Cutro (IPA: , Κούτρο in greco, Cutru in calabrese) è un comune italiano di abitanti della provincia di Crotone in Calabria.

Si fregia del titolo di città concesso nel 1575 dal re Filippo II di Spagna, poiché il suo cittadino Giò Leonardo Di Bona divenne il primo campione di scacchi d'Europa e del Nuovo Mondo.

Geografia fisica Il paese è situato su un altopiano a 220 metri sul livello del mare, nell'entroterra ionico calabrese. La collocazione collinare offre un clima temperato e mite per tutta la durata dell'anno.

Il territorio comunale è attraversato da una serie di fiumare, tra cui il fiume Tacina che delimita il confine ovest con la provincia di Catanzaro. Possiede circa 7 km lineari di costa, affacciata sul mar Ionio, costituiti da spiagge di sabbia bianca.

Oltre al capoluogo, fanno parte del territorio comunale anche due frazioni: Steccato di Cutro, località turistica balneare situata nell'insenatura tra la punta di Le Castella e il golfo di Squillace; San Leonardo di Cutro, piccolo centro situato su una collina a ridosso del mare. Sede di diverse strutture turistico balneari di accoglienza ai turisti.

Cutro è nota anche per i suoi calanchi, una serie di basse collinette ben visibili dall'altopiano, che, grazie al loro colore giallastro (dovuto alla coltivazione del grano), ripropongono lo scenario delle "dune del deserto". Pier Paolo Pasolini decise di girare in questo paesaggio alcune scene del film Il Vangelo secondo Matteo.

Origini del nome Cutro in greco veniva chiamata Kyterion, Koutro/Kudros in epoca latina, probabilmente dal significato di Vasaio in greco, per la natura argillosa di Cutro si produceva molta ceramica.

Storia Cutro ha origine come antica località della Magna Grecia, fondata con il nome greco di "Kyterion".

Tuttavia, secondo Ecateo da Mileto, nei pressi dell'attuale Villa Margherita si trovava un tempio religioso edificato ben prima dell'arrivo dei Greci.

Da Cutro proviene un ripostiglio di monete brettie e tesoretti di bronzo.

Sotto il dominio spagnolo, intorno al 1551 viene venduto al duca Ferrante Carrafa "la motta seu casale di Cutro", dove viene fondata un'università demaniale (università non è da intendersi con il significato attuale, cioè luogo di ricerca ed insegnamento, in passato stava per "denotare i comuni feudali" ed è la traduzione di "unione di città"), rendendo il proprio territorio autonomo da Santa Severina, ottenendo propri statuti comunali. Proprio in questo periodo il paese diventa il centro granaio più importante della zona.

Nel 1575 ottenne dal re di Spagna Filippo II il titolo di città e un'esenzione ventennale dalle tasse, in seguito alla vittoria in una sfida scacchistica che si tenne presso la corte e nella quale il cutrese Giò Leonardo Di Bona, detto "il Puttino" per la bassa statura, vinse contro Ruy López. La sfida fu immortalata in una tela del pittore toscano Luigi Mussini ("Sfida scacchistica alla Corte di Spagna"), conservata presso il Monte dei Paschi di Siena.

L'8 marzo del 1832, all'1:15 del mattino, la città venne distrutta dal disastroso Terremoto di Cutro del 10º grado della scala Mercalli: buona parte delle case e dei fabbricati del paese fu rasa al suolo e centinaia di persone morirono sotto le macerie.

Fino alla metà del Novecento Cutro era il più popoloso centro della zona, ma in seguito subì una notevole emigrazione inizialmente verso la Germania e in seguito verso l'Italia settentrionale: in particolare in Emilia-Romagna e in Lombardia attualmente risiedono circa 20 000 persone d'origine cutrese. La più folta comunità d'origine cutrese si trova a Reggio Emilia, dove, ormai presente da più generazioni, dopo le difficoltà iniziali si è attualmente integrata nel tessuto sociale e svolge soprattutto attività imprenditoriale nel campo dell'edilizia.

La notte del 26 febbraio 2023, un caicco partito dalle coste turche naufragò a pochi metri dalla battigia della località turistica di Steccato di Cutro, provocando la morte accertata di 94 migranti, oltre a un numero imprecisato di dispersi.

Simboli

La scudo è sormontato da un elmo di foggia seicentesca, a riconoscimento dell'importante ruolo militare che Cutro assunse come "piazza d'armi" nella lotta antiturca. Due stelle ai lati della torre simboleggiano la luce che guida e illumina il cammino. Il gonfalone è un drappo di azzurro.

Onorificenze

Monumenti e luoghi d'interesse Calanchi

È stata recentemente riqualificata una vecchia strada, un tragitto suggestivo che porta sui calanchi del Paese.

Nel mese di agosto viene proposto un giro guidato con musica popolare a seguire.

Chiesa madre

Dedicata alla Santissima Annunziata venne ricostruita nel 1833 dopo che era stata distrutta dal terremoto dell'anno precedente. La chiesa presenta tre navate. La navata centrale porta al settecentesco altare marmoreo il quale è sormontato da una stampa in oro zecchino del Cristo di Giotto. Ai lati dell'altare due nicchie ospitano le statue lignee di Santa Lucia e San Francesco di Paola. Due tele del Pollani di Andali, poste sulle pareti laterali del presbiterio, l'una la Madonna del Carmine (1858/9) l'altra la Natività (1854). Le origini della chiesa, dedicata all'Annunciazione, non sono del tutto certe. Sembra che esistesse già nel 1400. Nel 1700 fu sede arcipretale; conquistò una posizione di prestigio nell'arcidiocesi di Santa Severina quando, nel 1732/33, per interessamento dell'abate Fabio Di Bona presso papa Clemente XII, divenne "insigne collegiata", con un corpo capitolare composto da venti membri. Fu completamente ricostruita dopo il sisma del 1832 che l'aveva rasa al suolo; ampliata, fu riaperta al culto nel 1859. Nel corso del tempo è stata oggetto di numerosi restauri. In quello realizzato negli anni sessanta, venne demolita un'artistica cupola e deturpata la facciata che con il restauro del 1997 è stata riportata allo splendore originale.

Il convento dei Frati Minori

Il convento dei Frati Minori presenta un campanile con una grande campana di bronzo. All'interno si trova il famoso Crocifisso ligneo risalente al XVII secolo; di questo ne fu autore frate Umile Pintorno da Petralia Soprana (Palermo). Lo scultore venne chiamato a Cutro da Padre Benedetto e Padre Daniele. Frate Umile, dopo aver abbozzato la statua, cominciò a modellarla secondo l'immagine che aveva sempre presente nella mente e nel cuore. La costruzione del convento risale al secolo XVI, come afferma lo storico P. Primoldo Coco. Da altri documenti risulta che nel secolo XIII, nell'orto che tuttora si chiama "Vignale di San Basilio", sorgeva a Cutro un monastero che per molto tempo venne custodito da monaci greci appartenenti all'ordine di San Basilio. Risulta che nell'anno 1315 papa Martino V passò questo monastero ai frati francescani che lo fecero sempre più progredire dotandolo di molte opere d'arte. Il convento, che ospitava i religiosi appartenenti al ramo dei riformati, prese il nome di "Riforma", nome che è rimasto in uso ancora oggi. Più volte distrutto, a causa di terremoti, il convento risorse sempre per volontà dei frati minori, ai quali mai mancò l'aiuto della popolazione. I frati apportatori di miglioramenti al convento sono stati: P. Antonio Campanella che lo dotò di opere pregevoli; P. Pacifico Zaccaro che realizzò il bellissimo campanile e installò una grande campana di bronzo inaugurata l'otto dicembre 1949 e tenuta a battesimo dai baroni Emma Fabiani e Giovanni Barracco.

Chiesa di Santa Maria della Pietà

Fu edificata nel 1730. In essa si conserva una tela raffigurante la Pietà, opera di un discepolo della scuola del domenicano Mattia Preti di Taverna. Cappella privata dei marchesi de Mayda, originari anch'essi di Taverna, fu distrutta dal terremoto dell'otto marzo 1832. Fu riedificata e ampliata nel 1839, sempre dalla famiglia de Mayda, come si legge nell'iscrizione con stemma posta sopra l'ingresso principale. Nella cappella è conservata una tela che raffigura S. Alfonso M. Dei Liguori fondatore dei padri Redentoristi e il cui corpo si trova nel duomo di Pagani in provincia di Salerno. Il fonte battesimale, a forma di conchiglia in marmo, è del 1887; la pavimentazione è in mattonelle di disegno orientale. Adesso viene aperta al pubblico soltanto in occasione di qualche festa. Rimane attualmente uno dei più antichi edifici di Cutro.

Chiesa di Santa Chiara

All'ingresso si può ammirare un portale esterno in bassorilievo di pietra tufacea bianca in stile rinascimentale e di grande valore artistico. Si accede alla chiesa attraverso una scalinata composta da sei gradoni in pietra. L'ingresso è costituito da un piccolo vano trapezoidale che immette al campanile. Attualmente la chiesa, che fino a qualche anno fa versava in condizioni gravissime, precarie e di abbandono, risulta ristrutturata magnificamente e riportata agli antichi splendori. La chiesa di Santa Chiara, o delle Monachelle, fu costruita intorno al 1500 sulle stesse rovine della chiesa di Santa Caterina. Con molta probabilità, parte dell'impianto della chiesa precedente fu mantenuto intatto e vi si aggiunsero altri elementi per adattare la pianta della nuova chiesa alle funzioni che doveva svolgere in collegamento con il Monastero che ad essa fu annesso. Infatti, annesso alla chiesa delle Monachelle si trovava il monastero di Santa Chiara. Oggi, la sede dell'ex monastero delle Clarisse (le cosiddette "monachelle di Santa Chiara") è adibita a sede del Municipio di Cutro.

Chiesa di San Rocco

La struttura presenta una sola navata. All'interno vi si trova la statua di San Rocco. Fu costruita nel 1600 con le donazioni del popolo, accanto al convento dei Cappuccini edificato nel 1500. La prima pietra fu benedetta dal vescovo di Isola mons. Monteallegro. Originariamente ere dedicata all'Assunta. La chiesa seguì le stesse sorti del convento, infatti l'intero complesso fu distrutto dal terremoto del 1783. Fu riaperto nel 1828, nuovamente chiuso nel 1860, riaprì nel 1865. All'inizio del Novecento fu abbandonato dai frati e restituito al Municipio. La chiesa fu affidata ad un prete di Cutro e il convento fu adibito a ospizio fino al 1920, anno in cui fu abbattuto perché pericolante. La chiesa fu restaurata nel 1930: fu rifatto il tetto, l'abside dell'altare maggiore e il campanile.

Palazzo Grisi Palazzo Grisi si eleva su tre livelli. L'accesso è consentito da una bella scala che giunge fino al portale lapideo. Ampie finestre rendono luminoso l'interno. Al centro della facciata una vetrata su cui è scolpito uno stemma.

La Torre e il Fortino di Chirizzi