L'omosessualità in Spagna non ha subito un trattamento uniforme nel corso della storia ma si è adattata di volta in volta alle idee e alle convinzioni prevalenti. A partire dalla sessualità nell'antica Roma, che comprendeva l'avere più relazioni sessuali e che manteneva della massima importanza la relazione di potere nell'atto sessuale, fino alla consapevolezza moderna dell'omosessualità come una forma naturale di sessualità ci sono stati molti cambiamenti e sviluppi.

Il principale è stato dato dall'influenza preponderante dell'ideologia del cristianesimo, che ha caratterizzato la sessualità come un atto destinato esclusivamente ai fini della procreazione, di modo che qualsiasi altro tipo di attività sessuale che non era destinata a facilitare la nascita veniva giudicata come peccaminosa e contraria alla legge divina. Questo sviluppo è giunto fino al punto che la cosiddetta "sodomia di tradimento" contro lo Stato venisse identificata e punita con la morte sul rogo.

Il punto di svolta di questa tendenza è rappresentato dall'Illuminismo, in cui le libertà individuali iniziano ad acquisire la dovuta importanza, giungendo all'eliminazione del reato di sodomia nel 1822 dal codice penale spagnolo. L'evoluzione verso l'accettazione dell'omosessualità, lento e difficile, è stata bruscamente interrotta dalla guerra civile spagnola e dalla successiva dittatura militare portata in essere da Francisco Franco; questa ha introdotto una feroce repressione denominata violetas.

A partire dal periodo di transizione spagnola l'evoluzione verso l'accettazione è continuata, anche se l'omofobia rimane una forza potente all'interno della società spagnola. Secondo un sondaggio del 2013 la Spagna sarebbe la nazione più gay-friendly nel mondo: oltre l'88% della popolazione ritiene infatti che l'omosessualità debba essere accettata dalla società"Gian Antonio Orighi"È la Spagna il paese più gay friendly"www.lastampa.it" , Madrid 2013.

I Romani

Gli antichi Romani portarono, insieme con gli altri elementi della loro cultura, anche la loro specifica moralità sessuale. Nella sessualità romana lo status era più importante del sesso della persona amata; così gli uomini potevano indifferentemente penetrare schiavi, eunuchi e prostituti allo stesso identico modo delle schiave, concubine e prostitute. Tuttavia nessun cittadino, a costo della perdita della reputazione, si sarebbe mai lasciato penetrare da un altro uomo, senza alcuna distinzione di età o status.

La distinzione era rafforzata tra le attività omosessuali attive (in cui si poteva liberamente dormire a volte con le donne e a volte con gli uomini) e la condizione di passività, che veniva vista come servile e indice di effeminatezza. Questa particolare morale è stata utilizzata per esempio contro Giulio Cesare, la cui presunta relazione con il sovrano del regno di Bitinia Nicomede IV era sulla bocca di tutti a Roma. Generalmente nell'antica Roma ha governato una forma di omosessualità molto simile a quella della pederastia greca.

Anche il lesbismo era conosciuto, sia tra le donne femminili che condividevano il sesso con altre donne sia come tribadismo, in cui le donne assumevano ruoli ed attività più prettamente maschili e virili, tra cui la lotta, la caccia e le relazioni con le donne.

Marco Valerio Marziale, grande poeta e avvocato hispano-romano cresciuto ed educato a Bílbilis (nei pressi dell'odierna Calatayud), ma che trascorse gran parte della propria vita a Roma, ci ha caratterizzato la vita sociale romana in tutta una serie di poemi ed Epigrammi; in prima persona parla circa i costumi sessuali dell'epoca raccontando tra l'altro che tanto gli uomini quanto le donne ricevevano volentieri la fellatio.

Un altro esempio è dato dall'imperatore romano Adriano, uno degli 11 imperatori nati in terra d'Hispania (vedi Spagna romana); egli regnò dal 117 al 138 ed è famosa la sua relazione col giovinetto Antinoo, deificato dopo la morte avvenuta sul Nilo e in onore del quale fece costruire la città di Antinopoli in terra egizia.

L'arrivo del cristianesimo

La morale romana aveva cominciato a cambiare a partire dal IV secolo, con lo studioso di storiografia romana Ammiano Marcellino che critica aspramente i costumi barbari dei Taifali, una tribù situata tra i monti Carpazi e il Mar Nero, che praticava l'omosessualità come i Greci. Nel 342 gli imperatori Costantino II e Costante II fecero introdurre una legge che puniva gli atti omosessuali passivi, possibilmente con la pena della castrazione.

La legislazione è stata poi ampliata nel 390 da Teodosio I facendo mandare al rogo tutti gli omosessuali passivi che lavoravano nei bordelli. Nel 438 la legge è stata estesa a tutti gli omosessuali passivi e nel 533 Giustiniano punì qualsiasi atto omosessuale con la castrazione mentre il diritto sulla pena di morte è stato esteso nel 559.

Vi sono state principalmente tre ragioni che hanno provocato questo cambiamento di atteggiamento. Procopio di Cesarea, storico presso la corte giustinianea, fu incline a considerare queste leggi come motivate da intenti politici, in quanto permisero al sovrano di eliminare tutti i propri nemici politici ed acquisire le loro proprietà, mentre non hanno avuto molta efficacia nell'eliminazione dell'omosessualità tra le persone del popolo.

La seconda ragione è forse quella di maggior peso, sarebbe stata cioè la diffusione capillare del cristianesimo all'interno della società romana, per cui si stava per assumere il paradigma cristiano che voleva il sesso dover servire esclusivamente per la riproduzione. Colin Spencer, nel suo libro Homosexuality. A history dice un altro possibile motivo sia stato il tentativo di aumentare la pressione riproduttiva sugli individui. Questo fenomeno potrebbe essere combinato con l'estensione dello stoicismo nei territori dell'impero romano.

Fino al 313 vi fu una dottrina cristiana comune nei confronti dell'omosessualità, ma già in precedenza Paolo di Tarso aveva criticato l'omosessualità come innaturale:

A poco a poco i chierici si misero a creare tutta una serie di testi sull'omosessualità e la sessualità in generale i quali, in termini molto energici, condannavano nella maniera più assoluta il sesso, cominciando a combattere quello che fino ad allora non era mai stato considerato come un problema. In alcune occasioni vi sono state pratiche omosessuali anche all'interno della Chiesa, anche se la dottrina cristiana era esplicitamente contraria a questa forma di sessualità. Queste relazioni coinvolsero anche esponenti di spicco della chiesa primitivaIl poeta Ausonio (310-395) aveva una relazione appassionata col vescovo Paolino di Nola. Non è noto se questo amore sia stato anche fisico, ma la passione si riflette nelle lettere scritte. Nelle sue lettere Ausonio, 43 anni più vecchio di Paolino, ha anche affermato la propria tristezza per la partenza dell'amico nel momento in cui s'intensificava la sua vita cristiana. Anche Agostino d'Ippona ha confessato di aver praticato l'amore omosessuale in gioventù, per poi però rifiutarlo dal momento in cui intese la lussuria come peccaminosa.(Homosexuality. A history di Colin Spencer ISBN 1-85702-447-8).

Inoltre l'omosessualità è stata identificata molto presto con l'eresia, non solo per ragioni eminentemente politiche, ma anche perché alcuni specifici rituali delle sette rifacentesi allo gnosticismo e al manicheismo praticavano - secondo Agostino d'Ippona - forme ritualistiche omosessuali.

I Visigoti Le popolazioni dei Germani denigravano l'omosessualità passiva e le donne, che erano messe allo stesso livello della condizione di schiavitù, mentre glorificavano il cameratismo guerriero fra gli uomini. Tuttavia nei paesi scandinavi vi sono notizie riguardanti sacerdoti effeminati che praticavano il travestitismo e le stesse divinità della mitologia norrena (gli Asi), tra cui Thor e Odino, riuscivano a conseguire la conoscenza arcana bevendo dello sperma.

Durante l'Alto Medioevo gli atteggiamenti verso l'omosessualità che esistevano nel tardo impero romano furono sostanzialmente mantenuti. Chiari casi di omosessualità sono noti che, anche se non era accettata, non ne soffriva alcuna conseguenza. Questo è il caso del re dei Franchi Sali Clodoveo I (VI secolo) il quale, nel giorno del suo battesimo, confessò di aver avuto rapporti con uomini o Alcuino di York, poeta anglosassone del IX secolo i cui versi e lettere stillano di omoerotismo. Ma la morale cristiana a poco a poco, strettamente correlata alla sessualità e basata sull'idea ebraica che il sesso fosse esclusivamente un atto per la riproduzione, si convertì in disposizioni canoniche le quali influenzarono fortemente la legalità vigente.

I visigoti, dopo aver invaso l'Hispania nel 416 e aver sottomesso le popolazioni locali (ad esempio i Celti) e convertitisi alla fede cristiana nel 587, imposero una legge, che probabilmente risale al 650, che definiva il comportamento omosessuale come un crimine civile: "L'omosessualità è quel crimine che dovrebbe essere sempre detestato"Byrne Fone Homophobia: A History Pag 119.

Uno dei primi corpus legali che consideravano un crimine l'omosessualità maschile in Europa è stato il Liber Iudiciorum o codice visigoto, promulgato nel VII secolo. La legge visigota contenuta in tale codice (L. 3,5,6) puniva la conclamata sodomia con la pena dell'esilio e della castrazione. All'interno del termine "sodomia" venivano inclusi tutti i crimini sessuali considerati innaturali, tra cui si contava l'omosessualità maschile, il sesso anale (eterosessuale o omosessuale) e la zoofilia. Il lesbismo veniva preso in considerazione soltanto se s'includeva in esso la sodomia attuata con strumenti fallici.

Fu il re Chindasvindo (642-53) che impose nei confronti dell'omosessualità la pena della castrazione. Questa sanzione era precedentemente sconosciuta all'interno delle leggi visigote, fatta eccezione per gli ebrei che praticavano la circoncisione. Oltre alla sofferenza dovuta alla castrazione, il prigioniero ritenuto colpevole veniva consegnato al vescovo locale per essere bandito. Se era sposato il matrimonio veniva annullato, la dote restituita alla donna e i beni ripartiti tra gli eredi.

Nel 693 il re visigoto Egica (687-702) ordinò i vescovi di riconsiderare la questione dell'omosessualità: le condizioni degli omosessuali si complicano. Il re dei visigoti infatti, preoccupato del dilagare di tali rapporti, decide di rafforzare la pena prevista dalla legge e nel 693 chiese a un concilio della Chiesa di esprimersi sull'argomento. Queste le sue parole:

Riuniti nel XVI Concilio di Toledo quello stesso anno i prelati, che bruciavano di zelo per il Signore, affermarono che era un fatto molto ben noto che molti uomini si trovavano ad essere infettati dal peccato di Sodoma:

L'insistenza della chiesa visigota nell'affrontare il problema con pene severe, nei maggiori concili legislativi dell'epoca, mostrano che la pratica carnale tra individui dello stesso sesso era molto comune, In considerazione elle portata delle pratiche omoerotiche i vescovi decisero di confermare il severo castigo precedentemente ordinato da Chindasvinto, aggiungendovi cento frustate e la decavalcazione; inoltre l'esilio avrebbe dovuto durare in perpetuo. Il concilio riconobbe che l'omosessualità era presente anche tra i vescovi, i sacerdoti e i diaconi, ma per questi casi decretò sanzioni molto più lievi; i colpevoli dovevano essere semplicemente secolarizzati e mandati in esilio.

Successivamente Egica estese anche al clero la pena della castrazione e le altre punizioni imposte dal concilio solo per i laici; senza dubbio in un periodo già di per sé decadente e debole di autorità, la legge consentì di essere soddisfatta.

Il dominio musulmano