I naxi (o anche nakhi; cinese: ) sono uno dei gruppi etnici tra le 56 minoranze riconosciute ufficialmente dalla Repubblica popolare cinese. Sono censiti circa nàxī, concentrati essenzialmente nel distretto di Gucheng ( Li Jiang Gu Cheng Qu) e nel paese autonomo di Yulong ( Yulong Nàxīzu Zi Zhi Xian) che assieme costituiscono formalmente la città-prefettura di Lijiang ( Lijiang Nàxīzu Zi Zhi Zian) della provincia dello Yunnan, e il nome cinese della lingua naxi è nàxīyu . Oltre ai naxi della regione di Lijiang si registrano comunità minori nel Sud-ovest della provincia del Sichuan e in territorio tibetano.Zamblera, 2008c

I primi documenti diffusi in Occidente inerenti alla cultura nàxī, risalgono agli studi enciclopedici del botanico Joseph Rock (1952, 1963, 1972, e così via) e al romanzo di Peter Goullart (1955).

Peter Goullart, medico taoista di origine russa, descrisse nel suo libro Forgotten Kingdom la vita e le usanze dei nàxī di Lijiang e della regione circostante; Joseph Francis Charles Rock (Vienna 1884 – Honolulu 1962) esploratore e botanico, sostò e visse presso Lijiang, nei vicini villaggi di Labao () e Nguluko (, Yuhu) scrivendo numerosissimi articoli, un dizionario enciclopedico della lingua nàxī in due volumi, un dizionario enciclopedico sul culto dei Naga i due volumi e una monografia storica sui nàxī in due volumi, traducendo e collezionando molti manoscritti originali attualmente conservati presso diversi enti (Harvard Yengching Library Museum; West Deutsche Bibliothek – Marburg/Lahn; Library of Congress).

All'interno della minoranza etnica nàxī, il governo cinese ha classificato il popolo Mosuo (o Moso), sebbene le differenze culturali, linguistiche e storiche tra naxi e mosuo siano incontrovertibili.

I naxi sono depositari della tradizione religiosa Dongba (), nonché della tradizione pittografica omonima e di una florida espressione artistica e culturale.

Lingua La lingua naxi viene classificata fra quelle della famiglia tibeto-birmana. Naxi , sul sito di Ethnologue Dal punto di vista prettamente grammaticale la lingua nàxī è stata studiata e descritta da:

BRADLEY, David. 1975. «Nahsi and Proto-Burmese-Lolo.» Linguistics of the Tibeto-Burman Area, tomo 2º Volume I. HE Jiren 和即仁 and JIANG Zhuyi 姜竹仪. 1985. Nàxīyǔ Jiǎnzhì 纳西语简志 (Presentazione della lingua Nàxī). Beijing: Minzu Chubanshe. HE Zhiwu 和志武. 1987. Nàxīyǔ Jīchǔ Yǔfǎ 纳西语基础语法 (Grammatica basilare della lingua Nàxī). Kunming: Yunnan Minzu Chubanshe. PINSON, Thomas M. 1996. Nàxī phonology - a flat phonemic statement of the Longquan dialect. SIL unpublished manuscript. Lijiang/Dallas. PINSON, Thomas M. 1998. Nàxī-Chinese-English Glossary, with English and Chinese Indexes. Dallas: The Summer Institute of Linguistics. HANSSON, Inga-Lill. 2003. «Akha.» The Sino-Tibetan languages ed. by G. Thurgood and R. LaPolla, 236-251. London: Routledge.

La lingua nàxī è monosillabica, con sillabe aperte (senza consonanti finali), generalmente strutturate secondo lo schema C + ( G ) + V, dove C è una consonante, G una semivocale /w/ o /j/ e V una vocale.Zamblera, 2009a

Nonostante questo semplice schema sillabico essa risulta foneticamente molto complessa, così come si evince sia dai risultati dei recenti studi di Alexis MichaudMichaud A., 2003 – 2006 sulla fluttuazione tonale nelle sillabe, la riassociazione tonale, il comportamento delle neutralizzazioni, la replicazione sillabica, l'esistenza e il comportamento del IV tono ascendente nella lingua nàxī, sia dagli studi enciclopedici sui nàxī del botanico Joseph RockRock. J., 1948, 1952, 1963 e di Peter Gullart.Gullart P., 1955

Dal punto di vista linguistico la grammatica segue a grandi linee gli schemi linguistici prototibetani - birmani con alcune caratteristiche palesi: il verbo è sempre posto nella parte finale del periodo, vi sono molte posposizioni casuali, comprese le marcature del caso ergativo e antiergativo: la struttura del sintagma nominale è generalmente del tipo [nom + agg. + dim. + numerale + classificatore/misuratore].Pinson, 1998; Zamblera 2008a

Il modello del periodo verbale della lingua nàxī è riconducibile alle lingue yi/lolo (ad esempio hani, lisu e lahu) ed è strutturato secondo la concatenazione SOV [Sogg. + Ogg. + Verbo], e in questo schema i verbi principali tendono ad assumere l'ultimo posto nella concatenazione della frase, nella quale magari si susseguono verbi ausiliari e particelle modali; il nàxī non presenta alcuna forma passiva, sebbene alcuni studiosi asseriscano il contrario.Pinson, 1998

Sulla base dei dati ricavati dagli studi linguistici condotti tra il 1950 e il 1956 (Commissione cinese per lo studio delle etnie e delle minoranze non han), di cui alcuni risultati sono stati pubblicati successivamente (He Jiren, Jiang Zhuyi, 1985), la lingua nàxī è stata suddivisa in due aree dialettali principali, occidentale e orientale.

Attualmente coloro che appartengono all'area dialettale orientale sostengono e rivendicano di essere un popolo proprio, non nàxī, e propongono per il riconoscimento della loro nazionalità sotto il nome di 摩梭 moso: brevemente, i mosuo (e/o moso, 摩些 moxie) sono i nomi usati formalmente nelle cronache cinesi a partire dalla dinastia Tang (618 – 907), nome che è stato ufficialmente sostituito nel 1949 dal termine nàxī.

All'interno dell'area dialettale occidentale, dunque nella regione di Lijiang sono distinguibili tre varianti dialettali principali (Pinson, 1998; Michaud, 2006, 2007):

Dialetto del villaggio di Longquan, città di Baisha, a nord di Dayan: questo sotto-dialetto ha caratteristiche peculiari e uniche e viene identificato immediatamente dai nàxī delle altre aree col nome Salwe geezheeq, dialetto di Longquan. Dal punto di vista linguistico esso mostra una portata minore d'influenze derivate dal contatto con gli han, e dunque potrebbe essere considerato come quel dialetto che mostra e riflette il nàxī più antico. Dialetto della città di Dayan: questo sottodialetto è considerato il più compreso tra i dialetti nàxī, sebbene esso non sia quello più diffuso e parlato, e dal punto di vista linguistico esso mostra il maggior apporto dell'influenza han. Dialetto del villaggio di Badian, presso la città di Yilong, sita all'estremità nordoccidentale della regione di Lijiang. Gli abitanti di questa regione hanno avuto storicamente il minor numero di contatti con l'etnia han; questo aspetto storico si rivela anche nell'analisi lessicale del dialetto di Badian, infatti esso presenta il minor numero di prestiti dalla lingua cinese.

Il buddhismo tibetano ha influenzato profondamente ogni aspetto della cultura del popolo naxi, le cui origini sembrano tibetane, così come per la tradizione religiosa nàxī, chiamata Dongba o Tompa, di evidente matrice Bön tibetana prebuddhista. L'influenza tibetana è anche evidente nella lingua parlata naxi e nelle sue forme scritte, costituite da tre modalità: il sistema di scrittura pittografica, chiamata Dongbaomonima alla tradizione religiosa e con gli stessi sciamani praticanti i rituali, nonché della tradizione manoscritta religiosa dedicata alle cerimonie (omonimia che ha creato e crea non poche confusioni e generalizzazioni anche tra gli studiosi), in via di scomparsa ma ancora oggi in uso. il sistema di scrittura Geba, una forma di trascrizione fonetica composta da 686 caratteri, in via di scomparsa, ancora oggi in uso parziale e ridotto all'interazione dei caratteri Geba come determinativi fonetici nella composizione di alcuni manoscritti. il pinyin naxi, sistema di trascrizione latinizzata, oggi in uso e di cui ivi a fissarne le specifiche ortografiche.

All'interno del corpus di pittogrammi compaiono evidenti le contaminazioni dal tibetano, specialmente nell'ambito religioso, campo in cui spicca l'equivalenza di Dongba Shilo - capostipite della religione Dongba/Naxi con sTon pa gshen rab – capostipite della religione Bön tibetana prebuddhista; vi sono poi anche alcuni casi per termini riferiti a piante e animali (Li Lincan, Zhang Kun et al, 1953: 135, Fang Guoyu, He Zhiwu 1995: 167, Michaud 2007).

Attualmente, per quanto concerne il nàxī parlato, le analisi dialettologiche di Alexis Michaud hanno messo in evidenza una fortissima cinesizzazione della lingua,Michaud, 2003 e 2007 in particolare il lavoro dedicato principalmente al dialetto del villaggio di Ā Shèr (Naxi: 2Ä 1shĕr 2bä 1na 2wùa, toponimo cinese mandarino: 冷不罗, pinyin: Lengbuluo), la varietà dialettale più conservativa e maggiormente restia nei confronti di adozioni dalla lingua cineseMichaud, 2003 hanno messo in luce la presenza di circa 1.000 parole appartenenti al vocabolario cinese sia mandarino, sia dal dialetto regionale dello Yunnan.Rock, 1963; Michaud, 2003; Zamblera, 2009a

I toni

La lingua nàxī presenta quattro toni: alto continuo; medio continuo; basso discendente; basso ascendente.

L'ortografia per la rappresentazione dei toni, come per le lingue hmong, è stata adattata alla caratteristica delle sillabe aperte, adottando l'utilizzo di tre consonanti: (Pinson, 1998)

l = /55/ q = /21/ f = /13/

Per il tono /33/, il più comune, non è stata adottata alcuna ortografia (Pinson, 1988; Matisoff, 2003).

Nel corso di questi ultimi decenni sono state tuttavia utilizzate altre forme ortografiche per la trascrizione dei toni della lingua nàxī così riassumibili:

Sistemi di scrittura Il popolo Naxi ha sviluppato una tradizione manoscritta settoriale esclusivamente religiosa, essenzialmente espressasi in manoscritti di pagine di papiro locale rilegati sul fianco sinistro. Le pagine sono scritte con uno stilo imbevuto nell'inchiostro, sia in un sistema pittografico detto Dongba, nome direttamente derivato dalla tradizione religiosa omonima, sia in un sistema sillabico detto Geba.

Scrittura pittografica Dongba

Il popolo Naxi è depositario dell'unica scrittura pittografica ancora oggi vivente, il cui nome, "Dongba", deriva dall'omonima tradizione religioso-sciamanica, alle cui cerimonie e rituali è dedicata la stragrande maggioranza dei testi manoscritti.

I pittogrammi semplici Il sistema di scrittura pittografico presenta un congruo numero di pittogrammi "semplici", ossia significanti che rappresentano un'unica entità, come un oggetto, una pianta, un animale, una realtà della natura, un uomo, oppure una parte o un dettaglio dei precedenti. Spesso a ogni singolo pittogramma semplice non corrisponde né una e una sola lettura (polifonia) né un solo significato (polisemia).

I pittogrammi composti Più pittogrammi semplici possono essere accostati per la composizione di un'unità pittografica complessa detta pittogramma composto.

I pittogrammi di fusione L'accostamento di più pittogrammi spesso si esaspera con il contatto o l'inscrizione delle diverse unità grafiche intorno a un nucleo significante principale, con la creazione dei cosiddetti pittogrammi di fusione.

Utilizzo fonetico dei pittogrammi I pittogrammi possono essere utilizzati per il loro valore fonetico, e dunque usati per comporre le sillabe delle parole in lingua naxi. Spesso, a un pittogramma con valore semantico, viene associato uno o più segni per la determinazione fonetica, anche per la disambiguare tanto la lettura quanto l'interpretazione dello stesso pittogramma iniziale, dato che il sistema di scrittura Dongba è ricco di segni polisemantici e polifonici.

La scrittura sillabica Geba