La città di Firenze dal 1343 era divisa in quattro quartieri storici; le quattro suddivisioni prendono il loro nome da un luogo di culto storico presente sul loro territorio. Ogni quartiere a sua volta era diviso in quattro zone, denominate GonfaloniIl termine “gonfalone” ed il conseguente titolare della carica “gonfaloniere” crea in effetti ambiguità; tale termine infatti può riferirsi anche alle bandiere ed il gonfaloniere era colui che portava tali bandiere in battaglia. In ambito amministrativo il termine “gonfalone” si riferisce alla mera divisione territoriale; tali ripartizioni del territorio avevano stemmi che in battaglia venivano rappresentati su bandiere. Non è attestato se il gonfaloniere (capo eletto dell’entità territoriale) fosse anche il portatore della bandiera in battaglia..
In epoca moderna, dal maggio 1930, in ambito della rievocazione storica della “partita dell’assedio” del 1530, ad ogni quartiere è associata una squadra detta “Colore” che prende parte al torneo del Calcio storico fiorentino.
Storia
Gli antichi quartieri
In età medievale la città era situata solamente sulla riva destra dell’Arno (come del resto la città romana) e suddivisa in quartieri che prendevano il nome dalle porte dell’antica cinta muraria: del Duomo, di S. Maria, di S. Piero e di S. Pancrazio.
I confini dei quartieri seguivano i tracciati di certe strade ma non riprendevano affatto quelli del decumano e del cardo romani. Ciascun quartiere era fortemente dipendente dalla porta attorno a cui si sviluppava, e al contempo ne era custode.
La funzione dei quartieri non era connessa solo con la costruzione e la manutenzione delle strutture urbane, ma comprendeva nuovi contenuti, unificando, sotto l’aspetto amministrativo, giurisdizionale, militare, ecclesiastico, in una stessa base territoriale le circoscrizioni minori (plebati e populi) sia di città che di contado.
Ogni quartiere raccoglieva i cittadini provenienti da fuori le mura. Pur dipendendo dal comune, i quartieri avevano magistrati, franchigie proprie, una speciale giurisdizione relativa alla loro parte di città, oltre a particolari diritti e doveri. La parrocchia e le contrada formavano altre piccole entità con una certa autonomia e propri capi; gli abitanti della contrada avevano sul proprio terreno diritti superiori agli altri abitanti della città.
I sestieri
Dopo l'allargamento della cinta muraria, nel 1172 la città fu divisa in sestieri che si chiamarono d'Oltrarno, S. Piero in Scheraggio, Borgo dei SS. Apostoli, S. Pancrazio, Porta del Duomo, Porta S. Piero. I sestieri erano a loro volta divisi in Gonfaloni. La nuova suddivisione coinvolse dunque anche i borghi sulla riva sinistra dell'Arno (l'Oltrarno) che tese ad espandersi anche grazie alla costruzione di due nuovi ponti: quello della Carraia nel 1220, dove sboccava il Mugnone, e quello di Rubaconte poi detto "delle Grazie" nel 1237. I sestieri erano composti dai cosiddetti "popoli" cioè tutta la gente residente nelle "parrocchie" tanto che i due termini si equivalevano.
I quartieri dopo il 1343 A causa dell'accrescersi della popolazione, nel 1284 venne progettata la costruzione di un terzo cerchio murario cittadino; la grandiosa opera perimetrale di 8500 metri di estensione, incluse più di abitanti oltre a vasti terreni coltivati dell'attigua campagna; venne ultimata nel 1333.
I sestieri sopravvissero fino al 1343, anno della cacciata da Firenze di Gualtieri di Brienne, noto come il Duca di Atene; dopo tale data, nell'ambito delle numerose riforme che seguirono, furono istituiti dei nuovi quartieri a loro volta suddivisi nei Gonfaloni (quattro per ciascun quartiere). Tali quartieri furono rinominati col nome della chiesa principale presente all'interno quartiere stesso (Santo Spirito, Santa Croce, Santa Maria Novella, San Giovanni). Molteplici furono le cause che portarono alla riforma dai sestieri ai quartieri. Possiamo individuare aspetti economici, demografici e di democrazia che contribuirono ad affermare una maggiore partecipazione del popolo nella vita politica della Città: Aspetti economici che gravavano sull'intera economia di Firenze. Un esempio può essere tratto dal fallimento per 400,000 fiorini d'oro della società mercantile de' Petri e degli Scali. Inoltre le informazioni, presenti nei documenti storici, permettono di individuare come la città di Firenze avesse la prevalenza delle entrate derivanti dalle alte tasse sulle ricchezze dei cittadini. Questo a dimostrazione del fatto che non vi erano altre grandi entrate nelle casse amministrative e che si dipendeva dal popolo. Aspetti demografici. Durante il periodo dei Sestieri fu un forte incremento demografico che, secondo alcuni autori, dimostravano come la città era passata, tra il 1172 al 1300, da abitanti a 80-90.000 abitanti (Pardi). Secondo altri autori la città aveva raggiunto addirittura i abitanti (Fiumi). Si tratta di un incremento di circa abitanti nell‟arco di circa cento anni. Questo fu sicuramente una delle cause che portò gli amministratori fiorenti, di allora, a dover ripensare il modello di gestione della città attraverso una nuova ripartizione. Aspetti di democrazia. Quest’ultimo è forse quello più interessante perché vide proprio il popolo caricarsi sulle spalle la volontà di riformare la città. Fu una suddivisione necessaria per tutelare un popolo che era sotto i poteri dei pochi, dei ricchi, dei benestanti, dei politici. Proprio a tal proposito il passaggio da Sestieri a Quartieri fu definito l'avvento del “secondo popolo” in quanto vi fu un vero cambiamento amministrativo avviato da esigenze partite dal basso.
In definitiva si può dire che con questo passaggio amministrativo si voleva garantire maggiore tutela ai cittadini di Firenze, introducendo figure che rappresentassero il popolo ed avessero un peso nelle decisioni istituzionali.
Con la trasformazione in quattro Quartieri, l'evoluzione sarà la seguente:
L’antico sestiere di Oltrarno, che da sud si era ampliato fuori dalle vecchie mura verso ovest e sud-ovestRiuniva tre Borghi: “l'uno si chiamava e chiama ancora borgo Pidiglioso, perch'era abitato di vile gente, era in capo del detto borgo una porta che’ssi chiamava la porta a Roma, ove sono oggi le case de' Bardi presso a Santa Lucia de' Magnoli e passato il ponte Vecchio, e per quella via s'andava a Roma per lo cammino da Fegghine e d'Arezzo; altre mura non avea al detto borgo se non il dosso delle case di costa al poggio. L'altro borgo era quello di Santa Felicita, detto il borgo di Piazza, che avea una porta ove è oggi la piazza di San Filice, onde va il cammino a Siena; e un altro borgo che’ssi chiamava di Sa’Iacopo, che avea una porta ove sono oggi le case de' Frescobaldi, che andava il cammino a Pisa”. Giovanni Villani Nuova Cronica capitolo VIII., fu denominato quartiere di Santo Spirito (ed avrà in simbolo una colomba bianca in campo azzurro). San Pier Scheraggio più un terzo del Sesto Porta S. Piero diventeranno il Quartiere di Santa Croce (con simbolo la croce doro in campo azzurro). Il Sesto Porta del Duomo più i due terzi restanti di Porta S. Piero diventeranno il Quartiere San Giovanni (con simbolo il tempietto di San Giovanni e due chiavi in campo azzurro). I due Sesti Borgo SS. Apostoli e quello di San Pancrazio diventeranno il Quartiere di Santa Maria Novella (con simbolo un sole raggiante).
Con i simboli assegnati ai nuovi quartieri, si vuole fare in modo che resti la tradizione di ogni Sesto nella nuova ripartizione in quanto ogni simbolo raffigura i caratteri dei precedenti Sesti. Il passaggio da sestieri a quartieri è stato un fenomeno graduale. La data da segnare come passaggio definitivo dai sestieri ai quartieri è il 1343 ed è contenuta nella Provvisione della Balia creata per riformare la città dopo la cacciata del duca di Atene e confermata nello Statuto del capitano 1355. La riforma avvenne nel momento in cui la popolazione aveva raggiunto la dimensione massima. Questa nuova ripartizione sancì una diversa visione della città e della sua gestione; infatti, nella nuova organizzazione amministrativa ai quartieri non furono assegnati i nomi delle porte (come avveniva nella precedente ripartizione per sestieri) ma i nomi dei complessi conventuali più importanti ubicati nella loro area.
L’antico sestiere di Oltrarno, che da sud si era ampliato fuori dalle vecchie mura verso ovest e sud-ovest, fu denominato quartiere di Santo Spirito; baricentro: chiese di Santo Spirito (Agostiniani) e del Carmine (Carmelitani).
A nord-ovest i sestieri di Borgo e di San Pancrazio si erano sviluppati tra la seconda e la terza cerchia muraria, formarono il quartiere di Santa Maria Novella, con il suo baricentro nella grande chiesa dei Domenicani.
A est fu costituito il quartiere di Santa Croce, incentrato sulla chiesa omonima, che si estendeva verso nord passando per via dei Pandolfini (via di S. Brocolo) e ricomprendendo al suo interno l’antico sestiere di San Pier Scheraggio e parte del sestiere di Porta San Piero. All’interno del quartiere di Santa Croce erano presenti i centri politici della città, tra cui il palazzo del Podestà ed il Palazzo del Comune.
L’ultimo quartiere era quello di San Giovanni, con il battistero che gli dava il nome; comprendeva al suo interno gli antichi sestieri di Porta Duomo e Porta San Piero, con l’esclusione di quella parte verso sud assegnata al quartiere di Santa Croce; baricentro: Battistero del Duomo e S.S. Annunziata (Serviti).
I due quartieri più estesi quindi erano quelli di Santo Spirito e San Giovanni, i quali raccoglievano insieme più del sessanta per cento delle famiglie “tassate” e quasi il sessanta per cento del gettito complessivo d’imposta. Il quartiere di Santa Croce (il più piccolo) e quello di Santa Maria Novella raccoglievano il rimanente quaranta per cento delle famiglie che del gettito d’imposta, come risulta dal catasto del 1427.
I gonfaloni
I sestieri ed i quartieri erano suddivisi a lori volta in gonfaloni. I confini dei gonfaloni furono modificati dopo le riforme del 1343. Ogni gonfalone comprendeva determinate parti della città separate tra loro o dall'Arno o dalle mura o da alcune delle strade principali.
Al riassetto del territorio urbano fece riscontro anche una diversa geografia delle antiche organizzazioni interne ai quartieri, i gonfaloni, che passarono dall'originario numero di venti (poi ridotto a diciannove) a sedici, distribuiti equamente tra i quattro quartieri, con un più complesso riassetto dei popoli che andarono a comporre i singoli gonfaloni.
Santo Spirito: Scala, Nicchio, Sferza, Drago Santa Croce: Carro, Bue Nero, Leon Nero, Ruote Santa Maria Novella: Vipera, Unicorno, Leon Rosso, Leon Bianco San Giovanni: Leon d’Oro, Drago, Chiavi, Vaio
In ogni gonfalone venne ricostruita una “compagnia del popolo”, composta dai cittadini che di diritto potevano aderire in quanto abitanti nei popoli appartenenti al gonfalone stesso.
I motivi della suddivisione in quartieri e gonfaloni era legato non solo a ragioni amministrative e giudiziarie, ma anche a motivi di natura politica e militare e assolveva al ruolo di garanzia della gestione del potere da parte di pochi appartenenti ai ceti più abbienti. L’attività della politica fu determinata dalla classe dirigente dei nobili e dei grandi borghesi anche se con la partecipazione di quei cittadini che avevano raggiunto il riconoscimento dei diritti civili, politici e militari.
L'autorità del Gonfalone era subordinata a quella del proprio quartiere. Questa suddivisione aveva scopi amministrativi e militari e ciascun gonfalone doveva eleggersi un Gonfaloniere, chiamato “di compagnia”, perché doveva radunare e comandare una compagnia di milizie cittadine per la difesa del Palazzo dei Signori e della libertà popolare. I sedici Gonfalonieri costituivano poi una sorta di Consiglio che, opportunamente convocato, doveva discutere insieme al Gonfaloniere di Giustizia ed ai Priori di Libertà gli interessi della Repubblica.