Larciano è un comune italiano sparso di abitanti della provincia di Pistoia in Toscana; la sede comunale è nel capoluogo San Rocco.
Geografia fisica Territorio Il comune si trova in Valdinievole, sulle pendici occidentali del Montalbano e ai limiti del Padule di Fucecchio.
Clima
Classificazione climatica: zona D, Diffusività atmosferica: media, Ibimet CNR 2002
Storia
Il nome è ricondotto a Larthia, genitivo di possesso arcaico del prenome etrusco Larth: Lucia Gai vi riconosce la latinizzazione di quella forma,Lucia Gai, Quarrata dalle origini all'età comunale, 1986, p. 6. e alla stessa derivazione si attengono i curatori dei Comuni medievali della provincia di Pistoia. Alla stessa serie di toponimi di matrice etrusca appartiene, nel territorio comunale, il nome della frazione di Cecina: Silvio Pieri lo riconduce, insieme agli altri Cecina della Valle dell'Arno, all'etrusco Ceicna e Kaiknas, latino Caecina: è il gentilizio della nota famiglia etrusca di Volterra.«Bullettino storico pistoiese», XXV, 1923, p. 3. Una diversa lettura vi riconosce un prediale, cioè il nome di un fondo formato con il suffisso -anus sul gentilizio del proprietario, tipo di formazione diffuso negli insediamenti di età romana; una terza, priva di riscontri, lo fa derivare dal larice, per i boschi che un tempo coprivano la zona. Le prime attestazioni sono altomedievali: una villa Larsiana ricordata nel 942 dal notaio Ranieri e un Arciano che compare nel 1046 in un atto del notaio Rotichisio, entrambi corrispondenti al toponimo odierno.
La storia di Larciano ruota intorno a quella dell'attuale Larciano Castello. Alla metà del X secolo Larciano divenne un feudo dei conti Guidi di Modigliana, che ebbero un ruolo di rilievo nell'incastellamento dei centri curtensi della Valdinievole; alla stessa fase si fa risalire l'inizio della costruzione della rocca, ricordata nel 1099 come proprietà del conte Guido. Il castello fu poi confermato ai Guidi da Arrigo VI e da Federico II. Nel 1226 il castello, con la sua corte, il distretto e la giurisdizione, fu acquistato dal Comune di Pistoia per seimila lire pisane: il sistema insediativo che passava con esso comprendeva le tre villae di Cecina, Casi e Collecchio, con i loro campi, vigne e boschi. Nel 1237 fu redatto un primo «Registro» dei diritti del Comune di Pistoia in Larciano, Cecina, Vaiano e San Donnino; nei primi anni del Trecento fu fortificata la villa di Cecina, che nel 1335 risulta già nominata come castello, e i due castelli di Larciano e Cecina sono descritti nell'inventario dei beni del Comune di Pistoia databile intorno al 1382. Per la sua posizione Larciano divenne uno dei cardini del sistema difensivo di Pistoia nei "monti di sotto"; così era infatti chiamato il versante occidentale del Montalbano, ragione che spinse la città a rafforzare le mura e le altre opere di difesa. Nel 1302, durante la guerra fra Pistoia e Firenze, Larciano fu conquistata subito dopo la resa di Serravalle. Tuttavia nel 1310 la cittadina venne recuperata insieme ad altri territori perduti da Pistoia, dietro il pagamento di fiorini d'oro. Verso il 1391 il castello divenne una solida base organizzata da Pistoia e Firenze, accomunate dal pericolo di un'offensiva in Toscana di Gian Galeazzo Visconti. Quando nel 1401 si sottomise a Firenze con tutto il suo contado, Larciano divenne sede di una delle quattro podesterie in cui fu organizzato il territorio pistoiese. Tra i podestà, il più famoso è Francesco Ferrucci. Successivamente nel quadro istituzionale dello Stato mediceo troviamo riuniti in un'unica podesteria Larciano e Serravalle. Nel 1772 quest'ultima divenne unica sede della podesteria, mentre nel 1774 ebbe vita una comunità comprendente Larciano e Lamporecchio. Fu soltanto il 1º luglio 1897 che Larciano, ottenendo la separazione da questa località, divenne comune autonomo costituito dalle frazioni di Biagiotti, Biccimurri, Castelmartini, Cecina, Larciano Castello e San Rocco, che accolse e accoglie tuttora la sede del Municipio. Nel corso della seconda guerra mondiale, tra il 1941 e il 1943, Larciano fu uno dei comuni toscani designati come luogo di internamento civile per ebrei stranieri.Ebrei stranieri internati in Toscana. Vi soggiornarono quattro profughi ebrei di nazionalità greca, due dei quali furono poi trasferiti a Agliana. Dopo l'8 settembre 1943 e la nascita della Repubblica Sociale Italiana, i due internati ebrei rimasti in paese furono arrestati per essere deportati e uccisi nei campi di sterminio.Gli 85 ebrei deportati dalla provincia di Pistoia risultano così ripartiti: Montecatini Terme (22), Borgo a Buggiano (18), Prunetta (9), Cutigliano (7), Serravalle Pistoiese (7), Monsummano Terme (7), Agliana (7), Lamporecchio (3) e San Baronto (1), Larciano (2), Pescia (2). Cfr. CDEC Digital library. A ricordo delle due vittime, Leone Molho e Salomone Mordo, sono state collocate il 26 gennaio 2025 due pietre d'inciampo davanti all'ingresso del Palazzo Comunale."Per Salomone e Leone. Due pietre per ricordarli" (La Nazione, 27 gennaio 2025). Ad essere deportato e ucciso (con la moglie Olga Molho) fu anche uno dei due ebrei che erano stati residenti a Larciano, Moisè Saltiel, mentre il loro figlio Alberto Saltiel (anche lui residente a Larciano per un certo periodo con il padre) riuscì a sfuggire all'arresto nascosto da una famiglia di contadini ad Agliana. Al passaggio del fronte, il 23 agosto 1944, il territorio di Larciano (in località Castelmartini) fu interessato dall'Eccidio del Padule di Fucecchio, in cui 174 civili furono uccisi in una rappresaglia da truppe tedesche. A ricordo delle 36 vittime di Castelmartini un monumento è stato inaugurato il 16 settembre 2002 alla presenza del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.Resistenza Toscana.it.
Simboli Lo stemma e il gonfalone sono stati concessi con regio decreto del 2 ottobre 1929.
Il gonfalone è un drappo di azzurro.
Onorificenze
Monumenti e luoghi d'interesse
Architetture religiose Chiesa di San Rocco Pieve di San Silvestro Chiesa di San Donnino Chiesa di San Niccolò
Architetture civili Villa Banchieri
Architetture militari Castello di Larciano
Aree naturali Padule di Fucecchio
Altro Monumento in memoria delle vittime dell'eccidio del Padule di Fucecchio e dei Combattenti Toscani. L'opera in marmo di Carrara realizzata dal maestro Gino Terreni di Empoli celebra lo stupore e il dramma dei 175 innocenti, fra i quali troviamo soprattutto donne, anziani e bambini, che stanno per essere fucilati dai soldati nazisti, quegli stessi soldati che erano stati ospitati nelle case dei larcianesi. Il monumento è stato inaugurato nel settembre del 2002 a Castelmartini, luogo di uno dei più cruenti eccidi compiuti dai nazi-fascisti dopo l'armistizio, evento conosciuto come eccidio del Padule di Fucecchio; all'inaugurazione presenziò anche il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Inoltre, presso il Centro di Ricerca, Documentazione e Promozione del Padule di Fucecchio sono presenti in permanenza sette opere preparatorie, tra cui il gesso originale del monumento. Giardino della Memoria. Inaugurato il 23 agosto 1996 a Castelmartini, il Giardino ha lo scopo di ricordare l'eccidio compiuto il 23 agosto 1944 dai nazi-fascisti, nel quale persero la vita 175 persone. È stato realizzato da Andrea Dami e Simone Fagioli, che hanno recuperato l'ex cimitero intervenendoci con installazioni artistiche permanenti. L'opera chiamata Paysage, ad opera di Andrea Dami, presenta 36 formelle lavorate dedicate ai morti del comune di Larciano: i segni quadrangolari e cubici ricordano le donne, mentre quelli sferici e rotondi rievocano gli uomini. Le forme non sono uguali, come non lo erano le diverse vite delle vittime, e sono situate in maniera leggermente obliqua rispetto all'orizzonte, stando a significare la casualità e l'imprevedibilità della vita. Inoltre, Andrea Dami e Simone Fagioli hanno realizzato la “cartolina calpestabile” chiamata Mio fratello è qui, ossia una serie di temi grafico-culturali emersi da ottantadue mail arrivate da diversi paesi dell'Europa, dell'America e dell'Asia. Mio fratello è qui si compone di nove pittogrammi-sedili-tavoli-pedane a mosaico rappresentanti il mondo (universalità del messaggio), la relazione uomo/donna (archetipo umano), l'occhio (simbolo della visione diretta dell'eccidio), la tavola della pace (elemento di riflessione costante), la dualità sole/luna (dualità della vita), la croce (sacrificio delle 175 vittime nell'eccidio), il sangue (sangue di tutte le persone uccise), la colomba (simbolo di pace per eccellenza) e la parola “no!” (una sola parola contro la violenza e la guerra).
Marzocco. Nella Repubblica Fiorentina, il marzocco era un leone simbolo del potere popolare. Nel Trecento, accanto a Palazzo Vecchio (Firenze, Italia), la Signoria teneva un serraglio di leoni, da qui il nome della strada “via dei Leoni”. Tutt’oggi a Firenze in Piazza della Signoria si trova un esemplare di marzocco. L'esempio di marzocco che si trova al centro della piazza di Larciano castello si differenzia dal marzocco fiorentino per la mancanza della testa del leone; si racconta, infatti, che questa sia stata rubata dal vicino e storico rivale Cecina. Porta Bagno, porta San Marco e porta Meridionale. Il percorso murario presenta oggi tre porte d'ingresso; una porta a nord-ovest (Porta San Marco), una porta a nord-est (Porta Bagno) e infine una porta a sud (Porta Meridionale). Nella descrizione del castello del Liber Censuum (datato all'anno 1382) sono nominate "duarum portis, quarum una vocatur Porta a Bagno, et alia Porta S. Marci". Tuttavia, è difficile riconoscere attraverso questa toponomastica a quale di queste porte si riferisca il documento e, di conseguenza, datare questi ingressi. La porta Bagno e la porta San Marco presentano la stessa caratteristica costruttiva, ossia il piede di Liutprando (antica unità di misura di origine longobarda), che permette di datarle tra i secoli X e XIII. Mentre la porta San Marco va messa in rapporto con l'ampliamento delle mura del XIII secolo, la porta Bagno potrebbe già riferirsi alle prime mura in pietra riconducibile al XII secolo. Inoltre quest’ultima porta ha assistito all'abbassamento del livello della soglia, legato a profondi cambiamenti nella viabilità interna del castello, che hanno portato anche a distruzione di parte del percorso murario. La porta Meridionale, invece, è la più recente dei tre punti di accesso al borgo, come si può notare nell'impiego del braccio pistoiese come base modulare. È stata costruita a seguito del prolungamento del percorso murario, quindi posteriore all'anno 1382, ma anteriore all'istaurazione del braccio fiorentino come modulo unico in Toscana, quindi anteriore alla fine del XVIII secolo.
Società Evoluzione demografica
Etnie e minoranze straniere Secondo i dati ISTAT al 31 dicembre 2010 la popolazione straniera era di 539 persone, pari all'8,22% dei residenti.
Le nazionalità maggiormente rappresentate in base alla loro percentuale sul totale della popolazione residente erano:
Albania 240 (3,75%) Romania 147 (2,30%)
Cultura Biblioteche Nel comune è presente una biblioteca comunale che offre vari servizi ai cittadini, quali il prestito locale, il prestito interbibliotecario, prestito domiciliare, consultazione e informazioni, attività di educazione agli adulti e sezione ragazzi, attività di promozione alla lettura e ludoteca. Ricerca