Quella dei Puliti o Politi è stata una famiglia appartenente alla nobiltà senese, influente negli ambienti politici e culturali cittadini intorno ai secoli XV, XVI e XVII. Appartenevano al Monte dei nove e si fregiavano del titolo di "conti di San Quirico", città della Val d'Orcia nella quale detenevano diversi possedimenti. Erano inoltre patrizi di Siena.
Storia familiare Com'era comune a molte famiglie gentilizie del tempo, in epoca rinascimentale anche ai Puliti venne attribuita un'encomiastica origine leggendaria, con ogni probabilità creata ad arte dagli stessi esponenti eruditi della famiglia. Essa sarebbe discesa direttamente dalla famiglia reale d'Egitto che aveva dato i natali a Santa Caterina d'Alessandria, la cui palma del martirio ricorre nello stemma famigliare.
La famiglia molto più probabilmente discende da mercanti bizantini insediatisi in Toscana tra la fine del X secolo e l'inizio dell'XI, all'epoca del Catepanato d'Italia. Condivide le origini con quella degli illustri conti Politi di Recanati, che riconosce capostipite in Salvone, originario di San Gimignano, crociato al seguito di Federico II e comandante supremo delle truppe a Ioppe, antica Giaffa, morto sul campo di battaglia. Come riconoscimento per il supporto durante la seppur inconcludente campagna crociata, Federico II concesse feudi al ramo toscano nel territorio sanquirichese.
Appartenente alla fazione ghibellina, a Siena la famiglia diede alla luce illustri personalità tra le quali si annoverano capitani del popolo, letterati e uomini di chiesa. Fra questi si ricorda Ambrogio Catarino, eminente teologo, giurista e arcivescovo di Conza e Minori. Contrassero inoltre legami di parentela con alcune famiglie della nobiltà senese, tra le quali i Tolomei e i Caterini. Le notizie sui Puliti si diradano a partire dal seicento, secolo durante il quale visse l'ultimo membro illustre della famiglia, Adriano, che fu un erudito traduttore di Tacito e segretario di cardinali presso la Città Santa.
La famiglia si divise in più rami, alcuni dei quali stabilitisi a Firenze. Dagli archivi senesi risalenti al XVII e al XVIII secolo risulta un repentino declino economico dovuto soprattutto a contese ereditarie, che non permise ai membri della famiglia di ottenere dal granduca di Toscana la ratifica al patriziato senese. Alcuni membri sono ancora sepolti nella cappella di famiglia presso la Basilica di San Francesco in Siena.
Personalità illustri Ambrogio Catarino, al secolo Lancillotto, giurista, teologo e arcivescovo vissuto nel XVI secolo. Giovanbattista, professore di medicina presso l'università di Siena, insigne matematico e filosofo. Fu tra i Fondatori dell'Accademia Grande di Siena. Clemente, vescovo di Grosseto. Lelio di Claudio, capitano del popolo nel 1642. Paolo di Lodovico, capitano del popolo nel 1580. Tommaso di Claudio, capitano del popolo nel 1624. Adriano, erudito, traduttore di Tacito, segretario di Cardinali e accademico della Crusca.
Stemma e motto Lo stemma dei Puliti è costituito da sei cime d'oro su sfondo azzurro, al monte delle quali si trova un ramo di palma, simbolo di fertilità e del martirio di Santa Caterina d'Alessandria, dalla quale la famiglia si diceva discendente.. Lo stemma è ancora visibile in una delle sale di Palazzo Pubblico, insieme a quelli delle altre famiglie della nobiltà cittadina. Il motto della casata era: Nec in arido defit (letteralmente: "Non manca in terra").
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