San Salvatore di Fitalia (Santu Sarbaturi in siciliano, U Sarbaturi in dialetto fitalese) è un comune italiano di abitanti della città metropolitana di Messina, in Sicilia.

Storia Origini e territorio di Fitalia Le origini dell'insediamento sono legate all'antico territorio di Fitalia, il cui nome è generalmente ricondotto al greco antico Fytalía, con il significato di «piantagione», «terreno coltivato» o luogo adatto alla coltivazione di alberi da frutto. Secondo la tradizione locale, il toponimo potrebbe essere collegato anche ai Fitalidi, antica famiglia sacerdotale dell'Attica che faceva risalire le proprie origini all'eroe Fitalo.

La valle del Fitalia, posta nell'area dei Nebrodi e attraversata dalle fiumare di Fitalia e Panaghia, costituiva anticamente una naturale via di comunicazione tra la costa tirrenica e l'entroterra siciliano. La tradizione storiografica locale ha pertanto ipotizzato l'esistenza, già in età antica, di nuclei abitati sorti in relazione alle attività agricole e ai collegamenti tra gli insediamenti costieri e quelli dell'interno. Il territorio si trovava inoltre nell'area compresa fra le sfere d'influenza delle antiche città di Aluntium, corrispondente all'odierna San Marco d'Alunzio, e Agatirno, situata nell'area dell'attuale Capo d'Orlando.

Prima della formazione dell'attuale centro abitato il territorio risultava caratterizzato dalla presenza di diversi piccoli nuclei. Le fonti locali ricordano, oltre al villaggio del Santissimo Salvatore, gli abitati di Fitalia e di Kami o Cuma, successivamente denominato Santa Maria di Cuma, nonché quelli di San Giorgio, Fani, Kubli e Kallegra. Alla difesa e al controllo della valle contribuiva inoltre una rete di torri e posti di avvistamento distribuiti nelle contrade circostanti.

Il periodo normanno e la divisione del territorio Le prime attestazioni documentarie di Fitalia risalgono all'XI secolo, nel quadro della riorganizzazione politica ed ecclesiastica della Sicilia seguita alla conquista normanna. Il territorio compare nella documentazione dell'epoca di Ruggero I d'Altavilla e le sue vicende furono strettamente legate alla riorganizzazione delle circoscrizioni ecclesiastiche della Sicilia nordorientale.

Durante il periodo normanno il territorio di Fitalia venne suddiviso in cinque parti: tre quinti furono sottoposti alla giurisdizione feudale del vescovo di Patti, mentre i restanti due quinti dipendevano dall'arcivescovo di Messina e dal monastero benedettino del Santissimo Salvatore di San Marco d'Alunzio. La particolare ripartizione determinò per secoli la compresenza nel medesimo territorio di differenti giurisdizioni ecclesiastiche e feudali.

La divisione non riguardava soltanto il possesso delle terre, ma interessava direttamente anche gli abitanti, che risultavano sottoposti all'una o all'altra autorità ecclesiastica. Secondo la ricostruzione storica conservata dal Comune, la popolazione fu ripartita tra le due giurisdizioni anche sulla base dei nuclei familiari e dei cognomi; i rispettivi enti ecclesiastici esercitavano inoltre prerogative feudali sui propri vassalli e sulle terre loro assegnate.

Nel 1320 il centro risulta sottoposto alla signoria del nobile messinese Vitale Alvisio.

La formazione della terra del Santissimo Salvatore Tra il Basso Medioevo e la prima età moderna l'originario habitat di Fitalia conobbe un progressivo declino. Sul finire del XIV secolo l'antico insediamento cessò definitivamente di costituire il principale centro abitato della zona, mentre acquistò crescente importanza il vicino nucleo del Santissimo Salvatore, sviluppatosi attorno al castello e all'edificio religioso dedicato al Salvatore.

La nuova terra del Santissimo Salvatore ottenne un riconoscimento giuridico da parte della Corona per intervento di Vinciguerra d'Aragona, inserendosi stabilmente nell'organizzazione territoriale della Sicilia tardomedievale. Il trasferimento del centro demografico dall'antica Fitalia al Santissimo Salvatore determinò progressivamente la formazione dell'impianto urbano dal quale deriva l'attuale abitato.

Nonostante l'affermazione del nuovo centro, sopravvisse la complessa ripartizione delle giurisdizioni ecclesiastiche formatasi nel Medioevo. Parte del territorio rimase infatti legata alla Chiesa di Patti e parte a quella di Messina, circostanza che condizionò a lungo tanto l'amministrazione locale quanto l'organizzazione religiosa della popolazione.

Tra il XVI e il XVII secolo il centro conobbe una fase di consolidamento religioso e urbano, testimoniata dalla presenza di numerosi edifici ecclesiastici. Almeno dal 1537 è documentato localmente il culto di san Calogero, destinato a diventare uno degli elementi principali dell'identità religiosa fitalese. Nel 1615 venne inoltre istituito un convento dei frati minori conventuali, al quale era annessa una cappella dedicata al santo.

Nel corso dell'età moderna l'abitato si arricchì di chiese, istituzioni assistenziali e fabbricati civili. Tra gli edifici successivamente scomparsi sono ricordati il palazzo dell'Universitas, la badia, il Peculio frumentario, il convento di San Francesco con la cappella di San Calogero, il monastero benedettino di San Bartolomeo e le chiese di Santa Margherita e di Santa Caterina d'Alessandria. Altre testimonianze dell'antico centro sono invece sopravvissute, fra le quali la chiesa del Santissimo Salvatore, la chiesa di Santa Maria Assunta, il palazzo del Vescovo, palazzo Stazzone, Villa Sant'Andrea e diverse residenze signorili.

Dall'età borbonica all'Unità d'Italia La plurisecolare divisione del territorio fra differenti giurisdizioni ecclesiastiche venne superata nel 1828, quando un diploma apostolico pose termine alla precedente ripartizione e attribuì alla diocesi di Patti la giurisdizione temporale sull'intero territorio di Fitalia. Sul piano pastorale rimasero tuttavia distinte le parrocchie del Santissimo Salvatore e di Santa Maria, ciascuna dotata del proprio arciprete e del proprio clero.

Nella prima metà del XIX secolo l'amministrazione comunale assunse progressivamente le forme proprie dell'ordinamento del Regno delle Due Sicilie. La documentazione municipale conserva la successione dei sindaci almeno dal 1820, quando risulta in carica Giovanni Musarra; alla famiglia Musarra appartennero numerosi amministratori che guidarono il comune nel corso dell'Ottocento.

In seguito alla Spedizione dei Mille e all'annessione della Sicilia al Regno d'Italia, il comune entrò a far parte della provincia di Messina. Il centro, fino ad allora ufficialmente denominato San Salvatore, assunse il 26 marzo 1863 l'attuale denominazione di San Salvatore di Fitalia, aggiungendo al nome religioso quello dell'antico territorio e del vicino torrente Fitalia.

Dopo l'Unità il comune appartenne al circondario di Patti, nel mandamento di Naso, insieme a Capri Leone, Frazzanò, Mirto e Naso. Tale organizzazione amministrativa rimase in vigore fino alla soppressione dei circondari il 2 gennaio 1927.

Tra Ottocento e Novecento l'antico patrimonio urbano subì profonde trasformazioni. Una frana provocò, verso la metà del XIX secolo, la perdita del convento di San Francesco con l'annessa cappella di San Calogero, mentre il monastero benedettino di San Bartolomeo scomparve verso il 1880. Nei primi anni del XX secolo, sull'area precedentemente occupata dal convento francescano e dalla cappella di San Calogero, venne costruito l'ospedale intitolato al santo patrono.

Età contemporanea Nel corso del Novecento San Salvatore di Fitalia seguì le trasformazioni amministrative e sociali che interessarono i piccoli centri dell'entroterra nebroideo. Durante il fascismo l'amministrazione locale venne adeguata all'ordinamento podestarile e, dopo la caduta del regime e la conclusione della seconda guerra mondiale, furono ripristinate le istituzioni comunali rappresentative.

Particolarmente lunga fu l'amministrazione di Ubaldo Musarra, indicato dall'albo storico comunale alla guida del paese dal 1952 al 1980; gli succedette Vincenzo Scorza, che amministrò il comune fino ai primi anni Novanta.

Parallelamente alle trasformazioni amministrative, nel corso del XX secolo si sviluppò una crescente attenzione per la conservazione del patrimonio storico locale. Un importante intervento interessò in particolare la chiesa del Santissimo Salvatore, il principale edificio religioso del paese, le cui origini sono ricondotte all'età bizantina e che fu successivamente ricostruito e trasformato in epoca normanna. Gli interventi di restauro condotti nel secondo Novecento permisero di recuperare elementi architettonici e decorativi precedentemente occultati dalle trasformazioni subite dall'edificio nel corso dei secoli.

La storia religiosa del centro continua inoltre a essere profondamente legata al culto di san Calogero, attestato documentalmente almeno dal XVI secolo e divenuto nel tempo uno dei principali elementi identitari della comunità fitalese.

Simboli

Stemma Lo stemma è stato riconosciuto con decreto ministeriale del 3 maggio 1907. La blasonatura ufficiale è la seguente:

Gonfalone Il gonfalone è stato concesso con decreto del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano del 26 giugno 2008 ed è costituito da un drappo di giallo.

Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose Tra i principali edifici religiosi di San Salvatore di Fitalia figurano:

XII secolo – basilica maggiore del Santissimo Salvatore, detta anche del Salvator Mundi, principale edificio di culto del paese, ricostruito in epoca normanna su un precedente luogo di culto di epoca bizantina e ampliato nel 1515. XIV secolo – chiesa di Santa Maria Assunta, già chiesa madre, ampliata nel corso del XVI secolo. XII secolo – chiesa della Madonna delle Grazie. XI secolo – chiesa di Sant'Adriano Lo Vecchio. XVI secolo – chiesa di Sant'Antonio da Padova. XVII secolo – santuario di San Calogero, dedicato al santo patrono del comune. IX secolo – santuario rupestre della Madonna della Pietà.

Architetture civili Tra le principali architetture civili del territorio si ricordano:

XV secolo – palazzo del Vescovo. XII secolo – palazzo baronale Grasso, oggi palazzo Ciminata. XIV secolo – palazzo Stazzone. XV secolo – palazzo Catalano, detto anche palazzo del Podestà. XVI secolo – villa Baronale. XVI secolo – villa Sant'Andrea. VIII secolo – torre del Capitano, della quale rimangono alcuni ruderi; faceva parte dell'antico sistema difensivo dell'abitato, la cui cinta muraria non è più esistente. XVIII secolo – casino di Santa Maria Cuma. XIX secolo – palazzo baronale Musarra. XX secolo – ex ospedale civile San Calogero, costruito nei primi anni del Novecento nell'area precedentemente occupata dal convento di San Francesco e dall'annessa cappella di San Calogero.

Architetture scomparse Le fonti storiche documentano inoltre diversi edifici civili e religiosi non più esistenti:

badia. 1537 – chiesa di Santa Margherita. chiesa di Santa Caterina d'Alessandria. 1615 – convento di San Francesco con annessa cappella di San Calogero, distrutto da una frana intorno alla metà del XIX secolo. XVI secolo circa – monastero di San Bartolomeo dell'Ordine di San Benedetto, scomparso intorno al 1880. palazzo del Peculio frumentario. palazzo dell'Universitas. 1816 – monte di pietà.

Società Evoluzione demografica

Amministrazione Sindaci e commissari straordinari e regionali

Altre informazioni amministrative Il comune appartiene alla regione agraria n. 8 - Colline litoranee di Patti.

Sport Calcio La principale società calcistica locale è l'Unione Sportiva Fitalese 1981, fondata nel 1981 e militante nel campionato di Seconda Categoria. I colori sociali sono il bianco e il rosso.

La squadra disputa le proprie partite casalinghe presso lo stadio comunale «Giuseppe Monachino».

Note

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