenne nel ricordo dei superstiti italiani la "valle della morte".

Storia Operazione Piccolo Saturno

Il 16 dicembre 1942 l'Armata Rossa aveva dato inizio all'operazione Piccolo Saturno, la seconda grande offensiva invernale sul fronte del Don; dopo lo straordinario successo dell'operazione Urano che aveva provocato il crollo delle truppe rumene e l'accerchiamento dell'intera 6. Armee tedesca che era in combattimento da mesi nel settore di Stalingrado, l'alto comando sovietico aveva deciso di attaccare l'8ª Armata italiana schierata sul medio corso del Don. Dopo alcuni attacchi preliminari, l'offensiva del "Fronte Sud-occidentale" del generale Nikolaj Vatutin e del "Fronte di Voronež" del generale Filipp Golikov aveva completamente sfondato il fronte del II Corpo d'armata italiano: il 19 dicembre 1942 le unità corazzate sovietiche del 17º Corpo carri raggiunsero il nodo di comunicazioni di Kantemirovka provocando il panico nelle retrovie dell'Asse, mentre altri due reparti meccanizzati, il 24º Corpo carri e il 25º Corpo carri, si lanciarono verso sud attraverso i reparti italiani in disgregazione, in direzione dei campi di aviazione della Luftwaffe di Tacinskaja e MorozovskajaD. Glantz, From the Don to the Dnepr, pp. 42-58..

L'alto comando dell'Asse aveva subito perso il controllo della situazione; solo il 19 dicembre venne dato l'ordine alla divisione "Ravenna", superstite del II Corpo, e al XXXV Corpo d'armata, schierato a sud-est dello sfondamento, di abbandonare le posizioni sul Don e ripiegare verso sud-ovest per evitare l'accerchiamentoG. Scotoni, L'Armata rossa e la disfatta italiana, p. 348.. Contemporaneamente anche il XXIX Corpo d'armata tedesco, che faceva parte dell'armata italiana e schierava le divisioni 3ª Celere, "Sforzesca" e "Torino", era in ritirata a seguito di molti ordini contraddittori che avrebbero causato nei giorni seguenti la distruzione della divisione "Sforzesca"G. Scotoni, L'Armata rossa e la disfatta italiana, pp. 229-230.. I resti della "Ravenna", le divisioni del XXXV Corpo, divisione "Pasubio" e 298. infanterie-Division tedesca, e alcuni reparti della divisione "Torino", vennero quindi raggruppati nella confusione e in un'atmosfera di disfatta. I movimenti di ritirata in inverno si svolsero nel disordine, senza rifornimenti, senza mezzi motorizzati e dopo aver abbandonato gli armamenti pesanti. Il generale Roberto Lerici e il generale Cesare Rossi, della divisione "Torino", e il generale Manlio Capizzi della divisione "Ravenna", presero il comando diretto delle truppe italo-tedescheG. Scotoni, L'Armata Rossa e la disfatta italiana, p. 355..

Gli ordini iniziali del Gruppo d'armate B per le forze italiane in ritirata erano totalmente irrealistici; essi prevedevano che i reparti del XXXV Corpo d'armata del generale Francesco Zingales ripiegassero sul fiume Tikhaja e organizzassero un nuovo fronte difensivo verso nord sulla linea Nazarovskij-Verkhenjakovskij. Le colonne corazzate sovietiche avevano già superato queste posizioni e, proseguendo l'avanzata verso sud-ovest, mettevano in pericolo tutte le linee di comunicazione italiane; la sera stessa del 19 dicembre 1942 il comando di gruppo d'armate tedesco annullò quindi la prima disposizione e ordinò al XXXV Corpo d'armata di deviare verso la zona Arbuzovka-Alekseevo Lozovskoe dove avrebbe dovuto costituire una posizione di resistenza. Nella serata del 19 dicembre nel villaggio di Popovka iniziò l'afflusso delle diverse colonne italiane in ritirata; la divisione "Torino" entrò in contatto con i reparti tedeschi della 298. Infanterie-Division e del "gruppo corazzato Hoffmann" che ripiegavano da nord-ovest e si verificarono i primi accesi contrasti tra gli alleati sui diritti e le precedenze di transito nelle precarie piste nella steppaA. Valori, La campagna di Russia, pp. 626-627.. Alla fine la colonna italo-tedesca si raggruppò e dopo vivaci colloqui tra il generale Lerici, il maggiore Hoffmann e il colonnello Herbert Michaelis, il comandante della 298. divisione, venne deciso di riprendere la marcia che sarebbe stata guidata dai mezzi corazzati del maggiore Hoffmann, mentre la "Torino" avrebbe marciato in retroguardia per coprire le spalle. La notte e il mattino del 20 dicembre a Popovka continuarono ad arrivare altre truppe italiane appartenenti alla divisione "Pasubio", alla divisione "Ravenna" e ai comandi del II e del XXXV Corpo d'armata; i reparti ancora efficienti erano intralciati dai primi gruppi di sbandati e dalle confuse colonne del carreggioA. Valori, La campagna di Russia, p. 627..

Alle ore 11.00 del 20 dicembre Popovka venne attaccata dalle avanguardie sovietiche che furono respinte con difficoltà dai mezzi del "gruppo Hoffmann"; la situazione nella cittadina divenne sempre più confusa e difficile, ma solo alle ore 22.30 i reparti italiani sommariamente rioganizzati, si misero in movimento, preceduti dalle formazioni tedesche che erano già in combattimento sulle alture del fiume Tikhaja. La lunga colonna marciò inizialmente in direzione di Posnjakov; fu subito impossibile mantenere il controllo dei reparti, soprattutto a causa del continuo afflusso di altri gruppi di sbandati con automezzi e carri privi di qualsiasi organizzazioneA. Valori, La campagna di Russia, p. 628..

Mentre le truppe dell'Asse davano inizio alla loro drammatica ritirata, le unità corazzate dell'Armata Rossa avevano proseguito con la massima energia l'avanzata verso sud e sud-est, molto in profondità nelle retrovie nemiche; dietro le formazioni corazzate il comando della 1ª Armata della Guardia del generale Vasilij Ivanovič Kuznecov aveva messo in movimento le unità di fucilieri del 4º Corpo d'armata della Guardia che avevano il compito di rastrellare il terreno e occupare Millerovo e ČertkovoD. Glantz, From the Don to the Dnepr, p. 59.. Una delle formazioni del 4º Corpo, la 195ª Divisione di fucilieri avanzò il 19 dicembre oltre il fiume Bogučar e, ritardata soprattutto dalle disordinate colonne di sbandati italiani e dalla necessità di radunare e controllare i prigionieri, si avvicinò la sera dello stesso giorno a Titarevka e Popovka.

Il giorno seguente la 195ª Divisione fucilieri continuò ad avanzare verso sud, mentre la 41ª Divisione fucilieri della Guardia copriva il suo fianco sinistro; i soldati sovietici intercettarono la linea ferroviaria Kantemirovka-Millerovo, quindi aggirarono il villaggio di Gartmaševka, aspramente difeso da truppe nemiche, e proseguirono fino a tagliare il 22 dicembre le comunicazioni verso ovest di Čertkovo. Contemporaneamente anche la 41ª Divisione fucilieri arrivò sul posto e accerchiò la guarnigione di Čertkovo, mentre altri reparti si schierarono lungo le posizioni sul fiume DerkulD. Glantz, From the Don to the Dnepr, pp. 59-60..

Mentre la 195ª divisione e la 41ª della Guardia avanzavano in profondità e accerchiavano Čertkovo, la 35ª Divisione fucilieri della Guardia era avanzata in secondo scaglione del 4º Corpo d'armata della Guardia con la missione di rastrellare la steppa, bloccare e annientare tutti i gruppi di forze nemiche che vagavano sul terreno, proteggendo in questo modo anche le spalle delle altre divisioni da possibili attacchi di colonne italo-tedesche in ritirata verso ovest. La 35ª Divisione fucilieri della Guardia era una formazione veterana che aveva preso parte alle fasi iniziali della battaglia di Stalingrado; dopo aver contrastato l'avanzata tedesca verso il Volga, si era battuta strenuamente nel settore meridionale della città, difendendo il famoso edificio del silo del grano. Tra i suoi soldati aveva militato ed era caduto mortalmente ferito anche il tenente Rubén Ruiz Ibárruri, il figlio della rivoluzionaria spagnola Dolores Ibárruri. Decimata nei micidiali combattimenti a Stalingrado, era stata ritirata il 28 settembre per essere ricostituita e il 18 ottobre 1942 era stata assegnata alla 1ª Armata della Guardia per prendere parte all'offensiva sul medio DonG. Scotoni, L'Armata Rossa e la disfatta italiana, pp. 350-351.. I soldati della 35ª Divisione della Guardia, guidati dal nuovo comandante, colonnello Ivan Kalugin, marciavano in direzione della linea Malaja Lozovka-Alekseevo Lozovskoe-Kutenjkovo dove avevano ricevuto l'ordine di costituire una linea di sbarramento; la mattina del 21 dicembre i reparti della divisione entrarono per la prima volta in contatto con le formazioni italo-tedesche che ripiegavano verso sud-ovestG. Scotoni, L'Armata Rossa e la disfatta italiana, p. 353..

Nella "valle della morte" La ritirata delle truppe dell'Asse era continuata anche nella notte del 21 dicembre in direzione di Posnjakov ma la situazione dei reparti italiani diveniva sempre più difficile; nell'oscurità fu quasi impossibile seguire la pista percorsa dalle truppe tedesche della 298. Infanterie-Division. Gran parte degli automezzi e delle batterie d'artiglieria vennero abbandonati a causa della neve alta e dell'esaurimento del carburante; in questa fase, in previsione di una disfatta, si decise anche di abbandonare i mezzi e le attrezzature del quartier generale della divisione "Torino"; furono distrutti tutti i documenti e i cifrari segretiA. Valori, La campagna di Russia, p. 629..

La battaglia nella conca di Arbuzovka ebbe inizio in modo confuso al mattino del 21 dicembre, all'entrata nel villaggio di Malaja Lozovka, tra le avanguardie del 100º reggimento della 35ª Divisione della Guardia che erano ancora in movimento per organizzare una solida linea di sbarramento e le prime colonne di truppe italiane in marcia che cercavano di proseguire la ritirata. Dopo alcune ore di scontri, gli italiani subirono molte perdite, ma riuscirono a continuare verso sud-ovest. Contemporaneamente anche altri reparti sovietici della 35ª Divisione dovettero entrare in combattimento direttamente contro gruppi di soldati nemici in arrivo; il 101º reggimento attaccò e riuscì ad occupare, dopo aspri combattimenti ravvicinati, il villaggio di Alekseevo-LozovskoeG. Scotoni, L'Armata Rossa e la disfatta italiana, pp. 353-354.. Dopo questi primi scontri, il colonnello Kalugin cercò di costituire una solida posizione di sbarramento per affrontare e distruggere le numerose e confuse colonne italo-tedesche che stavano affluendo; egli schierò il 102º e il 101º reggimento fronte ad est, a nord di Alekseevo-Lozovskoe, mentre il 100º reggimento prese posizione a sud del villaggioD. Glantz, From the Don to the Dnepr, p. 60.. La missione della 35ª Divisione della Guardia non era facile; i soldati sovietici avrebbero dovuto affrontare truppe disperate che cercavano in ogni modo di aprirsi un varco verso la salvezza; inoltre la divisione della Guardia era costituita da circa soldati mentre le masse italo-tedesche in marcia verso sud-ovest, pur in parte disorganizzate, erano molto più numerose; circa soldati dell'Asse, compresi gruppi di rumeni, erano in arrivo anche se non coordinati tra loro.