Natura dell'accento greco antico Diversamente dal greco moderno, il tipo di accento del greco antico è tonale, cioè una sillaba accentata è pronunciata più acuta delle altre; Dionigi di Alicarnasso afferma che la differenza di altezza corrisponde a un intervallo musicale di quinta. Nell'ortografia politonica del greco (inventata in età ellenistica ma non universalmente adottata fino all'epoca bizantina), l'accento acuto ( ) è utilizzato per indicare l'accento semplice su una sillaba. Su vocali lunghe e dittonghi l'accento può cadere su ciascuna delle due componenti (o more) della sillaba: se esso cade sulla prima mora si avrà un tono alto seguito da un tono basso, ed è indicato nell'ortografia politonica dall'accento circonflesso (περισπωμένη ): /ɛ̂ː/ = , ma /ɛ̌ː/ = ή.

L'accento acuto sull'ultima sillaba è regolarmente sostituito dall'accento grave () (eccetto prima di una pausa o di una parola enclitica): questo potrebbe indicare un abbassamento dell'altezza, ma gli elementi forniti dagli autori non sono chiari su questo punto.

Mora La mora è l'unità di lunghezza vocalica. Le vocali brevi costituiscono una mora, le vocali lunghe e i dittonghi invece due more.

Breve: ᾰ, ε, ῐ, ο, ῠ (talvolta αι, οι) Lunga: vocali semplici:

dittonghi: in ι: ει, υι; (talvolta αι, οι) in υ: αυ, ευ, ου; , ηυ, ωυ

Accento acuto L'accento acuto (ά) indica il tono alto sull'ultima mora di una vocale o di un dittongo. Sulle vocali brevi indica l'innalzamento della voce sulla vocale; su vocali lunghe e dittonghi indica, rispettivamente, una mora atona e una accentata (cioè un innalzamento della voce sulla seconda mora della vocale o del dittongo).

more 1 2 vocale breve ´ vocale lunga/dittongo ` ´

Accento circonflesso L'accento circonflesso (ᾶ) può cadere solo su vocali lunghe e dittonghi perché è un accento composto. È formato, nell'ordine, da una mora accentata e una atona (cioè da un innalzamento della voce sulla prima mora e un abbassamento sulla seconda).

more 1 2 vocale lunga/dittongo ´ `

Accento grave L'accento grave (ὰ) indica assenza di accento o il tono basso. Nella convenzione moderna, si segna solo come sostituzione dell'accento acuto in fine di parola prima di un'altra parola accentata, ma in origine poteva anche essere scritto su tutte le vocali e i dittonghi atoni. Come l'accento acuto, può trovarsi su ogni tipo di vocale e dittongo.

Ricostruzione dell'accentazione greca Si ritiene che l'accento greco antico sia stato di tipo musicale.

In greco antico una delle tre sillabe finali di una parola porta l'accento. Ogni sillaba contiene una vocale con una o due more, e una mora di una parola è accentata; la mora accentata è melodicamente più acuta rispetto alle altre.

L'accento non può risalire oltre la terzultima sillaba. Se l'ultima sillaba ha una vocale lunga, o è chiusa da due consonanti, l'accento non può risalire oltre la penultima sillaba; ma all'interno di queste limitazioni l'accento è libero.

Nei sostantivi l'accento è il più delle volte imprevedibile. Di solito l'accento si colloca il più indietro possibile rispettando le leggi di limitazione, ad esempio pólemos 'guerra' (queste parole hanno un accento detto recessivo) oppure è collocato sull'ultima mora, come in potamós 'fiume' (le parole di questo tipo sono dette ossitone). Ma in alcune parole come parthénos '[ragazza] vergine', l'accento si colloca fra i due estremi.

Nei verbi l'accento è solitamente prevedibile e ha una funzione grammaticale piuttosto che lessicale, cioè differenzia le varie parti del verbo invece che vari verbi fra di loro. I modi finiti del verbo hanno in genere un accento recessivo, ma in certi participi, infiniti e imperativi non è recessivo.

Solo a partire dal II sec. a.C. furono introdotti vari segni diacritici, fra cui l'accento acuto, circonflesso e grave, che indicavano rispettivamente il tono alto, il tono discendente e il tono basso o semibasso. Gli accenti grafici erano usati sporadicamente all'inizio e non entrarono nell'uso corrente fino al 600 d.C.

I frammenti sopravvissuti della musica greca, in particolare i due inni delfici incisi su una pietra di Delfi nel II sec. a.C., sembrano seguire molto strettamente gli accenti scritti sulle parole e possono essere usati per ricavare informazioni sulla realizzazione degli accenti.

Fra il II e il IV sec. a.C. la distinzione fra accento grave, acuto e circonflesso si perse e tutti e tre gli accenti iniziarono a essere pronunciati come accenti intensivi, generalmente sulla sillaba dove una volta c'era il tono alto.

Tipi di accento I grammatici greci antichi indicavano l'accento con tre segni: l'accento acuto (ά), l'accento circonflesso (ᾶ) e l'accento grave (ὰ). L'accento acuto era quello più comune; si può trovare su ciascuna delle tre ultime sillabe della parola. Alcuni esempi: ánthrōpos 'persona, essere umano' polítēs 'cittadino' agathós 'buono'

L'accento circonflesso, che rappresentava il tono discendente, si trova solo su vocali lunghe e dittonghi, e solo sulle ultime due sillabe di una parola: sôma 'corpo' gê 'terra'

Quando un accento circonflesso si trova sulla sillaba finale di una parola polisillabica solitamente rappresenta l'esito di una contrazione: poiô 'faccio' (contratto da poiéō)

L'accento grave si trova, in sostituzione dell'acuto, solo sull'ultima sillaba di una parola. Quando una parola come agathós 'buono' con accento finale è seguita da una pausa (cioè quando si trova alla fine di una frase o di un verso). o prima di un'enclitica come la forma debole di estín 'è' (vedi oltre) l'accento è scritto acuto: anḕr agathós '[un] uomo buono' anḕr agathós estin '[l']uomo è buono'

Tuttavia, quando la parola non si trova prima di una pausa o un'enclitica l'accento acuto è sostituito dal grave: agathòs ánthrōpos '[una] buona persona'

Si ritiene generalmente che l'accento grave indichi l'assenza di elevazione della voce, oppure un tono meno acuto dell'accento acuto..

Terminologia Ci sono in tutto cinque possibilità di collocamento dell'accento. I termini usati dai grammatici greci per indicare i vari tipi di parole erano: ossitona (): accento acuto sulla sillaba finale. Ad esempio: 'padre' parossitona (): accento acuto sulla penultima. Ad esempio: 'madre' proparossitona (): accento acuto sulla terzultima. Ad esempio: 'persona' perispomena (): accento circonflesso sull'ultima. Ad esempio: 'vedo' properispomena (): accento circonflesso sulla penultima. Ad esempio: 'corpo'

Una parola baritona () indica una parola che non sia accentata sull'ultima sillaba, ossia alla seconda, terza e quinta delle possibilità descritte sopra..

Posizionamento dei segni di accento Se l'accento cade su un dittongo o su una vocale scritta con due vocali come l'accento si scrive sempre sulla seconda lettera, ad esempio.: toîs naútais 'ai marinai' heîs 'uno'

Quando una parola, come un nome proprio, inizia con la maiuscola l'accento e lo spirito si mettono prima della lettera. Se una parola inizia con un dittongo l'accento è scritto sulla seconda lettera. Ma in (o ) Hàdēs 'Ade', dove il dittongo è formato dallo iota sottoscritto (ossia ) si scrive davanti: Hḗrā 'Era' Aíās 'Aiace' (o ) Hàdēs 'Ade'

Quando si combina con uno spirito l'accento circonflesso si mette sopra, mentre gli accenti acuti e gravi si mettono a destra degli spiriti, come negli esempi sopra. Quando un accento si combina con la dieresi, come in nēí, l'accento si mette sopra.

Coppie minime tonali Se, da una parte, è in larga parte prevedibile se l'accento su una determinata sillaba sia acuto o circonflesso, dall'altra ci sono casi in cui il cambio di accento su una vocale lunga indica un diverso significato; ad esempio:

lýsai 'che [egli] possa liberare' – lŷsai 'liberare' oíkoi 'in casa' – oîkoi 'case' phṓs 'uomo' (poetico) – phôs 'luce'

In altri casi ancora il significato cambia se l'accento si sposta su un'altra sillaba:

πείθω peíthō 'io persuado' – πειθώ peithṓ 'persuasione' ποίησαι poíēsai 'fa'!' (imperativo medio) – ποιήσαι poiḗsai 'che [egli] possa fare' – ποιῆσαι poiêsai 'fare' μύριοι mýrioi 'diecimila' – μυρίοι myríoi 'innumerabili' νόμος nómos 'legge' – νομός nomós 'pascolo' Ἀθήναιος Athḗnaios 'Ateneo' (nome proprio) – Ἀθηναῖος Athēnaîos 'ateniese'

C'è inoltre distinzione fra forme non accentate (o con accento grave) e parole accentate come:

τις tis 'qualcuno' – τίς; tís? 'chi?' που pou 'da qualche parte' / 'presumo' – ποῦ; poû 'dove?' ἢ ḕ 'o' – ἦ ê 'in realtà' / 'ero' / '[egli] disse' ἀλλὰ allà 'ma' – ἄλλα álla 'altre cose' ἐστὶ estì 'è' – ἔστι ésti 'c'è' / 'esiste' / 'è possibile'.

Storia dell'accento nella scrittura greca

I tre segni impiegati per indicare l'accento in greco antico, l'acuto (´), il circonflesso (῀) e il grave (`), sono attribuiti al filologo Aristofane di Bisanzio, che era a capo della celebre Biblioteca di Alessandria in Egitto all'inizio del II sec. a.C... Il primo papiro che riporta segni di accento risale a questo periodo. Nei papiri gli accenti erano usati all'inizio solo sporadicamente, con lo scopo di aiutare i lettori a pronunciare correttamente la poesia greca e l'accento grave poteva essere usato su ogni vocale non accentata. Questi accenti erano utili, dal momento che il greco in questo periodo era scritto senza spazi fra le parole. Ad esempio, in un papiro la parola òrèikhálkōi 'all'ottone' è scritta con accenti gravi sulle prime due sillabe, nel caso in cui il lettore leggesse erroneamente la prima sillaba come órei 'a una montagna'..

Nei secoli seguenti vari altri grammatici scrissero sull'accentazione greca. Il più famoso di questi, Elio Erodiano, che visse e insegnò a Roma nel II sec. d.C., scrisse un lungo trattato in venti libri, diciannove dei quali dedicati all'accentazione. Sebbene il libro di Erodiano non ci sia giunto interamente, disponiamo di un'epitome (sintesi) redatta intorno al 400 d.C... Un'altra testimonianza autorevole è quella di Apollonio Discolo., padre di Erodiano.

I nomi di questi diacritici in italiano, e la parola "accento", derivano da calchi latini dei termini greci. Accentus in latino corrisponde al greco prosōidía "canto accompagnato da strumento, variazione di altezza nella voce" (da questa parola deriva inoltre prosodia), acūtus a oxeîa "acuta", gravis a bareîa "pesante" o "grave" e circumflexus a perispōménē "tirata intorno" o "piegata". Le parole greche per i diacritici sono aggettivi femminili nominalizzati che in origine erano attributi di e quindi accordati al genere femminile.

I segni diacritici ancora non esistevano nel periodo classico (V-IV sec. a.C.); furono gradualmente introdotti a partire dal II sec. d.C., ma nei manoscritti divennero cumuni soltanto dopo il VII secolo..

Origine dell'accento

L'accento greco antico, almeno nei sostantivi, sembra essere stato prevalentemente ereditato dalla lingua progenitrice dalla quale il greco e varie altre lingue europee e indiane derivano, il protoindoeuropeo. Ciò può essere osservato confrontando gli accenti in greco con quelli degli inni vedici (la più antica forma di sanscrito). Molto spesso sono gli stessi, ad esempio; cfr. .: vedico , greco antico 'piede' (nominativo) vedico , greco antico 'di piede' (genitivo) vedico , greco antico 'a/per piede' (dativo) vedico , greco antico 'piede' (accusativo)

Ci sono inoltre altre corrispondenze di accento fra greco e vedico, ad esempio.: vedico , greco antico zygón 'giogo' vedico , greco antico híppos 'cavallo' vedico , greco antico hekatón '100' vedico , greco antico néos 'nuovo' vedico , greco antico patḗr 'padre'

Una differenza fra il greco e il vedico, comunque, è che in greco l'accento può trovarsi solo su una delle ultime tre sillabe, mentre il vedico (e presumibilmente in protoindoeuropeo) poteva cadere su qualunque sillaba di una parola.

La distinzione in greco fra accento acuto e circonflesso sembra essere un'innovazione propria, e non è rintracciabile nell'indoeuropeo..

Pronuncia dell'accento Caratteristiche generali