Biografia Le poche notizie che abbiamo su questo trovatore si ricavano principalmente dall'antica vida : da essa, infatti, sappiamo che proveniva da Ribérac, in Dordogna (nella regione dell'Aquitania, vescovado di Périgord), che nacque da una famiglia della piccola nobiltà ("fo gentils hom"), che studiò il latino e fu dunque uomo "litteratus", probabilmente destinato alla carriera ecclesiastica, che si dedicò, in principio solo in maniera amatoriale, al "trobar" e che questa inclinazione lo spinse a lasciare le lettere e farsi giullare professionista, che si compiacque di comporre rime molto ricercate, difficili da comprendere e da imparare.
In una delle sue canzoni (Doutz brais e critz) Arnaut ricorda di aver assistito alla incoronazione di Filippo Augusto, avvenuta il 21 maggio del 1180 (“al coronar fui del bon rei d'Estampa”). Si tratta dell'unico riferimento di carattere autobiografico presente nei suoi scritti.
Fu in rapporti poetici col nobile trovatore Bertran de Born e a lui fu legato da amicizia così profonda che i due giunsero a chiamarsi l'un l'altro col senhal Dezirat. Come Bertran, anche Arnaut ebbe la protezione di Riccardo Cuor di leone. La razo della canzone Anc ieu non l'aic racconta che una volta Riccardo lo avrebbe messo in competizione con un altro poeta di corte per chi fosse riuscito a comporre la canzone più bella nell'arco di tempo di dieci giorni. Arnaut, forse perché incapace di comporre “a comando” (così ipotizza Ezra Pound), si sarebbe limitato a spiare l'avversario e a impararne di nascosto i versi. Offertosi di recitare per primo, avrebbe eseguito la composizione del rivale che, non avendo altro da presentare, risultò perdente nella sfida. Da un altro testo attribuito a Raimon de Durfort, contemporaneo di Arnaut, sappiamo che il nostro trovatore si ridusse in povertà a causa del gioco dei dadi. Arnaut Daniel è ritenuto l'inventore della sestina lirica, una forma che, secondo Paolo Canettieri, sarebbe legata alla sua attività di giocatore. Secondo Benvenuto da Imola, da anziano si fece monaco.
Di Arnaut si conservano 18 composizioni, due delle quali provviste di notazione musicale; tutte, tranne una, sono di argomento amoroso e sono caratterizzate da rime complesse e lessico raro e oscuro, una variante del trobar clus il "trobar ric".
Non si possono considerare autobiografici, se non in senso molto lato, i versi famosissimi posti in coda a una sua celebre canzone (En cest sonet coind'e leri) nei quali Arnaut Daniel descrive il proprio stato d'animo e la condizione di povertà morale e materiale in cui si trovava:
(Io sono Arnaut che ammassa l'aria / e va a caccia della lepre col bue / e nuota contro corrente).
Fortuna di Arnaut Daniel
È noto che Dante Alighieri tenne in grande considerazione i suoi versi, tanto da chiamarlo padre della Lirica, e a lui si ispirò in alcune composizioni e lo citò, fra l'altro, nel Purgatorio. Dante ricorda infatti Arnaut Daniel in un sonetto giovanile in cui appare per la prima volta alle prese con rime rare e difficili e col linguaggio metaforico che poi evolverà nelle Rime petrose, in una di queste ("Al poco giorno e al gran cerchio d'ombra") viene ripreso lo schema della sestina arnaldiana di Lo ferm voler qu'el cor m'intra, con sei parole-rima e il raffinato gioco d'intarsi che ne deriva. Nel De vulgari eloquentia sono citate alcune sue liriche. Notissima è la menzione presente nella “Divina Commedia”: qui Arnaut Daniel è collocato tra i lussuriosi, nel Canto XXVI del Purgatorio, insieme con Guido Guinizzelli che nel poema lo indica a Dante riferendosi a lui come al migliore dei poeti che hanno scritto in volgare:
(Purg. XXVI, 115-120)
Questi versi che Dante fa pronunciare a Guinizzelli sono stati oggetto di vari studi e contrastanti interpretazioni. Sulla base dell'espressione “versi d'amore e prose di romanzi” alcuni ritennero che Arnaut fosse stato autore anche di scritti in prosa, scritti che sarebbero poi andati perduti (gli fu attribuito persino un Lancillotto). Questa tesi, che pure trovò sostenitori di prestigio, come Luigi Pulci, nel Morgante e Torquato Tasso, Discorsi del poema eroico, è stata oggi decisamente abbandonata. Nei versi successivi, attraverso le parole di Guinizzelli, Dante sostiene la superiorità di Arnaut su Guiraut de Bornelh (“quel di Lemosì”, cosiddetto con riferimento alla regione francese del Limosino della quale Guiraut era originario) che altri consideravano il migliore dei Trovatori.
L'incontro tra Dante e Arnaut inizia coi seguenti versi:
(Purg. XXVI,136-138)
Nei versi successivi Dante fa parlare Arnaut nella materna lingua provenzale:
(Purg., XXVI, 139-148)
(“Tanto mi piace la vostra cortese domanda/ che io non posso né voglio a voi celarmi./ Io sono Arnaldo, che piango e vado cantando;/ afflitto vedo la passata follia,/ e lieto vedo, davanti (a me), la gioia che spero./ Ora vi prego, in nome di quel valore che vi guida alla sommità della scala,/ al tempo opportuno vi sovvenga del mio dolore”).
Il nome di Arnaut ricorre più volte nel De Vulgari Eloquentia dove si fa spesso riferimento alla sua tecnica compositiva (ad indicem).
Anche Petrarca nel Trionfo d'amore (IV, 40 ss) lodò le sue composizioni e di lui scrisse:
Importante è la sua influenza su poeti catalani come Jordi de Sant Jordi, Andreu Febrer e Cerverí de Girona.
Va ricordato che alcuni studiosi, tra primo e secondo Ottocento, (Friedrich Diez, Giovanni Galvani, Alfred Jeanroy, tra gli altri) si mostrarono estremamente critici verso l‘opera di Daniel che da questi fu accusato di “freddo virtuosismo” e bollato con aggettivi quali banale, frivolo, puerile e bizzarro.
Nel XX secolo, invece, fu particolarmente apprezzato da Ezra Pound che lo considerò il più grande poeta mai vissuto e tradusse in inglese i suoi versi. Particolare è l'approccio di Pound che studiò Daniel con l'occhio “del poeta” più che del filologo, interessato quindi soprattutto allo studio di “alcune forze, alcuni elementi, o qualità - come egli stesso dichiarò - che erano operanti nelle letterature medievali [...] e che sono ancora certamente operanti nelle nostre”. La cosiddetta “sestina di Arnaldo”, diffusa da Dante e Petrarca, infatti, fu usata in tempi più recenti da Giosuè Carducci, Gabriele D'Annunzio, Giuseppe Ungaretti e Franco Fortini.
Edizioni Si riportano di seguito le principali edizioni delle canzoni di Arnaut Daniel. La vita e le opere del trovatore Arnaldo Daniello, ed. critica corredata delle varianti di tutti i manoscritti, d'un'introduzione storico-letteraria e di versione, note, rimario e glossario a cura di Ugo Angelo Canello, Halle, Max Niemeyer, 1883; Les poésies d'Arnaut Daniel, réédition critique d'après Canello avec traduction française et notes... [par] René Lavaud, Toulouse-Périgueux, 1910; e rist. in facs. Genève, Slatkine Reprints, 1973; Canzoni, edizione critica, studio introduttivo, commento e traduzione a cura di Gianluigi Toja; prefazione di G. Contini, Firenze, Sansoni, 1960; Le canzoni di Arnaut Daniel, edizione critica a cura di Maurizio Perugi, Milano, Napoli, R. Ricciardi, 1978, 2 volumi; The poetry of Arnaut Daniel, edited and translated by James J. Wilhelm, New York - London, Garland, 1981; I canti, traduzione dal provenzale di Paulo Pampana, S.l., Giglio rosso, 1986; Il sirventese e le canzoni, a cura di Mario Eusebi, Milano, All'insegna del pesce d'oro, 1984; Poesias, traduccion, introduccion y notas por Martin de Riquer, Barcelona, Quaderns Crema, Sirmio, 1994; L'aur'amara, a cura di Mario Eusebi, Parma, Pratiche, 1995; Canti di scherno e d'amore, traduzione di Pietro Tripodo, con un saggio di Paolo Canettieri, Roma, Fazi, 1997 (il volume è stato ristampato, in versione ampliata, ed è scaricabile al seguente indirizzo: http://www.insulaeuropea.eu/2017/10/01/arnaut-daniel-di-pietro-tripodo-venti-anni-dopo/ Sirventese e canzoni, a cura di Giosuè Lachin, traduzione di Fernando Bandini, Torino, Einaudi, 2000. L'aur'amara. L'aria crudele, traduzione di Piero Marelli, La Vita Felice, Milano 2019, ISBN 9788893462761.
Note
Bibliografia Giovanni Maria Barbieri, Dell'origine della poesia rimata opera di Giammaria Barbieri ... pubblicata ora per la prima volta e con annotazioni illustrata dal cav. ab. Girolamo Tiraboschi, Modena, presso la Società Tipografica, 1790, (vi si trova citato un manoscritto di Michel de la Tour oggi perduto nel quale erano contenuti riferimenti alla vita di Arnaut Daniel); N.Z. (Nicola Zingarelli), Arnaldo Daniello, o Daniele (Arnaut Daniel), in Enciclopedia Italiana, Roma, Treccani, 1929 e ss, “ad vocem”; Ezra Pound, Arnaut Daniel, in “Investigations”, 1920, poi in Literary Essays, London, 1954 (e successive edizioni); (traduzione italiana: Saggi letterari, Milano, Garzanti, 1957 e successive edizioni); Ezra Pound, Lo spirito romanzo, (in particolare il capitolo intitolato “Il miglior fabbro” che tratta interamente di Arnaut Daniel), in Id., Opere scelte, a cura di Mary de Rachewiltz, introduzione di Aldo Tagliaferri, Milano, A. Mondadori, 1970 e successive edizioni; Antonio Prieto, La sextina provenzal en la estructura narrativa, in Ensayo semiológico de sistemas literarios, Barcelona, Planeta, 1972, pp. 105–133; Antonio Viscardi, Arnaldo Daniello (Arnaut Daniel), in Enciclopedia dantesca, Roma, Istituto della Enciclopedia italiana Treccani, 1970; Martín de Riquer, Arnaut Daniel, en Los trovadores. Historia literaria y textos, Barcelona, Ariel, 1975, (3 volumes), pp. 605–646; Arnaut Daniel, en Història de la literatura catalana, Martín de Riquer (director), Barcelona: Ariel, 1984, (11 volumes). La poesia dell'antica Provenza, Testi e storia dei Trovatori, a cura di Sansone, Parma, Guanda, 1986. Aurelio Roncaglia, L'invenzione della sestina, in «Metrica», II, 1987, pp. 3–41; Paolo Canettieri, Il gioco delle forme nella lirica dei trovatori, Roma, Bagatto Libri, 1996. Carlo Pulsoni, "I versi provenzali della Commedia e le loro traduzioni antiche", in “Quaderni di Romanica Vulgaria”, 15, 2003, pp. 115–173 () Carlo Pulsoni, ""Propter unum quod (...) leggi in Cantilena Arnaldi Danielis": una citazione del Petrarca volgare", in “Critica del testo”, VI (2003), pp. 337–352 (https://web.archive.org/web/20160304134654/http://www.insulaeuropea.eu/pulsoni/propter_unum_quod_leggi.pdf). Alfonso D'Agostino, Il pensiero dominante. La sestina lirica da Arnaut Daniel a Dante Alighieri, Milano, CUEM, 2009.
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