Pallagorio (IPA: , Paragùriu in calabrese) è un comune italiano di abitanti della provincia di Crotone in Calabria.

Sorge nella fascia collinare presilana a nord del Marchesato e copre una superficie di oltre compresa tra 130 e 710 metri s.l.m. È un paese arbëreshë di Calabria che conserva la lingua, gli usi e le tradizioni proprie, ma non più il rito bizantino-greco.

Storia La storia di Pallagorio e del suo territorio è stata caratterizzata da plurimi insediamenti di genti diverse per cultura e provenienza, avvenuti nel corso dei millenni e che, sovrappostesi, poi, nel tempo, hanno dato vita all'odierna popolazione, ricca di varietà culturale e linguistica, degna di interesse e studio. Le fonti storiche documentali sono incerte, e spesso i diversi autori hanno scritto la storia del paese confondendola con quella di altri borghi, quando i suoi abitanti, a causa delle incursioni dei saraceni e del diffondersi della malaria, si spostarono e fondarono nuovi centri abitati dandogli il nome di "alias Palagorio".

Comunque, alla luce delle evidenze archeologiche e dei successivi dati documentali, questi sono i fatti storici certi:

Antichità Il Borgo ed il territorio circostante hanno una storia antichissima. L'area territoriale risulta abitata sin dal neolitico; ne sono testimonianza le numerose grotte, sparse nel territorio, tra cui, molto suggestive e visibili, quelle situate in contrada Conicella, all''ingresso storico del centro abitato e quelle situate nelle contrade di Cona e Suvero, mentre assumono notevole interesse archeologico e storico le numerose grotte rinvenute in contrada "Coracciti-Piperia", attestanti frequentazioni di età classica legate ai Culti Mitraici ed utilizzate, poi, in età altomedievale, come rifugio ascetico dai monaci basiliani.

All'inizio dell'età storica, nel secondo millennio a.C., nell'area territoriale, venne ad insediarsi la popolazione enotrio-italica dei Choni, che lasciò rilevanti tracce della propria presenza, sia nella toponomastica che negli oggetti votivi rinvenuti in tutta l'area interessata. In questo contesto, Pallagorio sarebbe stato secondo alcuni abitato proprio dai Choni.

Tra il XII ed il X secolo a.C., la tradizione mitica antica (saga di Filottete) e le fonti storiche antiche (Strabone, Antioco di Siracusa, Licofrone, Apollodoro, Stefano di Bisanzio) segnalano insediamenti micenei sulle colline prospicienti l'alto Ionio crotonese, con il popolamento e fortificazione di centri autoctoni italici (Petelia, Crimisa, Makalla, Chone); e fu in questo periodo che, secondo alcuni storici locali (Giovanni Giuranna, Anna Russano Cotrone, Ofelia Giudicissi, Carmine Gentile) sarebbe sorta, nell'area territoriale del paese, dall'incontro tra gli autoctoni italici e le prime genti elleniche, l'antica Chone, la città italico-ellenica, fondata, secondo la tradizione antica, dall'eroe greco Filottete, descritta e citata dalle fonti storiche antiche (Strabone, Licofrone, Apollodoro, Antioco di Siracusa, Stefano di Bisanzio), come una rilevante realtà urbana. Dalle evidenze archeologiche emerse, potrebbe trattarsi di una realtà politico-territoriale che includeva vari centri abitati esistenti nel territorio, con villaggi estesi, per fattorie sparse e con concentrazioni abitative, in aree di intenso sfruttamento agricolo o strategiche di difesa, verosimilmente, presso l'attuale zona "Cona", in zona "Coni-celle" a ridosso del luogo in cui sorge oggi il borgo ed in contrada "Gardea", nelle quali località, sarebbero sorti insediamenti abitativi. Rimarrebbero, a testimonianza degli antichi nuclei abitati, le contrade circostanti l'attuale centro abitato, che conservano tuttora il nome di "Cona"; a nord-ovest: "Tre fontane di Cona", "Terra di Cona", "Serre di Cona", a sud: "Coni-cella" e "Coni-selle"; i rilevanti reperti archeologici (tombe, statuette votive, mura, anfore, monete) di età italico-ellenica rinvenute nelle suddette contrade e nelle zone immediatamente circostanti l'attuale Borgo, e resti dell'antica necropoli con statuette votive e diademi metallici, riferibili al culto orfico, rinvenuti nella contrada "Tre fontane di Cona", proprio nell'area territoriale indicata e descritta dallo storico Strabone.

Certo ed acclarato, invece, dalle evidenze e mappe archeologiche, è il fatto che, agli inizi della fioritura della civiltà della Magna Grecia, tra il VI ed il IV secolo a.C., coloni Elleni, provenienti da oltre mare, o, verosimilmente crotoniati, avviarono una proficua colonizzazione dell'area territoriale, venendo così ad insediare fattorie in tutto il territorio circostante ed a popolare, in maniera intensa, tre insediamenti abitativi, il primo, sorto in contrada "Gardea", il secondo, a ridotto dell'attuale centro abitato, in contrada "Conicelle", il terzo, concentrato in contrada "Tre Fontane di Cone". Di tale periodo rimane memoria e testimonianza il nome del paese, di chiara derivazione ellenica (Palaios - Chorion: "vecchio paese"), la toponomastica ellenica delle contrade situate in tutto il territorio circostante ("Patamò", "Coracciti", "Coniselle", "Scea", "Gardea", "Coraco", "Cona" ecc.) e i rilevanti reperti archeologici di età classica (frammenti di statuette votive, anfore, suppellettili, mura, monete) rinvenute all'interno dell'attuale centro abitato nelle contrade Scea e Conicella e nelle contrade circostanti il paese, in specie nelle contrade di Rosicelle, Coniselle, Spolingari, Coracciti, Pastinella. Lungo la zona compresa tra le contrade Pietre Bianche, Furci e Suvero, fino al Monte Tigano, in prossimità del centro abitato, è emersa una vasta area necropolare con numerose tombe di età arcaica e magno-greca; mentre nella zona di Gardea, sono emersi numerosi frammenti di anfore, di statuette votive, resti sparsi di mura di antiche fattorie con numerose tombe, di età classica; inoltre, in località S. Antonio di Gradea, sono stati rinvenuti importanti reperti di età classica, tra cui, notevoli e suggestive, alcune antefisse tipo "bendis-tarantino", riferibili ad un antichissimo santuario rurale del VI-V secolo a.C.

All'ingresso dell'attuale centro abitato, nella zona sud-est, vi è tuttora una contrada che conserva l'antico nome di "Scea-Purtuni" o "Porta Scea", probabile porta d'ingresso dell'antichissimo borgo, ove sono stati rinvenuti resti di mura ed importanti reperti che testimoniano una presenza ellenica, sin dai tempi più antichi.

Intorno alla prima metà del IV sec. a. C. si segnalano nell'area territoriale del paese, insediamenti di genti italiche assimilabili ai Bretti, provenienti dall'alta Sila, con conseguente ulteriore fortificazione dei centri abitati già esistenti.

In età romana, coloni latini si insediarono nell'area prospiciente il borgo, lungo la vallata del fiume Vitravo, avviando un'intensa colonizzazione; di tale periodo rimangono testimonianza le significative tracce di resti di ville agricole latine rinvenute lungo tutto il corso d'acqua.

Medioevo In età alto medievale, a causa delle frequenti carestie, pandemie, guerre ed insicurezza del territorio, vengono, gradualmente, abbandonati, gli antichi centri abitati, sorti in località Cona e Gradea ed il paese si arrocca nell'abitato, pur esso molto antico, situato nelle attuali contrade di Scea-Cucinaro e "Conicella-Valle", costituito, oramai, da poche centinaia di abitanti; assume, così, il nome di "Palagorium", e viene inserito come "Chorion" , nel distretto amministrativo del "Thema" di Calabria, sotto il governo dei Funzionari Bizantini;

Tra VIII ed il X sec. d.C., si segnalano, altresì, insediamenti monastici basiliani, con edificazione di due centri conventuali: il primo, con vocazione anacoretica, in contrada Gardea, ove sorse la Chiesa di S. Antonio; il secondo, in località S. Cristoforo, in prossimità del paese, ove verrà poi edificata l'omonima chiesa.

Periodo Normanno-Angioino

Tra il 1057 ed il 1060 vede l'arrivo dei Cavalieri Normanni sotto la guida di Roberto il Guiscardo; il Duca, dopo aver conquistato il centro fortificato di Umbriatico, dona, nell'anno 1067, la Chiesa di Palagorium, alla edificanda Abbazia di S. Maria Del Patire di Rossano ; La donazione viene confermata nell'anno 1080; ( fonti : Archivio di Stato Napoli - Monasteri Soppressi- busta 1234- Fasc.1 ) ;

I Normanni percepiscono l'importanza logistica e militare del centro abitato, ai fini del controllo, contestuale, delle colline dell'Alto Ionio e dei pascoli forestali dell'Alta Sila e lo elevano, nell'anno 1143, a Feudo autonomo, assegnandolo ai De Iudice , già Governatori Imperiali latino-bizantini, che lo terranno, con alterne vicende, sino all'anno 1445; (fonti : Archivio di Stato Napoli - Monasteri soppressi- busta 1235 - Fasc. 2 ; Registri Angioini Ricostruiti vol. VIII , p.89 , Reg. 1271,Fol.45r - 45v ; Quinternione di Federico IV, Vol.3, F.89 r - anno 1445 ; ed in Sez. bibliografica c-d);

Gli Angioini, dopo la vittoria sugli Svevi (anno 1266-1268), confermano l'importanza strategica del Casale e ne promuovono la fortificazione ed il popolamento del Borgo antico, sempre arroccato nelle storiche contrade di "Valle" e "Scea" (Fonti : Archivio di Stato Napoli , Reg. 1271, Fol. 45r - 45v ;)

Alla fine del XIII sec. , l'intero Casale arriverà a registrare oltre quattrocento abitanti; ( fonte: Cedole Angioine del 1275-1277 - Vol. XIII-XVII - Registri Angioini Ricostruiti - R. Filangeri) ;

Il Casale, nel contempo, inizia ad assumere, già nel XIII sec., il nome di "S. Giovanni De Palagorio " ;

Tra la seconda metà del Trecento e la prima metà del Quattrocento, a causa delle pestilenze (peste nera del 1348) e devastazioni legate alla guerra Angioina-Aragonese, il Borgo subisce una forte riduzione della popolazione; conseguentemente, nel 1448, viene soppresso come feudo autonomo e riassorbito nel feudo vescovile di Umbriatico ;

A seguito di ciò , su richiesta anche dei Feudatari locali ed al fine di assicurare il ripopolamento e lo sfruttamento del territorio, I Sovrani Aragonesi iniziano a favorire, dagli anni 1480-1485, i primi insediamenti nel Borgo , di soldati mercenari greco-albanesi, reduci dalla guerra Angioina-Aragonese; accolgono, poi, fino ad oltre il 1530, numerose famiglie di esuli Albanesi provenienti dall'Epiro , invaso dagli Ottomani . Tali insediamenti verranno ad aggiungersi alla preesistente popolazione latina, contribuendo, così, ad arricchire e poi, a mutare il quadro linguistico e culturale del Borgo . Il Casale , poi, facente oramai parte del feudo vescovile di Umbriatico, seguirà, da allora e sino al 1799, le sorti ed i destini del Feudo di appartenenza:

Il 22 aprile del 1452 Luca Sanseverino, conte di Tricarico e di Chiaromonte, acquistò le terre di Umbriatico da Marino Marzano Ruffo.Carlos López Rodríguez, Stefano Palmieri (a cura di), I Registri Privilegiorum di Alfonso il Magnanimo della serie Neapolis dell'Archivio della Corona d'Aragona, p. 530. Questa compravendita venne confermata da re Ferrante nel 1459.Giovanni Brandi Cordasco Salmena, Fortuna e miserie dei Sanseverino di Bisignano, p. 18.

Nel 1479, la Contea di Cariati, comprendente le terre di Umbriatico, divenne feudo di Girolamo Riario. Nel 1484, la Contea di Cariati passò a Francesco CoppolaPericle Maone, La contea di Cariati, pp. 318 il quale, coinvolto nella 2^ Congiura dei Baroni(1485-1486), nel 1487 fu spogliato della contea di Cariati che venne incamerata nel regio demanio.Mario Pellicano Castagna, La storia dei feudi nobiliari della Calabria, pp. 89-91.

Età moderna