Caprino Veronese (Cavrìn in veneto) è un comune italiano di abitanti abitanti della provincia di Verona in Veneto.
Posta ai piedi del Monte Baldo, si estende per un’area di 47,3 km² e confina a nord con i comuni di Ferrara di Monte Baldo e di Brentino Belluno, a sud con Rivoli Veronese, ad ovest con Costermano sul Garda e San Zeno di Montagna.
L'area del comune porta testimonianze di frequentazione fin dal Neolitico. Maggiori attestazioni di popolamento si hanno nell'Età del Bronzo, con vari siti collinari tra cui il Castello di Pesina, di San Michele e La Motta. Successivamente, secondo i ritrovamenti archeologici, si può affermare che l'area subì una romanizzazione relativamente intensa. In epoca medievale doveva rientrare in una maglia di piccoli insediamenti. In epoca napoleonica, vi si svolse la battaglia in cui Napoleone sconfisse gli austriaci. Grande importanza assunse nel periodo post-unitario con la nomina a città e la sua posizione vicino al confine con l'impero Austro-Ungarico.
Origine del nome La maggior parte dei toponimi del comune di Caprino Veronese è di epoca medievale, a partire dallo stesso Caprino, derivante da "capra" e risalente al 1088. Altri toponimi sono:
Baldo: la discussione sul significato e la derivazione di questo toponimo è molto ampia, si riporta qui l'ipotesi principale. Potrebbe derivare da "wald" in quanto il monte doveva essere ricoperto da boschi, con antichità attestata al 1163. Belpo: attestato dal XIII secolo. Broletto: area pubblica tipica della città medievale. Boi: forse derivante da "bogio", ven. "gorgo"; attestato nel 1206 come Beudi. Ceredello: da "cerrus", da "zerlo" un albero nominato nei documenti valsugani. Lubiara: derivante dall'italiano antico e dialetto "lobbia", pergola frascato o portico. A Caprino Veronese è attestato nel 1194, 1203 e 1217. Marzane: probabile derivazione da nome personale, secondo altre attestazioni. Montecchio: Montécco in dialetto veronese e vicentino, nei documenti come Monteiclo, deriva dal latino "al principio di un lieve rialzo del terreno". Pazzon: da "pastus", pastura o da pascolo. Attestato nel 1103 come Pazono. È possibile anche una derivazione da "pazzo", sudicio. Pesina: forse da "pesinam", attestato nel 1285, la sua derivazione è molto dubbia, potrebbe derivare da "pesna" o da un nome di persona romano. Porcino: da "porcus", porcile, di probabile epoca medievale per indicare l'uso del territorio. Rubiana: forse da "Rubius", nome personale. Ruina: forse da collegare a disastri naturali avvenuti nel corso della storia. Tasso: probabilmente derivante dall'albero o dall'animale omonimi. Vilmezzano: da "vicus", più luoghi. Zovo: da "jogum".
Geografia fisica Caprino Veronese, situata a circa a nord-ovest di Verona, si colloca a 254 m sul livello del mare. Si trova ai piedi del Monte Baldo, verso la valle scavata dall'Adige. Le sue frazioni si sviluppano sulle pendici orientali di questo Monte e della sua propaggine più meridionale, il Monte Belpo. L'area del Monte Baldo è l'area a più alto rischio sismico dell'Italia settentrionale, data la sua posizione nel confine tra la placca europea e quella africana.
Quest'area geologica è caratterizzata da rocce sedimentarie calcaree ricche di ammoniti, tipiche delle Alpi Meridionali. Questo ambiente ha conosciuto una leggera attività vulcanica risalente a circa 30 milioni di anni fa, determinando la formazione di rocce basaltiche e di un terreno più acido.
A circa 20 mila anni fa risale l'ultima grande glaciazione: durante questa fase il Monte Baldo viene isolato, lasciando i suoi versanti liberi dai ghiacci. Questo ha determinato la creazione di un'isola biologica e la sopravvivenza di varie specie vegetali, non più presenti sulle altre montagne alpine. in particolare, le morene gardesane e quelle di Rivoli Veronese suggeriscono che tra i fronti glaciali sia rimasto quasi sempre uno spazio libero in corrispondenza della pianura di Caprino Veronese.
Il territorio comunale comprende il bacino superiore del torrente Tasso, dalle sorgenti alla piana di Camporengo; a nord è delimitato dallo spartiacque del Monte Baldo e, a sud, dall'anfiteatro morenico. I centri abitati sono quattordici: Boi, Caprino, Ceredello, Lubiara, Pazzon, Pesina, Vilmezzano; gli altri sono antiche frazioni: Boschi di Lubiara (Lubiara), Braga (Pazzon), Gaon (Caprino), Porcino (Pazzon), Rubiana (Caprino), San Martino (Pazzon), Spiazzi (Lubiara), San Michele (Pazzon). L'assetto amministrativo definitivo risale al 1814-1815.
Storia
Preistoria e protostoria Il territorio di Caprino pare già occupato durante il Neolitico, con la cultura dei Vasi a Bocca Quadrata.
Dalla frazione di Castel di Pesina – colle che domina sulla piana di Caprino – provengono numerosi materiali archeologici, che testimoniano la frequentazione del territorio dall’età del Bronzo all’epoca moderna. Strutture e piani d’uso parlano di un esteso villaggio nella media età del ferro, dove si tesseva, venivano prodotte ceramiche, fuso il bronzo, lavorate la selce e il corno di cervo.
Presso San Michele, rinvenimenti superficiali documentano presenze umane nel Tardoneolitico-inizi dell’età del Bronzo e del Bronzo Recente; a La Motta, invece, attraverso dei resti può essere accertata un’occupazione, forse con soluzioni di continuità, dal Bronzo Antico all’età romana. Età romana Dopo la conquista romana (89 a.C.) il territorio entra nell'orbita del Municipio di Verona (49 a.C.), ma sarà solo nel 16 a.C. che i Romani prenderanno pieno possesso del territorio, si può parlare –sulla base dei ritrovamenti di Cavaion, Caprino, Lubiara – di una romanizzazione relativamente intensa; in epoca imperiale è parte della Regio X "Venetia et Histria" come semplice statio, piccolo centro commerciale (cippo di "Calpurnus mercator"). Età medievale Le testimonianze archeologiche risalenti all’età altomedievale sono piuttosto limitate, anche se sarebbe da approfondire lo studio di alcuni reperti conservati al museo di Caprino Veronese, tra cui il sarcofago di Renzon.
Nell’810, viene attestato il toponimo Follonis come “datazione topica”; si tratta della prima attestazione di questo toponimo. Con “follo”, nel lessico medievale, si indica un “meccanismo mosso da una ruota idraulica, costituito da due martelli di legno, usato per conferire compattezza e spessore, infeltrendoli, ai tessuti di lana”. Le prime attestazioni esplicite di questo toponomico si individuano in Abruzzo nel 962, facendo dunque del fundus Follonis di Caprino la prima testimonianza d’Italia. È possibile pensare che fosse presente, nel territorio, un impianto mosso dall’energia idraulica – anche se non ne sono state rinvenute le tracce archeologiche – o che sia legato al ricordo di un toponimo di età più antica.
Caprino e il suo territorio fanno parte, nell’Alto Medioevo, della iudicaria Gardensis, o fines Gardenses, una circoscrizione amministrativo-giudiziaria parzialmente autonoma dal comitato cittadino, attestata in età carolingia; questa separazione relativa sarà mantenuta fino al 1193. L’attestazione dell’esistenza della iudicaria Gardensis o fines Gardenses si può trovare in due attestazioni: in un atto dell’882 e in un testamento/inventario del 931.
Nei documenti del IX-X secolo (dall’810 al 931), non si trova mai impiegato il termine “vicus” inerente a Caprino, come invece si registra nelle zone della bassa Gardesana, il che fa dunque pensare all’esistenza di un insediamento sparso.
Viene menzionato, in un editto di re Berengario (X secolo), come "Cà Ferrera", villa autorizzata, al pari delle altre ville limitrofe, a edificare un castello per difendersi dalle invasioni degli Ungari.
Nel XII secolo è menzionata come pieve della diocesi di Verona (S. Maria de' Cavrini) e viene inoltre citata una nuova designazione per il fines Gardenses, che corrisponde a quella di Gardesana. Nello stesso secolo aderì alla Lega Veneta e combatté contro Federico Barbarossa, che distrusse il castello di Pesina nel 1168. Firmò la pace di Costanza al pari degli altri Comuni italiani.
Dopo un breve periodo autonomo nell'ambito del carolingio comitato di Garda, Caprino fu conquistata da Verona, di cui seguirà le sorti. Gli Scaligeri infeuderanno i Dal Verme.
Età moderna e contemporanea Dal 1405 al 1797 fece parte della Repubblica di Venezia, che ne infeuderà varie nobili casate: Negrelli, Malaspina, Brenzoni, Nichesola, Carlotti, Gaiter, Zuccalmaglio. Nel 1630 sarà duramente provata dalla pestilenza (2053 morti su abitanti).
Un rinnovamento edilizio e fondiario si realizzò sul finire del XVIII secolo: Caprino, da semplice pieve, divenne borgo ed annetté progressivamente i comuni limitrofi; divenne sede di mercato (1786), venne riedificata la parrocchiale (1767-1786), furono eretti Villa Carlotti (1632) e Palazzo Zuccolmagno e fu edificato il centro sul sito dell'antico brolo. Sulle alture circostanti (tra Rivoli e Spiazzi) si svolse la celebre battaglia di Rivoli.
In epoca napoleonica divenne capoluogo di un cantone del dipartimento dell'Adige (Verona).
Durante il Regno d'Italia napoleonico i villaggi di Gaon e Rubiana insorsero contro le truppe francesi, in risposta alle provocazioni anticattoliche.
Dal 1815 al 1866 fu capoluogo di uno dei distretti della provincia di Verona (Regno Lombardo-Veneto).
Nel 1822 si costituì una società patriottica e nel 1848 la municipalità e la cittadinanza simpatizzarono per gli ideali risorgimentali incarnati da Carlo Alberto. Per tale motivo, dopo la riunione al Regno d'Italia, Caprino otterrà per decreto di Vittorio Emanuele II il titolo di città (1873).
Il periodo post-unitario sarà il periodo più florido nella storia della città: Caprino era capoluogo distrettuale e mandamentale, centro logistico in prossimità del confine, centro commerciale che integrava le attività montane del Monte Baldo con quelle collinari-moreniche e delle attività lacustri con le vie commerciali della vallata dell'Adige (ad est). Notevole era anche l'attività estrattiva (nembro rosato, rosso verona) ed avvenne la costruzione di fortificazioni militari (Forte Cimo Grande 1913, Forte di Nàole, Forte San Marco, 1885) a monte di Verona.
Dopo la prima guerra mondiale risentì di un declino economico che durò fino agli anni ottanta.
Nel corso della seconda guerra mondiale si ebbe, nuovamente, l'insurrezione di Gaon e Rubiana contro le truppe di occupazione; nell'immediato dopoguerra la maggioranza dei cittadini optò per la repubblica (1946).
Simboli
Lo stemma di Caprino Veronese, riconosciuto con decreto del capo del governo del 7 settembre 1928, ha il seguente blasone:
Il gonfalone civico, approvato con lo stesso atto dello stemma, è un drappo di azzurro.
Società Evoluzione demografica
Etnie e minoranze straniere I dati dell’Istituto nazione di statistica rilevano al 2020 una popolazione straniera residente di 979 persone, circa l’11% della popolazione totale del comune. Le comunità maggiormente rappresentate sono:
Romania, 362 Tunisia, 102 Marocco, 71
Tradizione e folclore
Dal 1873, in occasione della festa patronale, viene organizzata la Fiera Montebaldina, con un'esposizione di prodotti, mezzi di artigiani e industrie locali. Secondo la tradizione cattolica il giorno del 2 agosto, giorno di conclusione della Fiera, si svolge il rito del Perdon d'Assisi: si concede l'indulgenza plenaria al fedele che piamente visita la chiesa parrocchiale il giorno 2 agosto, in cui ricorre l'indulgenza della «Porziuncola». Una grazia che si rinnova dal 1216, quando san Francesco ottenne da papa Onorio III una indulgenza plenaria per quanti si fossero confessati nella chiesetta della Porziuncola nel giorno della sua dedicazione a Santa Maria degli Angeli. Di quella notte di preghiera del 1216 e del successivo incontro del Santo col Papa a Perugia raccontano le fonti francescane.