Fu dama d'onore della regina consorte d'Inghilterra, di Scozia e d’Irlanda, Maria Beatrice d'Este, figlia del duca di Modena e Reggio, Alfonso IV d'Este.
Biografia Le origini Maria Vittoria Montecuccoli-Laderchi nacque dal 2º marchese di Guiglia, Giovanni Battista Montecuccoli-Laderchi, e dalla marchesa. bolognese Ottavia Caprara., figlia del Senatore Niccolò Caprara, Conte di Pantano I Caprara divennero Conti di Pantano a partire dal Secolo XVII. Niccolò Caprara, Conte di Pantano nel sito geni.com.. Il nonno paterno, Francesco Montecuccoli, 1º marchese di Guiglia e cugino di quarto gradoGiovanni De Castro, “Fulvio Testi e le corti italiane nella prima metà del XVII secolo con documenti inediti”, Natale Battezzati editore, Milano, 1875 - Pag. 265. del generale Raimondo, era stato Maggiordomo maggiore del Duca di Modena e Reggio, Francesco I d'Este. La nonna paterna, invece, era figlia di Giovanni Battista Laderchi, il quale, fino al 1618, era stato segretario del Duca Cesare d'Este Giovanni Battista Laderchi nel “Dizionario biografico degli italiani”..
Appena ottennePerché ciò avvenne quando la figlia della Martinozzi aveva cinque anni, e Vittoria Montecuccoli era più grande di lei di tre anni., Maria Vittoria venne scelta dalla Duchessa consorte di Modena e Reggio, Laura Martinozzi, moglie del Duca Alfonso IV d'Este, dapprima come sua dama d'onore e poi come dama d'onore della figlia secondogenita Maria Beatrice d'Este.
Il matrimonio con Virgilio Davia
Nel 1672, appena diciassettenne, sposò il ventiquattrenne bolognese Virgilio Giuseppe Davia La famiglia Davia nel “Dizionario biografico degli italiani”., il quale venne eletto Senatore di BolognaForse potrebbe essere necessario correggere quanto scritto in passato sulle umili origini dei Davia: infatti, al contrario di quanto riportato nel “Dizionario biografico degli italiani”, costoro potrebbero non essere arrivati a Bologna nel 1640, bensì nel 1614, ed inoltre sembra non avessero origini borghesi, se il capostipite Giovanni Antonio Davia, mercante, o meglio “trafficante” (ma forse usuraio - Cfr. Francesco Protonotari, “Nuova Antologia, Vol 134”, 1894 - Pag. 562.), in breve tempo accumulò un ingente patrimonio tramandandolo ai figli Giovanni Francesco, Giacomo e Pietro Antonio (nonno di Vittorio) - Cfr. Raffaella Morselli, Anna Cera Sores, “Collezioni e quadrerie nella Bologna del Seicento: inventari 1640-1707”, The J. Paul Getty Trust, New York, 1998. per volontà del Pontefice Clemente X proprio nell’anno del loro matrimonio.
Nel settembre dell’anno successivo, ricordando di non essere stata solo una semplice Dama d’onore per Maria Beatrice d'Este, bensì una sua indivisibile compagna per molti anni, volle recarsi a Modena insieme al consorte per “attestare ossequioso affetto” alla Principessa cattolica in partenza per Londra. Questo perché il 30 settembre Giacomo II Stuart e Maria Beatrice d'Este si sposarono per procura il 30 settembre 1673. 1673, Maria Beatrice d'Este aveva sposato, per procura e con rito cattolico, l’allora ancora Duca di York (ma futuro Re d'Inghilterra, di Scozia e d'Irlanda), Giacomo II Stuart. Marito che, però, ella raggiunse in Inghilterra solo nel dicembre successivo Il 1º dicembre 1673, per la precisione..
La Montecuccoli Davia alla Corte reale inglese
Nel periodo dell’esilio a Bruxelles di Maria Beatrice d'Este e Giacomo II Stuart (1679-1684), avvenuto a causa dell’aumento del sentimento anti-cattolico in Inghilterra Maria Beatrice d’Este, Regina d’Inghilterra nel “Dizionario biografico degli italiani”. Re Giacomo II in nndb.com, Maria Vittoria si recò nella capitale dei Paesi Bassi spagnoli, insieme al proprio marito, per andare a “consolare l’esule afflitta” e vi rimase fino a quando l’allora futura Regina consorte d’Inghilterra e il marito ricevettero l’ordine dal Re Carlo II d'Inghilterra di trasferirsi a EdimburgoNel “Dizionario biografico degli italiani” (voce “Maria Beatrice d’Este, Regina d’Inghilterra”) si legge chiaramente che il loro soggiorno obbligatorio a Edimburgo iniziò dopo il 1684..
Nel 1684La Bonafede ha scritto che Maria Vittoria e consorte partirono per Edimburgo passando per Marsiglia, “nei giorni che un contrordine emanato da Luigi XIV proibiva agli Ugonotti di migrar dalla Francia”. Si riferiva quasi sicuramente all’Editto di Fontainebleau del 18 ottobre 1865. Dato confermato anche da Virginio Marzocchi, in “Filosofia politica - Storia, concetti, contesti.”, il quale parla infatti di “divieto di emigrazione” emanato in seguito all’editto. Il problema è che la Bonafede scrisse anche che tornarono in Italia poco prima della morte del Re Carlo II, la quale però avvenne nel febbraio 1685, ossia ben prima dell’ottobre 1865. Pertanto è probabile che tale viaggio abbia avuto luogo non nel 1685, ma nel 1684. I coniugi Davia raggiunsero anch’essi Edimburgo, probabilmente però dopo essere tornati per un brevissimo periodo a Modena. Ciò è probabile perché è noto che una delle tappe del loro viaggio verso la città scozzese fu quella francese di Marsiglia. Dopo essere stata accolta a Edimburgo con amicizia, riconoscenza e gratitudine dal Duca di York e consorte, poco prima della morte di Carlo II (6 febbraio 1685) Maria Vittoria era tornata però in patria, insieme con il marito, ricongiungendosi pertanto con la propria famiglia.
Ma con la morte del Monarca “despota” Celebre per avere governato a lungo senza il Parlamento. che si era convertito al cattolicesimo romano in punto di morteCarlo II d'Inghilterra - La conversione di Carlo II., la salita al trono del fratello Giacomo, che trasformò Maria Beatrice d'Este nella nuova Regina consorte d’Inghilterra, rese nuovamente necessaria la presenza di Maria Vittoria accanto alla compagna di sempre. Fu così che la Montecuccoli Davia decise di fare ritorno in Inghilterra, dolendosi però di dover abbandonare l’educazione dei propri figli. Molto probabilmente, durante la sua assenza fu il marito, rimasto a Bologna, a prendersi cura della famiglia.
Era stato però proprio Virgilio Davia a consigliare alla moglie di raggiungere Londra con il fratello RaimondoRaimondo Montecuccoli-Laderchi, 3º marchese di Guiglia e Marano, nato a Modena nel 1659 e morto a Guiglia nel 1735 (Cfr. Museo dei Montecuccoli di Montese - Albero genealogico dei Montecuccoli del basso Frignano - Autore: Stefano Santagata). Quintogenito del 2º marchese di Guiglia e Marano, Giovanni Battista Montecuccoli-Laderchi, il quale, naturalmente, era padre anche di Vittoria Montecuccoli Davia.. In quell’occasione, una volta sbarcati a Dover, i Montecuccoli-Laderchi erano stati scortati fino alla Capitale del RegnoProbabilmente fino al Palazzo di Whitehall, se esso fu residenza dei sovrani d’Inghilterra dal 1530 sino al 1698., dove, al loro arrivo, Maria Beatrice d'Este aveva ordinato che alla compagna venisse mostrato il proprio figlio di sei mesiSicuramente Giacomo Francesco Edoardo Stuart, il quale infatti nacque a Londra il 10 giugno 1688. Principe del Galles dalla nascita fino all’11 dicembre 1688, giorno della deposizione del padre, “seguì ancora in fasce i genitori nell'esilio in Francia”.. Ma quando, nel 1687-1688, il cattolico Giacomo II fece emanare dal Parlamento inglese la cosiddetta “Dichiarazione di Indulgenza” per introdurre la libertà di religione in Inghilterra, per i Reali inglesi la situazione iniziò a farsi complicata “Processi di modernizzazione civile e politica - 1660-1702”.Per la precisione, la questione religiosa si radicalizzò nel 1687-1688 perché Giacomo, per abrogare il regime di discriminazione dei cattolici, in attesa del favore del Parlamento emanò la suddetta Dichiarazione..
Anche perché, in quell’occasione, a schierarsi con chi probabilmente desiderava che la religione cattolica continuasse ad essere discriminata a favore delle altre religioni era stato addirittura Guglielmo III d'Orange, nipote e genero di Giacomo II. Ciò diede inizio alla cosiddetta Gloriosa rivoluzione, la quale portò all’abdicazione e alla conseguente fuga in Francia di Giacomo II, e all’inizio del governo di Guglielmo III d'Orange.
La fuga rocambolesca e l’esilio in Francia
A causa di questo, nel dicembre 1688Edward Corp, “A Court in exile - The Stuarts in France, 1689-1718”, Cambridge university press, Cambridge, 2004 - Pag. ., Vittoria Montecuccoli Davia decise di seguire la Regina consorte e il principe infante quando, per ordine di Luigi XIV, Antoine Nompar de Caumont, Duca di Lauzun li prelevò da Whitehall per portarli in salvo, prima a Calais e poi a VincennesAntoine Nompar de Caumont, Duca di Lauzun. Lo fece però lasciando il fratello Raimondo a Londra, a difendere “fino all’ultimo anelito il Monarca dalla furia di coloro che altamente gridavano e giuravano lo sterminio de’ Papisti”. Ma, a giudicare dalla data e dal luogo della morte di costui (Guiglia, 1735), non furono sicuramente quelli gli ultimi aneliti della sua vita.
La fuga Reale venne organizzata, come detto, dal Duca di Lauzun. Per effettuarla il nobiluomo fece preparare ben tre vetture diverse, in cui presero posizione la Regina, vestita in modo trascurato per non farsi riconoscere, così come Maria Vittoria, la quale per lo stesso motivo si travestì addirittura da carbonara. L’infante reale era stato riposto in una scatola di parrucche, della cui custodia si era fatta carico, in quel momento, proprio la Montecuccoli-Laderchi. Furono preceduti dalla governante del Re, dalla nutrice del principe e dal guardarobiere della Regina, un certo Francesco Riva, bologneseFrancesco Riva è citato anche in Alessandro Cont, “La composizione sociale della corte degli Stuart nel periodo bolognese (1726-1729)”, incluso in “Quaderni Estensi, Rivista, III - 2011” e in Martin Haile, “Queen Mary of Modena, her life and letters”, E.P. Dutton & Co., New York, 1905 - Pag. 274..
Una volta raggiunto il mare, si imbarcarono per Calais e, quando, all’arrivo sulle coste francesi, la Regina decise di recarsi presso la Chiesa dei Cappuccini, volle vicino a sé proprio Donna Vittoria, la quale riuscì così a consolidare ulteriormente il proprio status di sua “indivisibile compagna”. Poco dopo, a Boulogne-sur-Mer, Maria Vittoria si ricongiunse con il fratello Raimondo. In quell’occasione però il marchese di Guiglia redarguì la sorella per essere partita da Londra senza avvisarlo. L’arrivo del nobiluomo precedette di poco quello di Giacomo II StuartIl quale però dovrebbe essere avvenuto non a Boulogne, bensì ad Ambleteuse, tra il 4 e il 5 gennaio 1689. (Cfr. James Clarke, “Bononia: or a topographical and historical description of Boulogne and its vicinity”, Leigh & Son, 421, Strand, 1835)..
Ben presto però la presenza in Francia della contessa iniziò a fare emergere il malcontento e la diffidenza dei cortigiani di Luigi XIV. Ciò fu provocato dal fatto che ella proveniva da una famiglia fedele agli Asburgo e, più in generale, al Sacro Romano Impero, per via della parentela della sua famiglia con il generale MontecuccoliIl nonno paterno era cugino di quarto grado del generale morto nel 1680.. Era inoltre nipote del conte Enea Silvio Caprara, feldmaresciallo del SRIFeldmarescialli del Sacro Romano Impero Enea Silvio Caprara, feldmaresciallo del SRI. - perché fratello della madre di Maria Vittoria -, nonché cognata di quel Giovanni Antonio Davia Giovanni Antonio Davia nel “Dizionario biografico degli italiani”. che, dopo essere stato nominato internunzio a Bruxelles nel 1687, aveva dimostrato però di essere troppo rigoroso e filopapale (Innocenzo XI) per i francesi.