Z213: Exit (Z213: ΕΞΟΔΟΣ [Exodos]) è un romanzo dello scrittore greco Dīmītrīs Lyacos, prima parte della trilogia Poena damni. Nonostante sia il primo in ordine narrativo, il libro è stato pubblicato per ultimo.
La storia si sviluppa come una serie di annotazioni di diario in cui sono registrate le solitarie avventure di uno sconosciuto, assimilato alla figura di Ulisse, durante un viaggio in treno; gradualmente il suo girovagare si trasforma in un'analisi interiore sui limiti del mondo soggettivo e la realtà esterna. Il viaggio,In letteratura, tematica fondamentale e archetipica anch'essa: , inoltre, è paragonabile ad una ricerca religiosa per le varie allusioni bibliche, soprattutto dall'Antico Testamento, in inserite in un testo spesso frammentato e carente di punteggiatura.
Molti critici collocano Z213: Exit in un contesto postmoderno, scoprendo affinità con scrittori come Samuel Beckett e Cormac McCarthy mentre altri sottolineano i suoi vincoli modernisti ed una solida cultura di testi classici e religiosi.
Trama L'opera narra, in quello che si legge come un diario personale scritto tanto in verso quanto in una prosa poetica postmoderna, le esperienze di un uomo che scappa da un edificio sotto sorveglianza, in un ambiente inquietante come dopo l'Apocalisse. Nei capitoli iniziali del libro, il narratore/protagonista fugge da una fittizia -o reale- detenzione in un edificio a padiglioni con personale ivi impiegato e dal quale -apparenti?- reclusi sono portati via senza motivo per poi venir gettati in pozzi. Il fuggitivo lascia il lager per arrivare alla stazione di treni più vicina e inizia un viaggio che registra in un libriccino simile ad una Bibbia che egli stesso trasformerà, appunto, in suo diario. Man mano che il viaggio continua, si produce nel testo e nel personaggio una crescente sensazione di paranoia e l'idea di essere inseguito o perseguitato diventa l'ossessione principale. Tuttavia, durante il viaggio non si mostrano persecutori identificabili e la presunta caccia all'uomo resterà un mistero fino alla fine.
L'ambiente circostante sembra far riferimento ad uno Stato futuristico decadente di tipo totalitario. Il viaggio è mappato in modo casuale e riferimenti indiretti creano una sensazione di vuoto spazio-temporale. Il narratore sembra avanzare mentre, intanto, è immerso in sue visioni da incubo.
Infine, Z213: Exit termina con la descrizione di un sacrificio nel quale il protagonista e persone affamate, banchettando, cucinano un agnello allo spiedo, facendolo a pezzi e scuoiando il suo corpo mentre ancora bela e strappando le interiora come a rispettare un rito sacro. L'atmosfera viene intensificata dall'ambiente totalmente devastato, che potrebbe essere il risultato di una guerra, mai menzionata esplicitamente, che ha lasciato il paesaggio in macerie. L'impressione generale è quella di una ricerca religiosa o di un'esperienza escatologica.
Titolo Il titolo dell'opera sembra presentare un caso di «sovradeterminazione» e sono state espresse diverse proposte rifacendosi a indicazioni provenienti dal testo del romanzo, a partire dall'impressione sostanziale che, il contenuto del libro sembrando il finto diario di un fuggitivo, Z213 possa indicare il numero identificativo di un prigioniero o di un padiglione o sezione di un presunto centro di detenzione. Sono state proposte anche altre interpretazioni come le seguenti:
1. Il momento iniziale della partenza del protagonista dalla stazione dei treni, ovvero alle 21:30. Lo stesso viaggio allude a Ulisse ed a Mosè, due viaggiatori prototipici.. 2. Nel Vangelo di Matteo 2:13 un angelo invita María e Giuseppe ad andarsene dall'Egitto per sfuggire al massacro di Erode. 3. 1313 – ovvero il 13 ripetuto 2 volte è l'anno della traversata del Mar Rosso così come l'anno della Rivelazione sul Monte Sinai. 4. Nell'anno 213 a.C. ebbe luogo, in Cina, il più grande rogo di libri per ordine dell'Imperatore Qin Shi Huang. 5. Il 213 d.C. è l'anno della realizzazione della Constitutio Antoniniana grazie alla quale tutti gli uomini liberi avevano il diritto di esser cittadini romani ad eccezione dei Dediticii. Il libro fa chiaro riferimento ad essi e ad uno status di apolide. 6. Nel libro si fa un implicito riferimento ad una sostanza sconosciuta che sembra provocare allucinazioni: secondo il personaggio del libro, la Z è la seconda lettera del nome della sostanza seguita da "alcuni numeri". 7. La lettera Z si riferisce alla radice della parola Azazel (לַעֲזָאזֵל la-aza'zeyl) che si è soliti associare al "capro espiatorio" nel deserto del Levitico 16. Di fatto nel libro ci sono chiari riferimenti a frammenti del Levitico.
Temi Z213: Exit ricontestualizza elementi del canone greco, tra cui l'eroe in fuga e il viandante devoto. Il libro ruota attorno a una varietà di temi interconnessi con la ricerca e il capro espiatorio, nella loro dimensione sia sociale che religiosa. Attraverso il peregrinare e l'alienazione graduale del protagonista del libro in fuga da una struttura che si presenta come una sorta di reclusione, un individuo viene mostrato come la presunta vittima di un ordine persecutorio. Ciò è ulteriormente complicato dal trauma di fondo di un collasso sociale, reale o immaginario, i cui dettagli si dispiegano nel corso del viaggio del narratore. L'esposizione al di fuori dei limiti di un mondo familiare è inoltre dannosa per la composizione di sé e della realtà che il narratore/autore deve ristabilire. L'esilio porta con sé la lotta per ricostruire un universo familiare, mediante nuove esperienze, a volte incomprensibili, da incubo o allucinanti. Reinventare una "realtà personale", relazionarsi con gli altri e cercare una base metafisicamente salda sono le principali preoccupazioni che portano all'angoscia esistenziale e a un crescente senso di paranoia.
Allo stesso tempo, la vicenda del protagonista è pervasa da un continuo sforzo per raggiungere un Dio assente che sembra allontanarsi costantemente dalla sua portata, evocando analoghe esperienze descritte dai mistici della teologia negativa, dallInferno di Dante e dal Libro di Giobbe.
Stile Z213: Exit alterna poesia e prosa per esprimere i pensieri intimi e le esperienze del suo personaggio principale. Topos poetici si mescolano ad uno stile quasi telegrafico in cui sono omessi articoli e congiunzioni; si utilizza la retorica tipica della forma di diario, principalmente quella colloquiale, con violazioni e distorsioni grammaticali. Frasi che fluttuano liberamente e omissioni creano in alcuni casi una sintassi frammentata e non strutturata, apparentemente rigorosa ma che concede scappatoie attraverso le quali vengono espresse le inquietudini del subconscio..
Le immagini religiose ed il linguaggio biblico risultano essenziali per l'opera. Sono presenti anche citazioni dall'Antico Testamento e principalmente dalla Tōrāh così come riferimenti alla letteratura greca classica; nella maggior parte dei casi sono talmente omogenee al testo da diventare parte integrante della narrazione del protagonista. A livello linguistico, lo stesso testo crea un con-testo frammentato che rappresenta la frattura delle relazioni spazio-temporali all'interno dell'universo svelato durante il viaggio. Infine, il testo sembra acquisire un suo proprio statuto indipendente per il fatto di organizzarsi e sistemarsi da solo.
Storia editoriale L’opera uscì originariamente nel 2009 in greco con il titolo "Ζ213: Έξοδος". La traduzione inglese di Shorsha Sullivan fu pubblicata da Shoestring Press nel 2010 come "Z213: Exit: Poena Damni"; una seconda edizione inglese riveduta apparve nel 2016 con il titolo "Z213: EXIT". In italiano il testo è confluito nel volume complessivo "Poena Damni", pubblicato da "Il Saggiatore" nel 2022.; ;
Ricezione e critica L'opera ha ottenuto commenti esplicitamente positivi.
Il critico Michael O'Sullivan ha sottolineato come il libro possa risultare nella ricezione, cupa e affascinante insieme, di una «philosophy of exits and entrances [filosofia di uscite ed entrate]». Il concetto stesso di «threshold [soglia]» evoca, nei tempi più recenti, opere quali il racconto breve Davanti alla Legge di Franz Kafka ed il poema breve My way is in the sand flowing ["La mia strada/la mia vita scorre nella sabbia"] di Samuel Beckett.«Seguo questo corso di sabbia che scorre tra i ciottoli e la duna la pioggia d’estate piove sulla mia vita su me la mia vita che mi sfugge mi insegue e finirà il giorno del suo inizio.
Caro istante ti vedo in questa tenda di bruma che indietreggia dove non dovrò più calpestare quelle lunghe soglie mobili e vivrò il tempo di una porta che si apre e si richiude: O'Sullivan inoltre ribadisce che non è inferiore alla statura espressa da quelle due opere la qualità della descrizione del mistero da parte di Lyacos: «We shall not push it without retreating. It will coil and uncoil its edges before us. With this noise, the rhythm of the noise. It pulls you or pushes, you move stay there. And you don't think that anything else might exist, even if you go ahead you will not reach anything else, there is no outside, somewhere else, there is only the entrance, always you enter, but there is no coming out. [Non la spingeremo senza indietreggiare. Si avvolgerà e srotolerà i suoi bordi davanti a noi. Con questo rumore, il ritmo del rumore. Ti attira o ti spinge, ti muovi resti lì. E non pensi che possa esistere altro, anche se vai avanti non raggiungerai altro, non c'è un fuori, un altrove, c'è solo l'ingresso, entri sempre, ma non c'è un'uscita.]»
Robert Zaller, critico letterario e studioso del poeta Robinson Jeffers, ha considerato l'autore come una delle voci della letteratura greca contemporanea più importanti e stimolanti.
Il critico culturale Vince Carducci; non ha mancato di istituire, al termine del suo articolo in cui citava Bob Dylan e Thomas Pynchon, un rapporto di ereditarietà fra i rapsodi della poesia epica greca arcaica e Lyacos per aver questi rimodellato, anche grazie alla tecnica della frammentazione nella letteratura contemporanea, l'antica tradizione della narrativa in un linguaggio postmoderno.
Secondo Fran MasonZ213: Exit appartiene al canone dei testi postmoderni pubblicati nel nuovo millennio e la trilogia Poena damni di Lyacos si afferma quale l'opera greca più importante nella storia della letteratura postmoderna.
Il libro è stato uno dei titoli più venduti della poesia greca contemporanea tradotta in inglese.
Note
Collegamenti esterni
Include l'originale greco e un link audio del brano recitato dall'autore. Brani della trilogia tradotti in spagnolo; traduzione di Alessandro Lo Coco.