Il termine trascendenza, antitetico al concetto di immanenza, e derivante dal latino ("trans" + "ascendere" = salire al di là), viene usato in filosofia e teologia per indicare il carattere di una realtà concepita come superiore, ulteriore, "al di là" rispetto a questo mondo a cui pertanto si contrappone, secondo una visione dualistica.
La trascendenza quando esprime una condizione di alterità o di estraneità all'esperienza umana assume il significato di "esterno a...", "non riconducibile a..."
L'aggettivo corrispondente trascendente, se si assume il significato etimologico di «ciò che è superiore ad ogni altro nello stesso genere», può essere attribuito a ciò che è al di sopra dell'esperienza sensibile e della percezione fisica umana, come ad esempio Dio.
La parola trascendente è riferita anche alle esperienze relative ad altre discipline come la musica e l'arte in genere quando esprimano valori sovrasensibili.M. Barbara Ponti, Mito, immagine e forma nell'estetica di Enzo Paci, Mimesis 2006..
Trascendente, infine, participio presente di "trascendere", nel significato originario latino può essere riferito a "colui che trascende", che "passa il limite", non sa frenarsi, non si contiene nell'ambito di una moderata espressione.
Sebbene sia talvolta usato come sinonimo di "trascendentale", quest'ultimo ha assunto un significato differente nel corso della storia della filosofia occidentale.
Storia del concetto Il termine inizia ad essere adoperato nel lessico filosofico latino-medievale in ambito neoplatonico, per designare la superiorità della realtà metafisica, rispetto alla natura e alle mere determinazioni dell'essere.
Giordano Bruno: immanenza e trascendenza divina Giordano Bruno parla di Dio in duplice modo: come "Mens super omnia" (Mente al di sopra di tutto) e come "Mens insita in omnibus" (Mente presente in ogni cosa). Per il primo aspetto Dio è trascendente, fuori dal cosmo e dalle capacità razionali dell'uomo, è oggetto di fede e di lui ci parla solo la Rivelazione. Per il secondo aspetto, invece, Dio è principio immanente del cosmo e risulta accessibile alla ragione umana, costituendo anzi oggetto privilegiato del discorso filosofico. Ilaria Caretta, Christian Elevati, Monica Winters, Filosofia, Alpha Test, 2001 p.33
La trascendenza nel pensiero moderno La negazione di ogni trascendenza caratterizza gran parte del pensiero moderno a partire da Kant. Kant Kant negò la possibilità stessa della conoscenza metafisica, cioè la possibilità per la conoscenza umana di attingere la realtà "in sé", al di là e al di fuori dell'esperienza.
Occorre distinguere il concetto di trascendente da quello di trascendentale, che nella filosofia kantiana e successiva a Kant non designa una realtà che supera il concetto di esperienza; invece così si definiscono i concetti che rendono possibile (a priori ) tale esperienza.
Husserl Secondo Edmund Husserl, fondatore della fenomenologia, la coscienza è intenzionale, cioè si rivolge a oggetti che sono trascendenti rispetto ai vissuti (Erlebnisse) della coscienza medesima, ovvero sono al di là di essi: in questo senso, trascendente è l'oggetto, il contenuto dell'atto che compie la coscienza.
Jaspers L'esistenzialismo di Karl Jaspers teorizza l'impossibilità per l'uomo di raggiungere l'essere, che rimane sempre al di là delle sue possibilità: la trascendenza dell'essere si rivela per l'uomo nelle situazioni-limite (come ad esempio il dolore, la colpa, la morte), poiché in esse egli fa esperienza dello scacco che subisce nel tentativo di superarle e di comprenderle. Jaspers dice: "La trascendenza non è esistenza. L'esistenza infatti sussiste solo in quanto c'è comunicazione; la trascendenza invece è se stessa senza bisogno d'altro".
Note
Voci correlate Assoluto Credenza religiosa Divinità Immanenza Meditazione trascendentale Trascendentale Trascendentalismo
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