La psicologia è la scienza che studia gli stati mentali e i processi emotivi, cognitivi, sociali e comportamentali nelle loro componenti consce e inconscecfr. APA, "Glossary of Psychological Terms"., mediante l'uso del metodo scientifico e/o appoggiandosi a una prospettiva soggettiva intrapersonale; si occupa anche dello studio e del trattamento delle funzioni psichiche sia in condizioni di benessere sia di sofferenza o disagio mentale, dovute a dinamiche soggettive (intrapsichiche), ambientali e/o relazionali (interpsichiche).

La psicologia è una scienza composita, articolata in molte sottodiscipline. Il professionista che opera in tali ambiti è lo psicologo.

Storia

Etimologia e nascita del termine Il termine "psicologia"In formato IPA: . deriva , letteralmente a indicare quindi lo studio dello spirito o dell'anima. Il significato del termine, introdotto durante il XVI secolo, rimase immutato fino al XVII secolo, quando assunse il significato di "scienza della mente".

Il termine fu probabilmente introdotto nel 1520, anche se nei suoi scritti non compare, dall'umanista Filippo Melantone, e appare anche nelle opere dei suoi discepoli Rodolfo Goclenio (Psychologia, 1590) e Othone Casmanno (Psychologia anthropologica; siue animae humanae doctrina - Psicologia antropologica, o la conoscenza dell'anima umana, Hanau, 1594), ma già in precedenza Johann Thomas Freig, nella sua opera Quaestiones logicae ed ethicae del 1574, si occupa di argomenti che appartengono alla psicologia e per la prima volta usa questo termine per descriverli. Recenti ricerche hanno anche individuato un uso del termine nell'opera perduta dell'umanista dalmata Marco MaruloPaul Mengal, La naissance de la psychologie, Paris, L'Harmattan, 2005, p. 33. (Psychologia de ratione animae humanae, 1511-1518), sebbene non sia chiaro il significato della parola usata in quel tempo.Rom Harrè, Roger Lamb e Luciano Mecacci, Psicologia. Dizionario Enciclopedico, p. 872.

Il termine "psicologia" divenne popolare nel Settecento, grazie al tedesco Christian Wolff, che lo utilizzò nel titolo di due sue opere: Psychologia empirica (1732) e Psychologia rationalis (1734); con queste opere egli fece distinzione tra psicologia empirica e psicologia filosofica, con la prima che cercava di individuare dei princìpi che potessero spiegare il comportamento dell'anima umana, mentre la seconda indagava sulle facoltà dell'anima stessa. Successivamente Kant criticò questa distinzione, affermando che non poteva esistere una psicologia razionale, accettando tuttavia la validità della psicologia empirica, anche se non la considerava scienza esatta per il fatto che, mancando la forma a priori dello spazio, era impossibile applicare la matematica ai fenomeni psichici: con Kant dunque si posero le basi di una psicologia non più puramente filosofica, ma costruita con criteri empirici.

L'inizio della storia della psicologia come disciplina a sé viene convenzionalmente fissato nella seconda metà dell'Ottocento, quando l'indagine psicologica si aprì ai metodi delle scienze naturali; vi è però da sottolineare che la psicologia odierna è legata agli oggetti di indagine che, da AristoteleAristotele, Dell'anima, in Opere, vol. IV, Laterza, Roma-Bari, 1973. e poi nel MedioevoAvicenna, Avicenna's psychology, a cura di F. Rahman, Hyperion Press, Westport, Connecticut, 1952, USA. fino al secolo XIX, sono rimasti quasi sempre gli stessi: la percezione che l'uomo ha del mondo, la ritenzione dei ricordi (memoria), la capacità razionale (l'intelligenza); anche l'antica suddivisione della mente in facoltà rivive inalterata nella moderna divisione in processi mentali.

Il XX secolo è testimone di un fiorire di prospettive e visioni della psicologia, diverse sul piano metodologico e sul piano speculativo: si è passati dallo strutturalismo al funzionalismo, dal comportamentismo al cognitivismo, dall'epistemologia genetica alla scuola storico-culturale; ancora, dal cognitivismo HIP al cognitivismo realista, fino ad arrivare alle neuroscienze.

Le origini

La psicologia, come molte altre discipline, ha le sue radici nella filosofia.

Già alcuni filosofi greci, come Platone e Aristotele, posero interrogativi che ancor oggi sono alla base della ricerca psicologica, ma è solo a partire dal Seicento che iniziò un confronto più serrato su questi argomenti. Furono sempre filosofi, come Cartesio, Thomas Hobbes e John Locke, a portare avanti riflessioni e a proporre teorie sulla mente umana. Cartesio, in particolare, sosteneva l'esistenza di una netta divisione fra mente (res cogitans) e corpo (res extensa), ritenendo che alcune idee fossero innate (cioè presenti nella mente fin dalla nascita). Hobbes e Locke, al contrario, affermavano il predominio dell'esperienza, vista come l'unico processo in grado di sviluppare e organizzare la mente umana, oltre a criticare la divisione di mente e corpo proposta da Cartesio. Nonostante i numerosi sforzi, queste ricerche non diedero mai vita a una psicologia intesa come materia scientifica.

La nascita della psicologia scientifica

Il termine "psicologia" risale al XV secolo, ideato dal tedesco Filippo Melantone (Philipp Schwarzerd), intendeva l'insieme delle conoscenze psicologiche, filosofiche, religiose, pedagogiche e letterarie di un essere umano. Nel 1690 il filosofo inglese Locke pubblicò il suo saggio sull'intelletto umano, che ricostruiva il funzionamento della mente e dava una base solida ai ragionamenti. La psicologia come materia scientifica nacque in Europa nella seconda metà dell'Ottocento. Tra il 1850 e il 1870 vari scienziati, in particolare fisici e medici, iniziarono a occuparsi dello studio della psiche analizzando le sensazioni, le emozioni e le attività intellettive.

Questi scienziati applicarono allo studio della mente le metodologie applicate alle scienze naturali, dando vita alla moderna psicologia scientifica. Questa svolta fondamentale innescò il processo che porterà la psicologia a diventare una vera disciplina scientifica. Se finora la psicologia era stata strettamente legata alla filosofia, perché questa si occupava della natura o dell'essenza dell'anima, ora era una scienza, e non filosofica bensì su base sperimentale: scienza perché rigorosa, sperimentale perché basata sul metodo induttivo, fatto di osservazioni e di esperimenti da cui si formulano ipotesi e leggi.

Fra i precursori della moderna psicologia si possono citare: Charles Darwin, che propose varie teorie sulle emozioni, Franciscus Donders, che compì studi sui tempi di reazione, Ernst Heinrich Weber e Gustav Theodor Fechner, che diedero vita alla psicofisica, studiando i rapporti tra stimoli e sensazioni, Hermann Ebbinghaus, tra i primi ad applicare il metodo sperimentale allo studio della memoria, Francis Galton, padre della psicologia differenziale, Théodule Ribot che contribuì decisamente a far assumere un'identità alla psicopatologia, Alfred Binet e Arnold Gesell, fondamentali pionieri nella "psicologia infantile".

Il padre fondatore della psicologia sperimentale

Il merito di aver fondato la psicologia come disciplina accademica spetta al tedesco Wilhelm Wundt. Questi raccolse e scrisse una mole gigantesca di materiale riguardante la nascente disciplina e, grazie alla sua cultura, riuscì a dare alla materia una base concettuale e un assetto organico. Wundt, nel 1873-1874, pubblicò i "Fondamenti di psicologia fisiologica", opera considerata il primo trattato psicologico-scientifico della storia..

Nel 1875 Wundt divenne professore di filosofia a Lipsia, città nella quale nel 1879 fondò un laboratorio di ricerca psicologica. A questo laboratorio affluirono da tutto il mondo allievi e scienziati, che compirono studi sui tempi di reazione, l'attenzione, le associazioni mentali e la psicofisiologia dei sensi. Per Wundt oggetto della psicologia doveva essere l'esperienza immediata, contrapposta all'esperienza mediata, che era invece oggetto delle scienze fisiche.. Grazie a questa definizione e all'uso negli esperimenti di un metodo rigoroso, si strutturò definitivamente la psicologia, intesa come disciplina scientifica e accademica. Per l'impegno e gli studi, Wundt è acclamato come il fondatore della psicologia.

Franz Brentano

Negli anni in cui operava il laboratorio di Wundt, il filosofo austriaco Franz Brentano propose un approccio diverso alla psicologia, basato non sul rigore del metodo scientifico e sulla sperimentazione, ma su un concetto più filosofico e perciò meno sperimentale, che Brentano definiva "intenzionalità". Con le sue idee diede vita alla cosiddetta scuola di Brentano (prima a Würzburg e poi a Vienna). Brentano può essere ritenuto il secondo padre della psicologia.

Le tradizioni wundtiana e brentaniana rappresentarono per decenni i due grandi filoni di ricerca nella psicologia sperimentale e teorica. La scuola, in particolare, influenzò Sigmund Freud e i concetti della psicologia della Gestalt e della psicologia sociale. Un altro ricercatore tedesco, Hermann Ebbinghaus, applicò per primo il metodo sperimentale allo studio della memoria.

La psicologia della Gestalt

La psicologia della Gestalt nacque e si sviluppò agli inizi del XX secolo in Germania e proseguì la sua articolazione negli Stati Uniti. Anche se le vicende dei suoi maggiori rappresentanti (molti abbandonarono la Germania all'avvento del nazismo) diffusero la teoria in ambiente statunitense, il clima culturale di riferimento rimase quello europeo. La scuola ebbe successo anche in Italia fra gli anni cinquanta e ottanta, prima di essere assorbita dal cognitivismo.

Gli psicologi della Gestalt cercarono di dimostrare sperimentalmente il criterio della "totalità" delle funzioni psichiche.. Per essi, infatti, non era giusto dividere l'esperienza nelle sue componenti elementari, occorreva invece considerare l'intero come fenomeno sovraordinato rispetto all'insieme dei componenti. In altre parole, per gli psicologi della Gestalt: "L'insieme è più della somma delle sue singole parti". È chiaro quindi come questa scuola si opponesse alle teorie associazionistiche di Wundt e a quelle comportamentistiche di Watson, per spostare l'accento sulla tendenza degli insiemi percettivi e per estensione delle rappresentazioni del pensiero, a presentarsi al soggetto sotto forma di unità coerenti.

La psicologia della Gestalt ricorse al metodo fenomenologico, col quale i dati dell'esperienza non vengono scomposti e interpretati, ma descritti totalmente nella loro immediatezza, come appaiono al soggetto. I gestaltisti, studiando in modo approfondito la percezione, intuirono che la realtà fenomenologica si struttura in unità nel campo di esperienza del soggetto ogni volta che gli elementi di un insieme presentano determinate caratteristiche. Individuarono così cinque leggi (dette "leggi della formazione delle unità fenomeniche"), che stanno alla base del nostro modo di cogliere le cose e di organizzare i dati percepiti. Esse sono: Legge della somiglianza: elementi identici o simili tendono a essere percepiti come unità. Legge della buona forma: figure geometriche sovrapposte tendono a essere percepite come separate, ognuna con la sua forma. Legge della vicinanza: più gli elementi di un insieme sono vicini, maggiore sarà la tendenza a percepirli come unità. Legge della buona continuazione: si tendono a percepire come unità gli elementi che minimizzano i cambiamenti di direzione. Legge del destino comune: vengono percepiti come un'unità elementi in movimento con uno spostamento coerente. Legge della chiusura: elementi figurali chiusi o tendenti a chiudersi vengono percepiti come appartenenti alla stessa unità.