Buscemi (IPA: ; Buscema e Buxema in Il nesso grafemico ⟨sc⟩ “all'italiana” è oggi prevalente rispetto al grafema storico – e di derivazione iberica – ⟨x⟩. Sono entrambi correntemente atti a rappresentare il fonema geminato [ʃː].) è un comune italiano di abitanti del libero consorzio comunale di Siracusa in Sicilia.
Geografia fisica Buscemi si trova 50 chilometri ad Ovest di Siracusa, 45 a Nord di Ragusa e 70 a Sud di Catania. Il paese sorge sul versante meridionale del Monte Vignitti (788 m s.l.m.), situato nella parte centrale dei Monti Iblei, fra il rilievo di contrada Contessa ed il fiume Anapo ed è circondato dai luoghi storici dell'antica Akrai, di Casmene e dalla Necropoli di Pantalica. I comuni più vicini da raggiungere sono Buccheri e Palazzolo Acreide che distano entrambi meno di dieci chilometri.
È il tredicesimo comune della provincia per estensione del territorio con 51 km², nonostante il centro abitato si estenda solo per poco più di 1 km². Inoltre, sempre all'interno della provincia di appartenenza, è il comune con la più grande altitudine massima (987 m s.l.m.), il terzo più a ovest in base alla casa comunale (longitudine: 14,8847; preceduto da Buccheri e Francofonte) e il terzo con la maggiore escursione altimetrica (655 m).
Origini del nome L'origine del nome odierno viene fatta risalire all'antico arabo قَلْعَة أَبُو شَامَة (Qalʿat ʿAbū Šāma ), locuzione così riportata nel 1154 dal geografo hammudita Muhammad al-Idrisi. La traduzione solitamente offerta dell'originale nome arabo è Castello di quel dal neo ovvero Castello dell'uomo con il neo.
Il termine qalʾat (قَلْعَة) significa "castello" o "fortezza", il che denota la rilevante posizione strategica e militare che Buscemi possedeva in passato e che dimostra tutt'oggi per mezzo di un'ottima visuale della valle dell'Anapo e dei territori ragusano e modicano.
Per quanto riguarda ʾabū (أَبُو) si tratta del nominativo di stato costrutto di أَب ʾab 'padre', la cui successiva aferesi della sillaba iniziale è comparabile a quella del bu, elemento che rimanda inequivocabilmente alla ormai estinta lingua siculo-araba che veniva parlata localmente nel periodo che va dal IX al XIV secolo.
Šāma (شَامَة) è invece l'oggetto a cui si fa riferimento che significa molto semplicemente "neo". Secondo alcuni studiosi "l'uomo dal neo" sarebbe un riferimento al profeta Maometto.
Nei secoli il nome arabo è stato latinizzato attraverso svariati adattamenti grafici. Ritroviamo infatti i primi toponimi riportati senza l'elemento iniziale che si riferisce al "castello": Abu Xama o Abuxama ()Laddove la lettera〈x〉, al pari di altre lingue neolatine, come quelle iberiche, va letta come una fricativa postalveolare sorda ., oppure ancora Abisama. Le versioni successive tardo latine del periodo normanno riportano Buxemae e Bussemae con il plurale tantum tipico dei nomi di località.
Si giunge così al arcaico Buxema e a quello attuale di Buscema il cui corrispettivo demonimo dei suoi abitanti è quello di buscimisi. La successiva italianizzazione ha portato ai corrispettivi Buscemi e buscemesi.
Buscemi e Buscema sono inoltre dei cognomi molto diffusi in SiciliaG. Rohlfs: Dizionario storico dei cognomi nella Sicilia orientale, Palermo, 1984, p. 55., tra cui sono degni di nota quelli di Steve Buscemi e di Giusy Buscemi.
Storia La storia del paese ha origine nell'Età del bronzo, di cui Paolo Orsi individuò alcuni insediamenti. Sempre l'archeologo di Rovereto rinvenne il sito dell'antica Casmene (Κασμέναι, Kasménai). Fu Tucidide a parlare della fondazione della colonia greca, risalente al 644 a.C.:
Si rifà molto probabilmente al periodo bizantino il primo insediamento protourbano del luogo, sullo stesso sito in cui sorge attualmente il centro abitato. Restano di questo periodo la chiesa rupestre di san Pietro e un'ulteriore chiesa rupestre adibita nell'ultimo secolo a frantoio. Le prime fonti storiche che parlano di una rocca si hanno durante il periodo della dominazione araba. La traccia più significativa fu data dal geografo Idrisi nel suo Libro di Ruggero in cui accenna a un Forte dedicato a quello con il neo che attesta quindi l'esistenza del castrum già prima del 1154. Durante il periodo normanno tale forte venne ricostruito da Riccardo Montalto sui ruderi del fortino musulmano dopo il 1313F. San Martino De Spucches, La storia dei feudi e dei titoli nobiliari di Sicilia dalle loro origini ai nostri giorni, Palermo 1924-1941, vol I p. 438.. Durante il devastante terremoto del 1693, Buscemi venne rasa completamente al suolo risultando uno dei paesi più colpiti con la scomparsa del 41% degli abitantiSalvatore Nicolosi. Apocalisse in Sicilia, Il terremoto del 1693, Catania, Tringale.. Con la ricostruzione del centro abitato, spostato rispetto al precedente sito, si ha la nascita della Buscemi contemporanea con gli esempi di architettura barocca religiosa e civile.
Alcune famiglie che detennero il possesso di Buscemi furono i Ventimiglia e i Requesens o Requisenz: di questi ultimi restano le rovine del castello all'entrata del paese.
Nel 1777 visitò il paese il pittore e architetto francese Jean Houel, il quale lasciò una precisa descrizione nel suo Voyage:
Simboli
Vecchio stemma Il precedente stemma era costituito da un monte all'italiana di tre colli verde e una mezza luna rossa montante; lo stesso era attraversante su una banda azzurra su fondo argento.
Stemma odierno L'attuale stemma del comune è stato approvato assieme al gonfalone con delibera del consiglio comunale n. 26 del 30 gennaio 1985 e in seguito concesso con DPR n. 2644 del 22 giugno 1985.
Gonfalone
Monumenti e luoghi d'interesse
Architetture religiose
Chiesa della Natività di Maria Santissima La chiesa intitolata alla Natività di Maria SS. è la chiesa madre del paese e sicuramente una fra le più belle e armoniose del territorio ibleo. La progettazione del prospetto a tre ordini, di chiaro stampo barocco, è stata attribuita a Francesco Maria Sortino che la completò nel 1769, come si evince dalla chiave di volta del grande campanile.
Le statue che coronano esternamente il primo ordine (due angeli) e il secondo (a sinistra San Pietro, a destra San Paolo) sono piuttosto rozze e di gusto popolaresco, avvolte da mantelli rigidi e pesanti, caratterizzate da una gestualità bloccata e da un’espressione impacciata. La decorazione floreale sui fregi, sulla zona centrale e sulle volute è di fattura elegante, altrettanto apprezzabili sono gli armoniosi capitelli. L’ampia finestra centrale è sovrastata dal bassorilievo della Madonna in fasce che suggella la dedica della chiesa alla Natività di Maria Santissima.
L'alternanza di colonne rettilinee e circolari, prominenti e incassate, favorisce un mirabile effetto di chiaroscuro. Il portone centrale è caratterizzato da un arco ribassato fiancheggiato da due bassorilievi raffiguranti le teste di un uomo e di una donna, probabilmente i principi Requisenz che patrocinarono la ricostruzione.
L’interno a pianta basilicale, articolato in tre navate delimitate da colonne e paraste in stile corinzio, conserva pregiate opere pittoriche e scultoree che risalgono perlopiù ai secoli XVII e XVIII. È possibile ammirare un antico fonte battesimale datato 1558 e una teca di vetro con all'interno il corpo imbalsamato di san Pio martire e un’ampolla di vetro contenente il suo sangue, donato nel 1762 da Clemente XIII per proteggere i buscemesi dai terribili eventi sismici della zona; venne prelevato dalle Catacombe di San Callisto di Roma (in realtà presso la Pontificia Congregazione non c’è alcuna attestazione riguardante questo santo per cui si ritiene probabile che Pio non fosse il vero nome del martire ma un attributo dovuto alla sua santità). Oggi conserva la tela lAdorazione dei Magi, opera di Mario Minniti originariamente custodita nella chiesa di San Sebastiano Martire.
Chiesa di San Giacomo In alcuni documenti dell’epoca risulta che la chiesa venne edificata nel 1610 ad opera dei capimastri Marco de Farioro e Antonino Calcararo, secondo il progetto di mastro Pietro Costantino.
Ha un’originale facciata convessa di ispirazione neoclassica, ma in essa possiamo trovare una mescolanza di gusto barocco e neoclassico.
Nel secondo ordine trova posto un antico orologio, che da secoli scandisce il tempo con i suoi rintocchi, il quale è stato aggiunto o sostituito in un secondo momento.
L'interno è caratterizzato di un grande ambiente ovoidale e un’abside quadrata, armonizzati da una serie di archi e finestre. la cui pianta è ellittica con atrio ovale e abside rettangolare. nel quale si trova la rappresentazione lapidea dello Spirito Santo, originale titolare della chiesa.
Dopo l'unità d'Italia fu tra i beni ecclesiastici acquisiti al demanio comunale, per questo oggi sconsacrata.
La chiesa è stata restaurata e oggi fa parte del complesso municipale, venendo per tanto utilizzata come sala conferenze, iniziative culturali e mostre ed sede dell’aula consiliare e della biblioteca comunale.
Chiesa di Sant'Antonio da Padova
La chiesa di Sant'Antonio di Padova, impropriamente chiamata "Sant'Antonino", ha origini molto antiche, sicuramente prima del 1586 quando venne commissionato un organo a don Stefano Raniolo di Ragusa; venne ricostruita, dopo il catastrofico terremoto del 1693, sempre qui, nello stesso luogo. Ricostruita in stile baroccheggiante sui ruderi del precedente edificio medievale già dal 1708, progettata dall'architetto Nunzio De Caro e portata a compimento dai capomastri Costantino Cultrara da Ragusa e Carmelo Ierna nel 1765. Pare che la facciata dovesse essere a tre ordini, ma ne fu ricostruito solo il primo (per mancanza di soldi).
L'interno presenta splendide decorazioni barocche formate da merlature e ghirlande geometriche scolpite a bassorilievo e decorate con superbi stucchi policromi di scuola serpottiana (dal maestro Serpotta, abile stuccatore del settecento), i quali un tempo rivestiti tutti in oro zecchino. Da ammirare gli altari votivi decorati con ornamenti barocchi (colonne corinzie, timpani merlettati ecc.) recanti importanti opere d'arte del tempo; in uno di essi vi è la statua della Madonna Addolorata datata 1732, opera dello scultore catanese Filippo Quattrocchi.
Di particolare interesse è una tela delle dimensioni dell'intera navata centrale, che viene esposta nel periodo pasquale, raffigurante la Via Crucis, opera del pittore ragusano Pietro Quintavalle della metà del '800; di pregevole fattura anche l'antico organo settecentesco, opera dell'organaro Donato Del Piano, fresco di restauro ed attualmente in funzione, il Putridarium, e alcune tombe di componenti della famiglia Requesenz: questa infatti la chiesa votiva dell'omonima famiglia.
Chiesa di San Sebastiano Martire Secondo la voce popolare, la più bella chiesa di Buscemi: era la più ricca di tutte le chiese. Dai racconti degli anziani, era una chiesa frequentata da nobili e aristocratici perlopiù, e anch'essa fu rasa al suolo in seguito al terremoto del 1693 e ricostruita completamente; si ha notizia di un’antica confraternita di San Sebastiano, diretta da un certo don Giovanni Requisenz, che si occupava di amministrare i beni della chiesa e che governò anche la ricostruzione post-terremoto.
Venne ricostruita nello stesso luogo ma per cause sconosciute si ebbe un secondo crollo della facciata; i lavori di ricostruzione ebbero tempi lunghissimi, forse a causa di ridotte disponibilità economiche, per questo completata solo nel 1906. Si trova inserita al centro del paese allineata con la chiesa di San Giacomo e rialzata per ottenere un effetto di slancio. Il terrazzino antestante è chiuso da un cancello in ferro battuto guardato da due leoni in pietra.