Secondo le fonti ufficiali, la Chiesa cattolica in Cina è formata da circa 16 milioni di fedeli. Il dato riguarda gli aderenti all'«Associazione patriottica cattolica cinese», la sola Chiesa cattolica pienamente riconosciuta dal governo.

Fino a tempi recenti, il governo cinese chiedeva ai cattolici di non riconoscere l'autorità del Papa e di affermare il primato dello Stato sulla propria aderenza confessionale. La situazione è cambiata - ma in misura limitata - dopo l'accordo (le cui clausole non sono state rese pubbliche) tra Repubblica Popolare Cinese e Santa Sede del 22 settembre 2018. L'accordo è stato rinnovato nel 2020, nel 2022 e nel 2024.

Eppure la Chiesa cattolica fedele al papa esisteva. Secondo la «Laogai Research Foundation» ed altre organizzazioni estere, o non ufficiali («Human Rights Watch», «Asia Watch Committee»), i fedeli della chiesa cattolica detta sotterranea (perché ufficialmente bandita) raggiungevano la cifra di 16 milioniLaogai Research Foundation Italia, La persecuzione dei cattolici in Cina, 2009, pag. 34. Secondo Avvenire del 3 dicembre 2009, i cattolici fedeli al Papa sono 16 milioni, il che porterebbe il totale dei cattolici cinesi a 20 milioni..

Fino al 2018 esistevano quindi due forme di cattolicesimo in Cina: L'«Associazione patriottica cattolica cinese», che non ammetteva ufficialmente il primato del Papa ed è riconosciuta dal governo; La Chiesa in comunione con Roma. Per la legge cinese questa chiesa non esisteva; era quindi costretta ad operare in totale clandestinità. Lo Stato considerava coloro che erano rimasti fedeli al papa, sia presbiteri che laici, “sovversivi”, basandosi sull'art. 36 della Costituzione che afferma: "le organizzazioni religiose e le attività religiose non possono essere soggette ad alcun controllo esterno". La legge ordinaria («Documento nº 19» vedi infra) vietava l'attività religiosa al di fuori dell'associazione patriottica poiché "sovvertiva il potere dello Stato". Per i colpevoli erano previste severe condanne penaliDall'instaurazione della Repubblica popolare (1949), numerosi sacerdoti e vescovi fedeli al papa sono stati condannati al carcere o ai lavori forzati..

L’Accordo del 2018 ha sancito il definitivo superamento della divisione tra vescovi “patriottici” e vescovi “clandestini”. Oggi si stima che sugli 80 vescovi della Repubblica popolare, 15 rimangano ancora nella condizione di “clandestini”Elisa Giunipero, Il vescovo “clandestino” riconosciuto e i segnali per un’unità ecclesiale in Cina in «Avvenire» (luglio 2025).. Storia La predicazione dei missionari francescani La prima opera di evangelizzazione nell'impero cinese da parte di missionari cattolici si ebbe al tempo di Marco Polo. Nel XIII secolo papa Innocenzo IV e il re di Francia Luigi IX inviarono più volte francescani e domenicani alla corte del Gran Khan, sotto la Dinastia Yuan.

Fra essi vanno ricordati i francescani Giovanni da Pian del Carpine, che giunse fino a Karakorum (1245-47), Guglielmo di Rubruck (1253-55), fiammingo, e soprattutto Giovanni da Montecorvino. Questi, coadiuvato da alcuni confratelli, tra cui Arnaldo da Colonia e Odorico da Pordenone, giunse a Kambalik (vicino all'attuale Pechino) nel 1294. Accolto benevolmente dai regnanti della Dinastia Yuan, gli fu permesso di fondare una comunità.

La sua trentennale opera di evangelizzazione portò papa Clemente V ad inviare altri frati e ad erigere nel 1307 un'arcidiocesi; Giovanni stesso fu nominato primo arcivescovo di Pechino. Nel 1368 terminò il potere della dinastia Yuan. La nuova Dinastia Ming scatenò la persecuzione sui cristiani e pose fine al secondo periodo di evangelizzazione.

La missione dei gesuiti: i "riti cinesi"

Nel 1576 venne creata una nuova diocesi nella colonia portoghese di Macao. Nel 1583 con l'arrivo in Cina di Matteo Ricci, chiamato dal plenipotenziario visitatore gesuita Alessandro Valignano, ebbe inizio la missione della Compagnia di Gesù. La predicazione di Ricci ebbe successo anche perché era fondata sull'adattamento del cristianesimo ai valori cinesi; Ricci accoglieva molti principi del confucianesimo; questo tipo di predicazione fu però inviso sia ai francescani sia ai domenicani. Nel 1622 papa Gregorio XV istituiva la Congregazione de Propaganda Fide, cui ordinava di sovrintendere a tutte le missioni presso i popoli non cristiani. Subito la Propaganda Fide si schierò contro la predicazione dei missionari gesuiti, ai quali contestava il sincretismo tra riti cristiani e riti pagani La comunità cristiana di Pechino intanto prosperava: toccava all'inizio del XVIII secolo i 200.000 fedeli.

Forse anche a causa di questi contrasti interni (non ultimi i contrasti tra Gesuiti di diversa nazionalità) nel XVIII secolo le fortune del cristianesimo in Cina declinarono. Nel 1707 il Legato pontificio (cioè il rappresentante della Santa Sede) patriarca Carlo Tommaso Maillard de Tournon, in missione a Pechino dal dicembre del 1705, emanò un decreto con cui vietò i "riti cinesi", riprendendo e pubblicando in Cina il contenuto del decreto della Santa Sede Cum Deus Optimus del novembre del 1704. L'imperatore esiliò Tournon a Macao, colonia portoghese, dove il Patriarca rimase in una sorta di domicilio coatto fino alla sua morte, avvenuta nel giugno del 1710.

Il decreto emanato da Tournon fu riconfermato nel settembre del 1710 dalla Santa Sede, che con la bolla Ex Illa Die del marzo del 1715 volle assumere una decisione definitiva e pretendere anche un giuramento ai missionari. Alla pubblicazione della bolla i gesuiti si autosospesero dall'amministrazione dei sacramenti e questo incrementò ulteriormente la diatriba tra missionari.

Ma più che i dibattiti teologici tra missionari, fu il cambio di potere in Cina che determinò il declino della Missione cattolica nel XVIII secolo. Nel 1724 il nuovo imperatore Yongzheng, molto meno interessato al cristianesimo e ai cristiani di quanto non fosse stato suo padre Kangxi, emanò alcuni decreti che impedivano la predicazione cristiana, confiscavano chiese ed esiliavano molti missionari dapprima a Canton, e poi a Macao, lasciandone soltanto pochissimi a Pechino. Dopo diversi anni di discussioni, controversie e problemi, la Chiesa decise di chiudere la diatriba sui riti cinesi pronunciando una sentenza di condanna definitiva (Ex quo singulari, luglio 1742) che proibiva anche ulteriori discussioni sull'argomento.

In questo periodo altri missionari si dedicarono ad attività religiose in Cina: il prete secolare Matteo Ripa, che ritornò in Italia nel 1723; il lazzarista Teodorico Pedrini, che morì a Pechino nel 1746; il francescano Carlo Orazi, che scrisse vari libri e memorie, tra cui: Brevis narratio itineris ex Italia ad Chinam, Vita Confusii philosophi, un Dizionario cinese-latino e una "Versione latina della Stele di Singan Fu" (Xian); oltre a numerosi francescani, domenicani, missionari di Parigi, agostiniani, caracciolini e carmelitani.

Nel 1773 il papa soppresse l'Ordine dei Gesuiti: la bolla fu applicata in Cina nel 1775, segnando in questo modo il termine di una lunga pagina della storia della missione di Cina.

Dopo la soppressione della Compagnia di Gesù Dopo la chiusura della Compagnia di Gesù l'attività evangelizzatrice, oltre che la gestione delle strutture religiose e delle chiese, fu assegnata principalmente ai lazzaristi, ai frati domenicani e ad altri ordini. Nel 1811 vennero condotte altre campagne di persecuzione contro i missionari cattolici, e la Chiesa cattolica visse di nuovo periodi molto difficili.

Dopo la ricostituzione della Compagnia di Gesù nel 1814, i Gesuiti furono riammessi in Cina nel 1842 e tentarono di riconquistare le posizioni perdute diverse decenni prima. L'azione missionaria ebbe un nuovo impulso nella seconda metà del XIX secolo, in seguito alle due Guerre dell'oppio, che il regime cinese perse contro le potenze occidentali.

I vincitori costrinsero infatti l'impero della Dinastia Qing a firmare i due Trattati ineguali (1860), che tutelavano nuovamente l'opera di evangelizzazione nel paese. I missionari, sia cattolici sia protestanti, e le suore fondarono scuole femminili (le prime nel Paese), orfanotrofi per bambini abbandonati, ospedali; introdussero nuove colture agricole e boschive (vite, pomodoro, patata, orzo, tecnica del maggese). Nacquero le prime università cattoliche a modello scientifico (Fu Jen a Pechino, Aurora a Shanghai).

Dalla persecuzione dei Boxer alla Repubblica Popolare

All'inizio del XX secolo si verificò un episodio di grave crudeltà verso i cristiani: una società segreta di stampo xenofobo, la "Società di giustizia e concordia" (conosciuta in Europa con il nome di BoxersProbabilmente per un'errata interpretazione dell'ideogramma che li identifica, che raffigura un pugno chiuso. Il pugilato, a quel tempo, non era ammesso in Oriente, in quanto disciplina occidentale. I cosiddetti «Boxer» erano in realtà cultori delle arti marziali.), che aveva preso di mira la presenza degli stranieri in Cina, trucidò ben 30 000 cattolici (tra locali e stranieri), che si erano rifiutati di rinnegare la fede. Alcune centinaia di martiri saranno canonizzati da Giovanni Paolo II nel 2000.

Nel 1911 il plurimillenario impero celeste crollò ed i cristiani dovettero fronteggiare una situazione di crescente instabilità. L'opera di evangelizzazione non si fermò. Ai missionari e alle suore va il merito di essere stati i primi a protestare contro l'usanza dei "piedi fasciati" delle donne.

Nel primo dopoguerra la preoccupazione per la difficile situazione vissuta dai fedeli cattolici in Cina fu tra i motivi che spinsero papa Benedetto XV a scrivere l'enciclica Maximum Illud, pubblicata il 30 novembre 1919. La Santa Sede negli anni 1920 ripose fiducia nel clero e nell’episcopato cinese e questo aiutò molto la Chiesa locale a resistere alle difficoltà che sorsero nei decenni successivi. Nel 1922 venne istituita la delegazione apostolica in Cina; primo delegato apostolico fu Celso Costantini. Nel 1924 promosse e diresse il primo e, sinora, unico concilio della Chiesa cattolica cinese (Primum Concilium Sinense), in applicazione delle nuove linee missionarie impresse dalla Maximum Illud di Benedetto XV. Subito dopo questo sinodo, tenuto a Shanghai, Costantini consacrò la Cina alla Madonna di She Shan. Nel 1926 vennero ordinati i primi sei vescovi cinesi: Giuseppe Hu Ruoshan (Hu Jo-shan), vincenziano, destinato a Taizhou; Simone Zhu Kaimin, gesuita, destinato ad Haimen; Filippo Zhao Huaiyi, sacerdote diocesano, destinato a Xuanhua; Melchiorre Sun Dezhen, vincenziano, destinato a Lixian; Odorico Cheng Hede, francescano, destinato a Puqi; Aloisio Chen Guodi, francescano, destinato a Fenyang.

Nell'occasione, il pontefice pronunciò l'omelia Iam finis. La Chiesa cattolica viene più volte riorganizzata durante gli anni 1930, che furono molto duri per la popolazione a causa dell'invasione giapponese. In questo periodo, nel 1935 il missionario e sinologo tedesco Franz Xaver Biallas (1878-1936) fondò presso l'Università cattolica Fu-jen di Pechino una rivista di studi orientali, i Monumenta SericaIl nome ha un doppio significato: “reliquie cinesi" oppure "documenti di cultura cinese". La rivista, che subito ottenne grande prestigio nell'ambito degli studi orientali, dovette trasferirsi in Germania a causa dello scoppio della guerra civile (1945-1949)..

Negli anni immediatamente successivi alla Seconda guerra mondiale, la Chiesa cattolica progredisce nel suo radicamento sul territorio: nel 1946 la Santa Sede eleva la delegazione apostolica a internunziatura; nello stesso anno Pio XII nomina il primo cardinale cinese di nascita: Thomas Tien Ken-sin. La Chiesa cinese giunge ad un assetto definitivo con la creazione della gerarchia ecclesiastica ordinaria. Il territorio è suddiviso in 20 arcidiocesi, 85 diocesi e 34 prefetture apostoliche. I vescovi cinesi da 6 sono diventati 20.

I cattolici sotto il regime comunista