La Polisportiva Dinamo, meglio nota come Dinamo Sassari, è una società cestistica italiana con sede a Sassari.

Fondata nel 1960, è stata la prima -e finora unica- squadra isolana ad aver vinto lo scudetto nella pallacanestro, nel campionato 2014-15. Nel 2019, vincendo la FIBA Europe Cup, diventa anche la prima squadra sarda a vincere un titolo internazionale di qualsiasi sport olimpico.In precedenza ci furono solo vittorie paralimpiche, nello specifico nella pallacanestro in carrozzina con il GSD Anmic Sassari nell'IWBF Champions Cup nel 2002 e del GSD Porto Torres che vinse la Coppa Vergauwen nel 2003 e la Brinkmann Cup nel 2013.

I giocatori sono da qualche anno soprannominati I giganti () in riferimento ai giganti di Mont'e Prama, un gruppo di statue di pietra di epoca nuragica, divenuti uno dei simboli dell'archeologia e della cultura sarda.

La prima squadra è nota con il nome di Dinamo Banco di Sardegna Sassari per via di un accordo di sponsorizzazione con l'omonimo istituto di credito.

Storia La fondazione Nel 1960 dieci giovani sassaresi (Pietro Barracani, Rosario Cecaro, Graziano Bertrand, Antonio Manca, Giovanni Pilo, Bruno Sartori, Antonio Lavosi, Roberto Centi, Francesco Soccolini e Salvatore Virdis) studenti del Liceo Azuni di Sassari, spinti dal professor Fadda, insegnante di educazione fisica che nei sotterranei della scuola insegnava i fondamentali della pallacanestro, incominciavano a darsi appuntamento nei campetti della scuola di San Giuseppe per giocare a pallacanestro. Sul campetto di via Enrico Costa nacque progressivamente l’idea di dare vita a una squadra e la fondazione avvenne il 23 aprile 1960, con Giovanni Pilo primo presidente. Per la scelta del nome il gruppo volle discostarsi da nomi tradizionali delle società già esistenti in città, come ad esempio Libertas, direttamente riconducibile a movimenti a trazione politica cattolica, in modo da preservare un animo laico. I fondatori provarono ad ispirarsi alle realtà cestistiche già esistenti e si pensò a Virtus, ma per mantenere un diretto legame con il liceo classico, che tutti loro frequentavano, decisero di tradurlo nel greco Dinamis. Tuttavia, per la difficoltà nel recuperare lettere greche per la creazione delle maglie, decisero di tradurlo ulteriormente in Dinamo. Paradossalmente tale scelta riscontrò una certa avversione nella comunità sassarese, in quanto il nome era spesso utilizzato da società dell'Est Europa, territori allora sotto l'egemonia comunista e iniziò a diffondersi l'idea che la squadra si ispirasse o fosse vicina a tale ideale. Tra i vari inconvenienti capitava che altre squadre, appartenenti alle varie parrocchie cattoliche, dessero forfait pur di non giocare contro una squadra considerata comunista. All'inizio diversi esponenti consigliarono ai membri del club di cambiare il nome considerato scomodo, ma questi ultimi la presero come sfida e pur portando avanti la laicità decisero di mantenere e difendere tale nome. Contestualmente alle partite di pallacanestro, gli stessi ragazzi fondatori giocavano anche a pallavolo nei campionati CSI, pertanto scelsero di adottare come nome societario Polisportiva Dinamo, nome che tuttora resiste anche oggi, pur di fatto essendo un club solamente cestistico.

Gli inizi e lo sbarco in Italia L’atto di affiliazione alla Federazione Italiana Pallacanestro fu la base con cui nel 1963 la Dinamo giocò il suo primo campionato, in B regionale, sul campo del “Meridda” e si spostò poi alla palestra del CONI. La squadra salì di categoria ma retrocedette subito; però, anche complice la veloce crescita del basket in Italia, la Dinamo già nel 1967 militò nel campionato nazionale di Serie C. Disputò anche la Coppa Italia, arrivando al terzo turno, curiosamente senza uscire dall'Isola: vinse infatti primo e secondo turno rispettivamente contro Aquila e Olimpia, entrambe di Cagliari, e perse al terzo turno contro l'allora blasonata Brill Cagliari. Nel frattempo, a cavallo fra i ‘60 ed i ‘70, si succedono alla presidenza oltre a Pilo, Alessandro Ponti, Sandro Agnesa e soprattutto Dino Milia, il quale diede la prima spinta per una crescita sostanziale del sodalizio.

La crisi degli anni '70 Se a Cagliari si assisteva al periodo di massimo splendore con l'era della Brill, Sassari incominciò a vedere i primi tempi bui per quanto riguarda la palla a spicchi. Nel 1974 la squadra militò in Serie D, e l’Avvocato Milia capì che era necessario trovare il primo sponsor da affiancare alla maglia: ci pensa un'azienda ligure che aveva interessi nella zona industriale di Porto Torres, la L.I.S.A. Parodi, mentre per le successive tre stagioni fu targata Olio Berio. Sportivamente la Dinamo si stabilì nel campionato di C nazionale (la quarta serie) con qualche sortita in serie B (terzo livello), come nel 1981, anno particolare in cui si spostò nel neonato Palazzetto dello Sport di Piazzale Segni.

La conquista della Serie A2

Dopo le apparizioni degli sponsor Sella&Mosca e Mercury Assicurazioni, le basi per la risalita vennero poste nel 1984 sotto il marchio della banca sassarese Banco Popolare. Quattro anni a metà classifica nel terzo livello (prima Serie B, poi Serie B d'Eccellenza) per poi ottenere la consacrazione nel 1988-1989 con il secondo posto in regular season alle spalle della Stefanel Trieste e la successiva vittoria in tre gare nel playoff contro la Mens Sana Siena. Il primo anno di Serie A2 non fu semplice per la matricola sassarese: la panchina fu affidata a Cesare Pancotto e ci furono i primi due americani della storia sassarese, Floyd Allen e Tom Sheehey guidati dal playmaker italiano Lino Lardo. La prima salvezza arrivò sul filo di lana e dopo due tempi supplementari, e ci fu anche la soddisfazione di essere ricevuti al Quirinale dal Presidente della Repubblica Italiana, il sassarese Francesco Cossiga.

Gli anni '90 in Legadue: l'era Banco di Sardegna

Dal 1990 il main sponsor diventa il Banco di Sardegna, che due anni dopo impone il cambio dei colori delle canotte: dall'amaranto si passa al biancoverde, i colori dell'istituto finanziario sassarese, e la Pintadera diventa un simbolo del club. Nel 1991 entra a far parte della squadra Emanuele Rotondo, che diventerà bandiera della Dinamo fino alla stagione 2007-2008. Sono campionati non semplici, e due stagioni con i play-out lo dimostrano, ma la salvezza viene raggiunta quasi sempre, e anzi nel 1994-1995 la Dinamo arriva fino alla semifinale playoff, persa per 3-0 contro . Sulla fine del millennio arriva il primo periodo di difficoltà in colori biancoverdi: la stagione 1998-99 si chiude con la retrocessione in Serie B d'Eccellenza, ma grazie all'acquisizione del titolo sportivo della Libertas Pallacanestro Forlì la Dinamo parteciperà ugualmente al campionato di A2.

A fine stagione si ripresenterà però ancora una volta la retrocessione. In terza serie sono comunque annate da protagonista per la Dinamo: nel 2000-2001 domina la regular season, arrivando prima nel suo girone, ma incredibilmente esce al primo turno dei playoff subendo un 3-0 da Cefalù. La stagione successiva è seconda in regular season ma il sogno promozione sfuma in finale contro Osimo in due gare. Dovrà attendere il 2003 con Franco Ciani in panchina, dopo la finale vinta contro , per festeggiare il ritorno in Legadue.

Dopo due salvezze abbastanza tranquille, nel giugno del 2005 il controllo della società vede l'addio alla presidenza dall'avvocato Dino Milia dopo 33 anni, il quale passa la mano all'imprenditore Luciano Mele, che resterà in sella per sei stagioni, coadiuvato dai suoi soci e da suo figlio Pinuccio Mele nelle vesti di general manager. Da quell'anno torneranno anche i colori originari della società, il biancoblù. Sono anni di transizione alla ricerca della stabilità nella serie cadetta (con tre playoff di fila) e i primi passi per uno step in avanti avvengono nel 2009 dopo un biennio con coach Demis Cavina, il quale dopo la finalissima playoff persa con Soresina lascerà Sassari per scelta e la squadra viene affidata a Meo Sacchetti, ex giocatore, medaglia d'argento alle Olimpiadi del 1980 e oro agli Europei del 1983. Nella prima stagione del coach varesino i sassaresi arrivano terzi in regular season, ma ai playoff questa volta non falliscono: le vittorie contro ai quarti, Casale Monferrato in semifinale e in finale regalano la Serie A per la prima volta nella storia del club, e dopo 31 anni per la Sardegna.

La Serie A e i primi titoli

Nella stagione 2010-2011 la Dinamo Banco di Sardegna Sassari affronta il suo primo campionato nella massima serie con una rosa che comprende Manuel Vanuzzo, Giacomo Devecchi e Jiří Hubálek. A questi si aggiungono Alessandro Cittadini, Dīmītrīs Tsaldarīs, Brian Sacchetti e Mauro Pinton e i tre ex NBA James White, Othello Hunter e Travis Diener. Al termine della stagione la Dinamo ottiene il sesto posto, accedendo ai playoff scudetto al primo anno assoluto in massima serie, traguardo raggiunto da pochissime altre squadre nella storia della Serie A. Viene eliminata ai quarti ad opera dell'Olimpia Milano, che vincerà la serie 3-1. Alla fine di questa stagione la società viene rilevata dall'imprenditore sassarese Stefano Sardara, che ne diviene presidente.

Nella stagione successiva l’innesto più importante fu Drake Diener, che raggiunse il cugino Travis. Il 15 gennaio del 2012 la squadra sassarese conquista per la prima volta la qualificazione alle Final Eight di Coppa Italia, ma viene eliminata al primo turno dalla . Alla fine della stagione regolare 2011-2012 conquista il 4º posto in classifica e ai playoff elimina ai quarti la Canadian Solar Bologna con un secco 3-0, raggiungendo per la prima volta la semifinale scudetto nella quale ritrova Siena, da cui viene sconfitta. Questo risultato consente in ogni caso l'accesso per la prima volta a una competizione europea, l'Eurocup, e a coach Meo Sacchetti viene assegnato il premio come miglior allenatore della Serie A.

Nella stagione 2012-2013 la Dinamo Sassari bissa l'accesso alle Final Eight di Coppa Italia, questa volta grazie a un 2º posto nel girone di andata, ma ancora una volta è la , in semifinale, a eliminare i biancoblù. Al termine della stagione regolare conferma il secondo posto in classifica, ma ai playoff l'eliminazione arriva al primo turno ad opera della Pallacanestro Cantù in una serie molto combattuta di sette partite. La partecipazione all'Eurocup, iniziata il 7 novembre, si conclude al termine della prima fase dopo due vittorie contro il Siviglia e due sconfitte contro la Stella Rossa e l'Orléans Loiret.

Il punto di svolta avviene nella stagione successiva (2013-14): gli innesti di punta sono il play Marques Green e l'ala grande Caleb Green. La regular season non è fenomenale, ma il sesto posto garantisce comunque la terza partecipazione alla Coppa Italia. Ai quarti si trova di fronte la favorita e la Dinamo fa l'impresa vincendo di due punti. In semifinale incontra l'altra sorpresa che eliminò la numero 2 del seeding e la vittoria è facile. In finale, il 9 febbraio 2014, incontra ancora una volta la Montepaschi Siena, e con il punteggio di 80 a 73 conquista da outsider il suo primo trofeo nazionale. In campionato riconquista l'accesso ai playoff, piazzandosi al quarto posto nella classifica della stagione regolare. Accede alla semifinale contro l'Olimpia Milano, dopo aver eliminato Brindisi ai quarti in una serie conclusa 3-0. In semifinale, nonostante due vittorie in trasferta, la squadra sassarese perde tutte e tre le partite casalinghe, venendo quindi eliminata con il risultato di 4-2 nella serie. In Europa gioca per la seconda volta l'Eurocup: la campagna internazionale è migliore e arriva fino agli ottavi di finale, in cui viene sconfitta dall'Alba Berlino.

2014-2015: la Dinamo è campione d'Italia