Il processo di Verona fu un processo farsa avvenuto, dall'8 al 10 gennaio 1944, nell'omonima città veneta che, all'epoca, era sotto la giurisdizione della Repubblica Sociale Italiana (RSI).

Il processo si tenne a Verona in Castelvecchio, nella sala da concerto degli Amici della Musica dove, nel novembre dell'anno precedente, aveva avuto luogo il I Congresso nazionale del Partito Fascista Repubblicano (PFR). Esso vide sul banco degli imputati sei membri del Gran consiglio del fascismo che, nella seduta del 25 luglio 1943, avevano sfiduciato Benito Mussolini dalla carica di Presidente del Consiglio.

Gli eventi in Germania

Dopo l'arresto a Villa Savoia Mussolini considerava conclusa la sua attività e appariva rassegnato a farsi da parteGiuseppe Silvestri, Ventanni fa il processo di Verona, su Storia Illustrata nº 1 del gennaio 1964, pag. 99.. Il 12 settembre 1943, dopo vari spostamenti, fu infine liberato al Gran Sasso dai paracadutisti tedeschi. Trasferito in Germania, oltre a non mostrare alcun interesse a riprendere la guida del rinato fascismo, non nutriva alcun sentimento di vendetta nei confronti dei gerarchi che lo avevano sfiduciato. Anzi il 13 ebbe un cordiale incontro con la figlia Edda che, insieme al marito Galeazzo Ciano, era anche lei in GermaniaGiuseppe Silvestri, Ventanni fa il processo di Verona, su Storia Illustrata nº 1 del gennaio 1964, pp. 99-100.. Il 15 settembre Mussolini ebbe un incontro con Hitler dove alla presenza di Rudolf Rahn, già nominato ambasciatore presso il costituendo governo fascista, ebbe, secondo le sue stesse parole, un brusco "richiamo alla realtà"Giuseppe Silvestri, Ventanni fa il processo di Verona, su Storia Illustrata nº 1 del gennaio 1964, p. 100.. Nel corso dell'incontro Mussolini dovette accettare i piani di Hitler che comprendevano il processo e la condanna a morte dei gerarchi che lo avevano sfiduciato il 25 luglio. Dai diari di Joseph Goebbels è riscontrabile l'intento punitivo tedesco nei confronti dei firmatari dell'Ordine del giorno GrandiGiuseppe Silvestri, Ventanni fa il processo di Verona, su Storia Illustrata nº 1 del gennaio 1964, pp. 100-101: "Punire i traditori del Gran Consiglio è necessari se si vuole ricostruire in qualche modo il governo fascista"..

Sempre in base a quanto riportato nei diari di Goebbels, Mussolini nel corso del colloquio con Hitler fece un tentativo di alleviare la posizione di Ciano accennando al fatto che fosse pur sempre il marito di sua figlia ma Hitler gli ribatté che ciò non faceva altro che aggravarne la posizioneGiuseppe Silvestri, Ventanni fa il processo di Verona, su Storia Illustrata nº 1 del gennaio 1964, p. 101. e aggiungendo subito dopo "Sarò molto chiaro. Se venissero trattati con indulgenza i traditori dell'Italia, questo avrebbe delle serie ripercussioni altrove". Il 17 settembre Mussolini si incontrò con Ciano con il quale ebbe un colloquio. Ciano nel corso del processo di Verona raccontò che Mussolini lo aveva informato di aver interceduto per lui presso Hitler ma di aver riscontrato anche "ostilità aperta" da parte di Ribbentrop.

Oltre ai tedeschi Mussolini si trovò ad affrontare i desideri di vendetta dei fascisti più estremisti che sentendosi traditi pretendevano punizioni esemplari per i firmatari in particolare contro CianoA cura di Metello Casati, "1944: il processo di Verona" da I documenti terribili, Mondadori, 1973, Milano, p. 19.. Il 18 settembre Mussolini, da radio Monaco, pronunciò il suo primo discorso dopo la caduta del Regime nel corso del quale promise di "Eliminare i traditori; in particolar modo quelli che sino alle ore 21,30 del 25 luglio militavano, talora da parecchi anni, nel Partito e sono passati nelle file del nemico".Italia - 18 settembre 1943, Discorso per la fondazione della R.S.I., it.wikisource.org.A cura di Metello Casati, "1944: il processo di Verona" da I documenti terribili, Mondadori, 1973, Milano, p. 18. L'ultima aggiunta pare inserita per cercare di dare copertura a Ciano e agli altri.

Lo storico inglese Cristopher Hibbert riassunse la posizione di Mussolini:

Il congresso di Verona

Il 14 novembre 1943, nel corso del Congresso di Verona fu proposto a gran voce di costituire il Tribunale speciale per la difesa dello Stato della RSI per processare i firmatari dell'Ordine del giorno Grandi dove, data la natura politica del caso, i giudici sarebbero stati nominati direttamente dal Partito Fascista Repubblicano, nove fascisti "di provata fede" che, come assicurò lo stesso Alessandro Pavolini, nuovo segretario del Partito Fascista Repubblicano, offrissero la garanzia di pronunciare sentenza di morte, soprattutto nel caso di Galeazzo Ciano.

Critiche aspre furono mosse all'operato di Mussolini che fu accusato di tergiversare e di voler in realtà salvare gli imputati e CianoA cura di Metello Casati, "1944: il processo di Verona" da I documenti terribili, Mondadori, 1973, Milano, pag.26.. Lo stesso Ciano è il gerarca contro cui maggiormente si rivolge l'odio degli intervenuti. Pavolini pubblicò il decreto istitutivo: "Il colpo di Stato del 25 luglio ha posto l'Italia di fronte al più grande tradimento che la storia ricordi: una sinistra congiura tra il re e taluni generali, gerarchi e ministri che dal fascismo più di tutti avevano tratto vantaggio, colpiva il regime alle spalle, creando disordine e lo smarrimento del paese proprio nel periodo angoscioso in cui il nemico poneva piede in Italia".

Gli arresti

Il 17 ottobre 1943 Galeazzo Ciano che ancora si trovava a Monaco di Baviera in stato di libertà fu trasferito in Italia a Verona dove fu ufficialmente consegnato alla polizia della RSI. In serata fu imprigionato nelle carceri giudiziarie site nell'ex convento dei Carmelitani Scalzi, conosciute anche come carcere degli Scalzi. Il 4 novembre 1943, presso il carcere di Padova, furono presi in consegna dal prefetto di Verona Piero Cosmin i prigionieri Giovanni Marinelli, Carlo Pareschi, Luciano Gottardi e Tullio Cianetti.

I quattro erano stati arrestati nelle proprie abitazioni a fine settembre e dopo essere stati reclusi a Regina Coeli a Roma erano stati trasferiti a Padova. Tullio Cianetti, che non si aspettava di essere arrestato, pensò di trovarsi a che fare con un errore giudiziario e ribadì ai poliziotti giunti a casa come avesse immediatamente ritrattato il voto con una lettera scritta a Mussolini stessoA cura di Metello Casati, "1944: il processo di Verona" da I documenti terribili, Mondadori, 1973, Milano, p. 23.. Gli imputati furono trasferiti tutti nel carcere degli Scalzi e alloggiati in singole celle.

Emilio De Bono invece per tutta la durata dell'istruttoria, per disposizione di MussoliniA cura di Metello Casati, "1944: il processo di Verona" da I documenti terribili, Mondadori, 1973, Milano, p. 24., fu lasciato nella propria casa a Cassano d'Adda, e solo all'inizio del processo fu trasferito a Verona in una camera a pagamento del locale ospedale. Nessun altro dei firmatari fu rintracciato. Il 24 novembre il consiglio dei ministri approvò ufficialmente l'istituzione del Tribunale specialeA cura di Metello Casati, "1944: il processo di Verona" da I documenti terribili, Mondadori, 1973, Milano, pag.27.. Gli imputati furono sottoposti alla consueta sorveglianza ad eccezione di Ciano davanti alla cella del quale, la N° 27, stavano due Schutzstaffel tedesche.Vincenzo Cersosimo, Dall'istruttoria alla fucilazione, Edizioni Garzanti, Milano, 1961, p. 51.

L'attività di Cersosimo Il giudice istruttore Vincenzo Cersosimo si occupò di raccogliere la documentazione per l'istruttoria. Cercò innanzitutto i verbali del Gran Consiglio ma non riuscì a trovare nulla, pertanto si decise a ricostruire le fasi salienti dei fatti basandosi sulle dichiarazioni rilasciate dagli imputati e dai ritagli di giornale dell'epoca.A cura di Metello Casati, "1944: il processo di Verona" da I documenti terribili, Mondadori, 1973, Milano, pag.31. Cersosimo, recatosi agli Scalzi il 14 dicembre fu ostacolato dai militari tedeschi quando volle raccogliere da Ciano la sua testimonianza nella fase istruttoria del processo. Questione che fu poi risolta quando le proteste di Cersosimo, tramite Frau Felizitas BeetzA cura di Metello Casati, "1944: il processo di Verona" da I documenti terribili, Mondadori, 1973, Milano, p. 34., arrivarono al comando SS di Verona.Vincenzo Cersosimo, Dall'istruttoria alla fucilazione, Edizioni Garzanti, Milano, 1961, pag.60: "Dopo circa una decina di minuti arrivò in motocicletta un tenente delle SS; accompagnò personalmente Ciano nell'ufficio ove io aspettavo mettendolo a mia disposizione per tutta la fase istruttoria." L'istruttoria fu completata il 29 dicembre 1943.

Il neo ministro Pisenti Il nuovo ministro della Giustizia Piero Pisenti, succeduto a Antonino Tringali Casanova il 4 novembre, a metà dicembre si recò a Castelvecchio, ove si fece consegnare la documentazione fino a quel momento raccolta da Cersosimo. Lì studiò le carte per ore e poi partì per Gargnano, dove si fece ricevere da Mussolini. Qui, supportato dal senatore Vittorio Rolandi Ricci, sostenne che il processo eseguito in questi termini non avrebbe avuto base legale. Infatti mancavano le prove di collusione tra i firmatari dell'Ordine del giorno Grandi e la Casa reale e l'accusa di tradimento non era dimostrabile, perché il Duce era a conoscenza dell'Ordine del giorno Grandi.

Secondo Mussolini, questi erano aspetti esclusivamente giuridici, ma politicamente la questione era diversa e non ci si poteva fermare. Nei confronti del suo Guardasigilli si rivolse infatti in questa maniera: "Voi, Pisenti, vedete nel processo solo il lato giuridico. Giudicate, in altri termini, questa faccenda da giurista. Io devo vederla sotto il profilo politico! Le ragioni di Stato sommergono ogni altra contraria considerazione. E ormai bisogna andare fino in fondo"A cura di Metello Casati, "1944: il processo di Verona" da I documenti terribili, Mondadori, 1973, Milano, p. 30..

A far parte del tribunale furono chiamati: come presidente del tribunale Aldo Vecchini (avvocato, console della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale (MVSN) ed ufficiale superiore dell'esercito), come pubblico accusatore Andrea Fortunato (docente di diritto), come magistrato inquirente Vincenzo Cersosimo. I giudici furono il generale Renzo Montagna, l'avvocato Enrico Vezzalini, l'operaio Celso Riva (ex sansepolcrista), il generale Domenico Mittica, il seniore della Milizia Otello Gaddi, il console della Milizia Vito Casalinuovo e il professore Franz Pagliani.

Mussolini, stretto tra i nazisti e i fascisti più estremisti, era convinto che, se vi fossero stati dei reali colpevoli, questi sicuramente non si sarebbero trovati tra gli arrestati, tanto da sostenere che il processo "non risolverà nulla". Nell'ultima settimana del 1943 gli imputati scelsero i propri avvocati difensori: Arnaldo Fortini di Assisi, per Cianetti; Bonardi di Verona, per Marinelli; Perani di Bergamo, per Gottardi; Bonsebiante di Padova, per Pareschi; Marrosu di Verona, assegnato d'ufficio per De Bono; Paolo Tommasini, assegnato d'ufficio per Ciano in sostituzione di Paolo Toffanin, fratello del più noto Giuseppe Toffanin, cui fu proibito con la forza di difendere il suo assistito.

L'operazione Conte