Cotignola (Cudgnôla in romagnolo) è un comune italiano di abitanti della provincia di Ravenna in Emilia-Romagna.

Situata lungo il corso del fiume Senio, conserva un centro storico con tracce medievali, tra cui la Torre d'Acuto e il Palazzo Sforza, e resti archeologici romani nel territorio circostante. L’economia locale si concentra su agricoltura, industria e commercio.

Geografia fisica Cotignola si trova nel settore nord-occidentale dell'ampia e fertile pianura alluvionale che circonda Ravenna, sulle sponde del fiume Senio, circa a metà strada tra Faenza e Lugo.

Origini del nome Il documento più antico che riporta il nome Cotoniola risale al 1º febbraio dell'anno 919: si tratta di una pergamenaOggi il documento è conservato nell'Archivio arcivescovile di Ravenna nella quale si legge che l'arcivescovo di Ravenna Costantino (914-920) concedeva le terre poste «nei fondi di Cotoniola e Flumisiana» della Pieve di Santo Stefano in Panigale (il più antico luogo di culto nel territorio cotignolese)«Panigale» è riferito ai terreni in cui si coltivava il panico, una graminacea diffusa nei tempi antichi..

Sono state formulate diverse ipotesi per spiegare l'origine del nome. Quella oggi più accreditata lega la provenienza del toponimo alla particolare attitudine del terreno alla coltivazione della mela cotogna. A testimonianza di ciò, il fatto che questa venne assunta come simbolo nello stemma del Comune.

Storia Dal Medioevo al Regno d'Italia Nota come Cotoniola sin dal 919 (vedi sopra), dal territorio il nome passò a indicare il centro abitato. La prima attestazione del toponimo (nella forma Gudignola) si ha in una pergamena del 1177. Nel 1217 i Faentini, per contrastare l'attivismo dei conti di Cunio, un casato in rapida espansione nel territorio tra Faenza e Bagnacavallo, fortificarono il centro abitato dotandolo di una rocca. La rocca passò di mano più volte dai Faentini ai Cunio, i quali si trasferirono nella vicina Barbiano, poi lasciarono la Romagna con l'investitura nel 1431 da parte del Duca di Milano della contea di BelgioiosoVincenzo Rizzo Zambonini dei Ritii, Barbiano di Belgiojoso. Genealogia di una famiglia (Vol. 1), Milano, 2020, pagg. 26 e 31.. Nel 1274 i forlivesi edificarono un nuovo fortilizio su richiesta del comune di Faenza. Reclutarono la truppa prendendo uomini di Forlì "levati per la maggior parte dal Borgo de Cotogni": per questo il castello viene denominato Cotogniola.

Dal Milletrecento fino alla prima metà del Quattrocento, per quasi due secoli Cotignola venne conquistata e riconquistata dai signori locali: nel 1411 divenne feudo di Muzio Attendolo, che ottenne per la città natale il titolo di contea. Muzio Attendolo fu signore di Cotignola fino alla morte, avvenuta nel gennaio 1424. I suoi beni furono ereditati dal figlio Francesco Sforza che, nel 1450 divenne duca di Milano. Con la fondazione del Ducato di Milano, la contea di Cotignola divenne uno dei possedimenti del principe milanese.

Spiega lo storico locale Alfredo Toschi:

Ludovico Maria Sforza concesse a Cotignola il titolo di città nel 1494. Nel 1499 gli Sforza furono cacciati dal re di Francia Luigi XII, il quale s'impadronì del Ducato di Milano. Nel 1502 il re di Francia patrocinò il matrimonio tra Lucrezia Borgia e il duca di Ferrara Alfonso I d'Este. A titolo di ricompensa per essersi accasato con i Borgia Luigi XII donò agli Este CotignolaVincenzo Farinella, Alfonso I d'Este. Le immagini e il potere, Officina Libraria, Milano 2014, p. 755.. Cotignola fu annessa, insieme ad altri territori della Bassa Romagna, al Ducato di Ferrara.

Con l'estinzione della dinastia estense, nel 1598, Cotignola passò allo Stato Pontificio (nella Legazione di Ferrara), sotto il quale rimase per quasi tre secoli (a parte gli anni 1796-1814, periodo di dominazione napoleonica). Nella seconda metà del XVIII secolo vivevano in paese circa 1.500 abitanti. Nel 1688 il paese fu quasi interamente distrutto da un terremoto.

Alla metà del XIX secolo il territorio di Cotignola fu insanguinato dalla feroce banda del Passatore. La sera del 17 gennaio 1850 egli attaccò la cittadina e prese in ostaggio i gendarmi pontifici e parte degli abitanti. Si fece consegnare un bottino pari a scudi"Relazione del procuratore generale Migliarini" in L. Costa, Il rovescio della medaglia. Storia inedita del brigante Stefano Pelloni detto il Passatore, Faenza: Lega Editori, 1974, pp. 294-296.. Dopodiché i briganti seviziarono un gendarme che aveva preso parte all'uccisione del fratello di Giazzolo, uno dei più fidati sgherri del Passatore. Successivamente sul ponte sul fiume Senio, torturati e, moribondi, gettati nel fiume Senio da due ex-gendarmiL. Costa, op. cit., p. 175..

Con l'annessione delle Legazioni pontificie al Regno di Sardegna (1859), il comune di Cotignola fu incluso nella Provincia di Ravenna (annessione sancita con i plebisciti del 1860).

Novecento

Durante la prima guerra mondiale, nelle operazioni aeree di guerra si distinse particolarmente il sergente maggiore Giannetto Vassura. Cotignolese, ultimo di cinque fratelli, Vassura fu inquadrato come pilota da bombardamento. Cadde il 27 ottobre 1918 nell'abbattimento del suo Caproni Ca.3 sui cieli di Vittorio Veneto. Decorato della medaglia d'argento al valore militare nel 1919, gli venne intitolato l'aeroporto militare di Rimini nel 1929.

Cotignola subì in modo particolarmente duro le vicende della seconda guerra mondiale: la vicinanza al fiume Senio, dove si arrestò il fronte per sei mesi nell'inverno 1944-1945, fu causa dei ripetuti bombardamenti alleati, che rasero al suolo la città (fu distrutto l'80% degli edifici urbani). I bombardamenti furono interrotti nell'aprile 1945 grazie all'operazione "Bandiera bianca". Leno Casadio, capo partigiano, e don Stefano Casadio, sacerdote e cappellano militareAll'inizio della guerra prestò servizio sul fronte libico. Fu rimpatriato per un'intossicazione nel maggio 1941. Di stanza a Napoli, fu poi assegnato all'ospedale militare di Trieste. Dovette trascorrere un intero anno, dal 1942 al 1943, ricoverato per un riacutizzarsi del problema ai polmoni. Dopo l'armistizio fece la scelta di opporsi al fascismo repubblicano. Ferito da schegge di granata, contrasse il tetano e per questo poté scongiurare la deportazione. Il 30 ottobre 1943 fuggì dall'ospedale di Bolzano e raggiunse finalmente Cotignola, mettendosi al servizio della popolazione. Fu don Casadio, assieme ad Ettore Costa, l'ufficiale di stato civile, a trafugare i registri della popolazione per non doverli consegnare ai tedeschi. Rimasero nascosti nella chiesa del Suffragio fino alla liberazione. Vedi Cristina Tassi, op.cit., attraversarono insieme il Senio e raggiunsero da soli, innalzando una bandiera bianca, il campo degli Alleati. Convinsero gli anglo-americani ad arrestare i bombardamenti, perché gli unici tedeschi rimasti erano stati fatti prigionieri dai partigiani. Cotignola fu liberata all'alba del 10 aprile dalla 2ª Divisione (della Nuova Zelanda) del V Corpo d'Armata britannico.

Dopo la guerra, si contarono 270 vittime civili su una popolazione di circa 7.000 residenti (circa 4.800 furono invece gli sfollati). La città fu ricostruita rispettando l'impianto urbanistico preesistente.

Nel dopoguerra Cotignola è diventata un polo attrattivo per rilevanti attività produttive, in svariati settori, fra cui agroindustria, metallurgia, chimica, meccanica di precisione e sanità.

Simboli

Il cotogno è arma parlante con riferimento al toponimo, fu lo stemma di famiglia di Muzio Attendolo Sforza. Nel 1401 venne aggiunto il leone per concessione dell'imperatore Roberto III di Wittelsbach.

Lo scudo è timbrato da una corona racchiudente una sorta di tocco, un copricapo simile a quelli dei magistrati e dei principi imperiali, avente per cimiero una creatura descritta dagli araldisti come: «un drago nascente e mostruoso di verde, rialzato da due ali in ventaglio del medesimo e tese da rinforzi acuminati, la testa senile posta in terza al naturale con barba e capelli canuti, tenente con ambo gli artigli un anello d'oro con incastonato un diamante tagliato a punta d’azzurro.» L'anello è una concessione del marchese Nicolò III d'Este, che lo aveva tra le sue imprese, per i meriti che il capitano Muzio Sforza degli Attendolo ebbe al suo servizio.

Il gonfalone è un drappo di azzurro.

Onorificenze

La città vanta la Medaglia d'argento al valore civile per l'impegno degli abitanti nel salvare 41 ebrei dalle persecuzioni razziali nel periodo dell'occupazione tedesca durante la seconda guerra mondiale. Il commissario prefettizio dell'epoca, Vittorio Zanzi, riuscì a fornire loro dei documenti falsi, facendoli stampare dagli impiegati dell'anagrafe. Nessuno degli ebrei che passarono da Cotignola venne denunciato né catturato. Nel 1987 il Comune ha inaugurato un «parco della memoria» che ricorda i nomi dei salvati e dei salvatori. Al centro del parco una stele riporta i nomi degli ebrei ospitati a Cotignola e quelli dei cotignolesi che diedero loro rifugio. Attorno ad essa si stende un boschetto di 41 alberi (tanti quanti gli ebrei salvati) con al centro un cedro del Libano, l'albero simbolo di Israele, davanti al quale sono posti sei grossi sassi che simboleggiano i 6 milioni di ebrei uccisi nella Shoah.

In Israele, in uno dei parchi del Kren Kayemet, 500 alberi sono stati piantati a cura delle famiglie salvate in segno di gratitudine. Il 25 marzo 2002, i coniugi cotignolesi Vittorio Zanzi e Serafina Bedeschi, il pittore Luigi Varoli e la moglie Anna Cortesi sono stati insigniti (alla memoria) del riconoscimento di Giusti tra le nazioni dall'Istituto Yad Vashem a GerusalemmeIsrael Gutman, Bracha Rivlin e Liliana Picciotto, I giusti d'Italia: i non ebrei che salvarono gli ebrei, 1943-45, Mondadori, Milano 2006, pp. 233-35, 260..

Monumenti e luoghi d'interesse Il monumento più antico conservato a Cotignola è la stele funeraria di un cittadino romano (Caio Vario). La stele, databile fra il 30 e il 40 d.C., fu rinvenuta nel 1817.

Architetture religiose A Cotignola Chiesa di San Francesco. I Francescani si insediarono a Cotignola verso il 1490; la chiesa fu consacrata nel 1495. Inizialmente fu dedicata a Santa Maria degli Angeli; al titolo fu poi aggiunto quello di San Francesco, che finì per prevalere. È in stile lombardo-gotico, a tre navate, con l'abside a mattoni scoperti. All'interno conserva in una teca di vetro il corpo incorrotto del beato Antonio Bonfadini, che visse e morì a Cotignola. Alle pareti dell'edificio si possono ammirare vari affreschi e dipinti. Tra questi, una lunetta, parte terminale di una pala d'altare, raffigurante la Pietà opera dei fratelli Bernardino e Francesco Zaganelli (fine XV secolo). Altra opera pittorica di rilievo è la Pietà attribuita a Girolamo Marchesi (1480-1550), visibile in una nicchia nella navata laterale destra. Attiguo alla chiesa, l'oratorio di Santa Maria degli Angeli. Di antica fondazione, precedente alla chiesa, è sin dal Quattrocento la cappella degli Sforza. Durante la seconda guerra mondiale il convento e la chiesa furono completamente distrutti. La chiesa venne ricostruita nelle forme originali; il campanile in forma moderna. I lavori terminarono nel 1955. Nel 1982 il convento venne ridotto a domus filialis mentre la chiesa fu affidata alla custodia dei religiosi francescani. Dal 2018 gestori di chiesa e convento sono i frati dell'Opera Santa Maria della Luce (OSMdL), associazione pubblica di fedeli clericale che ha sede presso la diocesi di Orvieto-Todi. La comunità attualmente presente organizza gli appuntamenti liturgici quotidiani e promuove il culto al beato Antonio Bonfadini. Il santuario è tuttora di proprietà dell'Ordine francescano. A Barbiano Chiesa di Santo Stefano Protomartire: contiene varie pale d'altare di Felice Torelli e una tavola di scuola attribuita ai Carracci. L'edificio risale al X secolo. Fu per secoli una pieve con ampia giurisdizione sul territorio circostante. A Budrio