Morano Calabro (Murènu in dialetto moraneseSul dialetto moranese cfr. Gerhard Rohfls, Dizionario dialettale delle tre Calabrie. Milano-Halle, 1932-1939; Id., Nuovo Dizionario Dialettale della Calabria. Longo, Ravenna, 1977 ISBN 88-8063-076-8 (sesta ristampa, 2001).) è un comune italiano di abitanti situato nella zona settentrionale della provincia di Cosenza in Calabria. È uno dei principali centri del parco nazionale del Pollino.

La sua posizione strategica nell'alta valle del fiume Coscile (antico Sybaris di epoca magno-greca) alle pendici del massiccio del Pollino, ha contribuito al suo sviluppo in epoca antica ed al suo splendore nei periodi medievale e rinascimentale, in particolare sotto la signoria dei Sanseverino di Bisignano.

Geografia fisica Territorio Morano Calabro si trova in una verde zona collinare della valle del fiume Coscile, nei pressi del confine con la Basilicata. Il suo territorio è caratterizzato da rilievi in larga parte della sua superficie, particolarmente accentuati nei versanti posti a nord e a nord-ovest. Un'ampia conca semipianeggiante intervallata da colline si situa a partire dalle adiacenze suburbane: essa è fiancheggiata ad ovest dal borgo sul Colle di Morano e dalle pendici del monte Calcinaia a sud; a nord dal Piano di Ruggio (), dal Monte Pollino (), dalla Serra del Dolcedorme () e dalla Serra del Prete (); sul versante ionico dai monti Sant'Angelo e Monzone; in quello tirrenico dalla pietrosa scoscesa che conduce al Valico di Campotenese. L'altopiano in cui sorge appunto Campotenese, vista la sua altitudine, ha già caratteri prettamente montani e costituisce il naturale sbocco di accesso alla catena del Pollino che si sviluppa orizzontalmente rispetto ai due versanti calabri. Esso, per via della sua posizione intermedia, separa la catena suddetta dai monti di Orsomarso: il territorio in cui è sito il centro appartiene infatti al complesso montuoso di Orsomarso e Verbicaro, sebbene l'area comunale si espanda come già detto anche a nord, lambendo il crinale della catena del Pollino, e ad ovest costeggiando Mormanno e il monte Timpone del Vaccaro (). La superficie territoriale del comune è pari complessivamente a ed è compresa fra i 422 e i con un'escursione altimetrica pari a .

Caratteristiche del suolo La singolare conformazione pedologica della zona del Pollino, nonché la differenza di altitudine che si riscontra, contribuiscono alla caratterizzazione del territorio. Si evidenzia infatti un suolo di tipo collinare e montano, con formazioni sedimentarie e vulcaniche, spesso con un substrato calcareo e carsico in particolare nelle doline d'alta quota dove si alternano a zone brulle o radure, ad aree fitte di vegetazione e riaffioramenti rocciosi, in particolare lungo le gole. Concernentemente all'utilizzo delle risorse del suolo, in linea meramente macroscopica esso è sfruttato per colture agricole al 27,02% della sua estensione totale, mentre le aree boschive e gli ambienti semi-naturali coprono il 72,37%. Appare evidente che le zone artificiali, ovvero la superficie comunale comprendente l'area urbanizzata e industriale costituisce il restante 0,62%, pari a . L'area boschiva in particolare è piuttosto vasta: oltre al già citato piano di Campotenese e le sue estese aree limitrofe, ricordiamo il piano di Ruggio, i boschi del Monaco, di Pollinello e della Principessa.Profilo del comune di Morano Calabro Parco nazionale del Pollino Le zone boschive sono così suddivise: 12% boschi misti, 9% boschi di latifoglie, 27% di conifere, mentre al pascolo naturale e alle praterie in quota è riservato il 18% della superficie.

Colture ed utilizzo del suolo, flora e fauna Lo sfruttamento delle aree agricole è praticato tradizionalmente nel territorio in quanto esso rappresentava e rappresenta una delle principali fonti produttive. Le colture che sopravvivono sono in larga parte quelle tradizionali praticate nelle sedi e nei luoghi caratteristici: ciò si deve in buona parte all'estrema pendenza dei versanti montani e alla presenza di aree boschive e di alta quota che sovente le differenzia anche nelle tipologie, sebbene il rapporto fra la superficie agricola totale e quella realmente utilizzata non sia uguale. Le colture pertanto sono prevalentemente seminative in aree non irrigue (13%), mentre quelle agrarie con spazi naturali coprono circa il 6%; le colture promiscue (oliveti e vigneti) coprono l'1% accompagnandosi sovente anche a quelle annuali e stagionali (7%).

In ragione del divario di altitudine, sul territorio insiste una certa varietà di flora e fauna, differenziantesi man mano che si ascende verso i punti più in quota. Nella fascia tipica della zona collinare e pedemontana, troviamo varie specie arboree, quali ad esempio l'olmo, il gelso bianco e il gelso nero, il cerro, l'olivo, la roverella, il leccio, l'ontano e il pioppo; alle quote più alte invece, oltre al faggio, al pino nero, al carpino e l'acero campestre, incontriamo l'abete bianco e soprattutto il pino loricato, specie rarissima presente sulle più alte pendici. La fauna si popola di tassi, volpi, cinghiali, vi è anche il lupo appenninico, ma negli ambienti acquatici più incontaminati è presente la lontra; non mancano fra gli uccelli il nibbio reale.

Idrografia Il profilo idrografico del comune è assai vivace vista la posizione in cui si contestualizza il territorio. Ad un'altezza di è situata infatti la sorgente del già citato fiume Coscile alle pendici del Monte Cappellazzo (), sovente accompagnato da una fitta vegetazione riparia specie in alcuni tratti localizzati nei pressi dell'abitato. L'attività di intervento artificiale volta alla canalizzazione o allo sfruttamento delle acque del Coscile non è stata del tutto marginale, era altresì necessaria per l'attività agricola o per l'alimentazione dei mulini: l'estensione della rete storica è stimata per una superficie di circa 350 ettarihttp://www.cmpollino.it/netwet/Glossario.pdf [Dati consultati dalla pagina della Comunità montana del Pollino. Lungo gli altopiani circostanti si trovano numerose sorgenti che, come la precedente, hanno carattere prettamente torrentizio, fra queste ricordiamo le sorgenti: Romanie, San Francesco, Pietra del Torno, Del Monaco, Tufarazzo, Serra, Tirone.

Sismicità Classificazione sismica: zona 2 (sismicità medio-alta), Ordinanza PCM n. 3274 del 20/03/2003

Clima

Da un punto di vista climatico la zona di Morano Calabro è influenzata dalla sua posizione geografica interna, in particolare dai rilievi che cooperano nello schermare il passaggio dell'aria umida marittima dei versanti ionico e tirrenico; inoltre gli stessi divari di altitudine presenti nel suo territorio, contribuiscono alla differenziazione climatica interna. Notevoli e uniformi le precipitazioni su tutto il territorio, in particolare sulle alture, esse si concentrano nei mesi invernali e tardo autunnali, mentre si alternano nei mesi estivi periodi di scarsi o assenti fenomeni.

Classificazione climatica: zona E,

Storia Epoca antica Considerazioni sul toponimo "Morano"

Sull'origine del toponimo non si hanno precise concordanze storiche e si sono ipotizzate varie teorie. Fra le tante, la congettura creatasi sull'erronea supposizione che Morano sia stata fondata o abitata dai mori, giustificata sulla base di una presunta assonanza etimologica. Questa tesi è in realtà del tutto infondata, visto che l'insediamento (accertato dal II secolo a.C.) era preesistente alle incursioni saracene. Lo storico Gaetano Scorza, secondo il quale Morano avrebbe origini più remote rispetto a quelle documentabili (forse magno-greche), convalida la sua ricostruzione rifacendosi al verbo greco μερυω (merùo), cioè "raccogliere insieme, cumulare",Mele, Michela, Morano Calabro, Passeggiate in luoghi d'arte, Morano Calabro 1997; pag. 29 chiara allusione alla singolare struttura urbana nella quale gli edifici paiono essere gli uni attaccati agli altri: anche questa proposta però appare poco realistica, perché il borgo ha assunto questo aspetto solo nel lungo corso dei secoli. Da ultimo, lo scrittore Vincenzo Padula nella Protogea del 1871, immagina che il toponimo derivi dall'ebraico Mòren adoperato nel Talmud con il significato di castello, il che proverebbe la fondazione di un fortilizio contemporaneamente allo svilupparsi di un centro urbano, benché sia inverosimile confermare tale esotica etimologia.(citato in) Salmena, barone Antonio, Morano Calabro e le sue case illustri, Raccolta Daugnon, Milano 1878; pag. 4

Dunque il Muranum latino storicamente attestato dalle fonti, pone chiara luce sulla sua esistenza in epoca romana e riapre la questione sulle origini, avvalorando un'ipotesi fortemente plausibile, ma non suffragata da risultanze storiche inconfutabili. Poiché il suffisso latino prediale -anum indica in questi casi vasti fondi e proprietà di una data famiglia importante della zona, non appare senza fondamento supporre che si tratterebbe di un antroponimo, derivante di Murus o Murrus, da cui il nome Muranum.Biagio Cappelli, Profilo di Morano in Morano Calabro e la sua odonomastica, Castrovillari, 1989; pag. 21.

L'appellativo Calabro venne aggiunto in epoca post-unitaria con un decreto di Vittorio Emanuele II del giugno 1863, per distinguerlo da Morano sul Po.Regio Decreto N. 1426 del 28/06/1863

Primi insediamenti e la fondazione di Muranum I più evidenti riscontri sulla esistenza del borgo risalgono al II secolo a.C., periodo nel quale è possibile collocarla con esattezza, benché ciò non smentisca un'ipotetica preesistenza. A questo proposito, i richiami di alcuni autori dei secoli passati sembrano convalidare la tradizione di un'origine magno-greca o precedente. Ad esempio, Giovan Leonardo Tufarello congettura riguardo ad una remota fondazione degli Enotri, i quali dopo aver lungamente perlustrato i dintorni e trovato il sito dove dimorare, esclamarono «Hic moremur!»,Espressione del tutto antistorica datosi che gli Enotri non parlavano il latino da cui si originerebbe fantasiosamente Morano dal verbo mŏror. Altri come Gabriele Barrio credevano che il paese fosse la ricostruzione della antica Sifeo (o Xifeo) che sorgeva nei paraggi sul crinale dell'attuale colle di Sassòne e che venne distrutta.Fiore da Cropani, padre Giovanni, Della Calabria illustrata, Napoli, 1691; par. XIV, pag.99 Le fonti degli autori tradizionali, lontane da metodologie di ricerca attendibili, offrono tuttavia una traccia che sembra emergere da recenti ricognizioni archeologiche. I rinvenimenti presso Sassòne, lasciano senz'altro immaginare che sui luoghi ci fossero attività umane già in epoca protostorica, essendo il territorio un crocevia per numerose direttrici di transito, come si confermerà nelle epoche successive.Renda, Giuseppina, Precisazioni sulla via Regio-Capuam nell'altopiano di Campotenese e nel territorio di Morano saggio contenuto in Campagna e paesaggio nell'Italia antica, (a cura di Lorenzo Quilici e Stefania Quilici Gigli), Ed. L'erma di Bretschneider, Roma, 2000; Pagg. 20-28 In merito a un insediamento greco, fra le recenti scoperte si considerano il rinvenimento di monete di Thuri e di alcune sepolture con corredo vascolare nelle contrade Foce e Santagada a ridosso del fiume Coscile, cosa che attesterebbe la continuazione di vita nella zona fin dall'epoca arcaica.Renda, Giuseppina, Op. cit.